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L’usura: un’insidia

L’usura: un’insidia

Risultato dell’interazione fra superfici in moto relativo, l’usura dell’utensile rientra nei fenomeni tribologici da considerare ai fini di una lavorazione efficiente di qualità.

Negli ultimi anni è stata posta molta attenzione sulla tribologia, cioè lo studio dei fenomeni di interazione superficiale fra superfici in movimento relativo, a causa dell’influenza sia sui processi produttivi del manufatto che sulle sue successive condizioni operative di esercizio del bene prodotto. La tribologia riguarda l’attrito, l’usura e la lubrificazione, che, pur essendo condizioni con connotazioni proprie e ben precise, sono strettamente correlati: l’attrito è la resistenza al moto relativo di corpi che strisciano uno sull’altro, spesso in presenza di carichi, ed è una delle cause principali dell’usura. La lubrificazione può ridurre l’attrito e, di conseguenza, l’usura.

Usura: non un concetto ma una concretezza

Il termine usura deriva dal latino usus, cioè uso, godimento; oggi acquista significati diversi a seconda dell’ambito in cui viene usato, ma, in ambito tecnico-industriale, viene definita come “Consumo di un materiale per effetto dello sfregamento con altro materiale, variabile a seconda della loro natura e della pressione che l’uno esercita sull’altro; più genericamente, il deterioramento, il logorio che la superficie di un qualsiasi materiale, corpo, oggetto, subisce per effetto dell’uso prolungato” (vocabolario Treccani, ndr).

Andando a dettagliare maggiorante, con il termine usura si definisce un preciso fenomeno che riguarda la perdita (o la rimozione progressiva) di materiale superficiale, fenomeno che si verifica progressivamente sulle superfici di corpi a contatto, soggette a moto relativo.

Parlando di lavorazioni meccaniche, l’usura ha una notevole rilevanza, a causa delle importanti ricadute sia dal punto di vista economico, che da quello tecnologico, dato che comporta una alterazione poco prevedibile delle interfacce, con una conseguente influenza negativa sia sul processo produttivo che sulla qualità del prodotto.

In linea generale, l’usura provoca un decadimento delle performance di lavorazione e una dissipazione di energia per attrito, sebbene, in alcuni casi e in condizioni controllate, può essere vista come una sorta di processo di levigatura, e quindi desiderato, dove lo strisciamento reciproco delle superfici può ridurne la rugosità, rimuovendo i picchi delle asperità, acquisendo così una valenza positiva.

Nell’immaginario comune attrito ed usura sono spesso associati, se non addirittura confusi, ma se è vero che si presentano insieme, non hanno una correlazione semplice e univoca: coppie di superfici possono presentare basso coefficiente d’attrito e elevato tasso di usura (o viceversa).

 

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Source: Stampi
L’usura: un’insidia

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Cinghie dentate “endless” in poliuretano

Cinghie dentate “endless” in poliuretano

M.E.C. Flex, le cinghie dentate “endless” in poliuretano di A Zeta Gomma

Le cinghie dentate in poliuretano senza giunzione a sviluppo speciale M.E.C. Flex, sono progettate da A Zeta Gomma per garantire elevate prestazioni, in presenza di carichi gravosi ed elevate velocità.

Generalmente costruite con un corpo in poliuretano termoplastico, ad alta resistenza, e da un elemento di trazione formato da un cavo di acciaio continuo, si caratterizzano per la costanza dimensionale e per l’elevata resistenza all’abrasione, agli oli e ai grassi.

Le cinghie M.E.C. Flex sono prodotte in tutti i passi metrici e in pollici e trovano applicazione nei più disparati settori applicativi: dalle macchine squadratrici per ceramica e vetro, all’imballaggio, alla logistica e al tessile; dai sistemi di posizionamento, allo smistamento postale, alla robotica fino alle  macchine per la lavorazione del legno.

Per soddisfare al meglio le specifiche esigenze dei vari settori applicativi e possibile apportare delle modifiche alla costruzione standard delle cinghie M.E.C. Flex, sostituendo il cavo in acciaio con cavi HF ad alta flessibilità, per ridurre i diametri di avvolgimento, o cavi HP maggiorati, per aumentarne la tenuta, è inoltre possibile utilizzare cavi in acciaio inox o Aramide.

Un punto di riferimento per le ricoperture in gomma

A Zeta Gomma è da sempre un punto di riferimento per le ricoperture in gomma su cinghie.

Grazie all’esperienza nello stampaggio e a un reparto completamente attrezzato per la vulcanizzazione, A Zeta gomma offre una vasta gamma di rivestimenti per migliorare le prestazioni delle cinghie M.E.C. Flex e ottimizzarne le caratteristiche di trasporto.

Le cinghie M.E.C. Flex possono quindi essere personalizzate con rivestimenti in gomma antiabrasiva per applicazioni gravose o in gomma resistente agli oli e ai grassi o alle alte temperature, così come sono possibili rivestimenti in materiali diversi per alzare o abbassare il coefficiente di attrito come tessuti o espansi.

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Cinghie dentate “endless” in poliuretano

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MAPOR Conveyor presenta il deviatore per la più grande raffineria di zucchero del Medio Oriente

MAPOR Conveyor presenta il deviatore per la più grande raffineria di zucchero del Medio Oriente

MAPOR Conveyor

MAPOR Conveyor presenta il nuovo deviatore per la più grande raffineria di zucchero del Medio Oriente. Nello specifico, la linea è stata installata a Jeddah, in Arabia Saudita.

I dettagli del progetto

Il progetto nasce con l’obiettivo di realizzare un nuovo deviatore ortogonale per una linea di trasporto e smistamento per fardelli da 20 kg di diverse dimensioni, partendo dalla zona delle riempitrici, passando per la zona delle fardellatrici e arrivando alla zona di pre- palletizzazione. Il tutto assicurando un tempo ciclo di circa 48 fardelli al minuto.

L’intera linea è costituita da diverse tipologie di convogliatori in grado di sfruttare al meglio gli spazi concessi dal layout. Ogni conveyor ha una funzione specifica per garantire il corretto funzionamento del ciclo: curve a rulli conici, linee di accumulo, nastri frenanti, trasferitori ortogonali, linee a tappetto e a catena polivertebrata per variazioni di quota.

Ricevuti i sacchetti di zucchero dalla zona delle riempitrici, le sei fardellatrici alimentano ogni linea con un tempo ciclo pari a otto fardelli al minuto. Successivamente, attraverso un nodo costituito da un nastro modulare e una rulliera, tutti i fardelli vengono convogliati su un’unica linea in grado di assicurare una produttività di 48 fardelli al minuto.

Nella zona di pre-palletizzazione, tutti i fardelli vengono identificati lungo la linea principale attraverso un barcode scanner e smistati su quattro trasportatori attraverso dei trasferitori ortogonali elettropneumatici. Questi ultimi possono trasferire le diverse tipologie di fardello con un tempo ciclo di 1.33 secondi su una linea ortogonale dedicata oppure garantire il semplice transito e sono in grado di gestire tutta la produzione a monte.

Le soluzioni adottate trovano ampia applicazione in tutti quei settori dove è necessario movimentare e smistare fardelli e scatole lungo i diversi processi previsti nel packaging con produttività elevata, con la maggiore fluidità possibile ed eventuali buffer.

I vantaggi della tecnologia di MAPOR Conveyor

Grazie alla tecnologia adottata sui trasferitori è possibile garantire lo smistamento di un elevato numero di fardelli a un costo ridotto rispetto alle soluzioni presenti oggi sul mercato e con una notevole semplicità dal punto di vista manutentivo.

Inoltre, in caso di rottura accidentale di un fardello, la pulizia delle linee e dei trasferitori è semplificata ed esente da prolungati fermi macchina.

Tutti i trasportatori sono stati equipaggiati con motoriduttori antideflagranti certificati ATEX 22 II 3D e conformi alle normative vigenti sulla sicurezza.

 

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