Una flotta per il trattamento e la depurazione delle reti di aria compressa

Una flotta per il trattamento e la depurazione delle reti di aria compressa

Di recente Parker ha lanciato un nuovo servizio alla clientela tramite la propria distribuzione. Si tratta di una flotta composta da 14 furgoni circolanti in tutto il territorio nazionale per l’assistenza dedicata al trattamento e alla depurazione a 360° delle reti di aria compressa presso le aziende utilizzatrici. Questa soluzione garantirà una sicurezza e affidabilità senza precedente, in quanto il ricambio delle parti che necessitano di manutenzione, così come il personale deputato ad intervenire, sono a disposizione 24/7.

Manutenzione preventiva e programmata

Personale altamente qualificato e opportunamente istruito da Parker sarà in grado di effettuare manutenzione preventiva e programmata che possa ovviare al fermo macchina. Sarà a disposizione di ogni cliente la capacità e l’esperienza di un Distributore Parker specializzato che supporterà direttamente e in loco. I prodotti utilizzati comprenderanno unicamente la ricambistica originale più adatta alle necessità dell’utente finale. Massimizzare la produttività riducendo i fermi lavoro dovuti a manutenzione è un’esigenza critica, lo scenario ideale che Parker propone è avere ogni componente di manutenzione e piccole attrezzature di utilizzo all’interno dei furgoni dedicati. Questi van sono in realtà delle stazioni di lavoro altamente tecnologiche provviste di materiale a stock e attrezzature di lavorazione per poter intervenire. Le parole d’ordine sono ottimizzazione dei sistemi, manutenzione preventiva e purezza dell’aria. Parker ha rafforzato la collaborazione con tutti i distributori permettendo una crescita costante anche nei mercati emergenti grazie anche all’ampliamento dell’offerta di prodotti e dei punti vendita.

 

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Source: Attualita
Una flotta per il trattamento e la depurazione delle reti di aria compressa

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EPLAN Innovation Tour: nuove tecnologie maggiore efficienza

EPLAN Innovation Tour: nuove tecnologie maggiore efficienza

Proseguel’Innovation Tour organizzato da EPLAN durante il quale è possibile scoprire e approfondire le potenzialità di EPLAN Cogineer, un sistema innovativo per la generazione automatizzata di schemi elettrici e fluidici. In maniera interattiva si toccheranno i temi della progettazione elettrica, dell’integrazione tra ufficio tecnico e officina, dello scambio dati con ERP/PLM.

Ultima tappa di luglio:
4 luglio 2017: IMOLA (BO) – Hotel Molino Rosso

Agenda della giornata:
09:30 Inizio registrazioni
10:00 Si fa presto a dire CAD elettrico…
10:30 Standardizzare la progettazione elettrica. Come fare?
11:30 EPLAN Cogineer: progettare non è mai stato così semplice
13:00 Light lunch
14:00 Armadi elettrici virtuali: quali vantaggi per il progettista, il quadrista, il cliente?
14:45 Integrarsi con i sistemi PLM/PDM e ERP
15:15 Condividere progetti e documentazione: App e Cloud
15:45 Fine lavori

Le altre date del Tour:
20 settembre 2017 Monsummano Terme (PT)
27 settembre 2017 Vicenza
24 ottobre Caserta
26 ottobre Bari
14 novembre Saronno (VA)

Per iscrizioni clicca qui.
L’evento è gratuito e consigliato ai progettisti di automazione, ai responsabili tecnici e ai responsabili della produzione.

Source: Meccanica e Automazione
EPLAN Innovation Tour: nuove tecnologie maggiore efficienza

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Soluzioni per saldature industriali a sovrapposizione, tubolari o a nastro

Soluzioni per saldature industriali a sovrapposizione, tubolari o a nastro

La saldatrice Leister SEAMTEK 900 per tessuti tecnici e industriali pemette di ottenere saldature perfette, rapide e durature. Grazie all’ingegnosa progettazione a braccio multiplo, SEAMTEK 900 permette di impostare la configurazione ideale in tempi da record e di realizzare una saldatura di alta qualità in ogni situazione.

SEAMTEK 900 è ideale per saldature a sovrapposizione, tubolari o a nastro, orli aperti o chiusi, da 8 fino a 64mm di larghezza. Offre inoltre la possibilità di operare in modalità test, individuando rapidamente i parametri ideali, memorizzandoli per utilizzi successivi e raggiungendo così condizioni ottimali di lavoro per ogni applicazione con grande efficienza.

Le applicazioni di SEAMTEK 900 sono molteplici, dalla realizzazione di canoe gonfiabili alla saldatura di elementi di protezione contro piene e alluvioni, dalla cartellonistica pubblicitaria alla saldatura termica di cuciture per abbigliamento tecnico e accessori da esterni.

Source: Meccanica e Automazione
Soluzioni per saldature industriali a sovrapposizione, tubolari o a nastro

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Lighthouse Plant, la Fabbrica Intelligente promuove i nuovi “fari” dell’industria manifatturiera

Lighthouse Plant, la Fabbrica Intelligente promuove i nuovi “fari” dell’industria manifatturiera

In questi mesi il Cluster Fabbrica Intelligente ha lavorato per rendere operativi gli impianti Lighthouse coinvolgendo aziende, fornitori di tecnologie e organismi di ricerca e facendoli dialogare con i Ministeri. Se ne è discusso a Bergamo, in occasione della IV assemblea nazionale del Cluster Fabbrica Intelligente (CFI), l’associazione che raggruppa 450 soggetti fra università, enti di ricerca e aziende, enti regionali e promuove i Lighthouse Plant, impianti produttivi da progettare e realizzare da zero o rivisitando impianti esistenti che saranno dotati di tutte le tecnologie che comprendono la smart manufacturing e che dialogano tra loro attraverso una connessione orizzontale e verticale grazie all’uso delle ultime tecnologie come i robot collaborativi, i sistemi di gestione basati sul cloud e gli impianti di sensoristica.

“I Lighthouse Plant – spiega Tullio Tolio, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico del Cluster Fabbrica Intelligente – sono veri e propri impianti di produzione in continua evoluzione. Dopo la loro installazione, che in una prima fase potrebbe essere supportata anche dal Piano Industria 4.0, è previsto un progetto di ricerca industriale e innovazione che coinvolgerà fornitori di tecnologie, system integrator, enti di ricerca e università e punterà alla realizzazione di innovazioni da testare proprio nell’impianto lighthouse”.

Un Club per aziende. Le imprese che ospiteranno i Lighthouse Plant, creeranno un Club che svolgerà attività di promozione e diffusione degli impianti presso delegazioni nazionali e internazionali, promuovendoli come best practice nazionali o casi studio per enti di ricerca e ricercatori.
“Con il Club Lighthouse Plant – ha aggiunto Gianluigi Viscardi, presidente del Cluster Fabbrica Intelligente – il Cluster vuole fornire supporto strategico e operativo a tutte le imprese interessate a puntare sulla ricerca e l’innovazione nel campo manifatturiero. Le aziende che sceglieranno di aderire al Club diventeranno anche soci sostenitori del Cluster Fabbrica Intelligente e potranno partecipare a tutte le attività di networking della nostra associazione”.

Incontri sulle tecnologie abilitanti. Durante il convegno, si sono tenute anche 4 sessioni di lavoro parallele con interventi sulle tecnologie abilitanti dell’Industry 4.0 indirizzate allo sviluppo di impianti (lighthouse o anche altri impianti) e sono stati presentati i progetti e le esperienze di gruppi industriali ed enti di ricerca tra cui MCM, Marposs, ABB, Comau, BLM, CNR e università come Politecnico di Milano e Università di Bergamo. I temi affrontati hanno riguardato: la manutenzione predittiva e i sistemi cyber fisici, l’uomo e il sistema produttivo, tecnologie per la collaborazione, l’addestramento e la sicurezza, le piattaforme di integrazione per la fabbrica e la supply chain, l’automazione e le lavorazioni avanzate.

Sono intervenuti Remo Morzenti Pellegrini (rettore Università di Bergamo), Giorgio Gori (Sindaco di Bergamo), Gianluigi Viscardi (presidente del CFI), Oscar Pasquali (responsabile Segreteria Tecnica del MIUR), Francesco Cuccia (capo Segreteria Tecnica del MISE), Andrea Bianchi (direttore Aree Politiche Industriali di Confindustria) e Tullio Tolio (presidente Comitato Tecnico Scientifico del CFI).


Cluster Fabbrica Intelligente in breve. Il  CFI è un’associazione in costante espansione che accoglie, oggi, quasi 450 fra grandi, piccole e medie aziende, università, enti di ricerca e Regioni italiane. È l’unico soggetto che riunisce tutte le anime del manifatturiero avanzato in Italia, dialogando con le istituzioni. L’obiettivo del CFI è creare una nuova cultura industriale perseguendo una strategia basata sulla ricerca e sull’innovazione in grado di consolidare e incrementare i vantaggi competitivi dell’Italia e, al contempo, di indirizzare la trasformazione del settore manifatturiero verso nuovi sistemi di prodotto, processi/tecnologie, sistemi produttivi, coerentemente con le agende strategiche dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione.

Per informazioni sulle attività del Cluster è possibile visitare il sito www.fabbricaintelligente.it.

Source: Meccanica e Automazione
Lighthouse Plant, la Fabbrica Intelligente promuove i nuovi “fari” dell’industria manifatturiera

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Speciale Industria 4.0: Dov’è la rivoluzione?

Speciale Industria 4.0: Dov’è la rivoluzione?

Industria 4.0 prende questo nome dall’idea che corrisponda alla quarta rivoluzione industriale. La prima ha avuto luogo con l’introduzione di macchine azionate da energia meccanica derivata dallo sfruttamento dell’energia del vapore, la seconda è fissata in corrispondenza della produzione di massa e dell’introduzione della catena di montaggio grazie all’introduzione dell’elettricità e dei prodotti chimici, la terza ha visto l’introduzione dell’elettronica e dell’information technology per automatizzare la produzione grazie a robot industriali ed ai computer. Quella attuale (i posteri ci diranno se abbiamo avuto ragione) prevede l’uso di macchine intelligenti, capaci di prendere decisioni, collegate in internet per la realizzazione di connessioni tra sistemi fisici e digitali. L’obiettivo è quello di rendere le macchine capaci di eseguire analisi complesse attraverso i dati raccolti e quelli disponibili permettendo adattamenti real time del loro comportamento in funzione delle mutate situazioni. Consideriamo che tutte queste rivoluzioni hanno avuto luogo dalla fine del 18° secolo ad oggi.

Le tecnologie abilitanti
Il raggiungimento di questi obiettivi passa attraverso l’implementazione delle cosiddette “tecnologie abilitanti”, cioè quelle tecnologie che si ritiene permettano di realizzare davvero l’intelligenza e l’adattabilità delle macchine. Queste 9 tecnologie rappresentano anche gli ambiti nei quali è possibile per le aziende fare investimenti per vedersi applicate le previste agevolazioni in termini di iperammortamento e superammortamento ed in particolare sono:
1. Advanced manufacturing solutions: Robot collaborativi interconnessi e rapidamente programmabili
2. Additive manufacturing: Stampanti in 3D connesse a software di sviluppo digitali
3. Augmented Reality: Realtà aumentata a supporto dei processi produttivi
4. Simulation: Simulazione tra macchine interconnesse per ottimizzare i processi
5. Horizontal/Vertical Integration: Integrazione informazioni lungo la catena del valore dal fornitore al consumatore
6. Industrial internet: Comunicazione multidirezionale tra processi produttivi e prodotti
7. Cloud: Gestione di elevate quantità di dati su sistemi aperti
8. Cyber-security: Sicurezza durante le operazioni in rete e su sistemi aperti
9. Big Data and Analytics: Analisi di un’ampia base dati per ottimizzare prodotti e processi produttivi

Grazie all’uso di queste tecnologie ci si attendono una serie di benefici e di ricadute sicuramente interessanti per le aziende che vanno da una maggiore flessibilità di produzione con possibilità potenziale di rendere convenienti anche le produzioni di piccoli lotti (cosa particolarmente interessante per gli stampisti) associata ad una maggiore velocità nel passare dal prototipo alla produzione (grazie alle nuove tecnologie, alla realtà aumentata, alla simulazione). Maggiore intelligenza nelle macchine e maggiore integrazione, implica anche un incremento della produttività grazie alla riduzione degli errori di lavorazione, alla riduzione dei tempi di set-up ed in generale ai tempi morti di fermo macchina: produrre di più nello stesso tempo avendo la possibilità di contare su una maggiore disponibilità degli impianti. Produrre meglio monitorando la produzione e con integrazioni orizzontali e verticali delle informazioni permette una migliore qualità ed una riduzione degli scarti: fare bene fin da subito e rendersi subito conto di quando c’è qualcosa che non funziona nel giusto modo ponendo in essere nel minor tempo possibile le opportune azioni correttive. Se a tutto ciò aggiungiamo le opportunità date dal cloud, dall’industrial internet e dall’IoT (internet of things) si può contare anche su una maggiore competitività nel rilascio del prodotto o del servizio.

Tutti ambiti di miglioramento, questi, di sicuro interesse anche delle aziende produttrici di stampi per le quali è normale lavorare con lotti da un solo pezzo, con elevata produttività per sfruttare al meglio le apparecchiature disponibili, sviluppando stampi di elevata qualità e con la maggiore flessibilità e velocità di risposta possibile imparando dagli sbagli e dagli errori fatti, avendo a disposizione macchine capaci di intervenire sul processo produttivo in autonomia per garantire la qualità del prodotto e con un performante sistema di manutenzione preventivo a favore della disponibilità delle macchine.

Lo stato dell’arte in Italia
Onestamente l’Italia non è stata la prima a pensare a questo tipo di programma: ci hanno preceduto con qualcosa di molto simile gli Stati Uniti, la Francia e la Germania nonché altri Paesi con qualcosa di abbastanza analogo. Occorre dire che negli USA ed in Germania sono previsti contributi pubblici a supporto di progetti di ricerca aziendali o in centri di ricerca applicata. In Francia, dove peraltro l’impegno economico del governo è decisamente più elevato, sono previsti incentivi fiscali, prestiti agevolati, credito d’imposta per la ricerca, finanziamento di progetti. Da noi sono previste, a fronte di investimenti innovativi fatti dalle aziende nelle 9 tecnologie abilitanti, agevolazioni di superammortamento e iperammortamento e credito d’imposta alla ricerca. Sono infine previsti interventi a favore di start-up con un insieme di benefici e di iniziative che dovrebbero portare velocemente queste nuove imprese a crescere con dei programmi di “accelerazione di impresa” e finanziando con fondi di investimento l’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico.

I competence center nazionali dovrebbero contribuire formando 200.000 studenti universitari e 3.000 manager specializzati sui temi dell’Industria 4.0 raddoppiando gli iscritti agli Istituti Tecnici Superiori sempre sul tema I4.0 e con circa 1.400 nuovi Dottorati di Ricerca con focus su I4.0.

Le direttrici chiave previste nel Piano Nazionale I4.0 si focalizzano su investimenti innovativi incentivando gli investimenti di privati su tecnologie e beni I4.0 e favorendo l’incremento della spesa privata per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione. Parallelamente il Piano prevede lo sviluppo di nuove competenze che passano dalla diffusione della cultura I4.0 (cosa si intende con I4.0) tramite la Scuola Digitale e l’Alternanza Scuola-Lavoro e tramite percorsi Universitari e presso Istituti Tecnici dedicati come detto poco sopra. Insieme a questi è previsto di realizzare Cluster e di potenziare i Dottorati di Ricerca nonché di sviluppare dei Digital Innovation Hub.

In termini di infrastrutture il Piano prevede di fornire adeguate infrastrutture di rete a banda larga (100% delle aziende coperte a 30Mbps, 50% coperte a 100Mbps entro il 2020) e di collaborare nella definizione di standard per l’IoT. Strumenti di supporto sono garantire investimenti privati e supportare i grandi investimenti innovativi nonché presidiare in modo più forte ed innovativo i mercati internazionali.

Come anticipato anche nell’editoriale introduttivo del numero di aprile di Stampi, l’atteggiamento del Ministero è però di assoluta neutralità tecnologica: un po’ come dire “fatelo dove volete, nell’ambito che preferite, ma fatelo”. Lo scopo è di intervenire con azioni non settoriali, come invece è avvenuto nel passato, operando principalmente sui fattori abilitanti, ovvero con la presunzione che i risultati verranno per la semplice implementazione di queste nuove tecnologie. L’idea è quella di non obbligare il mondo del lavoro a muoversi secondo una direzione predeterminata “premiando” alcuni ambiti, ma di lasciarlo libero purché si muova usando le tecnologie previste da I4.0. Questo può essere un vantaggio ma anche un limite legato alla mancanza di ispirazione data alle imprese ed ai centri di ricerca. Insomma, come detto anche nel documento di presentazione del Piano, si vogliono coordinare i principali stakeholder senza ricoprire un ruolo dirigista, anche se non vedo semplicissimo declinare questa affermazione in azioni concrete.

In particolare i sopracitati Digital Innovation Hub devono proprio funzionare da ponte tra imprese, ricerca e finanza sensibilizzando le imprese sulle opportunità e sui vantaggi che possono derivare dalla implementazione delle tecnologie abilitanti previste dal Piano I4.0, funzionando da supporto nelle attività di investimento e fornendo un servizio di mentoring alle imprese, indirizzando le imprese stesse verso i Competence Center. Un mondo insomma fatto da Centri di ricerca, Incubatori, Start-up, Governo, Associazioni di categoria, Investitori, Cluster, Università, Industrie: una grande rete in cui esistono anche i giù citati Competence Center (pochi e selezionati dal Ministero) con forte coinvolgimento di alcuni poli universitari ritenuti di eccellenza insieme a grandi player privati.

Come già detto lo scopo di questi centri è di fare formazione sull’I4.0 con realizzazione di demo live su queste nuove tecnologie (che forse tanto nuove non sono) con accesso alle best practice (cosa più interessante: come si usano queste nuove tecnologie, come si risolvono i problemi di implementazione, come si affronta il progetto, come si può fare sperimentazione.

In supporto a queste attività sono previsti anche dei roadshows sul territorio con lo scopo di sensibilizzare le aziende non solo grazie agli aspetti fiscali, ma anche, e soprattutto, sui temi dell’innovazione digitale e dell’I4.0 tramite documenti, video, testimonianze. Elementi caratteristici del modello italiano dell’I4.0 dovrebbero quindi essere legati al fatto della preponderanza delle PMI nel nostro sistema industriale, del ruolo chiave di riconosciuti poli universitari e centri di ricerca, della forte connotazione culturale che i nostri prodotti finiti possono avere con un forte richiamo quindi al Made in Italy.

I beni in iperammortamento
Ma quali sono i beni in iperammortamento che è previsto dal piano siano funzionali alla trasformazione delle imprese secondo quanto previsto dal modello I4.0? Di fatto sono quei beni con funzionamento controllato da sistemi computerizzati e/o gestito tramite sensori e azionamenti, ad esempio:
– macchine utensili per asportazione,
– macchine utensili operanti con laser e altri processi a flusso di energia: plasma, waterjet, fascio di elettroni, elettroerosione, processi elettrochimici,
– macchine utensili e impianti per la realizzazione di prodotti mediante trasformazione di materiali e materie prime,
– macchine utensili per la deformazione plastica di metalli e altri materiali,
– macchine utensili per assemblaggio, giunzione e saldatura,
– macchine per confezionamento e imballaggio,
– macchine utensili di de-produzione e riconfezionamento per recuperare materiali e funzioni da scarti industriali e prodotti di ritorno a fine vita (ad esempio macchine per il disassemblaggio, la separazione, la frantumazione, il recupero chimico)
– robot, robot collaborativi e sistemi multi-robot,
– macchine utensili e sistemi per il conferimento o la modifica delle caratteristiche superficiali dei prodotti o la funzionalizzazione delle superfici,
– macchine per la manifattura additiva utilizzate in ambito industriale,
– macchine, anche motrici e operatrici, strumenti e dispositivi per il carico e lo scarico, la movimentazione, la pesatura e la cernita automatica dei pezzi, dispositivi di sollevamento e manipolazione automatizzati, AGV e sistemi di convogliamento e movimentazione flessibili, e/o dotati di riconoscimento dei pezzi (ad esempio RFID, visori e sistemi di visione e meccatronici),
– magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi gestionali di fabbrica.

Questo purché (ed ecco la novità) siano dotate di alcune caratteristiche peculiari che le caratterizzino secondo il Piano I4.0, ed in particolare: devono essere controllate tramite un sistema CNC e/o PLC, devono essere interconnesse ai sistemi informativi della fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni di lavoro e/o part program, devono essere integrate con altre attrezzature/macchine del processo produttivo e con il sistema logistico delle fabbrica e/o della rete di fornitura, devono disporre di interfaccia uomo-macchina semplice ed intuitivo secondo quanto previsto dai più attuali requisiti di sicurezza e salute (definiti Dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica 4.0).

Inoltre tutte le macchine devono essere dotate di almeno due tra le caratteristiche previste dal Piano per renderle assimilabili o integrabili a sistemi cyberfisici, ad esempio: sistemi di telemanutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto, monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e dei parametri di processo mediante opportuni set di sensori e adattività alle derive di processo, caratteristiche di integrazione tra macchina fisica e/o impianto con la modellizzazione e/o la simulazione del proprio comportamento nello svolgimento del processo (sistema cyberfisico) e così via (elenco completo nella Legge di Bilancio).

A fianco dei beni/macchine di produzione sopra riportati sono previsti anche sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità quali: sistemi di misura a coordinate e no (a contatto, non a contatto, multi-sensore o basati su tomografia computerizzata tridimensionale) e relativa strumentazione per la verifica dei requisiti micro e macro geometrici di prodotto per qualunque livello di scala dimensionale (dalla larga scala alla scala micro-metrica o nano-metrica) al fine di assicurare e tracciare la qualità del prodotto e che consentono di qualificare i processi di produzione in maniera documentabile e connessa al sistema informativo di fabbrica, sistemi di monitoraggio in process per assicurare e tracciare la qualità del prodotto o del processo produttivo e che consentono di qualificare i processi di produzione in maniera documentabile e connessa al sistema informativo di fabbrica, sistemi intelligenti e connessi di marcatura e tracciabilità dei lotti produttivi e/o dei singoli prodotti (ad esempio RFID – Radio Frequency Identification) e così via.

Non possono infine mancare software, sistemi e system integration, piattaforme ed applicazioni (anche questi elencati nella Legge di Bilancio 2017) come ad esempio: software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la progettazione e la riprogettazione dei sistemi produttivi che tengano conto dei flussi dei materiali e delle informazioni, software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la progettazione, definizione/qualificazione delle prestazioni e produzione di manufatti in materiali non convenzionali o ad alte prestazioni, in grado di permettere la progettazione, la modellazione 3D, la simulazione, la sperimentazione, la prototipazione e la verifica simultanea del processo produttivo, del prodotto e delle sue caratteristiche (funzionali e di impatto ambientale) e/o l’archiviazione digitale e integrata nel sistema informativo aziendale delle informazioni relative al ciclo di vita del prodotto (sistemi EDM, PDM, PLM, Big Data Analytics), software, sistemi, piattaforme e applicazioni per il monitoraggio e controllo delle condizioni di lavoro delle macchine e dei sistemi di produzione interfacciati con i sistemi informativi di fabbrica e/o con soluzioni cloud, e così via.

Concludendo non si può negare che spazi per le aziende che vogliono investire in innovazione/ammodernamento ce ne siano seppur con i limiti evidenziati relativi alle più specifiche attività di ricerca e sviluppo e quelli legati alla mancanza di una politica industriale a livello di Paese essendo finanziati più i mezzi che non i fini. Infatti se è vero che gli interventi che rientrano tra quelli sopra elencati sono finanziabili tramite le forme particolari di ammortamento, non è detto che questi portino necessariamente e automaticamente ai risultati attesi così come espressi nel Piano, anche se è interesse principale di ogni azienda di investire con oculatezza e con obiettivi ben precisi.

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Source: Stampi
Speciale Industria 4.0: Dov’è la rivoluzione?

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Faccia a faccia con Adelangela Menegon: aggiungere valore all’acciaio

Faccia a faccia con Adelangela Menegon: aggiungere valore all’acciaio

Adelangela Menegon, presidente di Bre-Men Acciai SpA.

Come si sviluppa la vostra filosofia operativa? Qual è la missione che vi siete posti?
Quella di Bre-Men Acciai è una storia che inizia più di 30 anni fa e che ogni giorno si reinventa generando valore e imprenditorialità. È la storia di un’azienda che ha costruito i propri successi su quelli di clienti, partner e collaboratori, nella convinzione di poter aggiungere valore all’acciaio, la materia concreta del nostro operare quotidiano. Idee, investimenti e prodotti si combinano tra di loro al fine di soddisfare la mission che da sempre ci siamo dati: fornire soluzioni alle esigenze di utilizzo dell’acciaio amplificandone, tramite servizi aggiunti, il valore intrinseco.

Quali sono i punti di forza che maggiormente contraddistinguono la vostra realtà?
Sia gli stampisti sia le officine meccaniche, all’interno del nostro catalogo o attraverso l’esperienza dei nostri collaboratori, possono trovare in breve tempo l’acciaio più adatto alle loro esigenze. Grazie alla nostra esperienza siamo infatti in grado di fornire barre di acciaio dotate di certificazioni di qualità, etichettate singolarmente per agevolare fortemente i processi produttivi, caratterizzate da una notevole precisione del taglio, volta a limitare al massimo le quantità di sovrametallo, e consegnate in due o tre giorni lavorativi per materiale in stock.

Vista interna dello stabilimento.

Con quale approccio strategico affrontate il mercato di oggi e le sue sfide?
È sul fronte del servizio che Bre-Men punta la sua sfida competitiva: non ci riconosciamo in un semplice fornitore di materie prime, ma piuttosto in un partner nella fornitura di processi lavorativi specifici e personalizzati, ideati per rispondere al meglio alle necessità della clientela. Su questo principio si basa sempre più la forza della nostra azienda, capace di rispettare gli standard qualitativi e offrire disponibilità quantitativa nei tempi di consegna concordati, nell’ottica del just in time sempre più richiesto dal mercato.

Quali esigenze/richieste evidenziano oggi di più il mercato e i vostri clienti? E come rispondete loro?
La nostra azienda è oramai presente da più di 30 anni nel mercato italiano e dei Paesi limitrofi come fornitore di acciai speciali per stampi. La gamma di materiali proposti è principalmente destinata alla costruzione di stampi per materie plastiche, pressofusione e iniezione, per l’industria meccanica in generale, per quella chimica, petrolchimica e offshore: tutti settori in cui l’affidabilità di una macchina e dei componenti di un impianto sono essenziali per la sicurezza e la continuità dei servizi. Abbiamo quindi scelto di lavorare con le migliori acciaierie internazionali e in ogni momento possiamo fornire, oltre alla certificazione del prodotto, anche una pronta, continua e specifica assistenza tecnica, supportata da visite mirate da parte del nostro personale interno e da consulenze altamente qualificate da parte di tecnici siderurgici delle principali acciaierie, con lo scopo di offrire un servizio a 360°, ottimizzando così il lavoro del cliente.

Macchina segatrice.

In che misura i materiali che offrite contribuiscono dunque a incrementare la produttività di chi li utilizza?
Lo stampaggio a iniezione è uno dei sistemi più comuni per produrre particolari in plastica, grazie alla vasta gamma di prodotti che possono essere generati. Questi processi di solito richiedono materiali da stampi con proprietà termiche, meccaniche e tribologiche molto elevate. Scegliere il giusto materiale per lo stampo è quindi un passaggio cruciale per diminuire i costi di produzione e per creare le giuste geometrie dei componenti. Ricerca e innovazione hanno portato il team di Rovalma, acciaieria spagnola il cui prodotto distribuiamo in esclusiva sul mercato italiano, a sviluppare materiali ad alte prestazioni e con eccezionali proprietà fisiche e meccaniche, creando acciai per stampo a iniezione plastica di prima classe. Gli acciai Htcs si sono guadagnati l’interesse mondiale di stampisti e produttori di componenti plastici grazie ai grandi benefici che sono in grado di offrire, in particolare: tempi dei cicli di lavoro abbreviati, realizzazione di geometrie larghe e complesse per i componenti, integrazione di tecnologie altamente performanti per il riscaldamento e il raffreddamento dello stampo, eliminazione di segni e deformazioni, efficiente produttività dei componenti realizzati con fibre di vetro abrasive. I diversi tipi di acciai Fecroni offrono un’alta lavorabilità, resistenza alla corrosione e un alto livello di conducibilità termica. Questa combinazione di proprietà termo-meccaniche, insieme a un’ottima lucidabilità, fanno dei Fecroni un’eccellente opzione per stampi, inserti e per il settore delle iniezioni plastiche a caldo. Gli acciai HWS sono impiegati in applicazioni di lavoro a freddo con esigenze elevate, quali taglio, imbutitura e piegatura stampi.

Macchina segatrice.

Flessibilità e qualità: che significato hanno questi fattori per la vostra azienda e come li interpretate?
Essere flessibili significa darsi la libertà di scegliere, essere aperti a diverse soluzioni e cercare sempre alternative ai comportamenti e alle soluzioni abituali, mentre l’approccio alla qualità è una forma mentale che dà concretezza quotidiana a un concetto che altrimenti rimane astratto. La certificazione ISO 9001, raggiunta fin dal 1997, le numerose certificazioni di prodotto e la più recente introduzione di un sistema di gestione per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori, conforme alla BS OHSAS 18001, confermano una gestione dell’azienda, dei prodotti e dei servizi che non lascia alcunché al caso. La tracciabilità di ogni processo, dal commerciale al tecnico, rende ogni gesto professionale e una garanzia di efficacia verso il cliente.

Pezzo in lavorazione.

Quanto è importante nelle vostre dinamiche aziendali poter contare su personale competente e motivato?
Per produrre valore in un contesto materico quale l’acciaio servono continuamente programmi di miglioramento fatti di idee innovative e di innovativi modi di fare le cose di sempre. Ecco quindi che il valore della squadra diviene fondamentale. Bre-Men assegna importanza strategica al valore delle persone proprie e dei suoi collaboratori, ben conscia che prodotti e processi trovano in questo garanzia ed efficacia. A tal fine tutta la struttura è attenta e allenata a un processo di continua indispensabile formazione che coinvolge il personale interno, le acciaierie partner e i clienti.

Area esterna di stoccaggio materiali.

Per finire, come avete conquistato la fiducia dei vostri clienti e come fate sentire loro la vostra vicinanza?
Trattiamo l’acciaio per quello che è: il materiale base che permette di costruire macchinari, di sviluppare stampi, di edificare strutture, di creare gioielli, di produrre apparecchiature di precisione e utensili versatili. È un materiale che rispettiamo perché ci permette di esprimere professionalità, serietà e puntualità. È il nostro mondo, che sappiamo governare con competenza tecnica da più di 30 anni e che ci vede sempre al fianco dei nostri clienti per fornire certezze.

La sede di Bre-Men Acciai.

Una solida presenza nel mercato
Bre-Men Acciai nasce l’11 marzo 1985 da un’idea di Adelangela Menegon, operativa nel mercato del commercio degli acciai, e di Mario Bresolin, tecnico-commerciale. L’attività, fin dai suoi inizi, grazie alle conoscenze commerciali e tecniche dei soci fondatori si è ricavata una solida presenza nel mercato. Servizio, qualità e velocità sono state le caratteristiche fondanti dell’azienda e rappresentano valori che ancora oggi rimangono immutati. La quota principale del fatturato di Bre-Men Acciai trova realizzazione nel settore automobilistico, in particolare nel comparto industriale che concorre alla produzione di stampi per materie plastiche, pressofusione e iniezione, passando per la produzione di oggetti in metallo, ai componenti per le macchine tessili, agricole e da cantiere. La restante parte di fatturato viene realizzata nei settori medicale, del bianco, dell’oreficeria, del food e dell’occhialeria. Lo sviluppo dell’azienda è quindi strettamente legato all’andamento del settore meccanico, che rappresenta la principale destinazione dei prodotti trattati.

Acciai, da costruzione e per stampi, e lavorazioni meccaniche
La vision di Bre-Men Acciai è “soddisfare le esigenze di acciai da costruzione e speciali per stampi a caldo e a freddo, in barre e/o tagliati a misura con moderne segatrici automatiche a nastro”. L’attività dell’azienda si svolge su una superficie operativa di 4.000 m2, attrezzata con 6 carroponti fino a 20 t, 22 segatrici a taglio verticale e a taglio orizzontale e 3 fresatrici. Dall’inizio del 2006 Bre-Men Acciai conta su un sistema informativo custom con attivazione di codici a barre per l’identificazione di ogni singolo pezzo a magazzino, con i relativi certificati di analisi, per gestire le richieste dei clienti in modo immediato e sicuro. «Negli ultimi anni, inoltre – spiega Adelangela Menegon -, abbiamo scelto di offrire ai nostri clienti un ulteriore servizio, vale a dire lavorazioni meccaniche quali sgrossatura, squadratura e rettifica, e lavorazioni particolari a disegno, fornendo così al cliente nel più breve tempo possibile il prodotto pronto per la finitura». Tra i servizi principali di cui Bre-Men Acciai si occupa spicca certamente il servizio di fresatura per il settore stampi, plastica, pressofusione e trancio, dove l’azienda lavora con piastre spianate e squadrate con tolleranze a richiesta. Oltre a questa lavorazione primaria, ne sono disponibili anche altre, come golfaratura, cave particolari, tasche e forature. Per quanto riguarda i materiali, l’offerta dell’azienda è stata ampliata grazie all’accordo che l’ha portata a distribuire in esclusiva per il mercato italiano i prodotti della spagnola Rovalma. «Sin dalla sua fondazione nel 1977 – prosegue Adelangela Menegon – Rovalma si è sempre prestata a trovare soluzioni e materiali innovativi per stampi e utensili destinati a diversi settori industriali, e specificatamente nelle applicazioni per lavorazioni a freddo e a caldo. Per stampi e inserti per stampaggio a iniezione plastica sono state infatti sviluppate importanti e innovative famiglie di acciai: Htcs, dall’eccezionale alta conducibilità termica, che tipicamente si aggira intorno al doppio dei valori degli acciai convenzionali per stampaggio a iniezione plastica, come per esempio 1.2311 e 1.2344; Fecroni, acciai avanzatissimi con una superiore resistenza all’ossidazione e alla corrosione, unita a una maggiore conducibilità termica comparata agli acciai da stampo convenzionali; HWS, acciaio metallurgico a polvere che combina un’elevatissima resistenza all’usura, una notevole durezza e un’eccezionale alta tenacità».

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Source: Stampi
Faccia a faccia con Adelangela Menegon: aggiungere valore all’acciaio

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DMG MORI: Più lavorazioni, più efficienza, più competitività

DMG MORI: Più lavorazioni, più efficienza, più competitività

DMC 80 U duoBlock®

Costante investimento tecnologico e rinnovo delle attrezzature e dei processi produttivi perseguendo una ricerca di soluzioni e sistemi di lavorazione innovativi. Questa, da sempre, la filosofia perseguita da Generalmec, azienda fondata nel 1989 specializzata nella produzione di stampi a iniezione per materie plastiche di piccole e grandi dimensioni, che pesano fino alle 200 tonnellate, realizzati sia in acciaio che in alluminio.

«Realizziamo anche stampi con caratteristiche particolari – rileva il titolare Federico Lissandrin – come per esempio stampi 2K, stampi con ausilio roctool, stampi con svuotamento gas e stampi con insert moulding e sandwich». Numerosi e molteplici sono anche i settori applicativi a quali l’azienda si rivolge. Tra questi l’automotive diventato, negli ultimi anni, il riferimento per il quale vengono realizzati stampi per ogni tipo di particolare plastico sia esterno che interno alle autovetture, siano essi prototipi o stampi di serie.

Stampo su fresatrice DMG MORI DMC 80 U dove sono state eseguite lavorazioni complesse dovute alle varie inclinazioni del pezzo.

«Per il settore del motociclo – aggiunge Lissandrin – caratterizzato da stampi realizzati prevalentemente in alluminio, vantiamo ormai un’esperienza trentennale. Come anche quello legato al comparto della subacquea peraltro, questo, ambito che caratterizza la nostra storia e per il quale da anni realizziamo stampi per le maggiori marche mondiali di attrezzature. Mi riferisco a stampi dedicati alla produzione di pinne, maschere, boccagli, stampi al silicone per facciali, stampi sandwich temprati per alte produzioni. A questi si aggiungono i non meno importanti settori dell’elettrodomestico, quello degli articoli casalinghi, del settore edile e quello legato al mondo del design».

Attività che vede impegnato nella sede di Brugine(PD), tra ufficio tecnico e produzione, uno staff complessivo composto da una ventina di addetti, oltre a un diversificato parco macchine tra cui spiccano anche due fresatrici universali per la lavorazione su 5 lati a 5 assi DMG MORI: una DMU 160 P e una DMC 80 U.

DMU 160 P duoBlock®

Più lavorazioni su un’unica fresatrice
«La scelta di acquistare il centro di lavoro DMU 160 P – spiega Lissandrin – ci ha permesso di entrare e rapportarci con ampio anticipo con i concetti legati all’Industria definita 4.0. Conoscendo il grado di affidabilità che può dare DMG MORI per le sue forniture, abbiamo deciso di rinnovare la nostra fiducia al dott. Mori anche dopo la fusione avvenuta. Abbiamo così deciso di integrarla nel nostro reparto nel 2014 individuando, in questo modello, quello meglio rispondente alle nostre esigenze di elevata tecnologia. Sentivamo infatti il bisogno di rapportarci con queste nuove strategie di lavorazioni, capaci di accentrare, in un unico centro di lavoro, più lavorazioni possibili».

Requisiti richiesti da un mercato sempre più esigente e in continua evoluzione, soprattutto in ambito automotive. Stiamo parlando di una macchina universale, caratterizzata dalla nota struttura duoBlock® a elevata stabilità, che garantisce un incremento del 30% di precisione, prestazioni ed efficienza nell’asportazione truciolo, assicurando al contempo un’alta dinamica. Nella versione scelta da Generalmec, la stessa rende disponibile corse X, Y e Z rispettivamente di 1.600, 1.250 e 1.100 mm (passati a 1.600 x 1.600 x 1.100 mm nel nuovo modello rilasciato da DMG MORI nel corso del 2016), con dimensione tavola di 1.500 x 1.250 mm (pari oggi a 1.600 x 1.250 mm), per un peso carico fino a 4.000 kg (oggi possibile fino a 4.500 kg).

Stampo in lavorazione su DMU160P.

Più qualità anche per stampi di piccole dimensioni
«Dopo l’acquisto della DMU 160 P – continua lo stesso Lissandrin – dopo aver toccato con mano le reali potenzialità che questa tipologia di macchina può dare, oltre che saggiato il valore aggiunto che è riuscita ad apportare in una realtà come la nostra, abbiamo deciso di integrarne una nuova. In questo caso ci siamo orientati verso una DMG MORI DMC 80 U, col preciso scopo di per poter applicare e sfruttare proficuamente la stessa tecnologia nella realizzazione anche di stampi di minori dimensioni».

Anch’essa dotata della struttura duoBlock® e dei benefici già descritti, la fresatrice universale per la lavorazione su 5 lati a 5 assi DMC 80 U si pone infatti ideale per lavorazioni su pezzi geometricamente più contenuti, pur vantando gli stessi punti di forza e le stesse funzionalità delle sorelle maggiori della gamma.

Installata in Generalmec da qualche mese (quindi nell’esecuzione DMG MORI più aggiornata), la macchina rende disponibile un campo di lavoro con assi X, Y e Z rispettivamente di 800 x 1.050 x 850 mm, con dimensione tavola di 800 x 630 mm, per un peso carico fino a 1.400 kg. «Specifiche – aggiunge Lissandrin – che ci permettono di prevedere lavorazioni su pezzi da 900 x 900 mm, fino ad altezze di 1.450 mm».

Particolare in lavorazione su DMC80U.

Sempre più verso l’Industria 4.0
Con la scelta di acquisire le citate macchine dal gruppo DMG MORI, Generalmec ha voluto aprire le porte della propria azienda alla cosiddetta Industria 4.0.

«Con esse – aggiunge Lissandrin – crediamo di aver trovato i mezzi per inseguire i nostri obiettivi. Mezzi che dovranno soddisfare in pieno le nostre esigenze produttive. Siamo convinti che i nostri obiettivi ci porteranno a lavorare con maggiore qualità, riducendo in modo consistente tempi e costi». Ovvero le due leve differenzianti in un mercato sempre più globale dove le sfide si fanno sempre più complesse.

Stampo realizzato da Generalmec di dimensioni 2.300 x 1.300 x 1.600 mm per particolare automotive montante B.

«La nostra prima esperienza con il fornitore – conclude Lissandrin – risale al 1996 con centri di lavoro Mori Seiki. All’epoca acquistammo la nostra prima macchina alla quale, anno dopo anno, ne seguirono altre. Sin da subito abbiamo potuto testare la loro grande affidabilità e l’altrettanta precisione. Negli ultimi anni abbiamo rinnovato il nostro indice di gradimento per i prodotti proposti, così da decidere per l’ulteriore acquisto delle due macchine oggetto di questo articolo». Un’integrazione che ha consentito a Generalmec di elevare ulteriormente il proprio livello di competitività e, soprattutto, di guardare al futuro consapevole dei vantaggi offerti dall’Industria 4.0 e da un’ottimizzazione di processo ormai sempre più determinante all’interno di qualunque realtà produttiva.

Federico Lissandrin, titolare della Generalmec di Brugine (PD)

Il valore aggiunto dell’innovazione tecnologica
Fondata nel 1989, Generalmec di Brugine (PD) ha sempre fortemente puntato sull’innovazione tecnologica. «Nella seconda metà degli anni 90 – sottolinea il titolare Federico Lissandrin – l’azienda ha subito una riqualificazione produttiva. Si può dire che da allora ha avuto inizio la nostra rivoluzione tecnologica, durante la quale si sono susseguiti costanti e continui progressi di innovazione e rinnovamento delle attrezzature presenti nella nostra officina». In questo contesto, la mission dell’azienda si è orientata a promuovere e rafforzare sempre di più il rapporto di interazione uomo-macchina investendo in tecnologia. Obiettivo perseguito attraverso il costante adeguamento delle macchine utensili, affinché potessero essere sempre più prestanti grazie alle attrezzature e tecnologie all’avanguardia di cui sono dotate.

«E che oggi ci permettono – aggiunge Lissandrin – di utilizzare nuovi metodi di lavorazione oltre che stare al passo a un mercato in continua evoluzione. Allo stesso tempo ci preme soddisfare quanto più possibile la nostra clientela, per la quale vogliamo dare sempre più affidabilità e flessibilità. Mettere a disposizione dei nostri clienti un supporto tecnico nello sviluppo del prodotto, utilizzare attrezzature tecnologiche e innovative che ci rendano sempre più competitivi. Abbattendo i costi e le tempistiche di consegna». Un altro importante obiettivo dell’azienda è stato quello di portare esperienza e competenze in un’era, quella attuale, iper tecnologica, di avvalersi dei mezzi adeguati per disperdere tutto il know-how acquisito in più di 25 anni di attività. Ciò per garantire un ricambio generazionale che possa guardare al futuro, forte del proprio passato. «Più immediate – prosegue Lissandrin – sono invece alcune strategie pianificate nel medio/breve termine. Stiamo perseguendo una riqualificazione delle lavorazioni meccaniche eseguite all’interno della nostra officina, acquistando macchine utensili sempre più prestanti, tra cui anche la nuova DMG MORI DMC 80 U. Integrazioni che ci permettono di eseguire più lavorazioni possibili senza dover spostare il pezzo. Ciò con l’obiettivo di tagliare i costi dovuti a quei tempi morti di produzione che ci sono per fermo macchine, spostamento dei pezzi da un’attrezzatura all’altra, tempistiche di programmazione. In breve cerchiamo maggiore qualità riducendo tempi e costi».

La direzione di Generalmec sta inoltre procedendo anche con l’adeguamento dei reparti di produzione perché possano essere sempre più prestanti e in linea con i prodotti. «Per produrre stampi di grandi dimensioni – conclude Lissandrin – abbiamo dovuto adeguare un po’ tutta l’officina. Oltre al reparto di fresatura sono stati fatti opportuni adeguamenti anche ai reparti di erosione, foratura e tutta la parte inerente alla movimentazione dei carichi». Una lungimiranza imprenditoriale che, nonostante i passati anni di crisi dell’economia e che hanno avuto un forte impatto anche nel settore in cui opera l’azienda, ha permesso alla stessa di dar seguito con un andamento positivo del fatturato, con crescita continua che si attesta attorno al 50%.

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Industria 4.0: l’Italia s’è desta?

Industria 4.0: l’Italia s’è desta?

Industry 4.0, Quarta rivoluzione industriale, Smart manufacturing, sono tutti slogan che identificano un unico fenomeno: la trasformazione digitale delle imprese manifatturiere. Ma di cosa si tratta esattamente? Il Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia da qualche anno sta studiando questo nuovo paradigma, cercando di valutare l’impatto che le nuove tecnologie digitali potranno avere sui processi di business aziendali.

Il prossimo 5 luglio, presso la (ex) facoltà di Ingegneria dell’Università di Brescia in via Branze 38, verranno presentati i risultati della seconda ricerca condotta dal Laboratorio RISE su di un campione di oltre 100 aziende manifatturiere italiane. L’obiettivo è illustrare un quadro chiaro, preciso e basato su dati oggettivi di quale sia l’effettiva penetrazione di Industria 4.0, in particolare all’interno del tessuto delle PMI. Aldilà della presentazione dei risultati della ricerca, diversi testimonial aziendali (tra cui General Electric e Fondital) racconteranno la propria esperienza 4.0. Inoltre, i partecipanti avranno la possibilità di ascoltare anche la viva voce del mercato dell’offerta di soluzioni tecnologiche (grazie all’intervento di SAP e Regesta, partner della ricerca). Ad impreziosire il panel, il contributo del dott. Marco Calabrò del Ministero dello Sviluppo Economico, l’ente che più di tutti ha contribuito alla stesura del piano industriale italiano Industria 4.0. Al termine dell’evento, con partecipazione gratuita previa iscrizione a questo link, verrà reso disponibile il rapporto finale della ricerca.

I ricercatori RISE, nell’esposizione dei risultati della ricerca, cercheranno di fornire risposte a queste (e altre) domande, di cui vengono presentati in anteprima alcuni messaggi chiave:

  • quali sono le tecnologie abilitanti la rivoluzione, quanto sono note e quanto sono impiegate?

Più della metà del campione afferma di aver compreso a pieno le potenzialità abilitate dalla connessione pervasiva di prodotti e processi grazie all’Industrial Internet of Things (62%) e della necessità di dover poi trattare questa mole di dati raccolti grazie a sistemi di Big data & Advanced Analytics (51%). Distaccate, si posizionano altre tecnologie quali Stampa 3D, Realtà Aumentata/Virtuale e Robotica Collaborativa. Sono però ancora poche le aziende che sono andate oltre alla fase di conoscenza di queste tecnologie: circa il 60% del campione infatti ha implementato al più una tecnologia, circa il 30% si sta muovendo su due filoni tecnologici (non integrati tra di loro), meno del 10% ha definito un percorso organico volto ad implementare in modo integrato più di 4 tecnologie digitali.

  • quali i benefici attesi, per quali processi?

Grazie alle nuove tecnologie digitali, le aziende puntano a poter ridurre il tempo di reazione al mercato (73%), puntando ad intercettare con maggiore velocità le richieste del cliente, comprimendo il lead time di sviluppo dei nuovi prodotti. A seguire i benefici legati ad una maggiore automazione ed efficientamento dei processi (obiettivi di costo) e la possibilità di accrescere le funzionalità dei prodotti realizzati (obiettivi di qualità).

  • quali ostacoli occorre superare?

Il 70% delle aziende dichiara difficoltà nel disporre di competenze specifiche (sia internamente che esternamente all’azienda) per analizzare, valutare e implementare correttamente le nuove soluzioni tecnologiche. Anche grazie agli incentivi del Piano industria 4.0, sembra essere un ostacolo meno rilevante l’entità dell’investimento richiesto.

  • quanto può essere utile il piano Industria 4.0?

Tra le misure proposte dal recente Piano Calenda, come ci si poteva attendere, le aziende sono interessate in particolare agli incentivi fiscali del super e (in particolare) dell’iper ammortamento per l’acquisto di attrezzature, macchinari e software. Molto rilevante per buona parte delle aziende è anche la misura del credito d’imposta potenziato, utile per finanziare la ricerca e sviluppo, spesso propedeutica agli investimenti di cui sopra. Numeri alla mano, le imprese pare che stiano rispondendo con entusiasmo agli stimoli del piano, come dimostra il + 22% di ordini di macchine utensili nel primo trimestre 2017 rispetto all’analogo periodo del 2016.

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Source: Attualita
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R+W a SPS, la parola a Marco Benvenuti

R+W a SPS, la parola a Marco Benvenuti

Alla settima edizione di SPS IPC Drives Italia – corrispettivo dell’omonima fiera di Norimberga, che si è appena svolta a Parma – non poteva mancare R+W Italia, filiale italiana della multinazionale tedesca R+W GmbH, specializzata nella produzione di giunti di precisione per automazione meccanica, alberi di trasmissione e limitatori di coppia a sfere di precisione. Marco Benvenuti, Responsabile Marketing dell’azienda, ci ha descritto le sue impressioni riguardo alla partecipazione dell’azienda alla fiera.

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Marco Benvenuti, Responsabile Marketing R+W

Com’è andata questa edizione, in termini di numero di visitatori, sia conoscenze consolidate, sia nuovi contatti?
Possiamo considerarci decisamente soddisfatti dell’affluenza, che ha ulteriormente migliorato i risultati di un 2016 già notevole con un + 50 % di visitatori. Tecnici e commerciali hanno potuto incontrare, oltre ad una buona parte dei clienti attivi, anche un numero ragguardevole di nuovi contatti, o di clienti che pur conoscendo R+W hanno scoperto soluzioni che non avevano ancora considerato. E naturalmente siamo stati molto contenti del considerevole afflusso di studenti, giornalisti e persone incuriosite dalla tecnologia, il cui interesse per le nostre produzioni ci dà sempre soddisfazione.

Quali novità hanno maggiormente attirato l’attenzione dei visitatori?
Quest’anno i visitatori hanno avuto parecchie conferme della costante attenzione di R+W per l’innovazione tecnologica. Oltre ai nuovi giunti SP3 e SP6 per applicazioni ad alta dinamica, sono state molto apprezzate anche le nuove introduzioni a catalogo di soluzioni per l’industria pesante.

Al di là dei prodotti, ha destato interesse e curiosità anche la gamma, sempre più completa, di “servizi 4.0”: soluzioni gratuite on line che accompagnano il progettista in ogni fase del suo lavoro con i giunti. Dal programma di configurazione per scegliere il giunto più adatto, alla APP (novità di quest’anno) per visionarlo a 360° e familiarizzare con le sue applicazioni, all’inserimento nel progetto di immagini in 2D e 3D generate dal software CAD di R+W, i servizi per facilitare il lavoro del progettista sono sempre più apprezzati. Anche il servizio tecnico e commerciale pre-e post-vendita, da sempre fiore all’occhiello di R+W, è ora accompagnato da soluzioni digitali, dal tracking online per sapere sempre dove si trova il proprio ordine di giunti fino al momento della consegna, alla chat per gli utenti del sito aziendale, che permette di avere da un interlocutore competente e disponibile tutte le informazioni che possono occorrere per facilitare il proprio lavoro.

L’azienda è conosciuta per l’abilità e rapidità con la quale realizza soluzioni su misura per esigenze anche complesse. Ci sono stati visitatori che hanno richiesto questa vostra competenza?
Oltre ai nuovi visitatori, che hanno scoperto con piacere che oltre alla gamma molto ampia di prodotti a catalogo offriamo anche soluzioni “su misura”, in fiera abbiamo incontrato numerosi
clienti che hanno già avuto modo di apprezzare la nostra flessibilità. Aziende che sanno di poter sempre contare sul nostro aiuto per qualsiasi soluzione richiedano le loro esigenze.

Il successo di questa edizione lascia quindi presagire una vostra presenza anche all’ottavo appuntamento con SPS nel 2018?
Il dinamismo degli organizzatori invoglia sicuramente a partecipare: l’area espositiva più ampia e il layout con due ingressi ha permesso quest’anno un afflusso ancor meglio distribuito nell’arco delle giornate. I progetti speciali di grande interesse, dal punto informativo per i piani del governo relativi all’Industria 4.0, all’area dedicata ai System Integrator, hanno attirato il numero record di visitatori che abbiamo visto in buona parte anche al nostro stand. Non potremo mancare quindi nemmeno nel 2018.

Oltre al punto informativo, anche convegni, aree tematiche e APP di SPS hanno richiamato il tema dell’Industria 4.0. Come vi ponete nei confronti di questa importante evoluzione?
Il concetto di Industria 4.0 è nato in Germania; come filiale di un’azienda tedesca non possiamo esimerci dal prestarvi attenzione! Sul territorio italiano svolgiamo attività di distribuzione e consulenza tecnica e commerciale, quindi non strettamente industriale, ma siamo consapevoli delle esigenze sempre più complesse delle industrie nostri clienti: per questo proponiamo soluzioni con accorgimenti progettuali che le rendono ideali per le realtà che perseguono gli obiettivi di Industria 4.0. Dalla riduzione del peso a parità di prestazioni, alle necessità di manutenzione pressoché azzerate, alla durata praticamente infinita, i nostri componenti si integrano perfettamente in sistemi complessi. Allo stesso tempo sono sorprendentemente semplici in rapporto alle situazioni che contribuiscono a gestire, e proprio per questo non interferiscono nei processi di comunicazione fra macchine, autodiagnosi e manutenzione predittiva che caratterizzano le realtà più avanzate nel percorso verso la smart factory. Oltre a fornire “servizi 4.0”, quindi, realizziamo prodotti decisamente “4.0 ready”: questo vale naturalmente per i prodotti a catalogo e a maggior ragione per le soluzioni custom. Per questo ci troviamo a nostro agio in eventi incentrati su questi aspetti innovativi e siamo in grado di rispondere alle richieste di chi fa dell’Industria 4.0 il proprio modello di impresa.

Source: Meccanica e Automazione
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Emilia-Romagna, 2 milioni di euro per la formazione dei lavoratori in chiave 4.0

Emilia-Romagna, 2 milioni di euro per la formazione dei lavoratori in chiave 4.0

Formare le competenze che servono alle imprese per innovare e digitalizzare i processi produttivi e rispondere alla nuova domanda di beni e servizi ad alto valore aggiunto che sta emergendo a livello globale. La Regione Emilia-Romagna finanzia con 2 milioni di euro di risorse del Fondo sociale europeo percorsi formativi per rispondere al fabbisogno di nuove e qualificate professionalità.

Investire sulle competenze digitali. Destinatari delle azioni formative saranno le persone non occupate che hanno assolto l’obbligo d’istruzione e che necessitano di azioni formative per ridurre il divario fra le competenze possedute e quelle richieste dalle imprese coinvolte e firmatarie dell’Accordo di partenariato.
Il bando, che corrisponde all’impegno previsto dal Patto per il Lavoro di promuovere nuova e buona occupazione, sostenendo l’innovazione del sistema produttivo e investendo sulle competenze digitali delle persone, si rivolge agli enti accreditati per la Formazione superiore che dovranno progettare le attività di formazione insieme alle imprese, organizzate in rete, sistemi e filiere, sulla base delle loro specifiche esigenze occupazionali e con l’obiettivo di inserire tempestivamente nuovi lavoratori qualificati.

Termini per la presentazione delle domande. Gli impegni delle imprese dovranno essere formalizzati in un Accordo di Partenariato con gli enti di formazione, pena la non ammissibilità dell’operazione. Al temine dei corsi verrà rilasciato un attestato di qualifica professionale o di una certificazione di competenze. Le proposte potranno essere presentate a partire dal 6 luglio 2017 e fino a settembre 2018. Le proposte saranno oggetto di valutazione e approvate dalla Giunta regionale entro 45 giorni dalla data di presentazione.

Incrementare la produttività industriale. “Nei nuovi modelli organizzativi, chiamati industria 4.0, l’efficienza dell’intera catena del valore dipende dalla capacità di interconnessione digitale delle diverse fasi produttive in un sistema organico di informazioni in grado di rispondere con continuità a bisogni differenziati – spiega l’assessore alla Formazione e al Lavoro, Patrizio Bianchi-. Mantenere localizzate sul nostro territorio le fasi centrali e strategiche dei cicli produttivi della nuova manifattura, o attrarre nuovi investimenti, è possibile se siamo in grado di garantire l’intelligenza dell’intero sistema, cioè se investiamo in competenze, ricerca e tecnologie adeguate a governare e orientare i processi produttivi di beni e servizi complessi”.

Source: Meccanica e Automazione
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