Meccanica & Automazione #7 ottobre

Sogni di Robot 

di Chiara Tagliaferri

Dal titolo vi sarà capitato di riconoscere la citazione di un’antologia di racconti di fantascienza di Isaac Asimov, scienziato, scrittore e padre delle tre leggi della robotica. Racconti scritti negli anni 50 e 60 ma ancora oggi, riferimento fondamentale per chi si occupa di intelligenza artificiale. Ho scelto questo titolo, e non altri dello stesso autore, perché mi sembra rievochi il concetto dell’utilizzo della robotica, come un desiderio che si è realizzato.

La robotica e i processi robotizzati oggi risolvono innumerevoli problemi contribuendo al miglioramento della qualità della vita e al benessere dell’individuo. E non sono più sogni.

Diversi studi ormai dimostrano che, l’operatività affidata ai robot sta eliminando l’utilizzo della forza lavoro umana dalle mansioni meno qualificate, più faticose ed usuranti.  Questa evoluzione, temuta per decenni, non ha portato alla diminuzione dei posti di lavoro come più volte sentenziato, ma ha aumentato e migliorato nel complesso i livelli di occupazione e profili occupabili. Le tecnologie robotiche hanno sollevato i lavoratori da mansioni rischiose e ripetitive, ed offerto a chi ha investito in esse, aumenti di produttività e qualità alla produzione. Hanno reso possibile operazioni e applicazioni narrate nei racconti di fantascienza di Asimov e… si stanno ancora trasformando!

Stanno diventando sempre più e sempre meglio, alleati del miglioramento produttivo e artefici di maggiore qualità del lavoro e della salvaguardia degli operatori.

Ecco la scelta del linguaggio positivo. Se avessi esordito con “IO robot” avrei evocato più paure che consenso. Leggendo il dossier e lo speciale come anche tutti gli altri approfondimenti si capisce chiaramente come sia imperativo legare la robotica, oggi più di ieri, ad un linguaggio positivo.

Con l’avvento e l’introduzione delle tecnologie robotiche siamo stati e siamo ancora spettatori o artefici di un’ottimizzazione sempre crescente del processo produttivo, ma stiamo anche andando nella direzione di contribuire al miglioramento del benessere dell’umano che li utilizza. Infatti i robot già sollevano l’operaio dalle azioni più sporche e pericolose, i cobot già collaborano con l’operatore, gli esoscheletri già abilitano la capacità di lavorare senza riportare danni, sostenendo il lavoratore oltre i limiti fisiologici. Ma se è vero che “non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele” allora artefici o utilizzatori di queste tecnologie, vigiliamo tutti sugli effetti non voluti che si possono generare in qualsiasi ambito di applicazione. Soprattutto poniamo molta attenzione ai contesti normativi e ad alle scelte etiche. E’ infatti fondamentale, in questo momento scrivere e decidere le regole di utilizzo, almeno quanto approfondire e ragionare sul rapporto tra tecnologie, robotica e società.

Citando un recente ragionamento di Paolo Benanti docente di Teologia morale ed etica delle tecnologie “occorre guardare al progresso e alle scelte delle soluzioni tecnologiche pensando a come le giudicherebbero i nostri nonni e immaginando come le vivranno i nostri figli, facendoci guidare dal “cuore” nella scelta del giusto”.

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Source: Meccanica e Automazione
Meccanica & Automazione #7 ottobre

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