La stampa 3D può essere un’arma a doppio taglio?

La stampa 3D può essere un’arma a doppio taglio?

Immaginate un mondo in cui un’azienda possa creare il progetto digitale di un prodotto, per esempio un componente di un’automobile, e renderlo disponibile su una piattaforma web. A questo punto un cliente potrebbe scegliere un progetto specifico, selezionare un produttore che lo realizzi e farselo spedire direttamente a casa. Questa è solo una delle tante possibilità nel futuro della stampa tridimensionale (3D) e, anche se può sembrare ancora fantascienza, il rapido avanzamento di questa tecnologia ci avvicina sempre di più a scenari simili.

Sette diversi processi industriali di stampa 3D

Il concetto di stampa 3D (anche nota come produzione additiva o prototipazione rapida) abbraccia ben sette diversi processi industriali di stampa tridimensionale e sembra destinato a rivoluzionare la produzione in molti settori di importanza fondamentale. Oggetti che da secoli vengono realizzati con metodi come stampaggio su lastre di metallo o stampaggio a iniezione plastica oggi possono essere prodotti sovrapponendo strati di materiale sulla base di una mappa digitale 3D creata con un software. Stiamo entrando in un’era nella quale sarà possibile creare forme complesse e dettagliate con sistemi relativamente convenienti e semplici da utilizzare, alla portata anche dei singoli consumatori.

Impatto potenziale enorme

L’impatto potenziale della stampa 3D sull’economia è enorme. In effetti, secondo il Wholers Report, il giro d’affari totale della stampa 3D potrebbe generare 12,8 miliardi di dollari nel 2018 e superare addirittura i 21 miliardi nel 2020. La crescita iniziale sarà stimolata dalla disponibilità di stampanti e scanner 3D a basso costo destinati ai consumatori, dispositivi che renderanno superflui l’uso di software specializzati e abilità di progettazione specifiche, prima indispensabili per creare un file pronto da stampare. In ogni modo, se consideriamo la quantità di opportunità per le imprese, anche nel settore dei prodotti di consumo e per qualunque azienda che tratta pezzi di scorta o di ricambio, la crescita finanziaria può essere sostanziale anche in questo campo. Quindi, se da un lato la rivoluzione 3D apre una serie di prospettive stimolanti per le imprese, dall’altro pone un dilemma notevole, perché i titolari dei marchi sono ben consapevoli dell’impatto che tutto ciò potrebbe avere sui diritti di proprietà intellettuale. La natura stessa della tecnologia di stampa 3D, che permette la copia e la riproduzione di oggetti tridimensionali già esistenti, solleva numerosi interrogativi legati al rischio per la proprietà intellettuale, per i marchi commerciali, il copyright, i brevetti, i progetti depositati e il diritto di pubblicità. Ormai è chiaro che le aziende devono fare i conti con le ripercussioni della stampa 3D e le minacce reali di violazioni e furti di proprietà intellettuale a essa collegate. Se molti analisti hanno pubblicato previsioni positive per questa tendenza crescente, Gartner invece ha pronosticato che nel 2018 ci saranno mediamente 100 miliardi di dollari di perdite legate alla proprietà intellettuale causate dalla stampa 3D. Di seguito gli esperti di CompuMark, hanno analizzato i possibili rischi e soluzioni di questo trend emergente.

I rischi del 3D 

Una delle fonti di rischio per i proprietari di marchi registrati sono i cosiddetti “maker space”, un fenomeno in crescita rappresentato da spazi fisici nei quali un consumatore può creare un proprio progetto e farlo poi stampare in un negozio o in un altro maker space online, oppure caricare i propri file 3D per farli stampare. Oltre ai maker space, esistono diversi siti di file sharing che permettono agli utenti di scambiarsi contenuti digitali, compresi file per la stampa 3D, spesso in modo anonimo. Le aziende che creano prodotti con marchi molto conosciuti o “trade dress” potrebbero essere quelle più a rischio. Per esempio, un utente può stampare un accessorio per un dispositivo mobile che reca il logo del dispositivo con cui deve essere utilizzato: questo fenomeno è sempre più frequente nei circoli legati alla stampa 3D e al mondo dei maker space. I proprietari dei marchi devono essere consapevoli che oggi è possibile stampare oggetti che portano il loro logo, i quali però non hanno lo stesso livello di qualità del prodotto originale. Le ripercussioni sulla reputazione del marchio e sulla fiducia del consumatore in merito alla qualità del prodotto stesso sono potenzialmente significative. Questi esempi sono solo la punta dell’iceberg dei possibili pericoli della stampa 3D. Tra gli altri diritti di proprietà intellettuale a rischio di violazione, intenzionale o meno, si trovano copyright e prodotti licenziati relativamente semplici da riprodurre, oggetti tutelati da brevetto che possono essere duplicati senza permesso e perfino persone famose, se consideriamo il caso della riproduzione tridimensionale di una celebrità il cui aspetto è un asset tutelato.

Brevetti, cause e legislazione 

Con tutte queste minacce che incombono sull’orizzonte della stampa 3D, resta aperta la domanda: cosa possono fare le aziende per proteggersi? Il primo passo fondamentale sarebbe imparare di più sulle vere capacità di questa tecnologia. La stampa 3D è stata introdotta per la prima volta alla fine degli anni ’80, ma è solo dopo il recente progresso tecnologico che è diventata più accessibile, anche economicamente, ai consumatori per uso quotidiano. I prezzi dei macchinari vanno dai 5000 ai 5 milioni di dollari, e nella fascia più alta offrono un livello senza precedenti di raffinatezza e funzionalità che deve essere pienamente compreso dalle aziende per prevederne l’impatto reale. Un buon inizio potrebbe essere costituire una task force interna per esplorare le principali aree di applicazione della stampa 3D, analizzando come potrebbe aiutare o danneggiare l’attività e come può l’azienda addentrarsi di più nel settore. Un altro passo potrebbe essere quello di setacciare i maker space online in cerca di violazioni, come l’uso non autorizzato di un marchio o la sua contraffazione. Tuttavia, la rivendicazione dei diritti del marchio può essere impegnativa, in particolare perché è molto complesso rintracciare i contraffattori che utilizzano stampanti 3D di piccole dimensioni. Una soluzione alternativa potrebbe essere individuare le altre parti coinvolte, come gli utenti che caricano – sui maker space online o su altre piattaforme di file sharing per stampanti 3D – file che potrebbero essere utilizzati per creare prodotti contraffatti. I proprietari di marchi possono perfino pensare di affrontare direttamente i produttori di stampanti 3D, anche se per farlo dovrebbero presentare prove di incoraggiamento o induzione alla contraffazione.

Nuovi modelli di business

Un approccio più lungimirante per le aziende sarebbe considerare la stampa 3D come un’opportunità per adottare nuovi modelli di distribuzione e nuove strategie di coinvolgimento. Uno scenario realistico potrebbe essere quello in cui i proprietari di marchi offrono file di prodotti originali e autorizzati che i consumatori possono realizzare con le proprie stampanti 3D, rendendo effettivamente disponibili progetti digitali su una piattaforma web. Alcuni dei più grandi marchi al mondo hanno già iniziato a lanciare le loro strategie di stampa 3D e, se questi sforzi precoci si dimostreranno efficaci, apriranno la strada perché altri marchi importanti seguano l’onda della stampa 3D con i propri modelli innovativi di marketing e distribuzione. Se la rivoluzione della stampa 3D ha creato una serie di opportunità interessanti per i maker e gli utenti, nello stesso tempo ha avuto anche un significativo impatto sui proprietari di marchi, perché oggetti protetti da marchi registrati e da altri diritti di proprietà intellettuale possono essere stampati e distribuiti senza permesso. I proprietari di marchi devono essere consapevoli e preparati ad affrontare questa dirompente tecnologia, sviluppando una strategia che li tuteli dai pericoli della stampa 3D mettendo nello stesso tempo a frutto le opportunità che essa presenta. Il mondo delle aziende, dunque, sembra un passo più vicino a una realtà in cui i consumatori possono stampare da sé i propri prodotti, e quei proprietari di marchi che saranno pienamente preparati all’avvento della stampa 3D e sapranno adattarvisi saranno gli unici a sopravvivere e prosperare.

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Source: Attualita
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La formazione nell’era dell’automazione secondo Autodesk

La formazione nell’era dell’automazione secondo Autodesk

Autodesk ha dato vita a una nuova collaborazione con Village Capital per finanziare la creazione di un’iniziativa per lo sviluppo della forza lavoro incentrata sull’imprenditorialità, la formazione professionale e l’aggiornamento delle competenze in un mondo che punta sull’automazione. L’azienda sta inoltre collaborando con LinkedIn Learning per offrire accesso gratuito a oltre 40 corsi tenuti in diverse lingue, riguardanti i settori dell’architettura, delle infrastrutture, dell’edilizia e manifatturiero. La tecnologia può offrire un supporto concreto nell’affrontare alcune delle più urgenti problematiche che affliggono il mondo – come la crescita demografica globale del 30% prevista entro il 2050 – ma solo se le persone sono preparate a lavorare con le macchine in modi nuovi. Queste iniziative sono il risultato dell’impegno costante di Autodesk nel preparare i lavoratori affinché possano prosperare in un futuro che richiederà alle persone di fare e costruire di più, di fare meglio e con un impatto meno negativo sul mondo.

L’iniziativa Village Capital per supportare lo sviluppo dei lavoratori 

Autodesk Foundation finanzierà una nuova iniziativa di Village Capital il cui obiettivo è stimolare le imprese che utilizzano l’automazione per influenzare positivamente lo sviluppo dei lavoratori. Questa iniziativa è volta a identificare e incoraggiare le imprese in fase iniziale che sfruttano l’intelligenza artificiale e la robotica per influenzare positivamente la forza lavoro attraverso una maggiore efficienza, la crescita e la riqualificazione. L’iniziativa culminerà in un forum della durata di un giorno insieme ad Autodesk Foundation e Village Capital. L’intento di questo forum è quello di riunire un gruppo d’elite di aziende early-stage che sfruttano l’intelligenza artificiale (AI), la robotica e l’automazione per sollevare i lavoratori da attività lavorative che richiedono un pensiero di ordine superiore e far crescere la forza lavoro impiegata nelle industrie in cui ci sono carenze di manodopera, come l’ assistenza e la produzione. Village Capital ricerca, forma e investe in imprenditori che risolvono problemi del mondo reale. Costruisce comunità attorno agli imprenditori e alle loro imprese per migliorare le opportunità di crescita e di successo.

LinkedIn Learning attiva oltre 40 corsi sulle competenze industriali

In collaborazione con LinkedIn Learning, una piattaforma di apprendimento online che combina gli esclusivi contenuti di Lynda.com’s con la potenza del network LinkedIn, sono stati resi disponibili per 90 giorni (a partire dal 14 novembre) oltre 40 corsi relativi ai settori dell’architettura, delle infrastrutture, delle costruzioni e manifatturiero, inclusi corsi sui principali software Autodesk. Questi corsi forniscono le competenze necessarie per il futuro del lavoro abilitato dall’intelligenza artificiale e dall’automazione artificiale. I corsi spaziano dalla gestione dei progetti edili fino alla progettazione di un prodotto alla preparazione per la certificazione, e sono disponibili in 5 lingue: inglese, spagnolo, francese, tedesco e giapponese. Ulteriori dettagli e la lista completa d corsi gratuiti è disponibile sul blog blog LinkedIn Learning. “In un mondo sempre più automatizzato, le aziende tecnologiche, compresa Autodesk, hanno la responsabilità di aiutare i lavoratori ad acquisire le nuove competenze che permettono loro di trarre vantaggio dal Future of Making Things”, ha dichiarato Andrew Anagnost, presidente e amministratore delegato di Autodesk. “Ecco perché siamo entusiasti di annunciare queste due nuove iniziative insieme ai i partner LinkedIn Learning e Village Capital, e che aiuteranno le persone a sfruttare l’automazione per far crescere la propria carriera e risolvere problemi sempre più complessi “.

L’ecosistema di Autodesk per la formazione

Autodesk offre numerose risorse per supportare studenti e professionisti nell’apprendimento continuo per evolvere la loro carriera in settori industriali caratterizzati dall’automazione. L’azienda è impegnata nel preparare e formare le persone, dotandole degli strumenti di progettazione, dei contenuti, della formazione e dei programmi di studio che consentano loro di risolvere le sfide del mondo reale così come delle competenze per i lavori di domani. Tali risorse includono software gratuiti, eventi e programmi di studio online:

  • Software gratuiti per studenti, docenti e imprenditori
  • Le Autodesk University, una serie di conferenze e una destinazione online gratuita per la formazione il cui obiettivo è ispirare, stimolare e motivare gli utenti dei software Autodesk, i partner e i leader di mercato su tematiche relative al futuro della progettazione e dell’ingegnerizzazione
  • Ampia rete globale di Autodesk Authorized Training Centers, che aiuta il discente a prepararsi per la certificazione
  • Design Academy, una raccolta online di contenuti didattici di lezioni, progetti, materiali di supporto al curriculum e profili degli studenti che aiuta gli educatori a far conoscere ai discenti il mondo della progettazione con progetti e materiali didattici aggiuntivi gratuiti e pratici che facilitano l’ insegnamento della progettazione
  • Design for Industry, che offre agli studenti l’opportunità di mostrare le loro competenze progettuali, in sfide tematiche giudicate da professionisti nei settori legati a un determinato tema
  • Contenuti per educatori, progetti plug and play e partecipativi, per aiutare gli educatori a completare il loro curriculum con i migliori progetti
  • Autodesk Student Expert Network, che connette gli studenti appassionati di progettazione e dei prodotti Autodesk, con persone che condividono la stessa passione
  • Accesso gratuito ai software per i Fab Labs di tutto il mondo
  • Autodesk Sustainability Workshop, una base di conoscenze online gratuita che insegna i principi e la pratica della progettazione sostenibile.

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Mattei trionfa agli UK-Italy Business Awards 2017

Mattei trionfa agli UK-Italy Business Awards 2017

Si è tenuta alla presenza del Console Generale di S.M. Britannica e Direttore per il Commercio e gli Investimenti in Italia, Tim Flear, l’undicesima edizione degli UK-Italy Business Awards 2017, che ha visto tra i vincitori Ing. Enea Mattei SpA. Si tratta del tradizionale appuntamento con il quale il Governo britannico e l’Ente per il commercio UK Trade&Investment, in collaborazione con la Borsa Italiana-LSE, individuano le aziende italiane che si sono distinte per la capacità di crescere e fare business nel Regno Unito. “Questo prestigioso riconoscimento sottolinea il valore dell’imprenditorialità italiana che si spinge oltre i confini nazionali per diffondere l’eccellenza della sua tradizione manifatturiera.

L’esclusività della tecnologia rotativa a palette

I compressori Mattei sono dotati di una tecnologia esclusiva, quella rotativa a palette, che li rende prodotti unici. È inoltre una tecnologia italiana da quasi un secolo, quando mio nonno iniziò questa avventura che, insieme a mio fratello Giulio, oggi stiamo continuando – commenta Silvia Contaldi, CFO di Ing. Enea Mattei SpA, che ieri ha ritirato il premio nella prestigiosa cornice di Palazzo Mezzanotte a Milano – Siamo orgogliosi di aver fatto conoscere la tecnologia a palette e i suoi vantaggi in un mercato in crescita come quello britannico. Abbiamo iniziato a investire qui nel 1984, aprendo la filiale Mattei Compressors Ltd con l’obiettivo di crescere nel settore industriale dell’aria compressa”. L’impegno di Mattei nell’innovazione tecnologica e nello sviluppo continuo di progetti su scala mondiale non è passato inosservato agli UK-Italy Business Awards. “Nel 2015 abbiamo colto l’opportunità di ampliare il nostro business acquisendo la Winton Engineering Ldt, il cui fondatore negli anni ’80 ha brevettato il sistema PTO, che consente ai veicoli commerciali di trasformare l’energia prodotta dal motore dei veicoli in energia pneumatica, idraulica o elettrica. Fin dall’inizio Mattei ha preso parte a questo OEM, rafforzando la sua presenza e il suo know-how nel settore automotive e consolidando nel tempo una partnership professionale, oltre che personale”.

Una scommessa vinta

“È stata una scommessa vinta e questo premio ne è una conferma. In due anni l’azienda ha ampliato la propria offerta e ha iniziato a esportare le soluzioni Winton di fornitura di energia on board con prospettive incoraggianti in Europa, in particolare in Germania Benelux e Spagna e negli  USA – afferma Silvia Contaldi – La forza di questo sodalizio con Winton è la condivisione della vocazione per l’innovazione che ci ha portato a sviluppare interessanti progetti di ricerca con alcune prestigiose realtà accademiche italiane, come il Politecnico di Milano e l’Università dell’Aquila, o estere, come l’Imperial College di Londra”. “Abbiamo molti progetti in cantiere, soprattutto in ambito veicolare per i mezzi pesanti di trasporto merci e le macchine movimento terra. L’obiettivo per Mattei è quello di diventare uno dei top player internazionali al servizio di una mobilità sostenibile. Ad oggi siamo gli unici produttori al mondo a proporre un compressore pensato appositamente per le nuove piattaforme elettriche e ibride, che fornisca aria compressa on board per azionare le sospensioni e i sistemi frenanti” conclude Silvia Contaldi. Mattei è presente nel mondo con filiali e uffici di rappresentanza, oltre che con una fitta rete distributiva e commerciale. La forte vocazione internazionale dell’azienda è testimoniata anche dal dato sull’esportazione: oltre Il 75% dei compressori prodotti, infatti, sono destinati al mercato estero.

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