Digital transformation: la tua azienda è pronta? Rispondi al sondaggio

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Il breve questionario ha l’obiettivo di restituire una fotografia dei progetti e degli obiettivi futuri delle aziende del comparto metalmeccanico in tema di trasformazione digitale, con particolare attenzione agli sviluppi nell’additive manufacturing.

Dedica 3 minuti del tuo tempo per rispondere alla survey, a fine compilazione troverai le indicazioni per ricevere un campione gratuito della tecnologia HP MULTI JET FUSION.

I risultati del sondaggio saranno poi elaborati e condivisi con la community di Meccanica News e de Il Progettista Industriale.

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KFI, la logistica del futuro tra digitale e green

KFI, la logistica del futuro tra digitale e green

KFI

La logistica del futuro è tra digitale e green, ma un’azienda su quattro non è pronta: KFI, azienda specializzata nell’implementazione di soluzioni integrate per la supply chain, traccia la strada: «Nella logistica l’innovazione non è più rinviabile. Servono una vera transizione ecologica e nuove professionalità», spiega il presidente Caserini.

Digitale e green: un binomio necessario e non più scindibile quando si parla di logistica. Perché «se l’innovazione 4.0 è un ormai un must davanti al quale non c’è scelta, il tema ecologico va di pari passo: non è più rinviabile e richiede un impegno concreto da parte di tutti». Carlo Caserini, presidente di KFI, azienda di Binasco (MI) da 30 anni leader nell’implementazione di soluzioni integrate per la tracciabilità e la gestione di tutte le fasi della supply chain, ha una visione chiara di quello che sarà il futuro in uno dei settori di maggiore sviluppo.

KFI
Carlo Caserini, presidente KFI.

«La logistica, che per anni è stata trascurata, riveste oggi un ruolo trainante nel panorama economico», prosegue. «I processi sono più attenti e accurati e possono permettere di raggiungere delle economie anche importanti se gestiti correttamente, facendo diventare questo comparto fondamentale per essere competitivi sui mercati internazionali. È un settore strategico per la sostenibilità del business; un settore con una grande evoluzione tecnologica che permette riduzione degli errori, inventari automatici e sicurezza del dato».

In questo quadro, il post pandemia può rappresentare una grande occasione. Perché, se l’emergenza sanitaria ha portato a una sensibile contrazione dei fatturati delle imprese, la ripartenza inizia proprio dall’innovazione. «Purtroppo però c’è ancora un 25-26% di PMI che non sono pronte», continua il presidente di KFI. «Spesso le piccole e medie imprese vogliono recuperare il fatturato perso in pochi mesi, senza rendersi conto che questo non solamente non sempre è possibile, ma che per farlo sono necessari investimenti in termini di innovazione e digitale». Su questo fronte ci sono anche gli aiuti statali che hanno rappresentato e possono rappresentare un punto di partenza, un incentivo all’innovazione. «Occorre però chiedersi sempre se ne vale la pena. Perché i criteri posti a questi aiuti sono stati letteralmente stravolti rispetto al recente passato. Per accedervi è necessario destinare persone e risorse. Quindi la domanda non è se questi aiuti abbiano incentivato il processo 4.0, ma per un’impresa vale veramente la pena investire tempo e risorse per potervi accedere».

L’innovazione non si improvvisa

L’innovazione non si improvvisa: è un processo che richiede tempo. E, come dice Caserini, «serviranno anni prima di andare a pieno regime. KFI però vuole anticipare i tempi: investendo sui processi innovativi introdotti dai cobot per l’automatizzazione di alcune fasi logistiche, fino all’implementazione dell’uso della voce. Un tema, quest’ultimo, che ci vede presenti già da anni sia nella gestione dei magazzini sia sul fronte del controllo qualità e della check list per la dematerializzazione dei documenti». Così il digitale diventa anche green. «Siamo azienda certificata, ma non è questo il tema. Quando si parla di green economy, solamente un’azienda su quattro è green oriented; le rimanenti tre vivono questo tema come un obbligo, un’imposizione. La transizione ecologica è una questione di cultura e di strumenti. È un atteggiamento che deve essere diffuso in tutti i comportamenti aziendali. Non basta dematerializzare i documenti riducendo l’impiego della carta; occorre la consapevolezza che questa scelta deve essere pervasiva».

Il digitale traccia anche la strada del lavoro

Ma il digitale traccia anche la strada del lavoro. «Non è vero che la digitalizzazione penalizza il lavoro: lo rende più pregiato, attiva nuova professionalità, quelle stesse che noi fatichiamo a trovare sul mercato. In un settore così dinamico e in veloce evoluzione come quello della logistica, se realmente si vuole parlare di ripartenza, deve essere azzerato il gap tra formazione e lavoro. Perché le nuove tecnologie e l’aspetto green richiedono professionalità e competenze che non possono essere messe in capo esclusivamente all’azienda. Se dobbiamo ripartire tutti, tutti dobbiamo fare la nostra parte».

KFI – Azienda specializzata nella realizzazione di progetti innovativi su misura per l’efficientamento dei processi, vanta collaborazioni con i più importanti produttori al mondo di tecnologie e affianca il cliente nella scelta di soluzioni tecnologiche avanzate in tutte le fasi del progetto – analisi, pianificazione, implementazione – fino all’assistenza post-vendita. Con sede a Binasco (MI) e una rete commerciale capillare su tutto il territorio nazionale, KFI è il partner strategico in grado di offrire soluzioni avanzate Auto-ID, Mobile & Wireless, Voice, RFID e Sistemi Stampa & Applica. Fondata nel 1991, KFI è l’interlocutore di riferimento per le aziende che hanno la necessità di ottimizzare i processi di gestione lungo tutte le fasi della Supply Chain: produzione, logistica, distribuzione e retail. www.kfi.it

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Source: Attualita
KFI, la logistica del futuro tra digitale e green

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Tensioni residue intergranulari negli acciai bifasici

Tensioni residue intergranulari negli acciai bifasici

Le tensioni residue intergranulari rappresentano un grave pericolo per la materia. Unica tecnica ingegneristicamente efficace per la loro individuazione risulta essere la diffrazione dei raggi X (XRD – X Ray Diffraction), grazie alla caratteristica capacità di monitorare separatamente le diverse fasi cristalline. Ne parliamo approfonditamente nel presente articolo.

Le tensioni interne: un breve richiamo

Partendo dalla definizione, ricordiamo come le “tensioni interne” altro non sono che le tensioni presenti all’interno di un corpo quando questo sia in condizioni di completo equilibrio con l’ambiente circostante.

In maniera assolutamente equivalente vengono indicate anche come “tensioni residue”, in quanto costituiscono il “residuo” della sequenza di trasformazioni meccaniche, chimiche e fisiche a cui il materiale è stato sottoposto prima di assumere la sua forma finale di prodotto finito. Dalla fisica dello stato solido sappiamo che le tensioni residue si instaurano ogni qual volta all’interno di un corpo siano presenti elementi di disomogeneià, dove la disomogeneità può essere del tipo più disparato: il caso più comune è costituito dalla presenza contemporanea di zone di materiale deformate plasticamente e altre ancora in campo elastico, ma cause realisticamente frequenti possono essere anche la presenza contemporanea di diverse fasi (ad esempio, austenite e martensite in un acciaio), di diversi stati cristallografici (come la zona termicamente alterata di una saldatura), di diversi coefficienti di espansione termica o modulo elastico (materiali compositi).

Analizzando le tensioni residue a prescindere dalla causa che le abbia indotte, la categorizzazione prende in considerazione l’ordine di grandezza della zona entro cui le tensioni residue si bilanciano reciprocamente, definita come “lunghezza caratteristica”. In base alla suddetta lunghezza caratteristica, le tensioni residue vengono suddivise in tre categorie (Figura 1).

– Tensioni residue I tipo: sono le tensioni residue la cui lunghezza caratteristica e’ di ordine superiore a quella del grano, fino ad arrivare a coincidere con le dimensioni dell’intero componente. Si tratta di tensioni il cui andamento si presenta comunque omogeneo su porzioni di materiale dimensionalmente significative, e la cui analisi può essere svolta utilizzando i tradizionali modelli continui, ossia senza tenere in considerazione le caratteristiche cristalline o multifasi del materiale.
– Tensioni residue II tipo: sono le tensioni residue la cui lunghezza caratteristica è dello stesso ordine di grandezza del grano. Sono quindi stati tensionali residue sostanzialmente generati da fenomeni di interfaccia o da disomogeneità fisica o metallurgica tra grani adiacenti (ad esempio, coesistenza di fasi nell’acciaio, orientamenti casuali di grani a comportamento anisotropo…).
– Tensioni residue III tipo: sono le tensioni residue la cui lunghezza caratteristica è inferiore alla dimensione del grano. Sono quindi stati tensionali generati da disomogeneità interne al grano (come dislocazioni, vacanze, imperfezioni del reticolo…) e che si equilibrano all’interno di esso.

In Figura 2 è riportato un esempio di scomposizione delle tensioni interne lungo una sezione del materiale in funzione del tipo.

Da un punto di vista operativo (cioè per quelli che sono gli effetti e le modalità di misurazione) gli stati tensionali del primo tipo vengono comunemente indicati come “macro tensioni residue”, mentre gli stati tensionali del secondo e terzo tipo sono accomunati sotto l’indicazione di “micro tensioni residue”.

In generale si può dire che gli stati tensionali del primo tipo vengono generati da qualunque processo che causi una disomogenea distribuzione di deformazioni elastiche o a fini industriali plastiche in un materiale: quindi in pratica ogni processo meccanico di tipo industriale.

Gli stati tensionali del secondo tipo nascono sostanzialmente da fenomeni di interazione intergranulare, e sono tipiche di sistemi multifasici, come ad esempio gli acciai inossidabili martensitici in cui è pur sempre presente una quota di austenite residua. Dato il diverso volume specifico della martensite rispetto all’austenite (1.8 contro 1.18), la mancata trasformazione completa comporta la nascita di sollecitazioni tensionali nate dalla diversa trasformazione volumica dei grani austenitici e martensitici.

Gli stati tensionali del terzo tipo sono riconducibili a difetti del reticolo cristallino, vacanze e soprattutto dislocazioni. In ambito ingegneristico, quando si affronta il tema delle tensioni residue di solito l’interesse si concentra su gli stati tensionali del primo tipo, considerati gli unici in grado di influire effettivamente sulle prestazioni meccaniche del componente, considerando invece gli stati tensionali del secondo e del terzo tipo come un indice dello stato proprio del materiale. In realtà questo approccio non è corretto, in quanto se è vero che la resistenza di un materiale è un fenomeno di tipo macroscopico, è altrettanto vero che sono molti i fenomeni macroscopici (fatica e tensio-corrosione su tutti) che hanno una fase di innesco che si “gioca” negli spazi integranulari, e pertanto tensioni residue di secondo e terzo tipo possono giocare un ruolo fondamentale nella enucleazione di una cricca di fatica o nell’innesco di una stress corrosion.

La verità è che la poca attenzione di cui godono le tensioni residue microscopiche deriva non tanto dalla loro scarsa influenza sulle prestazioni dei componenti, quanto sulla difficoltà di andarle a misurare: mai come in questo caso è valida l’aurea definizione di Lord Kelvin:Noi possiamo dire di conoscere solo cio che sappiamo misurare”. E la risposta a questa necessità puo essere solo la diffrazione dei raggi X.

 

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