Archives: 30 Ottobre 2021

Coca-Cola testa le bottiglie di carta

Coca-Cola testa le bottiglie di carta

È ancora solo un esperimento ma potrebbe presto dettare un nuovo standard per il settore del packaging sostenibile. Parliamo delle nuove bottiglie di carta ideate dalla giovane Paper Bottle Company (Paboco) e sviluppate assieme a una rete di celebri partner industriali. Celebri come Coca-Cola Company, che oggi è pronta a sperimentare i nuovi contenitori biodegradabili con un test mirato al mercato ungherese.

In apparenza potrebbe non sembrare una grande novità. Il mondo degli imballaggi ci ha abituato da tempo all’impiego del cartone, per liquidi come latte o succhi di frutta, nella celebre formula del poliaccoppiato. È un materiale decisamente più ecologico della sola plastica (è carta al 70%) e, grazie alle nuove tecniche di riciclo, può essere facilmente separato nelle sue componenti chiave. Allo stesso tempo è più leggero e più elastico del vetro, aspetto essenziale per il trasporti.

Peccato che carta e cartone mal si adattino alle bevande gassate: è qui che si inseriscono i contenitori di Paboco. «Anima del prodotto – spiega la startup danese – una miscela di forti fibre nordiche provenienti da fonti sostenibili, sviluppata per contenere bevande gassate e avere allo stesso tempo un bell’aspetto». Nel dettaglio le nuove bottiglie di carta sono costituite da un guscio di cellulosa con una chiusura in plastica riciclata al 100% e un rivestimento interno a base biologica che resiste alla trasmissione del vapore acqueo e dell’ossigeno.

Una nuova era per il packaging delle bevande?

Il progetto – co-sviluppato dal team di ricerca e sviluppo di Coca-Cola a Bruxelles e Paboco in collaborazione con Carlsberg, L’Oréal e The Absolut Company – sta entrando nella fase di test al consumo. Come spiega la stessa Coca-Cola Company, i contenitori saranno sperimentati in tiratura limitata (circa 2000 pezzi) sul mercato ungherese entro la fine dell’anno. La compagnia ha precisato che la bottiglia è ancora in fase di sviluppo poiché l’azienda ne sta valutando prestazioni e durata. Ma nel frattempo vuole capire qual sarà la risposta dei consumatori. «Il processo che annunciamo oggi è una pietra miliare nel nostro tentativo di sviluppare una bottiglia di carta – ha affermato Daniela Zahariea, direttore della catena di fornitura tecnica e innovazione, Coca Cola Europe –. Le persone si aspettano che la compagnia sviluppi e porti sul mercato tipi di imballaggi nuovi, innovativi e sostenibili».

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Strumenti della manutenzione predittiva

Strumenti della manutenzione predittiva

Conoscere in anticipo i potenziali problemi dell’impianto, programmare la sostituzione dei componenti, limitare i deleteri fermi macchina imprevisti sono tra i benefici a cui puntare per un miglioramento della produzione in termini di flessibilità, efficienza, velocità di risposta al mercato.

Il mercato richiede all’industria di essere flessibile, per cui si deve puntare a ridurre a zero le perdite per interventi di manutenzione sia correttivi che preventivi. Obiettivo finale è una maggiore competitività delle imprese, grazie alle tecnologie digitali e di automazione. Il monitoraggio delle condizioni, realizzato utilizzando sofisticate strumentazioni, permette di scegliere il momento migliore per programmare l’intervento, anticipando il guasto, e sfruttando al massimo il tempo disponibile alla produzione; infatti, la capacità di raccogliere e analizzare i dati che provengono dalla macchina permette di ottimizzare gli interventi e ridurre al minimo i tempi di fermo degli impianti. Possiamo distinguere punti in comune in progetti di aziende che hanno avviato programmi basati su strumenti predittivi.

Politiche di manutenzione

Partiamo dal concetto basilare di “progettazione” della manutenzione, vale a dire trovare il giusto equilibrio tra i vari tipi di manutenzione, che ne massimizzi i risultati tecnici, in un quadro di generale contenimento dei costi: in definitiva, progettare significa scegliere le tipologie di manutenzione più convenienti, facendo valutazioni di carattere economico sul costo del ciclo di vita e sugli impianti che costituiscono il patrimonio aziendale. La strategia di monitoraggio su condizione, effettuata mediante verifiche ispettive periodiche, tende ad individuare lo stato di un componente che potenzialmente potrebbe provocare il guasto. Il monitoraggio delle condizioni può essere definito come un metodo che indica lo stato di salute della macchina, utilizzando parametri che evidenziano i cambiamenti avvenuti nel tempo nella macchina stessa. La tipologia di ispezioni può variare da quella visiva a quella strumentale, a seconda della tipologia di macchina e della sua criticità nel processo produttivo.

 

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Mancato innesco all’avviamento di pompe a ingranaggi immerse nell’olio

Mancato innesco all’avviamento di pompe a ingranaggi immerse nell’olio

È noto come alcuni tipi di pompe volumetriche abbiano difficoltà di innesco all’avviamento, se posizionate sopra il livello del pelo libero del fluido nel serbatoio. In particolare ciò accade più frequentemente per le pompe a pistoni assiali, anche se tolleranze costruttive progressivamente più precise hanno ridotto di molto la probabilità che ciò avvenga.

In questo articolo vengono illustrate le cause del mancato innesco di pompe sopraelevate rispetto al serbatoio unitamente a un caso meno frequente, e abbastanza sorprendente, relativo a problemi di innesco di pompe immerse nel fluido del serbatoio.

Figura 1 – Esempio di montaggio di una pompa al di sopra del serbatoio.

Mancato innesco di una pompa sopra battente

Al primo avviamento di un impianto in circuito aperto tutte le tubazioni sono normalmente vuote di fluido, sia quelle a monte che quelle a valle della pompa. Inizialmente esse devono generare sulla linea di aspirazione una depressione tale da richiamare il liquido a sostituire l’aria presente e dare inizio così al riempimento, prima del corpo della pompa e poi dell’intero circuito. Se, come in Figura 1, la pompa è posizionata sopra il pelo libero nel serbatoio la sequenza di avviamento può essere brevemente riassunta nelle seguenti fasi: generare a monte della pompa una depressione tale da sollevare la colonna di fluido fino al suo interno, contemporaneamente sulla mandata della pompa generare una pressione tale da ridurre il volume dell’aria di quanto necessario per vincere le contropressioni eventualmente presenti. Queste ultime potrebbero essere ad esempio la molla di una valvola di non ritorno, normalmente posizionata sulla mandata di ogni pompa, o della cartuccia di una valvola di massima pressione pilotata in venting, con precarica normalmente 2-3 bar equivalenti.

Con riferimento alla Figura 1, se la distanza h fra il corpo della pompa e il pelo libero dell’olio minerale di massa volumica ρ = 860 kg/m3 fosse di 0,5 m, per sollevare la colonna fluida sarebbe necessaria una depressione P = – h ρ g = – 0,5 x 860 x 9,81 = – 4218 Pa = – 0,042 bar.

Se piena di olio idraulico una pompa può generare facilmente depressioni in aspirazione di -0,3/-0,4 bar (cavitazione permettendo), mentre in aria, fluido decisamente meno denso e viscoso, una depressione di 0,042 bar può essere più difficile da raggiungere. Inoltre se la pompa in oggetto è inizialmente piena d’aria, per avere nella tubazione di mandata una pressione effettiva ad esempio di un bar sarà necessario immettere nella stessa una quantità di aria ≥ di quella già presente.

Si può dare il caso che la depressione generata in aspirazione non sia sufficiente a portare il liquido alla pompa e nello stesso tempo che l’aria estratta dalla tubazione di aspirazione non sia in quantità sufficiente a generare la sovrapressione necessaria in mandata. Si ha così il mancato innesco della pompa. Normalmente è possibile ovviare al problema anche solo allentando un raccordo sulla mandata, o meglio predisponendo fin dall’inizio un bypass per l’aria, escludibile dopo l’innesco della pompa.

 

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