Centro di Competenza, Politecnico e Università di Torino uniscono le forze

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Centro di Competenza, Politecnico e Università di Torino uniscono le forze

Sarà dedicato all’Advanced Manufacturing per l’automotive e l’aerospazio. Sono 27 le aziende che hanno manifestato il proprio interesse a collaborare alla costituzione del Centro di Competenza di Industria 4.0


Sarà l’Advanced Manufacturing il tema cardine attorno al quale si svilupperà il Centro di Competenza piemontese, proposto dal Politecnico di Torino e dall’Università di Torino, per il quale verrà presentata una proposta progettuale per il finanziamento previsto dal Ministero dello Sviluppo Economico per Industria 4.0.

In un contesto come quello piemontese, nel quale la manifattura è una componente forte del tessuto industriale e con la presenza di grandi imprese di livello internazionale a cui sono collegate filiere di piccole medie aziende, il Centro di Competenza del Piemonte punta all’industria del futuro e proprio al settore manifatturiero. Nuove tecnologie, basate soprattutto sulla introduzione capillare del digitale lungo tutta la catena dei processi produttivi, abbinate a nuovi modelli economici, a una nuova organizzazione del lavoro e a nuovi rapporti sociali interni ed esterni alle imprese.

Il mondo aziendale si è dimostrato estremamente interessato ad essere protagonista di questo cambiamento: alla richiesta di manifestazione di interesse per partecipare al bando insieme agli Atenei hanno risposto 27 aziende, selezionate mediante un avviso di evidenza pubblica. Hanno aderito: 4D Engineering S.r.l., Agilent Technologies S.p.A., aizoOn Consulting S.r.l., Altair Engineering S.r.l., Altran Italia S.p.A., Cemas Elettra S.r.l., Consoft Sistemi S.p.A., EnginSoft S.p.A., Eni S.p.A., FCA Italy S.p.A., Fev Italia S.r.l., GE Avio S.r.l., GM Global Propulsion Systems-Torino S.r.l., Illogic S.r.l., Iren S.p.A., Istituto Italiano della Saldatura, ItaldesignGiugiaro S.p.A., Leonardo S.p.A., Merlo S.p.A., Prima Industria S.p.A., Reply S.p.A., Siemens S.p.A., SKF Industrie S.p.A, SPA Michelin Italiana, STMicroelectronics, Thales Alenia Space Italia S.p.A., TIM S.p.A.. Nei prossimi giorni sarà comunicato alle aziende l’esito della selezione.

“Siamo estremamente soddisfatti di aver raccolto per il Competence Center piemontese un numero di manifestazioni di interesse così altro, a testimonianza dell’interesse del tessuto produttivo locale, ma anche del contesto aziendale nazionale”, commenta il Rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco, che prosegue: “Questo Competence Center sarà una struttura capace di creare un raccordo tra ricerca accademica e industriale, con lo scopo di favorire l’innovazione e, di conseguenza, migliorare la competitività del nostro comparto industriale. Il Centro si focalizzerà prioritariamente su tecnologie che possiedono già un alto livello di sviluppo, realizzato in prima battuta negli Atenei e nei centri di ricerca, per portare quindi in tempi brevi dal prototipo alla tecnologia matura per l’adozione in azienda”.

“Ci sentiamo fortemente coinvolti in questo progetto” – dichiara il Rettore dell’Università di Torno, Gianmaria Ajani“e per questo abbiamo messo a disposizione le nostre migliori risorse. Innanzitutto i docenti e ricercatori coinvolti, che provengono dai nostri dieci Dipartimenti a cui è stato recentemente riconosciuto un titolo di eccellenza, proprio grazie a progetti che prevedono lo sviluppo di tematiche legate alla Industria 4.0. Poi i nostri laboratori e le nostre attrezzature, già aperti alle aziende grazie al progetto Open Access Labs, che rende disponibili alle aziende, anche grazie al supporto della Compagnia di San Paolo, risorse strumentali dell’Ateneo per oltre 40 milioni. Da ultimo, la nostra capacità di formazione, che parte dai molti corsi di studio legati all’Industria 4.0, fino ai nostri dottorati di ricerca industriali, riconosciuti dal MIUR come innovativi. Ritroviamo nel gruppo di aziende selezionate alcune realtà industriali, quali ad esempio Thales Alenia Spazio e IREN, con cui abbiamo già stipulato convenzioni quadro per la ricerca, che ci permetteranno di non partire da zero. L’azione congiunta dei due Atenei torinesi, Università e Politecnico, rappresenta certamente il valore aggiunto di questo progetto, offrendo un panorama di competenze che spazia in tutti gli aspetti utili per le imprese del futuro, scienza e tecnologia dei materiali, l’ingegneria, l’informatica e l’energia, ma anche la sociologia, l’economia e le scienze umane. L’auspicio è che questo progetto possa trovare terreno fertile non solo nel tessuto produttivo piemontese, ma anche fra i nostri studenti, che saranno i lavoratori 4.0 di domani”.

Il Centro di Competenza permetterà di realizzare un ampio programma di attività inerente a processi manifatturieri innovativi (ad esempio Additive Manufacturing, Laser-based Manufacturing, World Class Manufacturing), considerando gli aspetti relativi allo sviluppo di nuove tecnologie (come la robotica collaborativa), nuovi materiali (ad esempio acciai innovativi, leghe leggere, materiali plastici), all’uso di tecnologie ICT (come IoT e Big Data), all’efficientamento energetico dei processi e allo sviluppo di nuovi modelli di business. In particolare, il Centro di Competenza fornirà servizi di orientamento e di formazione alle imprese, in particolare PMI, e di attuazione di progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale. Obbiettivo primario sono gli ambiti caratteristici di due dei distretti industriali principali del Piemonte, l’automotive e l’aerospazio, senza però escludere altri abiti manifatturieri quali ad esempio l’industria alimentare.

Per comprendere la portata di queste nuove tecnologie di manifattura avanzata, basta pensare che, ad esempio, il numero di componenti di un motore aeronautico prodotto con tecnologia di manifattura additiva possono passare da circa 800 a meno di 20 pezzi: un’innovazione dalla portata straordinaria, che rivoluziona la produzione, il sistema di distribuzione dei prodotti e il modo di produrli, con riflessi importanti anche sulle professionalità richieste. Per supportare le imprese, soprattutto le PMI del territorio, in questo processo, il Centro di Competenza metterà a disposizione della aziende “linee pilota” innovative per diverse tecnologie manifatturiere e costituirà un punto di riferimento in tutti gli ambiti ad esse collegati (p.es. Big Data, Internet of Things, robotica, fotonica, cybersecurity), inclusa l’organizzazione del lavoro e della produzione.

Una delle novità su cui questa nuova infrastruttura votata all’innovazione di prodotto verrà misurata, è legata alla vocazione a svolgere attività di sviluppo distanti dalla ricerca di base e molto vicine alla produzione ed alla certificazione della stessa. In maniera sinergica rispetto alla più ampia iniziativa europea della Knowledge and Innovation Community sull’Advanced Manufacturing, il Centro di Competenza si prefigge fin d’ora lo scopo di portare lo sviluppo di nuovi prodotti ad un livello di maturazione tecnologica prossimo al mercato, rendendo più rapida per le imprese la transizione verso i nuovi paradigmi produttivi.

Punto focale sarà il consolidamento delle partnership fra aziende, università e centri di ricerca di eccellenza presenti in Piemonte, per supportare la competitività delle PMI, che spesso oggi pagano il ritardo nell’uso di nuove tecnologie manifatturiere e di ICT nella produzione, a causa di diversi fattori tipici del sistema produttivo italiano, che vanno dalla bassa capacità di investimenti, ai limiti del trasferimento di conoscenze da università e centri di ricerca, all’assenza di una chiara specializzazione produttiva.

“L’industria torinese – commenta Dario Gallina, Presidente degli industriali torinesi – ha di fronte a sé una grande occasione per crescere e diventare più competitiva. L’opportunità è offerta dalle tecnologie digitali insieme al piano del Governo Industria 4.0. E’ però necessario che a Torino venga riconosciuta l’attribuzione del Competence Center dedicato alla manifattura, all’automotive e all’aerospazio, le due filiere più rappresentative della vocazione tecnologica del nostro territorio. Il Competence Center servirà a cementare il rapporto tra attori e utenti dell’innovazione, tra mondo accademico e della ricerca con il sistema delle imprese, grandi e piccole. Sono già 27 quelle che hanno manifestato il proprio interesse, prevalentemente torinesi ma anche provenienti da altre aree proprio in ragione dell’eccellenza tecnologica dei nostri Atenei.”

L’Assessora alle attività produttive della Regione Piemonte Giuseppina De Santis dichiara: “Le politiche sulla ricerca e innovazione realizzate dalla Regione Piemonte attraverso un uso mirato dei fondi Fesr hanno posto le basi per il Competence Center, nel senso che hanno abilitato meccanismi di collaborazione sistematica fra ricerca e impresa. L’uso congiunto di Fesr e Fse ha consentito inoltre di cominciare a formare proprio le competenze di cui l’industria ha bisogno. Occorre continuare a lavorare in questa direzione, consolidando il lavoro fatto finora e allargando quanto più possibile l’attività di innovazione, trasferimento tecnologico e inserimento di competenze nel sistema delle piccole e medie imprese. Sarà proprio questo il compito essenziale del Competence Center”, commenta

Altro elemento che non ha favorito il processo dell’innovazione per le aziende piemontesi è la mancanza di luoghi fisici di applicazione e industrializzazione della ricerca. Per questo, il Centro di Competenza piemontese non sarà solamente una rete virtuale di laboratori o un centro di servizi: sarà prima di tutto un luogo fisico, in cui fare sperimentazione delle nuove tecnologie di manifattura avanzata. Significativamente, il Centro di Competenza troverà collocazione, in una prima fase, in un edificio simbolo del Piemonte industriale: il Lingotto, un tempo sede di produzione FIAT e simbolo della nascita della grande industria in Italia, oggi spazio riconvertito e restituito alla città, dove potrà nascere l’industria del futuro. Si partirà dal Lingotto per estendersi successivamente in altri spazi della città, raccordando il Centro di Competenza col grande progetto dell’MTCC (Manufacturing Technology Competence Center) promosso dall’Unione Industriale di Torino, con Politecnico ed Università, insieme a numerosi organismi territoriali e fondazioni bancarie. In particolare, convergeranno le esperienze di collaborazione tra enti universitari e grandi imprese già attive in Laboratori Congiunti e nei Centri Interdipartimentali, ma anche le infrastrutture di ricerca già esistenti o in corso di sviluppo, anche attraverso il finanziamento di recenti bandi regionali (come il bando Fabbrica intelligente, il bando Infra-P sulle infrastrutture di ricerca e il bando per gli insediamenti industriali IR2) oltre ad iniziative nazionali e internazionali (p.es. bandi Factory of the Future e Nanotechnologies, Advanced Materials and Processes dell’Unione Europea).

Source: Meccanica e Automazione
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Macchina utensile: nel primo trimestre 2018 frenano gli ordini interni

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Macchina utensile: nel primo trimestre 2018 frenano gli ordini interni

Massimo Carboniero presidente UCIMU: “Non preoccupa la frenata degli ordini raccolti sul mercato interno. Ce lo aspettavamo. È l’effetto di rimbalzo dello straordinario risultato di fine 2017 quando tutti hanno accelerato la corsa agli investimenti, preoccupati che i provvedimenti di super e iperammortamento non fossero confermati”. Nel primo trimestre 2018, l’indice UCIMU degli ordini di macchine utensili arretra, segnando un calo del 4,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il valore assoluto (base 2010 = 100) resta però molto alto: 179,6.

Alla frenata degli ordini raccolti dai costruttori italiani sul mercato domestico si è contrapposto il positivo andamento degli ordinativi raccolti oltreconfine. In particolare, l’indice degli ordini esteri ha registrato un incremento del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2017, per un valore assoluto pari a 180,8. Mai era stato toccato un livello così alto. Sul fronte interno, invece, i costruttori italiani hanno registrato un arretramento del 25,8% rispetto al primo trimestre del 2017. Il valore assoluto dell’indice è pari a 175,3, dunque ben 75 punti sopra la media, a conferma della disponibilità ad investire ancora alta espressa dal mercato italiano. Massimo Carboniero, presidente UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione, ha così commentato: “La frenata degli ordini raccolti sul mercato interno non ci preoccupa per due ragioni. Anzitutto perché il risultato di questi primi tre mesi è evidentemente l’effetto di rimbalzo dello straordinario exploit messo a segno a fine 2017 quando i clienti, preoccupati che i provvedimenti di super e iper ammortamento non fossero confermati, hanno accelerato le pratiche per le commesse. In secondo lungo perché il risultato si confronta con un primo trimestre 2017 davvero strepitoso”. “A gennaio la raccolta ordini in Italia – ha continuato Massimo Carboniero – è stata debole ma già nei mesi successivi la situazione è migliorata. Ora però la prevista ripresa potrebbe essere penalizzata dall’incertezza politica che il paese sta attraversando”.

“L’incertezza seguita ai risultati elettorali del marzo scorso non è certo di aiuto per chi fa impresa e soprattutto per quanti devono decidere se fare investimenti di una certa portata. Per questo auspichiamo un programma di governo improntato allo sviluppo della competitività del settore manifatturiero e che non dimentichi quanto di buono – in termini di riforme e provvedimenti – è stato fatto negli ultimi anni”. “D’altra parte UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE è impegnata anche sul fronte internazionalizzazione con l’organizzazione di numerose iniziative volte a sostenere la presenza del made in Italy di settore nei mercati esteri, tradizionali e emergenti”. “E’ il caso della missione dedicata ai paesi ASEAN, che si è tenuta una decina di giorni fa a Singapore, a cui UCIMU ha partecipato con l’obiettivo di attivare e consolidare relazioni anche commerciali e partnership con player locali”. Tra i fornitori di macchine utensili negli ASEAN, dopo i paesi asiatici, evidentemente più vicini per geografia e cultura, l’Italia si presenta come secondo fornitore ad un’incollatura dalla Germania.

“L’industria manifatturiera dell’ASEAN – ha affermato il presidente Carboniero – è attualmente coinvolta in un imponente processo di crescita economica e progresso sociale. I costruttori italiani della macchina utensile possono essere non solo fornitori di soluzioni e tecnologia per gli utilizzatori di questa area, che già da anni acquista tecnologia italiana, ma anche partner dei costruttori locali interessati da un’offerta di altissimo livello qualitativo capace di essere complementare alla loro produzione. Un modello questo che, definito qualche mese fa per il mercato cinese, intendiamo riproporre nei paesi caratterizzati da tassi di sviluppo più dinamici; siamo agli inizi ma le premesse e l’accoglienza riservata a questa proposta appaiono favorevoli”.

Source: Meccanica e Automazione
Macchina utensile: nel primo trimestre 2018 frenano gli ordini interni

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Privacy, Data protection e G.D.P.R.: istruzioni per l’uso

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Privacy, Data protection e G.D.P.R.: istruzioni per l’uso

di Avv. Alberto Mascia

«Affermare che non si è interessati al diritto alla privacy perché non si ha nulla da nascondere è come dire che non si è

interessati alla libertà di parola perché non si ha nulla da dire» (Edward Snowden)


 

THE RIGHT TO BE LET ALONE. Warren e Brandeis, due giovani avvocati di Boston, avevano descritto, nel lontano 1890 – in un articolo per la Harvard Law Review, dal titolo ‘The right to privacy’ – il diritto alla privacy come ‘the right to be let alone’ (il diritto a essere lasciati
soli), riportando una citazione utilizzata un paio di anni prima dal giudice Thomas Cooley. Una riflessione ancorata a un certo modo di vedere la propria vita privata, lontana dagli altrui occhi indiscreti. Una sfera da proteggere e preservare.

Un momento storico, destinato a segnare ogni approccio e riflessione sulla riservatezza di ogni individuo, e non solo. Una pietra miliare, che ha animato e anima tuttora la portata di uno dei più importanti diritti fondamentali della persona. Un punto di partenza per portare la riflessione fino ai giorni nostri, in cui l’utilizzo di tecnologie è diventato, da un lato, quasi una seconda pelle e lo strumento principale di condivisione di profili sempre più significativi della propria sfera personale, e, dall’altro, ponte di accesso preferenziale alla conoscenza, ma anche al mercato. A tal proposito, Stefano Rodotà in modo illuminante aveva sottolineato, parlando proprio dell’accesso alla conoscenza da garantire nella maniera più larga, che ‘le grandi opportunità offerte dalla tecnologia, dalla creazione di quell’immenso spazio pubblico che è
Internet, rappresentano una risorsa grande per la crescita della persona, e in relazione a ciò devono trovare la loro misura’. Un monito importante da seguire e una traccia che, a distanza di anni, si rivela in tutta la sua dirompente attualità.

INDUSTRIA 4.0. Di anni ne sono passati. Siamo giunti a una nuova rivoluzione, dominata da concetti quali IoT (Internet delle Cose),
Smart city (Città intelligente), Smart home (Casa intelligente), AI (Intelligenza Artificiale), VR (Realtà Virtuale), Driverless car (macchine senza conducente). Questi e molti altri termini ancora rappresentano non soltanto dei trend da seguire – che cambieranno, e stanno già cambiando, il futuro di tutti noi -, ma soprattutto dei fenomeni che in un modo o nell’altro si intrecciano con la nostra privacy e la protezione dei nostri dati personali.

DALLA L. 675/1996 AL G.D.P.R. Cambiano i tempi, cambia il concetto di privacy, cambiano le modalità di tutela e protezione dei dati personali. Il cd. Codice privacy (D.lgs. 196/2003) e prima ancora la legge 675/1996 sono stati testi di riferimento non soltanto in Italia,
ma altresì a livello europeo. A partire dal 2016, e anzi già prima, l’interesse e l’attenzione si sono gradatamente spostati verso il G.D.P.R. (General Data Protection Regulation, n. 679/2016), già entrato in vigore il 24 maggio 2016, ma direttamente applicabile in ogni Stato membro dell’UE a partire dal 25 maggio 2018.

L’insistenza con cui tale ultima data viene richiamata in ogni articolo, riflessione, convegno, seminario, fa parte di un conto alla rovescia che è ormai partito e che è destinato a scadere a breve. Una corsa all’adeguamento e all’adempimento, in perfetta armonia con la cultura dell’emergenza, da sempre nemica atavica della cultura della prevenzione e della responsabilizzazione (accountability), e con una pianificazione tutt’altro che capillare e attenta di processi organizzativi, decisionali, gestionali in tema di protezione dei dati personali. Una corsa che stride di fronte al lungo periodo di due anni che ogni ente, associazione, azienda, che tratta dati personali (praticamente tutti o quasi) aveva a disposizione per potersi adoperare e attivare veri e propri processi virtuosi, non solo con riferimento alla privacy e alla protezione dei dati personali, ma all’organizzazione stessa della propria struttura. Non una novità, verrebbe da dire, in perfetta linea con un modo di pensare e agire non del tutto allineato all’importanza che la privacy e i dati personali hanno in ogni contesto di riferimento.

Un’importanza quasi sempre sottovalutata e, anzi, trattata come inutile fardello da evitare, ove possibile, ovvero affrontare con superficialità.
In questa sede si vogliono, da un lato, evidenziare in sintesi i vari punti di interesse dal punto di vista contenutistico del G.D.P.R., e, dall’altro, si vuole porre l’attenzione sull’adeguamento delle norme nazionali con le norme contenute nel Regolamento europeo, tema assai rilevante per realizzare l’intento primario del Regolamento europeo sulla privacy, che è quello di armonizzare la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone fisiche rispetto alle attività di trattamento dei dati e assicurare la libera circolazione dei dati personali tra Stati membri, come già previsto dalla direttiva 95/46/CE e richiamato nello stesso G.D.P.R..

Nel corso degli anni ha assunto sempre più rilievo l’attività di tipo interpretativo e applicativo posta in essere dal WP29 (gruppo di garanti europei, oggi nel G.D.P.R. noto come Comitato per la protezione dei dati personali), il cui contributo è stato importante per fornire spunti operativi per tutti coloro che hanno rivestito ruoli primari nel trattamento dei dati personali. Anche relativamente alle disposizioni del G.D.P.R. e alle principali novità in esso contenute, il lavoro del WP29 ha portato alla luce linee guida, pareri, letture e interpretazioni che, lungi dall’essere esaustive, hanno però posto la base per differenti momenti di riflessione congiunta in tema di trattamento dei dati personali, tanto in ambito nazionale, quanto in ambito europeo.

Soffermiamoci ora sui punti salienti del G.D.P.R., che toccano tanto elementi di carattere soggettivo (soggetti interessati e relativi diritti, figure professionali e relativi ruoli), quanto di carattere oggettivo (adempimenti, documentazione, misure, procedure, obblighi).

FIGURE SOGGETTIVE. Per quanto concerne gli elementi soggettivi, ancora più importanza viene riconosciuta alla figura della persona fisica, l’interessato, i cui dati sono oggetto di trattamento (già nel considerando 4 del Regolamento europeo si dice espressamente che ‘Il trattamento dei dati personali dovrebbe essere al servizio dell’uomo’, per poi sottolineare come il diritto alla protezione dei dati personali vada contemperato con altri diritti fondamentali). Tale centralità si rispecchia in tutta una serie di previsioni regolamentari che lo individuano come portatore di diritti da esercitare e proteggere. Diritti già esistenti ovvero di nuova portata.
Una breve parentesi sul titolare e sul responsabile del trattamento. Il titolare (la persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che, singolarmente o insieme ad altri, determina le finalità e i mezzi del trattamento di dati personali) e il responsabile (chi tratta dati personali per conto del titolare) sono figure già esistenti e sono legate al principio di accountability, responsabilizzazione, uno dei perni centrali dell’intero Regolamento europeo, che determina tutta una serie di azioni, procedure, adempimenti, che devono essere dagli stessi effettuati e comprovati, al fine di garantire la conformità del trattamento dei dati al suddetto Regolamento (anche attraverso l’adesione a Codici di condotta, ex art. 40, e meccanismi di certificazione, ex art. 42) ed evitare la comminazione di sanzioni di vario livello e genere (ex artt. 83-84).

Il Regolamento introduce il concetto di contitolarità del trattamento (ex art. 26, G.D.P.R.), allorquando due o più titolari del trattamento determinano congiuntamente le finalità e i mezzi del trattamento, indicando nell’accordo responsabilità e funzioni di comunicazione delle informazioni da dare all’interessato (le cd. Informative, ex artt. 13 e 14). Con riferimento al responsabile, si prevede la possibilità di avere sub-responsabili, previa autorizzazione scritta, specifica o generale, del titolare del trattamento.

DIRITTI DELL’INTERESSATO. Si parlava di diritti dell’interessato. Di quali diritti si tratta?
 Diritto di accesso (a tutta una serie di informazioni a lui relative, ex. art. 15, G.D.P.R., anche ricevendo una copia dei dati personali in possesso del titolare);
 Diritto di rettifica (rettifica/integrazione dei propri dati, ex art. 16, G.D.P.R.);
 Diritto di limitazione (quando ad esempio viene contestata l’esattezza dei dati, in caso di illiceità del trattamento, e in altri casi di cui all’art. 18, G.D.P.R.);
 Diritto di opposizione (al trattamento dei dati, compresa la profilazione, ex art. 21, G.D.P.R.).

Ma anche diritto all’oblìo (rectius alla cancellazione dei dati, ex art. 17, G.D.P.R.) e diritto alla portabilità dei dati (ex art. 20, G.D.P.R.). Questi ultimi due diritti rappresentano due novità esplicitate nel G.D.P.R. Il diritto all’oblìo è, come si evidenziava poc’anzi, in realtà il diritto alla cancellazione dei propri dati allorquando siano presenti tutta una serie di condizioni, come ad esempio quando non siano più necessari per le finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati, quando l’interessato abbia ritirato il proprio consenso o si sia opposto al trattamento dei dati personali che lo riguardano ovvero quando il trattamento dei suoi dati personali non sia altrimenti conforme al
presente regolamento (trattamento illecito). Diritto, questo, che obbliga il titolare del trattamento che ha pubblicato dati personali a informare (altr)i titolari del trattamento che trattano tali dati di cancellare qualsiasi link verso gli stessi o la loro copia o riproduzione.

Il diritto alla portabilità si collega a quello all’oblìo, in quanto, in caso di esercizio del primo, si lascia impregiudicato il secondo. La portabilità conferisce il diritto di ricevere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico i dati personali che riguardano l’interessato, forniti a un titolare del trattamento, e di trasmettere tali dati a un altro titolare del trattamento, senza impedimenti da parte del titolare del trattamento cui sono stati forniti.

DATA PROTECTION OFFICER (DPO). Sotto il profilo soggettivo, la figura del responsabile per la protezione dei dati (RPD) – Data Protection Officer (DPO) secondo l’acronimo inglese – segue il già citato principio dell’accountability che interessa principalmente le figure del titolare e del responsabile del trattamento dei dati personali. Una figura, il RPD (o DPO), che ha una specifica posizione (ex art. 38 G.D.P.R.), svolge tutta una serie di compiti specifici (ex art. 39 G.D.P.R., tra cui informazione, consulenza al titolare/responsabile, sensibilizzazione e formazione del personale, sorveglianza sull’osservanza del Regolamento, ecc.), ha caratteristiche peculiari (indipendenza, autorevolezza, competenze manageriali), e viene richiesto come obbligatorio in presenza di determinate condizioni (ex art. 37, G.D.P.R.). E’ importante sottolineare che il DPO/RPD è designato in funzione delle qualità professionali, in particolare della conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati, nonchè della capacità di assolvere i compiti di cui all’art. 39 G.D.P.R.
Il titolare e il responsabile del trattamento designano (con specifiche caratteristiche dell’atto di nomina) il responsabile del trattamento dei dati (DPO/RPD), il quale li dovrà aiutare nello svolgimento delle varie attività.

INFORMATIVA E CONSENSO. Dal punto di vista oggettivo, l’informativa e il consenso rivestono tuttora un ruolo centrale. Il consenso, in particolare, conserva una sua rilevanza e centralità, pur non essendo l’unica ‘base giuridica’ (in totale ne vengono indicate 6) che rendono lecito un trattamento dei dati personali. La scelta sulla base giuridica adeguata per fondare un trattamento lecito di dati personali spetta al titolare, proprio per il principio dell’accountability di cui innanzi, anche in considerazione delle caratteristiche della situazione di volta in volta presa in esame, della natura del titolare del trattamento, delle tipologie di dati da trattare, del contesto all’interno del quale vengono trattati e di altri elementi che toccano anche profili di analisi del rischio e misure da adottare. Il consenso, dicevamo, deve avere specifiche caratteristiche: libero, specifico, informato, non inequivocabile, granulare. Consenso ‘informato’ è il consenso che viene preceduto da una
informativa che contiene tutta una serie di informazioni, come previsto agli artt. 13 e 14 del G.D.P.R. Una informativa che, rispetto a quella prevista dal Codice privacy, ha contenuti più ampi e specifici, e che deve essere accessibile, presentata in modo conciso, trasparente, intellegibile, con un linguaggio semplice e comprensibile. Tra i vari contenuti dell’informativa, richiamati dai due articoli menzionati (che distinguono l’ipotesi in cui la stessa sia stata fornita qualora i dati personali siano stati raccolti o meno presso l’interessato), l’identità e i contatti del titolare, del rappresentante e del responsabile (DPO), ove esistente, le finalità e la ‘base giuridica’ del trattamento, i legittimi interessi del titolare (se costituisce la base giuridica del trattamento), i destinatari o le categorie di destinatari dei dati, il periodo di conservazione (ovvero i criteri per determinarlo), il diritto all’accesso, rettifica, cancellazione, limitazione, opposizione, portabilità, la revoca del consenso, e altri ancora. Allo stesso modo, vengono indicati i casi in cui vi è l’esonero dal fornire l’informativa (ad esempio perché l’interessato dispone già le informazioni o comunicare tali informazioni risulta impossibile o implicherebbe uno sforzo sproporzionato).

PRIVACY BY DESIGN E PRIVACY BY DEFAULT. Altri concetti interessanti da evidenziare all’interno del corpo di disposizioni del G.D.P.R. sono privacy by design e privacy by default. Con il termine privacy by design si vuole fare riferimento a un approccio di tutela dei dati personali fin dalla fase di progettazione di tutti i processi da seguire. A livello normativo, il G.D.P.R. fa riferimento a tutte quelle misure tecniche e organizzative adeguate, quali la pseudonimizzazione, volte ad attuare in modo efficace i principi di protezione dei dati, quali la minimizzazione, e a integrare nel trattamento le necessarie garanzie per soddisfare i requisiti dello stesso Regolamento e tutelare i diritti degli interessati. Con il termine privacy by default si fa riferimento alle misure tecniche e organizzative adeguate per garantire che siano trattati, per impostazione predefinita, solo i dati personali necessari per ogni specifica finalità del trattamento, garantendo che, per impostazione predefinita, non siano resi accessibili dati personali a un numero indefinito di persone fisiche senza l’intervento della persona fisica.

REGISTRO DEL TRATTAMENTO. Proseguendo nell’analisi dei profili di carattere oggettivo che interessano la struttura del G.D.P.R., il Registro del trattamento (ex art. 30) rappresenta un’importante previsione. Esso si allinea a tutte quelle altre (tra cui, ad esempio, la
scelta e adozione di misure di sicurezza adeguate, l’organizzazione di tavoli organizzativi e tecnici per il trattamento dei dati personali, la collazione di una modulistica in linea con le prescrizioni del G.D.P.R., ecc.) che consentono al titolare e al responsabile del trattamento di comprovare la conformità, la rispondenza del trattamento dei dati alle disposizioni del Regolamento europeo, ma prima ancora di rendere virtuoso ed efficace il proprio ‘modello’ di trattamento e protezione dei dati (in aderenza al principio dell’accountability). Il Registro è obbligatorio in presenza di specifici presupposti (imprese o organizzazioni con più di 250 dipendenti, ovvero con numero inferiore, qualora il trattamento che esse effettuano possa presentare un rischio per i diritti e le libertà dell’interessato, il trattamento non sia occasionale o includa il trattamento di categorie particolari di dati (cd. dati sensibili), o i dati personali relativi a condanne penali e a reati di cui all’articolo 10 G.D.P.R.). Al di là del carattere o meno obbligatorio di tale Registro, si consiglia sempre la sua adozione (in formato cartaceo ed elettronico), come suggerito dallo stesso Garante della privacy italiano, in quanto è in grado di agevolare, semplificare, organizzare al meglio il lavoro che il titolare e responsabile del trattamento dei dati devono porre in essere, conservando traccia scritta di tutta una serie di elementi, tra cui (identità del titolare/contitolare/i, /responsabile/i del trattamento, finalità del trattamento, categorie di interessati, dati, destinatari, trasferimenti verso paesi terzi, misure tecniche/organizzative, ecc.). Traccia che è fondamentale, anche nel momento di un eventuale controllo dell’Autorità Garante della privacy.

DATA PROTECTION IMPACT ASSESSMENT (DPIA). La valutazione d’impatto sulla protezione dei dati rientra tra quegli strumenti a disposizione del titolare del trattamento che, in caso di utilizzo di nuove tecnologie, in base alla natura, oggetto, contesto, finalità del trattamento, può rilevare la presenza di un rischio elevato per diritti e libertà di persone fisiche, nel qual caso effettua questa valutazione d’impatto, consultandosi, ove presente, anche con il DPO/RPD. Tale valutazione è richiesta in specifiche ipotesi, a mente dell’art. 35 G.D.P.R., ad esempio in presenza di un trattamento su larga scala di dati cd. sensibili (‘categorie particolari di dati personali’ di cui all’art. 9 G.D.P.R.), o dati relativi a condanne penali o reati (ex art. 10 G.D.P.R.), sorveglianza sistematica su larga scala di una zona accessibile al pubblico, valutazione globale/sistematica di aspetti personali legati a persone fisiche, basata su un trattamento automatizzato, compresa la profilazione, e su cui si fondano decisioni che producono effetti giuridici o incidono in modo analogo significativamente su queste persone.
Fare una valutazione significa prendere in esame le tipologie di trattamenti che lo stesso Garante per la privacy indica come soggetti alla stessa valutazione, inserendoli in appositi elenchi, e richiede il rispetto di alcuni contenuti come prescritti dalla norma, e in particolare una descrizione sistematica dei trattamenti previsti e delle finalità del trattamento, una valutazione della necessità e proporzionalità dei trattamenti in relazione alle finalità, una valutazione dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati, le misure previste per affrontare i rischi.

MISURE DI SICUREZZA ADEGUATE. Allorquando si parla di sicurezza, si fa riferimento a tutta una serie di profili operativi legati non soltanto alle misure da adottare, ma soprattutto alla cultura, formazione, sensibilizzazione, nonché alla necessità di trasformazione digitale di un’azienda, un’organizzazione, un ente. Il G.D.P.R. dedica diversi considerando alla sicurezza e espressamente l’art. 32 (rubricato ‘Sicurezza del trattamento’). Si parla di ‘misure tecniche/organizzative adeguate’ per la garanzia di ‘un livello di sicurezza adeguato al rischio’.
L’elenco di misure non è esaustivo e anzi suscettibile di essere ampliato, e comprende la pseudonimizzazione e cifratura dei dati, la capacità di assicurare su base permanente la riservatezza, l’integrità, la disponibilità e la resilienza dei sistemi e dei servizi di trattamento, la capacità di ripristinare tempestivamente la disponibilità e l’accesso dei dati personali in caso di incidente fisico o tecnico, nonché una procedura per testare, verificare e valutare regolarmente l’efficacia delle misure tecniche e organizzative al fine di garantire la sicurezza del trattamento. Per dimostrare la conformità ai requisiti di adeguatezza delle misure di sicurezza si può utilizzare l’adesione a un codice di condotta (approvato ex art. 40 G.D.P.R.) o a un meccanismo di certificazione (approvato ex art. 42 G.D.P.R.).
Come rilevato in precedenza, è consigliabile inserire, ove possibile, nel Registro delle attività di trattamento svolte una ‘descrizione generale delle misure di sicurezza tecniche e organizzative’, così come nella valutazione preventiva di impatto il titolare deve descrivere anche le misure previste per affrontare i rischi, comprese le garanzie, le misure di sicurezza e i meccanismi per garantire la protezione dei dati e dimostrare la conformità al Regolamento, tenuto conto di diritti e interessi legittimi degli interessati e di altre persone.

DATA BREACH E NOTIFICA AL GARANTE. Con questo termine si fa riferimento alla «violazione di sicurezza che comporta  occidentalmente o in modo illecito la distruzione, la perdita, la modifica, la divulgazione non autorizzata o l’accesso ai dati personali trasmessi, conservati o comunque trattati». Tale violazione fa scattare, in capo a ogni titolare (senza distinzione alcuna), l’obbligo di notifica al Garante della privacy, nel termine di 72 ore dalla scoperta di tale violazione, ovvero in altro termine (spiegando i motivi del ritardo della notifica). Tale notifica va fatta indicando tutta una serie di contenuti prescritti dall’art. 33 G.D.P.R. (la natura della violazione, le categorie di dati, il numero approssimativo di interessati, il nome e i contatti del DPO/RPD, le probabili conseguenze della violazione, le misure adottate o da adottare per rimediare alla violazione e attenuare gli effetti negativi). La documentazione di tali passaggi è importante, soprattutto per dare prova all’Autorità Garante del rispetto delle prescrizioni del Regolamento. A tale notifica, fa eco la comunicazione all’interessato, senza ingiustificato ritardo e con un linguaggio semplice e chiaro, quando la violazione dei dati personali è suscettibile di presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche. Tale comunicazione contiene alcune indicazioni (nome e contatti DPO/RPD, conseguenze probabili della violazione, misure adottate/da adottare per porre rimedio e attenuare effetti negativi). Sono altresì indicati i casi in cui la comunicazione all’interessato non è necessaria (ad esempio, tra le altre, quando il titolare ha posto in essere misure adeguate ai dati oggetto di violazione, tra cui la cifratura, ecc.).

SANZIONI. La previsione di sanzioni nell’impianto del G.D.P.R. rappresenta uno degli elementi maggiormente temuti da molti titolari del trattamento, i quali prendono in esame i massimali delle sanzioni pecuniarie previsti dalle disposizioni del Regolamento europeo, senza considerare tutta una serie di altri elementi che a vario titolo consentiranno di adeguare l’eventuale risposta sanzionatoria dell’Autorità Garante. Anzitutto va rilevato che le sanzioni possono essere di diversi tipi. Si può andare dal semplice ammonimento/avvertimento, alla sanzione amministrativa pecuniaria, all’eventuale sanzione penale (ove prevista dalla normativa nazionale). Rientrano tra le conseguenze di tipo negativo anche il risarcimento danni che può essere richiesto (ex art. 82 G.D.P.R.) in presenza di un danno materiale/immateriale determinato da una violazione del Regolamento europeo, risarcibile dinanzi alle autorità competenti secondo le norme di ogni Stato membro.

Le sanzioni più temute sono proprio quelle amministrative pecuniarie, in quanto determinato massimali piuttosto significativi. Va premesso che le sanzioni amministrative pecuniarie devono essere effettive, proporzionate e dissuasive, e vanno inflitte caso per caso. Con riferimento ai citati massimali, la violazione delle diverse disposizioni di legge determina conseguenze differenti, e nello specifico (si veda l’art. 83, co. 4, G.D.P.R.) fino a 10 milioni di euro o (per le imprese) fino al 2% del fatturato mondiale totale annuo (dell’esercizio precedente), se superiore, ovvero fino a 20 milioni di euro o (per le imprese) fino al 4% del fatturato mondiale totale annuo (dell’esercizio precedente), se superiore (si veda l’art. 83, co. 5, G.D.P.R.). Massimali, appunto, e non minimi edittali che dovranno essere definiti. In generale, con riferimento alle sanzioni occorrerà tenere in considerazione di tutta una serie di elementi, tra cui il principio di equivalenza (il WP29 parla di livello di protezione equivalente in tutti gli Stati membri, di poteri e sanzioni equivalenti per le violazioni negli Stati membri), di appropriatezza e coerenza applicativa.

Con riferimento alla eventuale sanzione penale, è di recente (21/03/2018) stato approvato lo schema di decreto legislativo per l’adeguamento della normativa nazionale al Regolamento europeo 679/2016, il quale non contiene più riferimenti a sanzioni penali, ma la sostituzione delle stesse con sanzioni amministrative pecuniarie. Tale schema di decreto legislativo va anche oltre, abrogando il Codice privacy (e quindi anche l’art. 167 dedicato al trattamento illecito di dati), ma su questo punto saranno fatte alcune considerazioni nel prossimo paragrafo.

ADEGUAMENTO DELLA NORMATIVA NAZIONALE. Ad accompagnare l’atteggiamento ancora non del tutto culturalmente adeguato, vi è un dato ‘normativo’ degno della migliore rappresentazione teatrale dell’inverosimile. Il G.D.P.R., appunto, ma non soltanto. La legge delega europea (la n. 163/2017), che prevedeva una delega al Governo per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del
predetto Regolamento europeo, la bozza di decreto legislativo recante le disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale (italiana) al G.D.P.R., la Legge europea 2017 recante disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea. E il Codice privacy.

Come rilevato in precedenza, lo schema di D.lgs. che mira a definire la rispondenza della normativa italiana alle prescrizioni del Regolamento europeo (G.D.P.R.) ha previsto all’art. 101 l’abrogazione del Codice privacy. Orbene, la legge delega disponeva (all’art. 13) che il Governo seguisse specifici principi e criteri direttivi che non contemplavano affatto l’abrogazione di tutto il Codice privacy, bensì prevedevano l’abrogazione di quelle disposizioni ‘incompatibili con le disposizioni contenute nel regolamento (UE) 2016/679’. Orbene, tale abrogazione mirata, di poche disposizioni ‘incompatibili’ con il nuovo assetto regolamentare europeo, diretta a rendere pratica quella armonizzazione che il G.D.P.R. vuole realizzare in tema di data protection, è senz’altro cosa diversa rispetto a una abrogazione totale, senza
distinzioni, di una normativa nazionale (che, tra l’altro, per diversi punti, propone adempimenti e prassi in linea con il testo del Regolamento europeo). Lo conferma anche la previsione di modificare il Codice privacy ‘limitatamente a quanto necessario per dare attuazione alle disposizioni non direttamente applicabili contenute nel regolamento (UE) 2016/679’.

Se viene prevista l’abrogazione delle sole disposizioni incompatibili e viene richiesta la modifica di quelle altre che non possono trovare diretta applicazione, sembra si voglia far salva la normativa nazionale (nel caso nostro il Codice privacy), come sottolineato anche dall’esigenza di coordinare le norme vigenti in materia di data protection (tra cui rientra in primis proprio il Codice privacy) con le norme del G.D.P.R.

Il dibattito sul punto è tuttora aperto, e dovrà essere aggiornato in considerazione delle eventuali modifiche al contenuto che tale schema di decreto legislativo attuativo potrà/dovrà avere, prima del 25 maggio 2018. Orbene, al di là di questioni di carattere puramente interpretativo, che spesso hanno a che fare con letture e orientamenti più teorici che operativi – mancando del confronto necessario con coloro che conoscono a fondo, e in concreto, la materia e andrebbero coinvolti in ogni manovra di tipo legislativo -, resta l’esigenza di rendere effettiva, nei fatti, l’esigenza di armonizzare le norme in tema di protezione dei dati personali, perseguendo, da un lato, una maggiore semplificazione e coerenza di ogni profilo applicativo e garantendo, dall’altro, una uniformità di principi e valori. Proprio con riferimento a questi ultimi, Rodotà ricordava non molti anni fa che ‘I valori devono vivere in spazi liberi e pubblici di confronto’. Che il confronto abbia inizio, allora.

Source: Meccanica e Automazione
Privacy, Data protection e G.D.P.R.: istruzioni per l’uso

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EDM: nuova o vecchia tecnologia?

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EDM: nuova o vecchia tecnologia?

Claudio Giardini. Università di Bergamo Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione

I materiali più nuovi possiedono proprietà che li rendono decisamente superiori rispetto al passato e che li rendono più attrattivi quando si devono produrre componenti particolarmente precisi. Lo scotto da pagare però risiede nel fatto che sono particolarmente duri e fragili e quindi poco adatti a essere lavorati con i processi tradizionali di asportazione di truciolo, il che significa anche poco o niente convenienti dal punto di vista economico, a meno che non ci si rivolga a diversi processi di lavorazione. Vi sono esempi di uso di utensili particolarmente resistenti (come ad esempio quelli in diamante policristallino, il PCD, o quelli in carburo), che però, a conti fatti, per la maggiore velocità di usura degli stessi e per il loro costo intrinseco, portano ad incrementare i costi totali di produzione rendendo poco conveniente il loro uso.

Il problema può essere risolto con l’uso di quelle che ancora sono chiamate “tecniche non convenzionali” tra le quali spicca, naturalmente, l’elettroerosione (EDM). Questa tecnologia, utilizzando il calore prodotto da scariche elettriche ad alta frequenza gestite in modo controllato, permette la rimozione di piccole particelle di materiale tramite fusione ed evaporazione delle stesse. Questa tecnica, rispetto a come immaginata originariamente dai coniugi Lazarenko nel 1943 che stavano naturalmente studiando tutt’altro, è oggi evoluta grazie all’elettronica di controllo della costruzione della singola carica (tempi di durata delle varie fasi, gestione della tensione e della intensità di corrente) e alla messa a punto di processi più evoluti.

Esempio ne è il processo chiamato Powder Mix Electrical Discharge Machining (PMEDM) il cui nome fa facilmente capire come si misceli al classico dielettrico delle particelle di materiale che riescono a migliorare la finitura superficiale dei particolari realizzati. In questo processo si osservano maggiori valori di MRR (Material Removal Rate, velocità di rimozione del materiale) e minori valori di TWR (Tool Wear Rate, velocità di usura dell’utensile) grazie all’incremento del gap tra utensile e pezzo da lavorare. Per ottimizzare un processo quale l’EDM (sia che si tratti di quello con o senza particelle, sia che si tratti di quello a tuffo o a filo, sia che si tratti del processo macro o di quello micro), occorre analizzare nel dettaglio quali sono i parametri coinvolti e capire qual è la loro influenza. A livello generale possiamo dire che questi parametri di processo sono suddividibili in parametri di natura elettrica, parametri di natura non elettrica, parametri riferibili all’utensile e parametri riferibili alle polveri miscelate (se presenti). In questo senso giocano un ruolo importante la polarità, la corrente di picco, la durata della scarica, la tensione di scarica, i tempi accensione e di spegnimento della scarica, la sua frequenza, il flusso ed il tipo di dielettrico, la distanza tra pezzo ed elettrodo, se l’elettrodo ruota o meno (quando possibile nelle operazioni di fresatura per EDM), forma, materiale e ricopertura dell’elettrodo, tipo, materiale e concentrazione della polvere miscelata e sua dimensione, e così via. Spesso accade che questi parametri non vengono però ottimizzati perché non se ne è capito fino in fondo l’influenza che giocano nel processo. È però estremamente importante spendere del tempo per ricercarne l’effetto tramite tecniche di indagine da laboratorio di ricerca quali il DOE (Design of Experiments) o i sistemi euristici o i metodi iterativi di ricerca. Queste tecniche sono da conoscere e applicare con metodo per evitare di muoversi a caso variando senza una logica (o con troppo poca logica) i parametri alla ricerca dell’ottimo senza magari tenere conto di interazioni tra i parametri stessi e, soprattutto, raggiungendo una situazione che può parere ottimale ma che, non avendo capito i fenomeni che stanno alla base della lavorazione, non è utilizzabile quando si cambia materiale o forma. L’obiettivo deve essere quello di ottenere una conoscenza del processo sufficientemente generale da poter aiutare anche quando si affrontano nuove lavorazioni. L’interesse sul processo in questo senso è anche dimostrato dalla grande quantità di lavori scientifici e ricerche ancora oggi condotte sul tema a livello internazionale.

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Plastica Gomma: novità e iniziative 4.0

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Plastica Gomma: novità e iniziative 4.0

La ripresa dell’economia italiana sembra ormai consolidarsi ed è merito soprattutto della nostra industria. Sebbene secondo le stime del Centro studi di Confindustria il recupero fino ai livelli pre-crisi si concretizzerà solo nel 2021, durante lo scorso anno il PIL del nostro Paese è cresciuto dell’1,5% e per il 2018 l’Istat stima un incremento analogo. Fino a ottobre del 2017, la manifattura italiana ha fatturato 36 miliardi di euro in più e il valore prodotto dalle nostre industrie dovrebbe attestarsi nel 2017 a 872 miliardi, rispetto agli 800 del 2013. In questo contesto, il comparto della fabbricazione di articoli in gomma e plastica continua a macinare buoni numeri, registrando nel mese di ottobre 2017 un incremento dello 0,4% rispetto a settembre e del +3,6% se confrontato con ottobre 2016, mentre nei primi dieci mesi la crescita si attesta al +1,6%.

Proprio al mondo delle materie plastiche, della gomma e dei materiali compositi è stato dato ampio spazio a MECSPE, la manifestazione del manifatturiero 4.0 promossa da Senaf, che si è tenuta a marzo a Fiere di Parma e che ha proposto tutte le novità sul fronte della digitalizzazione e dell’innovazione. Nuove iniziative in ottica 4.0, tutte volte a rendere ancora più sinergico e attivo il percorso di visitatori, aziende ed espositori e 12 Saloni tematici, per i quali si è prevista una migliore suddivisione all’interno del quartiere fieristico, con la costruzione di un nuovo padiglione per permettere un’esplorazione più fluida e un maggiore orientamento. A cominciare dall’Ingresso Sud, dove si è sviluppato il cuore pulsante della fiera, la “Fabbrica Digitale 4.0”, con 8 filiere e 52 partner, pronti a confrontarsi sui sistemi e sulle novità in materia di integrazione digitale che contribuiscono a progettare l’industria di domani, mostrando il ruolo determinante delle tecnologie abilitanti 4.0 nei diversi settori e contesti applicativi. Tra i temi al centro, connettività e strumenti per la piccola impresa, robotica collaborativa in un ambito di produzione parametrizzata e/o di piccoli lotti, sviluppo prodotto con metodica 4.0, simulazione di prodotti e processi, tracciabilità, manutenzione, additive manufacturing e logistica 4.0. Il padiglione 6 è stato invece dedicato ai materiali, con un focus predominante sulle materie plastiche, sulla gomma e alle filiere ad esse dedicate.

Tra le iniziative speciali rivolte a questo comparto, MECSPE ha presentato “l’Arena dell’Economia Circolare 4.0”, un ciclo di incontri realizzato in collaborazione con la testata Plastix in occasione dei suoi 40 anni di attività in cui discutere di circular economy. Il tema del riutilizzo dei flussi di materiale, a cui le tecnologie abilitanti del 4.0 possono dare un importantissimo contributo anche in termini di innovazione, riprogettazione e armonizzazione dei cicli di produzione delle materie plastiche, è stato discusso grazie all’apporto di associazioni e aziende all’interno dell’Arena progettata dal designer e architetto Michele De Lucchi. All’interno dell’Arena è stato possibile apprendere in chiave 4.0 tutte le tecnologie a disposizione per una progettazione “circolare” che passi per le tecnologie di lavorazione, i materiali e il ciclo di vita del prodotto per giungere al riutilizzo dei materiali. Fuori dall’Arena, è stata inoltre prevista un’area dimostrativa con esposizione di prodotti e un percorso divulgativo.

Tra i nuovi materiali proposti, è stato dato ampio rilievo ai Materiali non Ferrosi, alle Leghe, ai Compositi e relative tecnologie di trasformazione. Alluminio, Titanio, Magnesio, Leghe e Compositi sono stati il focus di quest’area che, attraverso l’esposizione delle aziende che hanno preso parte alla fiera e le conferenze tematiche, hanno offerto ai visitatori interessanti spunti di trasferimento tecnologico e nuove soluzioni di progettazione e realizzazione.

Il salone è stato patrocinato da importanti associazioni, quali ASSOMET e ASSOFOND, che rappresentano e raggruppano aziende orientate allo sviluppo della conoscenza, lavorazione e applicazione di questi materiali, intervenendo con contenuti e mini conferenze tematiche all’interno della relativa Piazza, un’area dimostrativa formativa sviluppata con la collaborazione di partner quali MG12 Magnesium Network, Sportelli Metalli di Unione Industriale di Torino, che ha offerto ai visitatori interessanti spunti tecnologici grazie alla presenza di manufatti ad alto contenuto tecnologico tra cui Forvola®, il primo megadrone italiano customizzabile realizzato in carbonio, alluminio e magnesio, ed EVER S, una “super car” costruita artigianalmente e dotata di carrozzeria in alluminio.

Il Salone Additive Manufacturing, si è concentrato invece sulle tecnologie di stampa 3D professionale che consentono di incrementare l’efficacia e l’efficienza del processo produttivo e di prototipazione, garantendo maggiore flessibilità con costi e tempi ridotti. Ma MECSPE è stata anche tanta formazione: dopo i successi di Modena e Brescia e la tappa a Napoli con focus su “Industria 4.0 e Aerospazio”, il racconto per un’alternativa italiana al modello industry 4.0 è proseguita con l’ultima tappa dei “LABORATORI MECSPE FABBRICA DIGITALE, La via italiana per l’industria 4.0”: l’evento conclusivo di questo percorso ha proposto un dibattito sui temi della formazione e delle nuove figure professionali all’interno della fabbrica 4.0, con la presentazione dei dati nazionali dell’ Osservatorio MECSPE sulle PMI italiane operanti nel settore della meccanica. Sempre in tema di confronto, sono state inoltre illustrate le tematiche dell’additive manufacturing: tutte le innovazioni del settore sono state presentate tramite incontri e workshop che hanno disegnato i nuovi scenari di competitività.

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Ingegneri a raccolta a Trieste per l’ottava edizione del meeting Esteco

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Ingegneri a raccolta a Trieste per l’ottava edizione del meeting Esteco

Gli ultimi sviluppi nell’ambito dell’ottimizzazione numerica e le sfide della gestione di dati di simulazione nel contesto della progettazione ingegneristica saranno all’ordine del giorno dell’ottavo International Users’ Meeting (UM18) di Esteco, in programma alla Stazione Marittima di Trieste il 23 e il 24 maggio. L’evento biennale dedicato agli utenti del software di ottimizzazione sviluppato da Esteco, vede in agenda esperti di Volvo Cars, US Air Force Research Laboratory, PSA Group (Peugeot, Citroën, DS, Opel, Vauxhall Motors) e molte altre aziende e centri di ricerca di primo livello. Spaziando dall’automobilistico all’aerospaziale, fino alle applicazioni nell’ambito di radioterapia oncologica, saranno numerosi i campi di impiego della tecnologia Esteco messi in mostra durante lo UM18.

Focus sull’efficienza

Il focus dell’ottava edizione, Effective Efficiency, farà da filo conduttore a un susseguirsi di presentazioni da parte di giganti dell’ingegneria che con l’ausilio della tecnologia Esteco stanno migliorando i loro prodotti e processi, bilanciando obiettivi molteplici e contrastanti e facilitando la collaborazione tra diversi gruppi di lavoro sparsi in dipartimenti e aree geografiche diverse. Nel contesto di una sempre più ampia mole di dati generati dalle simulazioni, la gestione efficiente di dati è più che mai di essenziale importanza per ottenere il massimo dell’efficienza numerica, velocizzando il processo di sviluppo di un nuovo prodotto e migliorando al contempo i risultati finali. Questo vale ancora di più per prodotti complessi sviluppati nei settori automobilistico e aerospaziale, da sempre ambiti chiave di impiego della tecnologia Esteco.

Gli interventi

Il ricco programma di presentazioni include Fabien Figueres, Data Engineer per il Gruppo PSA, che spiegherà come la tecnologia Esteco , e in particolare la piattaforma basata su Volta (prodotto enterprise di Esteco) può aiutare ad accelerare il processo dello sviluppo delle automobili. Rimanendo nel settore automobilistico, per conto di Volvo Cars, Mikael Tormanen, Technical Expert MDO & P/T Attributes Balancing esporrà la sua visione su come garantire un’ottimizzazione efficiente a partire dalle fasi iniziali della progettazione. Bob Tickel, direttore di analisi strutturale e dinamica presso Cummins, condividerà invece il suo punto di vista sul futuro della simulazione e ottimizzazione numerica. Tra gli speaker rappresentanti del settore aerospaziale spunta Richard Snyder, ingegnere aerospaziale presso il MSTC Center dell’U.S. Air Force Research Laboratory. Snyder parlerà della sfida di garantire il rispetto delle normative stringenti e della necessità di migliorare i processi e gli strumenti attualmente usati nell’ambito della progettazione aerospaziale. Oltre a un programma ricco di presentazioni, l’UM18 sarà anche l’occasione per lanciare la terza Esteco Academy Design Competition internazionale, dedicata agli studenti di ingegneria e organizzato in partnership con Cummins. Sempre sul piano delle opportunità di apprendimento, il secondo giorno, 24 maggio, avranno luogo due training tecnici gratuiti,  uno con focus sulle migliori pratiche dell’analisi con superfici di risposta (RSM) e uno con focus sulla gestione dei workflow complessi e ottimizzazione robusta in presenza di parametri incerti.

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Source: Attualita
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Accordo Abi-Anima Confindustria Meccanica Varia per ampliare il mercato degli strumenti di debito delle imprese

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Accordo Abi-Anima Confindustria Meccanica Varia per ampliare il mercato degli strumenti di debito delle imprese

Obiettivo dell’intesa è individuare specifiche soluzioni finanziarie per sostenere gli investimenti nel settore della meccanica. Primo passo l’avvio di un’analisi di fattibilità sui bond di filiera per le Pmi


Favorire l’accesso delle imprese al mercato della raccolta diretta di risorse finanziarie, con una particolare attenzione verso quelle aziende che intendono, nell’ambito di programmi di crescita e/o di internazionalizzazione, utilizzare soluzioni che diversificano la propria struttura finanziaria ed entrare in contatto con una platea più ampia di operatori finanziari. Questo, in sintesi, l’obiettivo dell’accordo siglato oggi dall’Associazione Bancaria Italiana (Abi) e da Anima Confindustria Meccanica Varia.

L’accordo mira ad individuare specifiche soluzioni finanziarie da mettere a disposizione delle imprese Associate ad Anima – che rappresenta in Italia imprese con un fatturato complessivo di 44,7 miliardi e 210mila dipendenti – per sostenere gli investimenti richiesti nel settore. Per le banche, che agiscono come consulenti e gestiscono l’organizzazione dei collocamenti, l’iniziativa costituisce al contempo un ulteriore passo verso un ampliamento delle soluzioni finanziarie offerte al mondo produttivo in continuità con operazioni di collocamento già effettuate sul mercato dei capitali.

Il primo risultato dell’intesa sottoscritta oggi sarà la predisposizione, nell’ambito di un gruppo di lavoro interassociativo da costituire, di un’analisi di fattibilità dei cosiddetti ‘bond di filiera’, specifico strumento rivolto in particolare a migliaia di Pmi – in molti casi vere e proprie eccellenze del Made in Italy – che occupano un ruolo determinante nella filiera produttiva di cui fanno parte ma che non riescono, per limiti di dimensioni e risultati economici, ad accedere ai mercati dei capitali oppure vi ricorrono senza vedersi attribuito merito di credito adeguato.

L’analisi intende quindi verificare se, attraverso un’adeguata strutturazione dell’operazione, il merito di credito delle imprese appartenenti alla filiera possa beneficiare degli effetti derivanti da un rapporto sinergico e continuativo con il cosiddetto capofiliera, soggetto con rilevante posizionamento di mercato e competitivo e di elevato standing finanziario. In concreto, si tratta di individuare ed analizzare una serie di dati di una filiera (ad esempio ambito di attività, aziende coinvolte, piano degli investimenti di filiera condiviso o da condividere, risultati economici e finanziari della singola impresa), per poi proporre una struttura, con relativi schemi di rafforzamento del credito, finanziabile sul mercato: si auspica in tal modo che il caso di studio possa diventare un precedente per operazioni di mercato analoghe.

“Siamo lieti – ha commentato Giovanni Sabatini, Direttore generale dell’Abi – di poter contribuire, in una fase di crescita dell’economia italiana, ad aumentare le soluzioni di finanziamento per le imprese che prevedano il ricorso diretto al mercato del debito. Tale canale finanziario, che è sempre più centrale nell’attività delle banche sul segmento imprese, può rappresentare una soluzione ottimale per strutture di finanziamento come i bond di filiera che coniugano la presenza di imprese leader e quella di imprese eccellenti ma di dimensioni ridotte con minori possibilità di accesso al mercato finanziario”.

“Il Piano Impresa 4.0 – ha dichiarato Andrea Orlando, Direttore generale di Anima – ha messo in risalto indicatori importanti. Le imprese sono pronte a investire. I dati elaborati dall’Ufficio studi Anima alla voce investimenti segnano cifre molto positive a due decimali. Gli imprenditori, se e quando messi in condizione, ampliano le linee produttive, si affacciano su nuovi mercati esteri, danno impulso ai dipartimenti di ricerca e innovazione. L’accordo con Abi può contribuire, attraverso strumenti finanziari su misura, a questo obiettivo: dare una nuova linfa vitale al tessuto imprenditoriale italiano e in particolare della meccanica, così che l’abbrivio positivo del 2017 e dell’inizio 2018 venga confermato e si possa dare un’accelerazione al Paese intero”.

Source: Meccanica e Automazione
Accordo Abi-Anima Confindustria Meccanica Varia per ampliare il mercato degli strumenti di debito delle imprese

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Dal componente al sistema, HEIDENHAIN alla Control 2018

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Dal componente al sistema, HEIDENHAIN alla Control 2018

Un fattore fondamentale per ottenere qualità nella produzione industriale è l’accuratezza: sia nella realizzazione del prodotto sia nel controllo qualità. Alla Control 2018, HEIDENHAIN presenta soluzioni innovative per questi ambiti di attività e per la loro connessione digitale: componenti singoli di elevata precisione come il sistema di misura lineare aperto LIP 6000 o l’elettronica di misura e conteggio QUADRA-CHEK 2000 oltre che sistemi altamente integrati, come il sistema modulare di misura angolare SRP 5000. Il pacchetto di funzioni Connected Machining consente la connessione in rete personalizzata della produzione con tutti i reparti aziendali coinvolti, per scambiare dati in maniera universale e digitale dalla pianificazione delle commesse fino al controllo qualità.

Sistema modulare di misura angolare SRP 5000 con motore integrato. Un asse rotativo altamente preciso è una struttura estremamente complessa. Per un costruttore di macchinari è certamente più semplice impiegare un componente altamente integrato con caratteristiche collaudate e specifiche invece di utilizzare numerosi componenti singoli. Perché una soluzione di sistema gli facilita notevolmente il lavoro in fase di progettazione, montaggio e taratura. HEIDENHAIN propone con SRP 5000 una soluzione di sistema che integra cuscinetto, encoder e motore torque in un unico modulo. Questa combinazione consente un movimento straordinariamente uniforme per funzioni di  posizionamento e misura altamente precise. Il sistema modulare di misura angolare con motore integrato è ottimizzato per soddisfare perfettamente i severi requisiti delle applicazioni in campo metrologico, dove sono essenziali risoluzione molto elevata e eccellente ripetibilità, anche in caso di temperature di impiego variabili. Ciascun componente di SRP 5000 viene prodotto da HEIDENHAIN Group. HEIDENHAIN realizza i cuscinetti e i sistemi di misura di elevata accuratezza per il sistema modulare di misura angolare, mentre i motori torque e i controllori AccurET sono forniti da ETEL. Questa stretta collaborazione assicura la perfetta armonizzazione dei gruppi funzionali.

srp500

Sistema di misura lineare aperto LIP 6000 con qualità del segnale costantemente elevata. Per il rilevamento lineare della posizione con eccezionale accuratezza in dimensioni particolarmente compatte, HEIDENHAIN propone il sistema di misura lineare aperto LIP 6000 con scansione interferenziale. L’errore di interpolazione estremamente ridotto di soli ±3 nm, il basso livello di rumorosità di appena 1 nm RMS e l’errore base di meno di ±0,175 µm in un intervallo di 5 mm consentono una regolazione molto costante della velocità e una elevata stabilità della posizione in stato di riposo. LIP 6000 deve in parte queste caratteristiche al nuovo Signal Processing ASIC HSP 1.0 di HEIDENHAIN, che garantisce una qualità costantemente elevata dei segnali di scansione per l’intera durata utile dei sistemi di misura. Il Signal Processing ASIC di HEIDENHAIN, infatti, monitora con continuità il segnale di scansione: se le contaminazioni sul supporto di misura o sul reticolo di scansione comportano alterazioni del segnale, compensa pressoché completamente gli scostamenti risultanti e ripristina la qualità originale. L’errore di interpolazione e il rumore di fondo non aumentano durante il funzionamento in presenza di
contaminazioni. L’ampiezza del segnale si mantiene pressoché costante a 1 VPP. Persino in caso di un forte intervento della stabilizzazione del segnale, non si registrano effetti negativi sul livello del rumore di fondo del segnale, contrariamente ai sistemi in cui l’amplificazione avviene nel percorso del segnale.

QC 2000: misurazioni semplici e affidabili. Per le misurazioni di routine nel controllo dei pezzi finiti, HEIDENHAIN offre la nuova elettronica di misura e conteggio QUADRA-CHEK 2000. I punti di misura vengono rilevati su proiettori di profilo, microscopi di misura e macchine di misura 2D mediante croce ottica o sensore ottico. Grazie al comando intuitivo i risultati, rappresentati graficamente sul touch screen, possono essere documentati con semplicità creando report. L’apparecchiatura, perfettamente idonea per l’impiego in officina grazie al suo robusto embedded design e al corpo compatto, può essere integrata senza problemi nella rete aziendale.

Connected Machining di HEIDENHAIN: scambio di dati tra controllo numerico e macchina di misura. Connected Machining consente la connessione in rete personalizzata e flessibile con la rete aziendale tramite il controllo numerico della macchina. L’operatore sulla macchina utensile ha così accesso diretto a tutti i dati e i programmi necessari per il suo lavoro. Inoltre può mettere a disposizione online ad altri reparti aziendali informazioni importanti dell’officina. Allo stand HEXAGON del padiglione 5, una apparecchiatura demo illustra le modalità di connessione di una macchina utensile tramite un controllo numerico HEIDENHAIN con il nuovo sistema intelligente di
gestione qualità HxGN Smart Quality di HEXAGON e lo scambio diretto dei dati tra la produzione e la sala metrologica.

Source: Meccanica e Automazione
Dal componente al sistema, HEIDENHAIN alla Control 2018

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Hexagon Manufacturing Intelligence lancia Optiv Performance 322: macchina di misura a coordinate multisensore da banco

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Hexagon Manufacturing Intelligence lancia Optiv Performance 322: macchina di misura a coordinate multisensore da banco

La società protagonista nelle soluzioni di misura e produzione Hexagon Manufacturing Intelligence ha rilasciato la nuova Optiv Performance 322, una macchina di misura a coordinate multisensore da banco (CMM) di ingombro ridotto e facilità di upgrade, per soddisfare svariate applicazioni.

La macchina, del peso di 180 kg, con struttura a tavola mobile e portale fisso, è abbastanza leggera per poter essere collocata su banchi esistenti e riposizionata senza necessità di nuova calibrazione da parte di un tecnico Hexagon. Oltre a richiedere uno spazio ridotto, la macchina consente maggiore precisione e ripetibilità ad alta velocità e (300 mm/s) e accelerazione elevata grazie alla rigidità della sua struttura in granito, che la rende ideale per la verifica di stampati in lamiera e componenti in plastica stampati a iniezione, scansione di profili e altre applicazioni.

Equipaggiata con software PC-DMIS, la Optiv Performance 322 è progettata per la flessibilità e può misurare una gamma di componenti diversi con tempi di esecuzione minimi. La CMM è disponibile in configurazione entry-level con le sole funzioni di visione e, grazie alle sue caratteristiche di precisione 3D e la predisposizione future-ready, in versione multisensore. In questa configurazione, facilmente allestibile anche su versioni base già installate, sono disponibili sensori tattili e non-contatto, che la rendono una soluzione estremamente versatile che può sostituire più strumenti di misura dedicati. Grazie alla concezione modulare, sensori, controlli, PC e software di misura possono essere facilmente personalizzati e scalati in base alle esigenze del momento.

La CMM dispone di una compensazione termica avanzata che applica alle misure le correzioni necessarie in base alle variazioni termiche rilevate nell’ambiente.

“Non è sempre stato facile per le aziende trovare una soluzione che offra sia un ingombro ridotto sia la capacità di rispondere alle loro esigenze sempre diverse,” afferma Marc Stalker, Strategic Product Manager sCMM, Hexagon Manufacturing Intelligence. “Non solo la macchina da banco Optiv Performance 322 risponde a queste esigenze ma aumenta anche la produttività, unendo l’eccellente flessibilità applicativa alla precisione conforme alla ISO 10360, anche ad elevate dinamiche.”

La Optiv Performance 322 è disponibile in Europa, Asia e Cina.

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Source: Stampi
Hexagon Manufacturing Intelligence lancia Optiv Performance 322: macchina di misura a coordinate multisensore da banco

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Thermoplay: mini ugello ad otturazione per l’iniezione di particolari di piccole dimensioni

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Thermoplay: mini ugello ad otturazione per l’iniezione di particolari di piccole dimensioni

Thermoplay presenta la serie recentemente ampliata di mini ugelli ad otturazione, adatta a soddisfare le crescenti esigenze di applicazioni specifiche nei settori del packaging, medicale, dei cosmetici e dell’elettronica.

Il nuovo ugello ad otturazione ha un diametro di 10,5 mm e può essere installato con un interasse minimo di 17 mm. Grazie al suo profilo compatto, questo ugello è ideale per l’utilizzo in aree ristrette e permette anche l’iniezione su una superficie “interna” della parte.

Il design dell’ugello e del puntale permette una bassa dispersione termica dando massima flessibilità allo stampista per progettare il sistema di raffreddamento.

Le resistenze brevettate Thermoplay distribuiscono in maniera uniforme il calore lungo tutta la superficie dell’ugello, garantendo un basso consumo energetico (massimo 150W per ugello). Il puntale può essere sostituito facilmente per la manutenzione a bordo dello stampo installato nella macchina di iniezione. Le lunghezze di questa serie di ugelli sono disponibili da 56 a 146 mm.

L’azionamento dell’otturazione può essere pneumatico o idraulico, singolo o su piastra, rendendolo ideale per applicazioni multi cavità che richiedono maggiore precisione. Lo spillo del gruppo otturazione, disponibile con finitura cilindrica o conica, è progettato per minimizzare il punto di iniezione sulla parte (diametro gate da 0,8 a 1,2 mm), conferendo una finitura di massima qualità. Questo ugello risulta pertanto adatto all’iniezione di tutti i materiali termoplastici, ad esclusione di quelli additivati con cariche abrasive.

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Source: Stampi
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