Rischio chimico: casi incidentali nel settore plating

L’articolo vuole evidenziare la casistica incidentale che può verificarsi nel venire a contatto con prodotti chimici e dar luogo a gravi conseguenze. La storia ci deve insegnare a porre in campo un sistema di prevenzione migliore, dato che abbiamo l’innata tendenza a dimenticarci delle disgrazie, favorendo così il loro ripetersi.

Non entrerò qui nel merito degli incidenti di singoli operatori che più o meno incautamente inalano, vengono a contatto o peggio ingeriscono prodotti chimici durante le operazioni lavorative. Questi rischi debbono essere considerati nel documento di valutazione del rischio chimico dell’azienda. Dal documento emergeranno le procedure operative e di sicurezza, i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) da utilizzarsi per maneggiare la tal sostanza, i dispositivi di emergenza da posizionare quali docce, lavaocchi di emergenza e le idonee sostanze neutralizzanti od adsorbenti.

I casi incidentali a livello europeo

Nel settore dei trattamenti elettrolitici e chimici di superfici è chiaramente un rischio tipico quello chimico. Sappiamo come nel Major Accident Reporting System della Comunità Europea (e-MARS) siano stati inseriti 19 rapporti di incidente (per la stragrande maggioranza però sono incendi). In realtà dobbiamo considerarne 18, dato che l’evento numero 951 relativo all’esplosione da idrogeno in un serbatoio di acido cloridrico (l’unico presente con vittime) è stato inserito per errore, essendo avvenuto in un’azienda che aveva come attività quella della estrazione, raffinazione, trasformazione e riciclo di metalli non ferrosi.

Rischio incendio e rischio chimico

Gli incendi possono come conseguenza portare, tra l’altro, a un incremento del rischio chimico. L’utilizzo di grandi quantità di acqua per lo spegnimento dell’incendio può provocare la tracimazione delle vasche ricolme di soluzioni operative, oppure possono provocare la dissoluzione di sostanze solide stoccate nei magazzini o peggio reazioni indesiderate tra certe sostanze e l’acqua.

Nel caso numero 76 del 19 agosto 2012 si descrive come un corto circuito abbia comportato un incendio che ha condotto alla deformazione di una vasca non strutturata in solo materiale plastico che, vuotatasi, ha portato allo sversamento rapido ed alla dispersione nel capannone di 8000 litri di soluzione composta da acido cloridrico e di nichel cloruro.

Rimandiamo al nostro articolo su questa rubrica nel numero 1 di febbraio 2021 di Trattamenti & Finiture che ha già spiegato il meccanismo col quale, da un incendio generato da fatto elettrico, in date condizioni impiantistiche, si passi allo sversamento rapido della vasca.

Rischio esplosione e rischio chimico

L’esplosione è fatto più raro dell’incendio, l’abbiamo specificatamente trattata nel numero di aprile 2021, anche questa può portare come conseguenza un aggravamento se non la manifestazione di un rischio chimico. Citiamo come esempio il caso incidentale numero 981 “Esplosione e rilascio di sostanze in impianto di depurazione” del 16 giugno 2007. In questo caso specifico un rischio chimico ha causato una esplosione, questa a sua volta ha portato al ribaltamento di serbatoi che hanno sversato i reagenti in essi contenuti. Una specie di effetto domino innescato da un sovradosaggio di H2O2, ovvero perossido di idrogeno o più semplicemente acqua ossigenata. In definitiva si è sviluppata una certa quantità di cloro gassoso che ha portato 16 addetti al ricovero sotto osservazione per 24 ore. I danni stimati dell’evento sono stati pari a 2.5 milioni di euro.

Reazioni pericolose

Reazioni tra acidi forti e metalli sono episodi rari ma sono segnalati: Il caso 988 del 1° gennaio 2008 relativo alla “Formazione di gas nitrosi”, ovvero la formazione di ossido di azoto, un gas marrone velenoso formatosi in conseguenza della immersione di un cestello zincato in acido nitrico al 53%. Pare che siano bastati solo 50 Kg di acido nitrico per portare 49 addetti in osservazione al pronto soccorso per 24 ore.

Il caso 890 avviene in un’installazione per il trattamento chimico di decapaggio dell’acciaio inossidabile del 3 settembre 2010 è del tutto simile. Un sovradosaggio di acido nitrico causato da una valvola difettosa provoca l’aumento di concentrazione oltre la soglia critica. Anche qui 11 dipendenti vennero posti sotto osservazione per le solite 24 ore.

Miscelazioni pericolose

Il caso 1029 del 17 gennaio 2012 “Emissione di Cloro” si deve ad un errore umano per il riempimento accidentale con circa 400 litri di sodio ipoclorito di un contenitore di acido cloridrico. Sempre nel 2012 il 22 di luglio il “near miss” numero 1041, dove, a fabbrica ferma, si ha uno sversamento lento da una vasca di acciaio rivestita di una piccola quantità di acido Cloridrico e di nichel cloruro. Durante le operazioni di pulizia si formeranno dei vapori che allertano l’allarme antincendio e quindi i vigili del fuoco.

Il rilascio di cloro gassoso, sempre in impianto di depurazione, viene registrato nel caso 168 del 29 gennaio 2014. Descritto malissimo, si capisce solo che due operatori, non parlandosi, attuano involontariamente la miscelazione di due metri cubi di sodio ipoclorito con un bagno di nichel chimico in corso di formazione.

Sversamenti pericolosi

Il caso 922 avviene il giorno 11 luglio 2009 con un rilascio di due metri cubi di triossido di cromo causato dal surriscaldamento di una pompa che incendia un tubo di connessione in PVC. La pompa, mentre ancora stava operando, vede cedere i suoi supporti e cade all’interno della vasca. Anche il caso 1024 del 25 agosto 2009 parla di un rilascio di cromo VI per tracimazione. A causa del distacco di un tubo flessibile l’acqua fuoriesce andando a far tracimare la vasca di passivazione.

Altri casi incidentali

Non ritengo siano sufficienti i casi raccolti dal MARS. Ho quindi raccolto da un “book” di esperienza operativa altri casi che ci serviranno per affrontare in modo sistematico la problematica del rischio incidentale chimico. Questi ulteriori casi non sono tutti avvenuti nel settore trattamenti di superfici, alcuni sono stati inseriti per considerare la tipologia di rischio simile. Nel 1997 per tracimazione con fuoriuscita di alluminio monofosfato in formazione per immissione di una quantità di reagente (Al nitrato) superiore a quanto previsto. Nel 2007 per tracimazione di acido nitrico da un serbatoio a causa dell’operazione di riempimento da autobotte che non veniva interrotta in tempo. Nel luglio 2010 per sversamento lento di anidride cromica (una decina di litri): gli operatori hanno pensato di utilizzare della carta assorbente per raccogliere la perdita riponendola dopo l’uso in un bidone che conteneva altri rifiuti combustibili (conseguente sviluppo di incendio). Nel 1992 per miscelazione di elementi ferrosi con acido nitrico: mentre si immetteva un quantitativo eccessivo di ferro, si verificava un blackout elettrico, impedendo la miscelazione ed il raffreddamento della soluzione; il ferro eccedente incrementava la produzione di ossidi di azoto che si sono diffusi nel reparto. Nel 2006 nel reparto di depurazione veniva introdotta una soluzione di soda caustica al 33 % nel serbatoio dell’acido solforico al 30%; interrompendo prontamente l’operazione di involontaria miscelazione, 500 litri di soda caustica in un serbatoio con 4 metri cubi di acido solforico provocano comunque una forte reazione esotermica che ha condotto alla ebollizione e alla tracimazione. Nell’ottobre 2010 cede una gamba di sostegno di una cisterna a fondo conico, causando così lo sversamento rapido di 8000 litri di bagno di nichel. Un caso del 1987: il carrellista inforca un contenitore in materiale plastico vicino al fondo, una volta estratte le forche segue lo sversamento rapido del preparato. Nel marzo 2002 Un sovradosaggio di bisolfito causato da un difetto degli elettrodi che comandano il dosaggio ha provocato lo svuotamento completo del serbatoio del reagente. Nel febbraio 2004 per tracimazione: un dipendente mentre reintegrava la soluzione del bagno abbandonava la posizione dimenticandosi dell’operazione iniziata. Nel marzo 2005 un operatore aveva posto un fusto da 200 litri contenente rifiuti chimici sopra un pallet per spostarlo col carrello elevatore; frenando bruscamente faceva cadere il fusto con rapido sversamento sul piazzale. Nella primavera del 2007 ancora per miscelazione di reagenti in impianto di depurazione, questa volta sodio bisolfito nel contenitore di acido solforico, con conseguente possibile formazione di anidride solforosa. Nel giugno del 2007 la foratura di serpentine di raffreddamento ha portato alla contaminazione delle acque del circuito da parte del bagno; ma se la differenza di pressione è di segno opposto si potrebbero verificare casi di tracimazione. Un caso del 2001 tratto da Beacon: in una raffineria dei lavoratori riparando con un processo a caldo dei serbatoi fornivano l’innesco ai gas in essi contenuti con successiva esplosione e sversamento rapido del liquido (acido solforico). Infine da Beacon l’avvertenza che una pompa può esplodere. Anche pompe che operano con acqua pura esplodono se ci si dimenticano chiuse le valvole di aspirazione e di scarico. Se l’acqua supera il punto di ebollizione prima che si rompa la pompa, potrebbe verificarsi l’esplosione poiché l’acqua surriscaldata comincia ad espandersi provocando la deflagrazione (BLEVE, Boiling Liquid Expanding Vapour Explosion).

di Lorenzo Dalla Torre

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Source: Stampi
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