Materia prima: quanto ci costi?

Sui mercati internazionali i prezzi delle materie prime sono aumentati in maniera considerevole a causa dell’incremento del costo del petrolio, della scarsità di alcune commodity dopo il lockdown, ma anche della speculazione finanziaria.

L’aumento sostenuto del prezzo di molte materie prime sarà un fenomeno transitorio e che tenderà a stabilizzarsi nel breve termine o proseguirà a lungo? Economisti ed esperti di tutto il mondo da mesi si interrogano e confrontano su questo complesso tema per cercare di dare una lettura dell’attuale contesto macroeconomico e fare previsioni su come potranno muoversi i prezzi delle commodity sui mercati internazionali. Per alcune, come il rame l’aumento del prezzo è stato determinato dalla scarsità dell’offerta e dai “colli di bottiglia” che si sono formati a causa dei blocchi produttivi disposti dai vari governi per arginare l’emergenza sanitaria; per altre invece, come il grano, l’incremento è riconducibile alla correlazione con l’andamento del prezzo del petrolio. Quali sono dunque le prospettive e le possibili conseguenze per il comparto industriale? «Il continuo aumento dei prezzi delle materie prime innescatosi a maggio dell’anno scorso non si è ancora fermato, ma sta rallentando e potrebbe invertire la rotta nell’ultimo quadrimestre del 2021». È quanto emerge dall’analisi di Achille Fornasini, professore dell’Università di Brescia, in collaborazione con l’Ufficio Studi di ANIMA Confindustria. Analisi presentata lo scorso luglio al Focus Materie Prime, l’osservatorio periodico di ANIMA Confindustria dedicato all’aggiornamento dei mercati delle commodity.

Incertezza e volatilità

«Il continuo aumento dei prezzi delle materie prime avvenuto nell’ultimo anno non trova riscontri in nessun altro periodo storico – ha commenta il presidente di ANIMA Confindustria, Marco Nocivelli. Da qui nasce la necessità di ANIMA di collaborare con esperti del settore per fornire periodicamente alle imprese strumenti e chiavi di lettura utili, per affrontare mercati connotati da alta volatilità nell’ambito di scenari economici ancora piuttosto incerti. Nonostante un primo semestre generalmente positivo per la meccanica italiana ricordiamo che la mancanza di disponibilità di materie prime e semilavorati ha limitato l’incremento di fatturato e rallentato la produzione industriale».

L’analisi di Fornasini evidenzia come, oltre all’inedita contrazione dell’offerta causata dai fermi e dalle chiusure degli impianti durante il picco della pandemia, tra i fattori critici scatenanti l’aumento generalizzato dei prezzi vi sia innanzitutto il boom della domanda globale da parte delle macroregioni industrializzate: in incalzante sequenza l’Asia, il Nordamerica e l’Europa. In secondo luogo, pesa la conclamata inefficienza dei sistemi logistici internazionali e locali: diretta conseguenza delle misure sanitarie, che hanno rallentato le movimentazioni nei porti, ma anche della ripartenza pressoché simultanea di tutti i sistemi industriali mondiali, che ha contribuito a congestionare talune rotte e a emarginarne altre. «Come se tutto ciò non bastasse il graduale indebolimento del dollaro ha reso meno onerosi gli approvvigionamenti, trattandosi di materie prime quotate appunto nella divisa americana – ha aggiunto FornasiniInfine, gran parte delle imprese, trovandosi a corto di scorte, si è lanciata in acquisti di materie prime ben più consistenti dei normali fabbisogni, innescando e accompagnando una spirale di incremento dei prezzi che tuttora si autoalimenta. In un tale contesto la speculazione finanziaria continua a trovare il terreno più favorevole per le proprie scorribande che, individuando nelle materie prime ottime alternative di investimento, ne accelerano e ne potenziano i continui rincari». L’effetto di queste concause non risparmia alcuna commodity. Nel corso dell’ultimo anno, in campo energetico il petrolio (+248%) ha orientato al rialzo sia i costi elettrici (+365%), sia quelli del gas naturale (+545%). Impressionanti anche gli aumenti dei polimeri: polietilene (fino al 160%), polipropilene (fino al 123%). Nel settore metallurgico (crescita media del 90%) spiccano lo stagno (+142%), il rame (+120%) e l’alluminio (+75%), mentre nel comparto siderurgico non si fermano gli eccezionali incrementi dei coils a caldo (+200%) e delle lamiere (+234%).

Le prospettive

Nel corso della conferenza stampa il vicepresidente di ANIMA Confindustria, Pietro Almici, ha sottolineato come «La difficoltà delle imprese della meccanica, e non solo, persiste: nell’ultimo mese le materie prime si sono assestate sui massimi storici, dovuto anche al fatto che la maggior parte delle aziende sta acquistando lo stretto necessario e alle imminenti chiusure per le ferie. Confidiamo nel prossimo futuro in un calo dei prezzi e soprattutto in una maggiore reperibilità dei materiali. La loro mancanza ha determinato rallentamenti produttivi, serie difficoltà nel gestire le attività quotidiane e le relazioni con clienti e fornitori. Ma al problema dei rincari si somma quello degli affidamenti praticati dai fornitori alle aziende: a parità di importo, oggi le imprese vengono fornite solamente con il 50% della merce rispetto a un anno fa».

La crescita dell’offerta e il progressivo miglioramento della logistica internazionale, come ha fatto notare Fornasini alla fine dell’evento, iniziano a manifestare i loro effetti, allentando la tensione sui prezzi. «Il ridimensionamento delle quotazioni non riguarderà tuttavia tutte le materie prime: una ragione in più per spingere soprattutto le piccole e medie imprese trasformatrici a costituire consorzi d’acquisto finalizzati ad aumentare la forza contrattuale nei riguardi di fornitori nell’ambito di accordi quadro di approvvigionamento».

Correlazione stretta con il prezzo del petrolio

I prezzi di molte materie prime, storicamente, sono molto correlati con quelli del petrolio Per esempio, la correlazione tra prezzo mensile in dollari del grano e del greggio è dell’82%. Un motivo è legato a una componente comune di fondo, dettata dalle fasi di crescita-caduta dell’economia mondiale. Un altro motivo è che l’energia è un input importante in varie produzioni. Un altro fattore da prendere in considerazione, per comprendere il recente e rapido aumento dei prezzi delle commodity, è che essendo quotate su mercati internazionali, fungono anche da asset finanziari e pertanto possono subire oscillazioni elevate. Questa molteplicità di fattori potrebbe, dunque, avere degli effetti negativi sui fatturati e sui ricavi delle imprese. Solo nei prossimi mesi si potrà capire se il consistente rialzo dei prezzi delle commodity sia temporaneo o avrà ripercussioni per un periodo più lungo di tempo.

di Simonetta Stella

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Source: Stampi
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