Archives: 24 Settembre 2021

Serie internazionale di collari di serraggio Ruland

Serie internazionale di collari di serraggio Ruland

Ruland ha ampliato la sua gamma di collari di serraggio. La serie internazionale comprende ora anche collari di serraggio a bloccaggio rapido con leva di bloccaggio, collari di serraggio con fori ausiliari di montaggio con o senza leva di bloccaggio e collari di serraggio in alluminio anodizzato con viti in acciaio inossidabile. La serie internazionale di collari di serraggio consente ai progettisti di utilizzare dimensioni e viti uniformi per i collari per albero con fori espressi in misure metriche o in pollici. Questa standardizzazione rende più facile specificare i collari per albero in diverse sezioni dell’impianto: lo spazio di installazione richiesto rimane lo stesso; le viti metriche semplificano la scelta degli strumenti di montaggio necessari per l’assemblaggio dei componenti sulla macchina.

I collari di serraggio a bloccaggio rapido con leva di bloccaggio hanno una leva che sostituisce le viti dei collari di serraggio. Gli utenti hanno così a disposizione un collare di serraggio in uno o due componenti per un montaggio, uno smontaggio e un riposizionamento semplice e senza attrezzi.

I collari di serraggio con fori di montaggio presentano spianature e fori filettati sulla superficie del diametro esterno del collare di serraggio. Questa caratteristica è usata per fissare componenti come sensori, supporti e staffe  al collare di serraggio. I collari di serraggio con fori di montaggio possono anche essere utilizzati per collegare più collari di serraggio insieme in modo che gli alberi possano essere posizionati in qualsiasi orientamento e in qualsiasi angolo tra loro. Durante la fase di specifica dei collari di serraggio con fori di montaggio, i progettisti hanno la possibilità di utilizzare sia viti standard per l’installazione fissa che una leva di bloccaggio rapido per una sostituzione o una regolazione veloce.

Una novità della serie internazionale di collari di serraggio è costituita anche dai collari di serraggio in alluminio anodizzato con viti in acciaio inossidabile. I collari di serraggio sono in alluminio 3.1355 con superficie anodizzata e viti in acciaio inossidabile del tipo 18-8. Rispetto alle versioni in alluminio non rivestite, hanno una maggiore resistenza alla corrosione e sono più convenienti dei collari di serraggio in acciaio inossidabile 1.4305. Sono adatti per gli ambienti dove vengono trasformati prodotti alimentari e dove i componenti non sono direttamente esposti a processi di pulizia ad alta temperatura e a prodotti chimici caustici.

I collari di serraggio della serie internazionale sono prodotti da Ruland nelle versioni a uno e due componenti. Racchiudono l’albero in modo ottimale e distribuiscono le forze di pressione in modo uniforme intorno all’albero. Rispetto ai collari per albero con viti di arresto, hanno forze di tenuta significativamente maggiori, assicurano un buon accoppiamento, possono essere regolati di continuo e non danneggiano l’albero. I collari di serraggio in due pezzi offrono una forza di tenuta maggiore e possono essere montati e smontati direttamente senza smontare altri componenti. Durante la produzione, le metà originali rimangono unite durante tutto il processo di fabbricazione per garantire un’aderenza e un allineamento perfetti, nonché elevate forze di tenuta. Con i collari di serraggio Ruland, i progettisti beneficiano della perpendicolarità strettamente controllata tra la superficie frontale e il foro – lo scostamento totale è solo ≤ 0,05 mm o 0,002 pollici. Questa caratteristica è particolarmente utile quando i collari di serraggio sono utilizzati come fermo per i cuscinetti o per l’allineamento dei componenti. Essi sono disponibili in acciaio senza piombo 1.0736 con finitura nera brunita, in alluminio 3.1355 con finitura anodizzata e viti in acciaio inossidabile, in tecnopolimero, in acciaio inossidabile 1.4305 o 1.4404 e in titanio grado 5 (3.7165). Le dimensioni del foro sono comprese tra 3 mm e 75 mm o tra 1/4 di pollice e 3 pollici.

I prodotti di Ruland sono disponibili in Italia grazie alla distribuzione da parte di Getecno S.r.l. 

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Source: Stampi
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Alta pressione: cultura e tecnologia

Alta pressione: cultura e tecnologia

Le lavorazioni in alta pressione non sono solo “tecnologia”: i migliori risultati se si considera anche l’aspetto culturale.

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un mercato fortemente competitivo, ma non per questo disposto a scendere a compromessi quando si tratta di qualità. La recente situazione storico-sociale ha costretto il mondo manifatturiero a rivedere molti concetti e molte situazioni, ma restano alcuni punti cardine, come il risparmio energetico, la riduzione dei tempi di processo, la durata degli utensili, e, naturalmente, la qualità del manufatto. Oggi la produzione si trova a dover dare una risposta adeguata a tutte queste richieste, che se unite all’introduzione di nuovi materiali, alcuni di difficile lavorabilità, rappresentano un bel grattacapo. A cui si aggiungono tutte le difficoltà dovute alla pandemia…

In un mondo ricco di richieste, ma anche di limiti, la nota positiva è certamente rappresentata dalla ricerca, che non si ferma mai, e che, nonostante l’ovvio orientamento a trovare risposte ai problemi legati alla pandemia, da sempre è impegnata a risolvere al meglio ogni difficoltà, o necessità, insorga. Oggi stanno sempre più diffondendosi le lavorazioni in alta pressione, in grado, se correttamente applicate, di soddisfare le esigenze delle moderne realtà produttive, riconducendosi a un concetto ormai noto e imprescindibile: l’efficienza di processo.

Se correttamente applicata….

È importante soffermarsi sul quesito “se correttamente applicata” perché la lavorazione in alta pressione non è semplicemente un modo di lavorare, ma è un nuovo modo di concepire la lavorazione e, in quanto tale, chiede un cambio culturale, perché oggi si vuole di più e, volendo essere un po’ filosofi, al “di più“, non c’è limite. È partendo dal cambio culturale e dal “non c’è limite, si può fare di più” (o meglio) che è nata, e si sta velocemente sviluppando, la cultura dell’alta pressione: lavorazioni con pressioni del fluido da taglio superiori a 20 bar, per lavorazioni ad alte prestazioni, con “alta cadenza di pezzi“.

Poterebbe sembrare semplice, ma il problema è che le lavorazioni in alta pressione non si improvvisano, né ci si improvvisa tecnico competenti: l’alta pressione richiede strumenti e competenze adeguati, partendo dalla macchina utensile e dagli utensili, per arrivare ai device, cioè a tutto ciò che concorre alla lavorazione, perché il processo produttivo moderno deve lavorare secondo una logica sinergica, abbracciando il concetto di “sistema macchina utensile”.

 

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Cosa fanno i conducenti dei veicoli semiautomatici?

Cosa fanno i conducenti dei veicoli semiautomatici?

I ricercatori del Fraunhofer Institute hanno sviluppato un sistema che utilizza i dati delle immagini delle telecamere dei veicoli semiautomatici per trarre conclusioni sulle attività dei conducenti e dei passeggeri.

Cosa fa il conducente? Con quale velocità potrebbe prendere il controllo del veicolo? Per rispondere a queste domande il Fraunhofer Institut ha sviluppato un sistema di rilevamento delle attività a bordo dei veicoli semiautomatici che impiega algoritmi e processi di apprendimento automatico, tra cui l’intelligenza artificiale. Gli algoritmi analizzano i dati della telecamera in tempo reale per scoprire se il conducente è al telefono, gioca con i bambini o guarda il cellulare di un passeggero. La tecnologia va quindi oltre il riconoscimento dell’immagine e interpreta le attività nel contesto, rilevando anche le attività e gli oggetti associati. I ricercatori hanno prima addestrato il sistema annotando manualmente numerosi scatti della telecamera per identificare dove sono le mani, i piedi e le spalle delle persone e dove si trovano oggetti come smartphone, libri e altri oggetti, poi hanno valutato gli algoritmi utilizzando nuove immagini e correggendo i propri risultati.

Il sistema astrae le immagini del conducente o dei passeggeri per formare uno scheletro digitale, un tipo di figura stilizzata che replica le pose del corpo della persona; in seguito deduce l’attività mediante il movimento scheletrico e il riconoscimento supplementare dell’oggetto. “Gli algoritmi possono quindi dire se qualcuno sta dormendo o guardando la strada, quanto è distratto e quanto tempo impiegherà a concentrarsi di nuovo sulla strada“, spiega Michael Voit, group manager presso Fraunhofer IOSB. Il sistema supporta sia le videocamere tradizionali e le telecamere a infrarossi che possono vedere al buio, sia le telecamere 3D che misurano la distanza tra gli oggetti e la telecamera. “Siamo in grado di rilevare non solo le attività del conducente, ma anche quelle di tutti i passeggeri, sia nella parte anteriore che in quella posteriore del veicolo – prosegue Volt. La tecnologia è pronta per la produzione pilota. Siamo già in contatto con alcune aziende”. A collegare gli sviluppi c’è il simulatore di guida dell’istituto, che i clienti del settore possono impiegare anche nel contesto di singoli progetti di ricerca e sviluppo. Simulando situazioni di traffico, costituisce la base per la raccolta di dati di guida e di comportamento rilevanti. I dati della telecamera vengono analizzati in tempo reale, non salvati e non lasciano mai il veicolo, quindi c’è un totale rispetto della privacy.

Fonte: https://www.fraunhofer.de/en/press/research-news/2021/september-2021/activity-detection-inside-the-vehicle.html

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Source: Stampi
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