Webinar: DRIVELINE DEI VEICOLI ELETTRICI. Linee guida per la riprogettazione dei componenti

Webinar: DRIVELINE DEI VEICOLI ELETTRICI. Linee guida per la riprogettazione dei componenti

20 OTTOBRE 2021 – dalle ore 11.00 alle 12.45

Con l’elettrificazione delle motorizzazioni, il settore automobilistico sta attraversando la maggiore trasformazione tecnologica vista da un secolo a questa parte. L’utilizzo di propulsori con caratteristiche completamente diverse rispetto a quelle dei motori endotermici e l’applicazione di logiche di gestione dell’energia, con fasi di accumulo e restituzione, danno luogo a veicoli con architetture e driveline del tutto innovative, che richiedono una riprogettazione sia a livello di sistema che di singolo componente.

In questo scenario, ti proponiamo un webinar di approfondimento tecnico in diretta, realizzato dalle riviste Il Progettista Industriale e Organi di Trasmissione, in collaborazione con il Politecnico di Milano:

DRIVELINE DEI VEICOLI ELETTRICI
Linee guida per la riprogettazione dei componenti
♦ QUANDO?
Mercoledì 20 Ottobre 2021 dalle ore 11:00 alle ore 12:45
♦ A CHI SI RIVOLGE L’EVENTO?
Il webinar si rivolge a progettisti e manager del settore automotive e della subfornitura di componentistica automotive.
L’evento si svolgerà in diretta e tutti i partecipanti potranno scaricare gratuitamente un esaustivo
e-Book sul tema.
♦ PERCHÉ PARTECIPARE?
Perché solo partecipando avrete modo di aggiornarvi sui seguenti temi:
• Principali architetture di driveline per veicoli elettrici
• Progettazione e ottimizzazione di motori elettrici per autoveicoli
• Requisiti prestazionali e modalità di avaria delle trasmissioni ad ingranaggi per applicazioni automobilistiche
• Progettazione ed ottimizzazione delle trasmissioni ad ingranaggi per applicazioni automobilistiche: densità di potenza, efficienza, silenziosità
• Il contesto internazionale tecnico ed economico
♦ GLI SPEAKER
Prof. Carlo Gorla, Dipartimento di Meccanica, Politecnico di Milano – Direttore Tecnico della rivista Organi di Trasmissione

Prof. Massimiliano Gobbi, Politecnico di Milano, area Ground Vehicles, titolare del corso “Design and Construction of Automotive Electric Motors”

Ing. Stefano Carletta, Laureato in Computer-aided engineering presso l’Università degli Studi di Torino, è HPT & eDrives Virtual Analysis Manager presso Dana Incorporated

Ing. Luca Bonaiti, Politecnico di Milano

Ing. Davide Marano, Membro del comitato AGMA per la normazione dei giunti scanalati e del comitato ISO/TC 60 per la normazione del calcolo degli ingranaggi, attualmente è R&D Mechanical Engineer, Gear Analyst presso Gear Transmission Solutions

Il webinar è a pagamento (59,78€)
RICHIEDI IL PROGRAMMA E REGISTRATI QUI

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Chip fotonici per impronte fantasma sulla luce

Chip fotonici per impronte fantasma sulla luce

Q@TN - Luce

Chip fotonici e impronte fantasma sulla luce: il Centro di fisica quantistica di Trento Q@TN, lavora con le tecniche di ghost imaging e di undetected photon spectroscopy per passare dalla teoria alla pratica, dal laboratorio alla vita quotidiana.

Protagonisti fin dall’antichità di racconti e leggende, dopo aver aleggiato in castelli, libri e film, i fantasmi si muovono ora nei chip fotonici. A manifestare la loro presenza non è un tintinnio di catene, ma sono delle orme sulla luce. Nel settore si parla di ghost imaging (immagine fantasma) e undetected photon spectroscopy (spettroscopia con fotone non rilevato), particolari tecniche di ottica quantistica che permettono di comprendere cosa accade in una particella di luce in base all’impronta che essa lascia su una particella correlata.

Dalla teoria alla pratica

Ghost imaging e undetected photon spectroscopy non sono una novità: sono già numerosi gli studi e gli esperimenti che coinvolgono gruppi di ricerca di varie parti del mondo. Ora, però, al Q@TN di Trento si lavora per passare dalla teoria alla pratica, dal laboratorio alla vita quotidiana e utilizzare questa tecnica per costruire strumentazioni di alta precisione, basso costo e piccole dimensioni per applicazioni ambientali (ad esempio per il controllo della qualità dell’aria) e mediche (come l’analisi in-vivo di tessuti biologici per la microscopia diagnostica, ad esempio per la rivelazione di cellule tumorali).

Q@TN

Incubatore all’avanguardia

Il centro di fisica quantistica di Trento Q@TN, diretto da Lorenzo Pavesi, professore di Fisica dell’Università di Trento, è un incubatore d’avanguardia. Un laboratorio, giovane e dinamico, di formazione, ricerca e innovazione nel settore delle scienze e tecnologie quantistiche che unisce Università di Trento, Fondazione Bruno Kessler, Consiglio nazionale delle ricerche e Istituto nazionale di Fisica nucleare (Infn). Nato nel 2018, negli anni è diventato un punto di riferimento nazionale ed europeo e una realtà unica dove ideare dispositivi quantistici e realizzare algoritmi e prototipi per il supercalcolo, le comunicazioni sicure e la sensoristica. Il bilancio dei primi anni di attività di Q@TN dà conto di 4 milioni e mezzo di finanziamenti ottenuti per progetti di ricerca, il deposito di cinque brevetti, oltre 55 pubblicazioni scientifiche e 24 studenti e studentesse del programma transdisciplinare di dottorato in Quantum Sciences and Technologies.

Una delle frontiere su cui il centro è impegnato riguarda l’utilizzo della tecnica dell’immagine fantasma e dei fotoni non rilevati. Entrambe le tecniche affrontano lo stesso problema: spostare l’informazione misurata da un fotone a lunghezze d’onda difficilmente rilevabili, come il medio infrarosso, ad altre di facile accesso, come il visibile. Le due tecniche sono simili ma allo stesso tempo essenzialmente diverse.

Q@TN

Il ghost imaging sfrutta la correlazione quantistica tra due fotoni per trasferire l’informazione raccolta da un fotone all’altro. In questo modo, è possibile aumentare la facilità e l’efficienza di misura. Si sfrutta il rimbalzo delle informazioni dal fotone che interagisce con l’oggetto all’altro fotone che viene accuratamente analizzato. Tuttavia, è comunque necessario misurare entrambi i fotoni.

Con l’undetected photon spectroscopy, invece, non è nemmeno necessario misurare il fotone che interagisce con l’oggetto e che classicamente porta con sé l’informazione. Per spiegare in cosa consista questa tecnica, si utilizza a volte l’esempio di una coppia affiatata: da un partner si riesce a cogliere lo stato d’animo dell’altro senza nemmeno doverlo guardare, perché le preoccupazioni e le soddisfazioni dell’uno lasciano inevitabilmente un’impronta sull’altro membro della coppia. Nel mondo quantistico succede qualcosa di simile. Grazie alla correlazione quantistica tra i due fotoni, le modificazioni di uno sono riflesse nello stato dell’altro. È perciò possibile utilizzare il fotone correlato di facile lettura per ottenere informazioni sul fotone partner di difficile accesso. In altre parole, diventa possibile vedere una particella di luce senza guardarla.

Leonardo Gasparini, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, al lavoro nel team del laboratorio Q@TN, spiega come il ghost imaging non sia più fantascienza. «Negli anni scorsi, abbiamo lavorato al progetto SuperTwin (super gemello), finanziato dall’Unione Europea, che ha portato ad un primo prototipo di microscopio ottico innovativo che sfrutta i fotoni correlati per rompere la barriera di risoluzione imposta dalle leggi della fisica classica. Sfruttando questa tecnica, in futuro sarà possibile osservare particelle di poche centinaia di nanometri, come un virus» commenta. «Forti di questa esperienza, siamo ora al lavoro a un nuovo progetto europeo, che sfrutta la tecnica del ghost imaging per creare un microscopio ottico in grado di “vedere” delle caratteristiche “invisibili” di un campione».

Stefano Signorini, assegnista di ricerca all’Università di Trento, si sofferma sulla capacità raggiunta da Q@TN nel generare e utilizzare coppie di fotoni correlati in un circuito integrato in silicio: «Qui a Trento stiamo sviluppando un chip quantistico che rileva con precisione la quantità di un gas, come può essere l’anidride carbonica nell’ambiente, sfruttando l’undetected photon spectroscopy. Generiamo coppie di fotoni, dove un fotone è nel medio infrarosso, molto sensibile al gas, e l’altro nel visibile, facile da misurare. Il fotone che interagisce col gas, difficilmente rilevabile con le tecnologie attuali, non viene nemmeno misurato. Risaliamo alla concentrazione del gas grazie alla particella di luce visibile correlata, facile da misurare con un rilevatore di luce convenzionale. Tutto questo, su un chip miniaturizzato e a basso costo».

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Così i software obsoleti possono danneggiare il business

Così i software obsoleti possono danneggiare il business

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Un software di qualche anno fa, che anche se pratico e funzionale non risulta più efficiente come una volta, rischia di essere il freno che impedisce all’impresa di decollare, arrivando addirittura a minacciarne la posizione sul mercato. Per questo, per affrontare la sfida della digitalizzazione da protagonisti, è prioritario disporre di tecnologie al passo coi tempi.

Per approfondire la tematica e scoprire come aumentare la produttività adottando le giuste soluzioni software, leggi:

 “L’OBSOLESCENZA DEL SOFTWARE STA OSTACOLANDO IL TUO BUSINESS”

Software obsoleto, quanto mi costi

Le aziende leader del settore manifatturiero di domani devono fare oggi investimenti nel digitale che permettano loro di adattarsi rapidamente e in modo economico per soddisfare le richieste del business e aumentare la resilienza”, questo è quanto sostiene Jeff Hojlo, Research Vice President, Future of Industry Ecosystems & Product Innovation Strategies presso IDC Corporates USA.

Tra questi investimenti rientrano anche quelli in software; è, infatti, sufficiente fare un semplice calcolo per accorgersi di quanto un applicativo obsoleto rischi di danneggiare un’azienda. Basti solo pensare alle problematiche in termini di tempo derivanti dall’operare su un programma non aggiornato (sistema legacy); tali sprechi di tempo sono quantificabili economicamente moltiplicando i minuti spesi da ogni utente nella ricerca di informazioni (che, se il software fosse stato aggiornato, sarebbero state immediatamente disponibili) per il costo medio orario del dipendente per ottenere spese ingenti.

Così, i costi derivanti dal mantenimento delle applicazioni legacy, erodono il budget di innovazione delle aziende che, non riuscendo a evolvere “digitalmente”, corrono il rischio di perdere competitività.

Una problematica comune

A conferma di come la trasformazione digitale sia fondamentale per le imprese lo “State of Manufacturing Report 2021” di Fictiv evidenzia come “il 95% degli intervistati concorda su come la trasformazione digitale sia fondamentale per il futuro successo della propria azienda e sempre il 95% afferma di essere preoccupato per gli effetti a lungo termine sul proprio business”.

È necessario quindi evolvere, ed è necessario farlo bene.

Una guida gratuita sull’impatto dell’obsolescenza dei software

Scarica gratuitamente il white paperL’obsolescenza del software sta ostacolando il tuo business”, realizzato in collaborazione con Aras, avrai così modo di approfondire:
– l’impatto della digital transformation sulle aziende
– i pericoli del mantenere soluzioni legacy
– i vantaggi di un PLM aggiornato
– alcuni casi di successo

SCARICA IL WHITE PAPER GRATUITO “L’OBSOLESCENZA DEL SOFTWARE STA OSTACOLANDO IL TUO BUSINESS”

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Source: Stampi
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