Fibre a base Peek per l’aerospaziale: Victrex ha acquisito Zyxex

Fibre a base Peek per l’aerospaziale: Victrex ha acquisito Zyxex

Victrex, società specializzata in soluzioni polimeriche ad elevate prestazioni, ha annunciato di aver acquisito la società Zyex, produttore di fibre a base Peek, principalmente destinate ai settori dell’aerospaziale, dell’automobile e dell’industria. Questa operazione consente a Victrex di offrire soluzioni diversificate a base di Victrex Peek in grado di aprire nuovi mercati, in linea con la propria strategia. L’aggiunta dei prodotti in fibra rafforza tale strategia grazie all’esperienza applicativa e alle risorse provenienti dal team Zyex in grado di sviluppare soluzioni attuali e nuove per i propri clienti.

 Evoluzione naturale

Zyex è un cliente consolidato di Victrex e, come la stessa Victrex, anche Zyex proviene dalla ICI. Le due società si uniscono quindi in una evoluzione naturale. I punti di forza complementari di Zyex e Victrex daranno vita a un fornitore di fibre in Peek di livello globale. Oltre alle opportunità derivanti dallo sviluppo di applicazioni attuali e di altre nuove, l’investimento consentirà a Victrex di esplorare anche il potenziale della produzione additiva nel mercato delle fibre, nell’ambito della propria attività nel consorzio AM (Additive Manufacturing) già annunciato nel 2016. David Hummel, Chief Executive Victrex, ha affermato, “L’acquisizione Zyex è molto importante per Victrex, in quanto consente di gestire le opportunità di crescita futura nell’ambito dei mercati allineati e nelle aree applicative di sviluppo correlate. Le risorse della società e l’esperienza dei team contribuiranno in modo complementare all’offerta prodotti. La buona affermazione di Zyex, insieme agli obiettivi globali Victrex, con la focalizzazione innovativa e la comprovata capacità di creazione di nuovi mercati, rappresentano un’opportunità di grande interesse ai fini dello sviluppo dei prossimi anni. Tutto questo risulta in linea con la nostra strategia volta a offrire prodotti e particolari semilavorati selezionati e differenziati, investendo sulla nostra offerta polimerica principale.”

Il polimero Peek

La gamma Zyex si focalizza sulle fibre a base del polimero Peekper applicazioni come nastri trasportatori, filtrazione o cablaggi, realizzati nei propri stabilimenti nel Gloucestershire, GB. L’acquisizione Zyex si aggiunge agli altri investimenti recenti. Nel febbraio 2017 infatti, Victrex ha annunciato una nuova joint-venture, la TxV Aero Composites, con la società Tri-Mack Plastics per accelerare l’adozione di applicazioni in compositi di polichetoni (Paek) nel settore aerospaziale, tramite la produzione di particolari selezionati utilizzando processi nuovi ed innovativi. Lo scorso dicembre 2016 Victrex ha inoltre investito in una quota di minoranza nella Magma Global per rafforzare la partnership e favorire l’adozione della tecnologia innovativa m-pipe dedicata alle tubazioni sottomarine in compositi per il settore energetico.

 

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Source: Attualita
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Nuove caldaie a condensazione: la progettazione deve essere ecocompatibile

Nuove caldaie a condensazione: la progettazione deve essere ecocompatibile

Anche in Italia le normative più recenti in tema di riscaldamento e riqualificazione degli impianti sono orientate a una sempre maggior attenzione all’efficienza energetica, in linea con i trend e le misure adottate a livello internazionale. L’obiettivo è rispettare gli impegni che anche il nostro paese ha assunto a dicembre 2015, nel corso della Conferenza Internazionale di Parigi sui cambiamenti climatici, la COP 21, di contenere il Global warming al di sotto della soglia dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali e di conseguenza ridurre le emissioni di CO2. Assistiamo così a un’evoluzione legislativa che è passata dalla regolamentazione della potenza installata alla quantificazione dell’energia consumata, con la richiesta, in aggiunta, del ricorso a una quota di energia rinnovabile. La normativa che ha il maggior impatto sul settore del riscaldamento e climatizzazione nel nostro paese è la nuova direttiva ErP, in vigore dal 26 settembre 2015, che recepisce la Direttiva Europea 2009/125/CE e impone l’obbligo di etichettatura energetica e del rispetto dei requisiti di progettazione ecocompatibile anche agli impianti di riscaldamento. L’etichetta energetica di prodotto e di sistema è obbligatoria per quasi tutte le tipologie d’impianti: caldaie a gasolio e a gas, pompe di calore e nuovi impianti di cogenerazione con potenza <70 kW (fino a 50 kWe per i cogeneratori) e dal 1° gennaio 2016 anche per gli impianti di VMC (Ventilazione Meccanica Controllata) fino a 1000 m³/h, i turbodiffusori e gli impianti di ventilazione industriale. Per gli impianti di potenza compresa tra i 70 e i 400kW, i turbodiffusori e gli impianti di ventilazione industriale l’etichetta energetica non è obbligatoria, perché è sufficiente la certificazione EcoDesign. Per il momento rimangono escluse dalla normativa le biomasse, in quanto considerate energie rinnovabili ma dal 2018 inizieranno a entrare in vigore anche i regolamenti specifici per questa tipologia di generatori.

Inevitabile evoluzione

Le nuove normative hanno l’obiettivo di una sempre maggiore efficienza energetica, di sensibilizzare l’intera filiera: produttore, progettista d’impianti, installatore e utente finale, e di permettere la quantificazione e il confronto dell’efficienza degli impianti in modo assolutamente trasparente. Mentre crescevano sensibilità e attenzione delle istituzioni e dei consumatori nei confronti della tutela ambientale e della salute ed evolveva la normativa in materia di risparmio energetico e di inquinamento, l’industria investiva nella R&S di nuove generazioni di caldaie a gas destinate al riscaldamento domestico fino ad arrivare alle attuali caldaie a condensazione. Da settembre 2015 è obbligatorio installare questa nuova tipologia di caldaia a gas in accordo alla direttiva Europea 2005/32/CE,  entrata in vigore nell’agosto del 2005 e recepita in Italia con il D. L. n. 201 del 6 novembre 2007. Tale direttiva, soprannominata “Eco-Design”, stabilisce le regole per la definizione dei requisiti tecnici ai quali i produttori devono attenersi, già in fase di progettazione, per incrementare l’efficienza energetica e ridurre l’impatto ambientale dei prodotti durante tutto il loro ciclo di vita. Sebbene le caldaie a gas tradizionali potranno essere installate fino all’esaurimento delle scorte, a partire dal 26 settembre 2015 i produttori non possono più mettere in commercio modelli che non siano a condensazione. In Europa, la tendenza sarà sempre più orientata al miglioramento del rendimento energetico per favorire lo sviluppo, la valorizzazione e l’integrazione delle fonti rinnovabili e la diversificazione energetica, privilegiando di conseguenza le tecnologie a minore impatto ambientale. Nello sviluppo delle nuove caldaie, le linee guida di Hoval sono andate in questa direzione. Infatti, il loro plus sta nell’elevato rendimento energetico che è ulteriormente aumentato se la caldaia viene, ad esempio, abbinata a pannelli solari termici all’interno di un sistema integrato. Migliorando il rendimento attraverso l’abbinamento di sistemi a energia fossile con sistemi a energia rinnovabile, si riducono le emissioni e si raggiungono classi di efficienza elevate. Ad esempio, un impianto con caldaia a condensazione abbinata a un impianto solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria può raggiungere la classe di efficienza A++)

Il progetto di design

Poiché l’obiettivo di UltraGas è spingere al massimo l’efficienza energetica in modo da garantire un elevato risparmio di energia consumata, in fase progettuale si è reso necessario studiare i dettagli tecnici che potevano consentire il raggiungimento di tale obiettivo. Per aumentare la trasmissione del calore, permettendo il massimo scambio termico e il miglior utilizzo dell’energia, è stata studiata una speciale tecnologia a tubo composito che aumenta di cinque volte la superficie dello scambiatore di calore aluFer, esclusivo brevetto dell’azienda, rispetto al tubo senza profili. Per aumentarne l’efficienza, la caldaia è stata progettata in modo da mantenere separati gli attacchi del ritorno per alta e bassa temperatura. In questo modo aumenta l’effetto della condensazione e, di conseguenza, l’efficienza della caldaia con un minor consumo di energia e minori costi di esercizio. Anche il bruciatore modulante UltraClean, un bruciatore ad irraggiamento con tessuto metallico in Fecralloy (una particolare lega di ferro/cromo), predisposto per adattare in modo continuo la potenza al fabbisogno di calore, contribuisce a ottimizzare i consumi, le emissioni di CO2 e NOx  e il risparmio energetico con rendimenti normalizzati fino al 109% ed emissioni di 35 mg/kWh. Inoltre, disporre di un elevato contenuto d’acqua, senza bisogno di una quantità minima di portata d’acqua circolante nella caldaia (pari a 0) e lavorare quindi con differenze elevate di temperatura fra mandata e ritorno, favorisce la condensazione. Un dettaglio quest’ultimo che consente d’inserire la caldaia in sistemi integrati di riscaldamento più complessi, in quanto essa stessa può svolgere la funzione di accumulo d’acqua tecnica e di separatore idraulico. Per essere inserita in contesti residenziali o industriali, di qualsiasi tipo e dimensione, la caldaia è stata realizzata in vari modelli con potenze diverse: dalla caldaia singola di 15 kW alla potente caldaia doppia da 2000 kW e fino a 8000 kW con l’applicazione in cascata, mentre per la realizzazione d’impianti speciali l’azienda ha pensato di predisporre anche una versione scomposta da saldare direttamente presso la centrale termica o le cabine termiche pre-assemblate e pronte all’uso. «Abbiamo voluto realizzare una caldaia per rispondere all’esigenza di avere un impianto di riscaldamento estremamente efficiente ma economicamente vantaggioso anche in termini di sostenibilità – spiega Gunther Kob, responsabile Sviluppo Combustibili Fossili dell’aziendaGrazie al sistema di combustione UltraClean, le emissioni di sostanze nocive sono, infatti, ridotte al minimo, mentre con la struttura della caldaia, particolarmente robusta, abbiamo voluto garantire anche resistenza e lunga durata». Come tutte le caldaie Hoval di nuova generazione, anche UltraGas® è dotata dell’innovativo sistema di regolazione Hoval TopTronic®E, un dettaglio tecnico importante che, collegando l’impianto a Internet e a stazioni di previsioni meteorologiche, regola automaticamente il funzionamento dell’impianto. Si ottiene quindi produzione di calore e consumo di energia in base alle reali necessità e all’andamento delle condizioni climatiche esterne, evitando consumi in eccesso, sprechi e costi aggiuntivi. Inoltre, da casa o dall’ufficio, si può gestire il riscaldamento direttamente on demand da smartphone in remoto, in modalità touch, per adattarlo alle esigenze quotidiane o settimanali.  Un’altra peculiarità “green” di questo dispositivo di regolazione è l’ottimizzazione della gestione dell’impianto, compresa la manutenzione straordinaria e ordinaria. Infatti il sistema è in grado di fornire dati sul funzionamento e l’efficienza dell’impianto, sui consumi e sui costi. In caso di malfunzionamento, che spesso può generare un eccesso di consumo, il dispositivo è in grado di riconoscere in automatico quando è necessario un intervento di assistenza tecnica e di avvisare contemporaneamente utente e centro di assistenza Hoval sia sulla centralina che sullo smartphone. Così si riconoscono precocemente eventuali guasti e la programmazione degli interventi può essere effettuata in modo più funzionale. Volendo incrementare ulteriormente la sua efficienza, la caldaia può essere abbinata ad altri componenti: caldaie a pellet, pompe di calore aria/acqua, sistemi solari, bollitori eccetera, tutti gestiti a livello centrale dal sistema di regolazione TopTronic®E. In questo modo si aumentano e ottimizzano le potenzialità di ciascun componente in un sistema integrato, il cui obiettivo finale è la massima riduzione dei consumi, e di conseguenza delle emissioni, in ottica di tutela dell’ambiente.

Estetica e funzionalità

L’estetica ha giocato un ruolo importante nella progettazione della caldaia UltraGas. Per ridurne il l’impatto visivo, è stata realizzata con una forma compatta, linee morbide e ingombro ridotto, tanto da poter quasi essere considerata un complemento d’arredo. Infatti, la tipologia costruttiva verticale consente alla caldaia di svilupparsi in altezza, mantenendosi compatta e su una ridotta superficie di appoggio. Realizzata in acciaio inox e alluminio, è stata progettata per adattarsi in modo flessibile alle necessità dei vari ambienti in cui può essere collocata: nei casi d’installazione in spazi particolarmente angusti, per esempio, è stata prevista una versione “scomposta”, che consente di assemblare in loco i singoli componenti.

Sostenibilità a tutti i livelli

Hoval s’impegna da sempre a garantire un funzionamento duraturo e vantaggioso dei suoi prodotti in nome del risparmio economico. Grazie allo sviluppo di tecnologie all’avanguardia, produce sistemi tra i più efficienti nel loro ambito consentendo non solo di risparmiare in termini economici ma anche di salvaguardare l’utilizzo di preziose risorse naturali e di ridurre le emissioni di CO2. Gli eventuali maggiori costi d’investimento iniziale sono ammortizzati dagli elevati risparmi già dopo poco tempo. «Il nostro obiettivo – spiega Peter Gerner, Ceo del settore riscaldamento – non sarà mai proporre i prezzi più bassi. Piuttosto vogliamo offrire ai nostri clienti il migliore rapporto qualità/prezzo in relazione alla durata dei nostri prodotti. Tutto ciò con soluzioni di sistema intelligenti, consulenza competente e assistenza affidabile».

 

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Meraviglie e minacce dell’universo digitalizzato

Meraviglie e minacce dell’universo digitalizzato

Ogni giorno nel mondo, grazie alle nuove tecnologie e ai processi di digitalizzazione, si generano 2,5 quintilioni (ovvero 2,5 miliardi di miliardi) di byte di dati e questa cifra è destinata ad aumentare vertiginosamente. L’80% di questi dati sono stati creati negli ultimi due anni, il restante 20% da quando è iniziata la storia dell’uomo. Da dove arrivano? Dalle fonti più disparate: Internet, Facebook, Twitter, WhatsApp, Snapchat, carte di credito, sensori presenti nell’ambiente…. Oggi ciascun individuo, oltre alla sua persona fisica, ha anche un’identità digitale, che lascia, spesso senza accorgersene, innumerevoli tracce di sé grazie alle connessioni con gli strumenti offerti dalla tecnologia. Che cosa riguardano questi dati? Di tutto: i parametri meteorologici, quelli dell’inquinamento, i flussi di traffico in una città, il ristorante preferito che postiamo su Facebook, la foto delle vacanze su Snapchat, l’ultimo acquisto che abbiamo fatto su Amazon, la spesa che abbiamo fatto al supermercato, registrata dalle carte “fedeltà”, il nostro commento via Twitter su quello che abbiamo letto o visto al cinema, i video su Youtube della festa di compleanno dei figli e i blog dove parliamo di qualsiasi argomento, o semplicemente l’ultima ricerca che abbiamo fatto su internet… L’ambiente genera dati e noi stessi generiamo dati. Abbiamo già parlato su Il Progettista Industriale dell’enorme rivoluzione digitale che ci aspetta, dallo Swarm di sensori, alla Human Internet, all’industria 4.0, all’automotive del futuro. Si tratta della rivoluzione/evoluzione dei Big Data. Uno degli impulsi più grandi si è avuto con l’avvento degli smartphone e delle possibilità offerte dalla mobilità digitale. Tuttavia, tutto quello che abbiamo imparato fino ad oggi sul mondo digitale è destinato a dissolversi completamente come neve al sole.

Dopo gli smartphone…

In un futuro neanche troppo lontano gli smartphone sono destinati a scomparire, perché grazie a miliardi di sensori, l’uomo sarà immerso completamente nel mondo digitalizzato e sarà anzi parte del sistema stesso, nel momento in cui potranno essere impiantati chip nel suo cervello. Alcuni esperimenti hanno dimostrato che è già possibile creare un’interfaccia fra il cervello e Internet in modo che le onde cerebrali (e cioè il pensiero) possano comandare a distanza un altro soggetto: è accaduto che scimmie in Texas siano riuscite a far muovere un braccio ad altre scimmie in Massachusetts. In un siffatto mondo, non avranno più senso le interfacce fisiche quali tastiere, schermi multitouch, smartphone o sistemi di puntamento come il mouse: sarà sufficiente interagire con il mondo digitale come si fa tra esseri umani. Non è un caso che gli attori principali di questo presente – Apple e Google – stiano investendo tantissimo in ambiti apparentemente molto distanti da quello attuale, quale l’automotive. È impressionante pensare che, negli ultimi dieci anni, Apple abbia investito complessivamente molto più nell’automotive, che nella somma di tutti gli altri attuali prodotti, dall’iPhone, all’iPad, ai MacBook, all’iPod… È un segno che, per garantirsi un futuro, bisogna reinventarlo costantemente, cambiando di continuo le regole del gioco.

Raccogliere e interpretare i dati: i data scientist

Ma cosa ce ne facciamo di tutti questi dati? Per adesso poco: nella maggior parte dei casi e almeno per ora, tali dati sono dark, oscuri: non sono strutturati e non sono fruibili e interpretabili dai nostri computer. Di più: per il momento la stragrande maggioranza di tali dati non è nemmeno utilizzata: oggi siamo infatti in grado di sfruttare solo il 7% dei dati disponibili, ma questi dati già ci permettono di offrire nuove soluzioni in sanità e di ovviare a problemi come il fatto che, secondo le stime, ogni anno in America vengono sprecati cento milioni di dollari nelle diagnosi di malattia, proprio perché non usiamo le informazioni a nostra disposizione. Perché non siamo in grado oggi di fare di più? Uno dei grossi problemi riguarda l’interpretazione dei dati. Purtroppo non è possibile inserire i dati in una scatola “magica” dalla quale estrarli ben confezionati ed ordinati. C’è bisogno di nuove figure professionali, di data scientist, che creino modelli capaci di interrogare i dati e di interpretarne le risposte. Al Politecnico di Milano, per esempio, sta per partire un progetto di Data Driven Genomic Computing, che ha come obiettivo quello di utilizzare al meglio i dati a disposizione delle banche del DNA umano sparse in tutto il mondo. Ma c’è un problema più a monte: la necessità di raccogliere i dati in modo sistematizzato nei data base e standardizzarli perché siano poi confrontabili fra di loro. Troppo spesso, infatti, il mondo scientifico risulta essere molto frammentato, ciascuno studia componenti specifiche di un organismo, come le molecole oppure le cellule o ancora i tessuti o gli organi, con metodologie diverse e spesso le informazioni non sono confrontabili. È quindi necessaria una differente organizzazione dei dati (che oggi devono essere open, aperti, perché tutti vi possano accedere), che potrebbe certamente portare a velocizzare la ricerca scientifica. È però innegabile che una volta che tali dati siano correlabili e interpretabili, sarà possibile avere risultati strabilianti in moltissimi campi, primo fra tutti quello medico.

Alcune questioni aperte: privacy, sicurezza, etica

Che sfide, etiche e politiche ci pongono tutto questo? Elencarli è facile: problemi di privacy (anche se oggi sempre più persone sono disponibili, almeno negli Stati Uniti, a rendere pubblici i propri dati), di sicurezza, di etica e di politica. Sulla privacy si potrebbe già ora scrivere più di un libro: si va dal caso di Henrietta Laks, una donna statunitense malata di tumore all’ovaio, le cui cellule cancerose erano state “immortalizzate” a scopo di studio, senza che nessuno della sua famiglia lo sapesse, alle informazioni contenute in una cartella clinica che oggi sta diventando digitale, oppure quelle presenti nel DNA di una persona. I problemi etici, poi, sono infiniti. Pensiamo soltanto all’editing genomico: nel momento in cui si hanno informazioni sul patrimonio genetico di un individuo (e oggi è facile leggerlo a bassissimi costi) o, a maggior ragione, di un embrione che deve essere impiantato durante una procedura di fertilizzazione in vitro, possiamo manipolarlo: a chi spetta la scelta? Agli scienziati? All’individuo? Al mercato (tenendo conto che dietro tutte queste nuove tecnologie ci sono anche interessi commerciali)? Ai politici? E chi stabilisce le regole? Come al solito la scienza corre più in fretta delle leggi. Infine, ma non per importanza, c’è la questione della sicurezza: se è possibile inserire un chip nel cervello di una persona, come si può garantire che un hacker non interferisca per far compiere a questa persona azioni di vario tipo? Ecco quindi che la sfida nella sfida è quella di progettare in modo sicuro ed efficiente il prossimo futuro. Il potenziale è infatti enorme anche dal punto di vista economico e la tecnologia rende già oggi facile e possibile ciò che ieri sembrava fantascienza. È però fondamentale adottare un approccio consapevole all’innovazione, passando da una situazione attuale di “Plug & Pray”, nella quale troppo spesso si cerca di innovare senza pensare a tutte le possibili conseguenze, sperando che non succedano disastri, ad una progettazione consapevole, sicura ed efficiente, in grado di valorizzare in maniera etica e costruttiva l’enorme valore della ricerca scientifica.

 

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Nuove tecnologie per evaporazione ed essiccamento

Nuove tecnologie per evaporazione ed essiccamento

Solwa è una start-up innovativa fondata nel 2012 a Padova. Dopo un primo periodo di incubazione presso l’Incubatore VegaPark di Venezia, viene acquisita da Santex Rimar Group, uno fra i maggiori e storici produttori mondiali di macchinari per l’industria tessile. La multinazionale ha investito nella giovane azienda sia per una già forte interna tradizione green sia per la lungimirante visione di adattare ai tradizionali processi le nuove ed innovative tecnologie “verdi”. Solwa è conosciuta per la propria tecnologia brevettata applicata in alcuni settori civili ed industriali, quali: potabilizzazione dell’acqua per uso umano (SolWa), desalinizzazione dell’acqua per uso agricolo in zone aride (IrriWa), essiccazione di alimenti (FoodWa), essiccazione di fanghi biologici (DryWa), essiccazione del digestato (DigeWa), gestione e trattamento di percolato di discarica (WastWa). Grazie all’alto contenuto innovativo, Solwa ha potuto partecipare ad alcuni fra i principali Bandi e Premi nazionali ed internazionali, i quali hanno permesso di accrescere il network, stringere importanti collaborazioni, posizionare il brand, acquisire nuovi Clienti.

Evaporazione ed essiccamento

La tecnologia Solwa trova le sue applicazioni in due macro aree: evaporazione ed essiccamento. Al primo settore appartengono i prodotti SolWa ed IrriWa, mentre al settore dell’essiccamento rientrano i prodotti FoodWa, WastWa, DigeWa e DryWa. In particolare, quest’ultimo sistema è in fase di industrializzazione dopo un periodo intenso di test, valutazioni, cambiamenti, modifiche e così via. Molti sono stati infatti gli aggiustamenti prima, durante e dopo la fase di sperimentazione, fino ad arrivare ad un prodotto finito. L’R&D di Solwa ha voluto fortemente concentrarsi sull’ottimizzazione e sul miglioramento sia delle prestazioni qualitative che quelle quantitative, nonché sulla continua riduzione dei consumi energetici e sulla ricerca di migliori materiali. Ma non solo, sono state infatti affrontate e migliorate anche altre problematiche strutturali rispetto allo stato dell’arte. Il prodotto finito è stato inoltre integrato da un sistema di gestione e di controllo in remoto, scaricabile come Applicazione ed utilizzabile con qualsiasi tipo di devices. Tale Applicazione permette un controllo costante delle performance del Modulo DryWa ed è in grado di auto calibrarsi in base o alla tipologia del materiale introdotto o al grado di essiccazione desiderato.








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Le applicazioni

SolWa è una serra, che, attraverso la radiazione solare diretta, è in grado di depurare acque inquinate di diverse tipologie. Attraverso il passaggio di stato, evaporazione e successiva condensazione, SolWa riesce a dividere gli inquinanti dall’acqua pura. Tutto il processo è completamente alimentato dalla radiazione solare e non richiede prodotti chimici o membrane, limitando quindi sensibilmente la manutenzione del sistema ed i costi di gestione. Le dimensioni minime sono di 1 m2. Essendo di limitata grandezza e non necessitando di approvvigionamenti elettrici, il modulo può essere utilizzato anche in zone impervie o isolate.

IrriWa è un sistema integrato di depuratori/desalinizzatori d’acqua e serre agricole per l’ottimizzazione dell’agricoltura in aree improduttive (aree desertiche, aride o zone costiere). IrriWa è un sistema completamente autonomo dal punto di vista energetico ed idrico. Attraverso un impianto sinergico di irrigazione e gestione delle acque, IrriWa è in grado di consumare meno acqua rispetto a quanto richiesto nelle coltivazioni in campo aperto (circa 90% in meno di consumo idrico). Tutta l’energia necessaria al funzionamento del sistema viene fornita da pannelli fotovoltaici.

FoodWa è un innovativo sistema in grado di essiccare gli alimenti. FoodWa dispone di un software per la calibrazione e per il mantenimento della temperatura interna e di un sistema di ventilazione che permette un’uniforme disidratazione. Il sistema si può facilmente adattare/modulare alle diverse esigenze sia domestiche che industriali. FoodWa è progettato per impedire la fuoriuscita di odori, grazie ad un ricircolo chiuso, e garantisce l’asportazione dell’umidità generatasi dall’essicamento degli alimenti. Tutto il sistema risulta completamente autonomo ed alimentato esclusivamente da energia rinnovabile (solare o biomassa).

DigeWa è un sistema in grado di asportare la parte acquosa del digestato in uscita dagli impianti di digestione anaerobica, utilizzati per la produzione di biogas. Attraverso l’uso combinato del calore in esubero dei cogeneratori e delle caldaie (gas o biomassa), è in grado di far evaporare ed asportare la frazione liquida del digestato. Il digestato essiccato trova il suo riutilizzo nel settore agronomico.

WastWa è un sistema integrato in grado di trattare in loco il percolato di discarica sfruttando l’unione di diverse tecniche a basso apporto energetico. Il sistema di trattamento WastWa si compone di serre solari in grado di asportare dal percolato oltre il 50% dell’acqua e quasi il 98% di azoto (sotto forma di ammoniaca). L’acqua estratta viene quindi inviata ad uno scrubber il quale farà decadere i sali d’ammonio attraverso un’acidificazione della soluzione. L’acqua così ottenuta potrà essere riversata in un corpo idrico superficiale.

L’essicazione dei fanghi

DryWa è un sistema innovativo per l’essiccazione, ed eventualmente per la combustione, di fanghi biologici derivanti da impianti di depurazione delle acque.

DryWa è un sistema innovativo per l’essiccazione dei fanghi di depurazione secondari derivanti dagli impianti di trattamento delle acque reflue civili. Attraverso un’azione combinata della temperatura e dei flussi d’aria con umidità relativa ridotta, si è in grado di asportare la frazione umida dai fanghi trattati. È inoltre ottimizzato il processo di essiccazione, in quanto viene ridotto il consumo di energia termica ed elettrica. DryWa definisce un concetto di prodotto totalmente diverso dalle tecnologie attualmente in uso nel mercato, per quanto riguarda prestazioni, design, consumi, architettura, tecnologia e, soprattutto, dimensioni e trasportabilità. Il macchinario consiste in un modulo dalle dimensioni di un container navale di 20 piedi (6 m x 2,4 m x 2,6 m), il cui input sono fanghi biologici al 20-25% di Sostanza Secca (SS) e l’output saranno dei fanghi essiccati con un contenuto del 75-80% di Sostanza Secca (SS), con una riduzione del peso di circa il 71%.

La tecnologia Solwa sul modulo Drywa

DryWa è in grado di ridurre fino al 90% il volume dei fanghi, riducendo i costi elettrici e le emissioni di CO2. Il sistema ha delle peculiarità che lo rendono estremamente interessante e duttile, nonché adattabile alle esigenze e ai fabbisogni. Da una analisi dei bisogni del mercato, delle esigenze dei Clienti, dei punti di forza e delle debolezze della Concorrenza, e da un attento studio dei materiali e dei processi di termo e fluido dinamica, si sono potute gettare le basi per la realizzazione di DryWa. Tra le principali peculiarità, si sottolineano:

  1. Compattezza: l’intero essiccatore è posizionato all’interno di un container per permetterne un agevole e rapido trasporto;
  2. Dimensioni: le limitate dimensioni (container navale) permettono a DryWa di essere posizionato e spostato con facilità;
  3. Universalità: grazie alle sue caratteristiche, si può trattare la quasi totalità dei fanghi biologici;
  4. Impiantistica: nessuna modifica strutturale dell’impianto già esistente;
  5. Temperature: basse temperature per ottenere l’essiccazione desiderata;
  6. Soffieria: la Tecnologia permette il calcolo di un’uniforme distribuzione dei flussi interni;
  7. Tecnologia 4.0: un software specifico è stato predisposto, con applicazione scaricabile su qualsiasi Devices, per permettere all’intero processo di “dialogare” con l’operatore tecnico, nonché con la casa madre, per un continuo monitoraggio delle performance del macchinario.

Ogni modulo è dotato di doppio ciclone installato sulla macchina per l’abbattimento delle polveri. Il Quadro Elettrico è in acciaio verniciato con alloggiamento cavi, ventilazione ed illuminazione. La realizzazione è secondo normative CEI EN 60204-1 e certificate CE. Tutte le attrezzature sono conformi, nella progettazione e nella costruzione, con la normativa CEI EN 60204-1 normativo. Grado di protezione IP66, con motori controllati da inverter. Gestione da inverter intelligenti ad elevata capacità di elaborazione. Il sistema, così ottenuto, oltre al rispetto delle normative sull’emissione dei fumi, rispecchia anche le normative internazionali Atex.

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Seimila prodotti diversi tracciati in fabbrica uno per uno: ecco la vera Industria 4.0

Seimila prodotti diversi tracciati in fabbrica uno per uno: ecco la vera Industria 4.0

Seimila prodotti finiti diversi e 150 mila componenti conosciuti per nome e cognome. Per il colosso dell’elettronica Elemaster la fabbrica 4.0 è già realtà. Grazie al progetto MES sviluppato dalla friulana Tecnest, una delle maggiori società ODM-EMS (acronimo di original equipment/design manufacturer) in Europa ha migliorato l’efficienza e la visibilità in tempo reale sui processi di produzione Sapere l’esatta posizione in azienda di 6.000 codici di prodotto diversi, i materiali e componenti utilizzati e il tempo impiegato per la produzione di ciascuno è un po’ come conoscere per nome e cognome ogni singolo pezzo. Sono questi i risultati della fabbrica 4.0. Risultati cui è approdato il progetto MES (Manufacturing Execution System) che Tecnest ha sviluppato per il colosso dell’elettronica Elemaster. Il caso è stato presentato nell’ambito dell’ultimo Global Logistics & Supply Chain Summit svoltosi a Bentivoglio (Bo).

Migliorata efficienza e visibilità sui processi

Grazie all’applicazione della soluzione J-FLEX MES (Manufacturing Execution System) di Tecnest, azienda di Udine specializzata in soluzioni organizzative e informatiche per la gestione della Supply Chain e delle Operations, Elemaster ha migliorato l’efficienza e la visibilità sui processi.  «Il lavoro svolto ci ha permesso di ottimizzare i tempi ciclo e di poter individuare i colli di bottiglia lungo il processo di produzione, così da aumentare l’efficienza, migliorare la visibilità e il controllo in tempo reale e ridurre il time to market», ha spiegato Giovanni Cogliati, Sales Manager di Elemaster, società con quartier generale a Lomagna (Lc) che con mille dipendenti e 185 milioni di fatturato è tra le maggiori società ODM-EMS in Europa. Specializzata nella progettazione, sviluppo e realizzazione sia di schede elettroniche sia di dispositivi completi, integrati con la produzione di componenti custom e la produzione di PCB, Elemaster ha in portafoglio i principali attori globali nei settori ad alto contenuto tecnologico come l’elettromedicale ed healthcare, il settore ferroviario e dei trasporti, l’avionica e la difesa, l’high-tech mobility, il settore industriale ed energy. La necessità era quella di ottimizzare i processi di produzione per rispondere in modo più efficace ed efficiente alle richieste del mercato. «Il recente processo di trasformazione trasversale che l’azienda ha messo in atto sia in termini di internazionalizzazione, con l’apertura degli stabilimenti in USA, India e Cina per essere più vicini ai nostri clienti, sia di rivoluzione dei sistemi informativi, ci ha portato a rivedere anche i processi di produzione per ottimizzare tempi e costi e ottenere migliore visibilità e controllo su tempi, materiali e risorse utilizzate», ha aggiunto Cogliati. «Siamo un’azienda complessa, vendiamo ogni anno più di 6 milioni di prodotti finiti divisi su circa 6mila codici-articolo diversi e gestiamo in termini di materie prime più di 150mila articoli. Per gestire tutta questa complessità e rispondere alle esigenze del mercato, oltre agli strumenti tecnici e alle competenze manageriali interne, avevamo bisogno di affidarci a un partner specializzato e a soluzioni software avanzate per la gestione dei processi di produzione.».

L’implementazione della soluzione

Da qui la scelta di Tecnest e l’implementazione della soluzione J-FLEX di Tecnest. «Il progetto MES si è focalizzato sul dispatching dei piani di produzione, sulla raccolta dati in tempo reale, sulla gestione e controllo degli avanzamenti in reparto e sulla gestione della tracciabilità e della qualità. Tutto questo anche attraverso un’integrazione in real-time del nostro sistema J-FLEX con l’ERP, i sistemi di automazione, le macchine di produzione e di test di Elemaster per permettere di convogliare in tempo reale tutti i dati relativi alle quantità prodotte e ai tempi impiegati. E, in caso di errore, avvisare i responsabili per metterli nelle condizioni di intervenire con azioni correttive»,  ha spiegato Fabrizio Taboga, Project Manager di Tecnest. «Un aspetto fondamentale del progetto è la gestione della tracciabilità e rintracciabilità in produzione. Attraverso l’utilizzo di codici univoci e la definizione di opportune unità di gestione logistica dei materiali, il sistema genera legami di tracciabilità dalle materie prime al prodotto finito e viceversa, con riferimento sia ai lotti di materiale utilizzato, sia alle risorse impiegate nel processo».

L’esatta posizione di ogni singola scheda elettronica presente in azienda

Così oggi, attraverso 200 postazioni di reparto e una cinquantina di palmari, Elemaster è in grado di conoscere l’esatta posizione di ogni singola scheda elettronica presente in azienda e quanto tempo è stato necessario per produrla.  «Un risultato – ha concluso il Sales Manager di Elemaster – che si è concretizzato in una migliore visibilità e controllo in tempo reale dei processi e in un aumento delle performance produttive, con l’eliminazione degli sprechi e la riduzione dei costi nell’ottica di un miglioramento continuo».

Tecnest

Fondata nel 1987, con sede a Tavagnacco (Udine) e a Cinisello Balsamo (MI), Tecnest è un’azienda specializzata nella fornitura di soluzioni informatiche ed organizzative per la pianificazione, il controllo e la gestione dei processi di produzione e della Supply Chain. Grazie alle competenze sui processi di produzione e alla flessibilità delle soluzioni software della suite proprietaria J-Flex, da 30 anni Tecnest è in grado di elaborare progetti e soluzioni per la gestione della produzione pensati per diverse realtà aziendali, sia nell’ambito della produzione discreta sia dell’industria di processo.

 

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Seimila prodotti diversi tracciati in fabbrica uno per uno: ecco la vera Industria 4.0

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Ordine degli Ingegneri di Roma: seminario tecnico di SDProget Industrial Software

Ordine degli Ingegneri di Roma: seminario tecnico di SDProget Industrial Software

Consapevole dell’importanza della formazione e del continuo aggiornamento dei progettisti, SDProget Industrial Software promuove il seminario tecnico gratuito Progettazione di un impianto elettrico civile ed industriale in ambiente AutoCAD in grado di rispondere ai requisiti di efficienza, affidabilità e sicurezza, in collaborazione con l’ Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma.

L’incontro si terrà il 9 maggio dalle ore 14.45 presso la Sede dell’Ordine ingegneri di Roma e sarà dedicato a valutare gli aspetti pratici e normativi legati ai cambiamenti imposti dall’avvento di Industria 4.0 alle pratiche di progettazione degli impianti. Verranno inoltre analizzati i temi della progettazione e preventivazione di un impianto fotovoltaico, con particolare focus sull’analisi tecnico-economica e sulla creazione di allegati tecnici rispondenti alle norme vigenti. Il quadro verrà completato da un approfondimento sulla progettazione in ambiente AutoCAD degli impianti elettrici, antifurto e domotici. In quest’ambito saranno prese in esame le norme IEC relative agli schemi multifilari e ai controlli automatici, oltre a quelle legate agli output grafici per il cablaggio e la manutenzione. Il seminario concorre all’erogazione di n. 4 CFP utili ai fini dell’aggiornamento delle competenze professionali ex DPR 137/2012 e successivo regolamento approvato dal Ministero della Giustizia .

La partecipazione è gratuita e riservata agli iscritti all’ Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma. Bisogna registrarsi con compilando il modulo che si trova qui.

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Circolare su iper e super ammortamento, la parola a Stefano Firpo

Circolare su iper e super ammortamento, la parola a Stefano Firpo

A pochi giorno dalla pubblicazione della circolare n. 4/E del 30 marzo 2017 (LEGGI LA NEWS), è Stefano Firpo – Direttore Generale per la Politica Industriale, la Competitività e le Piccole e Medie Imprese del Ministero dello Sviluppo Economico – a dare ulteriori chiarimenti su super e iper ammortamento.

A partire dai beneficiari – tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa indipendentemente dalla natura giuridica, dalla dimensione aziendale e dal settore in cui operano – fino ai beni per i quali è possibile ottenere gli incentivi, l’intervento – riportato dal portale Agenda Digitale – affronta, elencando punto per punto, tutte le novità riportate nel documento.

Iper ammortamento: quando chiederlo. Firpo sottolinea che i beni agevolabili – elencati nell’allegato A della legge di bilancio 2017 – sono raggruppabili in tre categorie:
– beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti;
– sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità;
– dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica «4.0»

purchè utilizzati secondo il paradigma di “Industria 4.0”.

Beni immateriali: come comportarsi. Prevista dalla legge di bilancio 2017 anche una maggiorazione del 40% relativamente a quei beni immateriali – elencati nell’allegato B – funzionali alla virata verso Industria 4.0. “In altre parole, – si legge dal commento di Firpo – i beni immateriali che rientrano nell’allegato B possono beneficiare della maggiorazione del 40 per cento a condizione che l’impresa usufruisca dell’iper ammortamento del 150 per cento, indipendentemente dal fatto che il bene immateriale sia o meno specificamente riferibile al bene materiale agevolato”.

Termini, scadenze e interconnessione. Chiarimenti anche sul fronte dei termini entro il quale effettuare gli investimenti. Il periodo utile va dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2017, ovvero al 30 giugno 2018 a condizione, però, che entro il 31 dicembre 2017 l’ordine sia stato accettato dal venditore e che l’impresa abbia versato un acconto pari al 20%, anche per i beni realizzati in economia.

La circolare chiarisce inoltre che è necessario distinguere il momento in cui si è effettuato l’investimento dal momento in cui si può effettivamente beneficiare dell’incentivo. L’interconnessione del bene è decisiva per beneficiare e fruire dell’iper ammortamento dato che, in mancanza di essa, il bene materiale non può accedere alla maggiorazione del 150%. “Nel caso in cui il bene entri comunque in funzione, – si legge nel commento di Firpo – pur senza essere interconnesso, l’impresa può temporaneamente godere della maggiorazione relativa al super ammortamento fino all’esercizio precedente a quello in cui si realizza l’interconnessione. Successivamente, può recuperare la differenza tra le due aliquote di maggiorazione anche per i periodi di ammortamento che hanno preceduto l’interconnessione”.

Perizia necessaria. Ulteriore chiarimento sugli attestati di conformità dei beni. Se il bene infatti supera il valore di 500 mila euro, è necessario per l’impresa dotarsi di una perizia tecnica giurata o di un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, entrambe corredate obbligatoriamente di un’analisi tecnica che dovrà contenere:

– la descrizione tecnica del bene;
– una descrizione delle caratteristiche di cui sono dotati i beni strumentali per soddisfare i requisiti obbligatori e quelli facoltativi;
– la verifica dei requisiti di interconnessione;
– una descrizione delle modalità in grado di dimostrare l’interconnessione della macchina/impianto al sistema di gestione della produzione e/o alla rete di fornitura;
– la rappresentazione dei flussi di materiali e informazioni che vanno a definire l’integrazione della macchina o dell’impianto nel sistema produttivo di chi li utilizza.

Cumulabilità degli incentivi. Tanto è stato detto sulla cumulabilità tra iper e super ammortamento con altri incentivi. Non a caso la circolare affronta l’argomento e specifica che la maggiorazione, in quanto misura generale, è fruibile anche in presenza di altre misure di incentivo, salvo che non sia indicato espressamente il divieto di cumulo nelle norme disciplinanti le altre misure. Inoltre, per quanto riguarda la determinazione del costo del bene agevolabile, il documento precisa che esso è assunto al lordo di eventuali contributi in conto impianti.

Leggi l’articolo completo.

Source: Meccanica e Automazione
Circolare su iper e super ammortamento, la parola a Stefano Firpo

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VIDEO: controllo Smooth C per alte performance di Mazak

VIDEO: controllo Smooth C per alte performance di Mazak

In occasione della fiera milanese, Mazak ha presentato la nuova gamma di torni QT-COMPACT equipaggiata con l’innovativo controllo Smooth C per poter sfruttare al meglio le potenzialità di queste macchine. Sono stati sottolineati anche alcuni aspetti molto importanti per quello che riguarda il settore degli stampi realizzando, ed esponendo, delle lavorazioni realizzate con macchine dotate di controllo Smooth C e sistemi di automazione particolarmente performanti. A parlarcene in questa video intervista Vittorio Pronesti.

 

Source: Meccanica e Automazione
VIDEO: controllo Smooth C per alte performance di Mazak

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VIDEO: sistemi magnetici elettropermanenti MillTEC grip di Tecnomagnete

VIDEO: sistemi magnetici elettropermanenti MillTEC grip di Tecnomagnete

In BI-MU Tecnomagnete ha esposto l’intera gamma di sistemi magnetici elettropermanenti per ancoraggio pezzi su macchina utensile. Novità in evidenza allo stand era MillTEC grip: piano magnetico per fresatura completamente in acciaio che utilizza una potente forza magnetica, sia verso il pezzo da ancorare che verso il bancale macchina, per garantire una elevata rigidità di ancoraggio e annullare le vibrazioni in fase di lavorazione grazie a un brevetto esclusivo Tecnomagnete. Ce ne parla Nico Marchiante.

 

Source: Meccanica e Automazione
VIDEO: sistemi magnetici elettropermanenti MillTEC grip di Tecnomagnete

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HEIDENHAIN ITALIANA e ANIPLA insieme per la formazione universitaria

HEIDENHAIN ITALIANA e ANIPLA insieme per la formazione universitaria

HEIDENHAIN ITALIANA ha aderito all’invito di ANIPLA – Associazione Nazionale Italiana Per L’Automazione, e il prossimo 6 aprile sarà tra i relatori dell’incontro “Gestire ed automatizzare la produzione: la figura dell’ingegnere” che si terrà presso il dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura (DPIA) dell’Università degli Studi di Udine.

Analogamente a quanto avvenuto durante l’incontro del 15 marzo a Sesto San Giovanni rivolto ai diplomati, HEIDENHAIN ITALIANA illustrerà la propria tecnologia di misura e controllo, la
propria esperienza aziendale, con una particolare attenzione all’ambito formativo, e spiegherà le prospettive che il settore dell’automazione è in grado di aprire, declinandole ovviamente
secondo le competenze e le potenzialità dei giovani laureati. L’incontro è rivolto soprattutto agli studenti dei corsi di ingegneria elettronica, ingegneria gestionale e ingegneria meccanica.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito heidenhain.it.

Source: Meccanica e Automazione
HEIDENHAIN ITALIANA e ANIPLA insieme per la formazione universitaria

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