Archives: 8 Luglio 2021

Metrologia per trattori compatti

Metrologia per trattori compatti

Il costruttore di trattori Antonio Carraro ha scelto QFP e la soluzione T-Scan per la fase di controllo dimensionale dei suoi componenti da stampaggio e pressofusione. Rapidità di esecuzione, precisione, reportistica completa e flessibilità volumetrica i vantaggi sperimentati dal gruppo.

Antonio Carraro è una delle case leader a livello mondiale per la produzione di trattori compatti, isodiametrici a quattro ruote motrici destinati all’agricoltura specializzata. Si è rivolta a QFP per implementare una soluzione di scansione e controllo dimensionale. L’obiettivo principale della soluzione era di poter verificare la rispondenza dei diversi componenti prodotti con i dati di progetto. L’ampia varietà di componenti coinvolti nel processo produttivo va da elementi da stampaggio plastico, a prodotti di carpenteria, fino a componenti metallici derivanti da fusione.

Antonio Carraro – che già disponeva di una macchina di controllo dimensionale a coordinate – necessitava di una soluzione in grado di apprezzare geometrie complesse anche con superfici non collaborative, capace di garantire un’analisi integrale del pezzo, altrimenti non possibile con una CMM. In particolare, negli oggetti fusi in ghisa, si rendeva infatti necessario verificare la presenza di sovrametallo e quindi l’eventuale sovradimensionamento del componente.

Controllo dimensionale: dalla semplice ispezione al controllo in produzione

QFP ha implementato in Antonio Carraro il sistema di scansione laser 3D T-Scan. Si tratta di un sistema di scansione e metrologia ottica capace di garantire un elevato range dimensionale, da 10 a 20 metri cubi, efficace su superfici non collaborative (come lamiera lucida, plastica nera, fibra di carbonio) anche senza opacizzazioni e markerizzazioni preventive delle superfici, e capace di garantire un’elevata accuratezza nelle scansioni.

Il sistema si compone di un tracker che individua il volume di scansione e geolocalizza la pistola che emette il fascio laser e la pistola stessa. L’impugnatura ergonomica e la semplicità di esecuzione del processo di scansione rendono la fase di controllo dimensionale semplice e rapida da eseguire.

Antonio Carraro utilizza il T-Scan per controlli dimensionali sulle carrozzerie dei propri veicoli, su componenti prodotti in termoformatura, in stampaggio rotazionale e in fusione, ma effettua anche attività di reverse engineering, di cui genera il nominale dei componenti per poi fornirlo al proprio reparto tecnico per la successiva elaborazione.

Il sistema T-Scan viene inoltre utilizzato da Antonio Carraro per verificare la conformità delle forniture, dando vita a un ciclo di controllo qualità integrato che coinvolge prodotti interni e componenti in arrivo dai fornitori. Utilizzato inizialmente in processi di ispezione e scansione semplici e basilari, è stato successivamente introdotto in fasi molto più complesse, anche all’interno della produzione, delle linee di montaggio e presso i fornitori della filiera Antonio Carraro.

T-Scan: la metrologia diventa “lean”

Antonio Carraro ha apprezzato immediatamente i vantaggi offerti dallo strumento T-Scan, in particolari quelli garantiti dall’estrema flessibilità e velocità di esecuzione delle scansioni. La filosofia costruttiva del gruppo, infatti, si avvale dei principi “lean”, introdotti con il contributo di Porsche Consulting. Essa si caratterizza per la costante innovazione e flessibilità di produzione: ogni trattore è “taylor made”, realizzato sulla base delle richieste di ciascun cliente.

Rapidità, produttività ed efficienza

«Il T-Scan ha reso i nostri processi molto più veloci, produttivi e rapidi – spiega Andrea Scolaro, responsabile attività di scansione del reparto Controllo Qualità presso Antonio Carraro . La rapidità di scansione ci permette di individuare un’incoerenza dimensionale già in una fase precoce del processo produttivo, riducendo così sprechi e scarti di materiali, incrementando l’efficienza complessiva e la qualità dei nostri prodotti. Oggi, anche grazie al T-Scan e alla qualità che ci consente di garantire, siamo sicuri di poter evadere per tempo commesse rilevanti».

Acquisire geometrie complesse

Il sistema di scansione laser 3D T-Scan offre la possibilità di verificare geometrie complesse in maniera estremamente semplice e flessibile. L’operatore impugna la pistola e, semplicemente, pennella l’oggetto da scansionare generando una nuvola di punti in cui, cromaticamente, vengono immediatamente evidenziate le quote incoerenti con il nominale.

Antonio Carraro si è avvalsa di questa caratteristica del T-Scan soprattutto su componenti da stampaggio e da fusione, caratterizzati da geometrie irregolari, complesse e non ispezionabili con i tradizionali sistemi di tastatura.

Portabilità e flessibilità

Il sistema di scansione laser T-Scan si caratterizza inoltre per le dimensioni compatte che lo rendono uno strumento portatile, capace di trovare spazio tanto in sala metrologica – anche in condizioni di elevata congestione – quanto in linea di produzione. Composto da una pistola ergonomica e da un tracker posizionato su un piedistallo, è anche una soluzione portabile per interventi eseguiti in esterno.

Reportistica

Antonio Carraro ha molto apprezzato la capacità del T-Scan di generare report dettagliati e di semplice consultazione: «Il linguaggio del report è universale – prosegue Scolaroe ci permette di valutare la conformità dei pezzi già a livello visivo attraverso la mappa cromatica generata dal T-Scan. Inoltre la reportistica ci aiuta a di tracciare in maniera precisa l’iter di approvazione della conformità dei pezzi: questo è garanzia di trasparenza con i clienti finali ed è anche un efficace sistema per ottenere un elevato livello qualitativo lungo tutta la catena del valore, dagli accoppiamenti delle plastiche, che risultano più accurate, alle analisi dimensionali più precise».

QFP

QFP è una delle principali realtà attive nella vendita di soluzioni e servizi per il controllo 3D e la digitalizzazione. La società propone sistemi di misura automatizzati personalizzabili che integrano scansione laser 3D, scansione ottica 3D, sistemi di visione 2D, software di ispezione e controllo. Nata quasi vent’anni fa, come distributore nel territorio italiano di sistemi di scansione ottici e laser, nel corso del tempo QFP è diventata distributore dei marchi Third Dimension, Innovmetric, Inora, Kreon, Zeiss e dal 2020 è partner italiano di #HandsOnMetrology.

www.qfp-service.it

Antonio Carraro

Nata nel 1910 nella bottega del giovane fabbro Giovanni Carraro, si concentra, a partire dagli anni ‘60, nella produzione di trattori compatti, isodiametrici, a quattro ruote motrici destinati all’agricoltura specializzata, ideali per le colture in montagna e collina, luoghi talvolta inaccessibili ai trattori tradizionali. Questa singolarità di produzione, ha portato la casa a detenere, fin dagli anni ’70, il primato nelle classifiche di immatricolazioni in Italia ed è oggi tra le prime in Europa nel segmento dei trattori compatti dai 20 ai 100 hp. La gamma si articola in più di 80 modelli destinati alle tante nicchie dell’agricoltura specializzata (vigneti, frutteti, coltivazioni a filare e in serra) e alla manutenzione civile (pulizia urbana, viabilità stradale e manutenzione del verde). Il 65% della produzione è destinato all’export: il marchio dei quattro cavalli rotanti è infatti presente in 42 paesi del mondo. Il totale delle maestranze ammonta a più di 500 addetti tra la sede centrale di Campodarsego e le filiali commerciali in Australia, Spagna, Francia e Turchia. Fin dagli esordi Antonio Carraro si è contraddistinta per la forte propensione all’innovazione dei processi di fabbricazione per costruire trattori di grande qualità, a partire dai singoli componenti fino alle soluzioni tecniche adottate, sempre al passo con le tecnologie di ultima generazione.

www.antoniocarraro.it

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Trial & error: non ho perso, ho imparato

Trial & error: non ho perso, ho imparato

“Tolleranza per il fallimento, ma nessuna tolleranza per l’incompetenza”, G. Pisano – Harvard University. E’ il primo passo verso la cultura dell’innovazione.

Fallimento. Errore. Innovazione. Successo. I quattro vertici di un quadrilatero? Se fosse vero, vorrebbe dire che esiste un legame fra questi che, alla fin fine, sono solo termini. Ma quali di questi termini hanno una connotazione negativa? Quali positiva? Forse molto dipende dalle prospettive da cui li si considera. In linea generale, il fallimento e l’errore, spesso associati, indicano situazioni in cui “qualcosa è andato storto”, o, quantomeno, in maniera differente da quanto previsto. Chiaramente non in senso migliorativo, rispetto alle aspettative. Per contro, si pensa a innovazione e successo come a eventi positivi, che innalzano lo status, del singolo come dell’azienda. Però la storia insegna come clamorosi successi, o grandi innovazioni, si siano trasformate in disastri per l’umanità, basta pensare al nucleare nella medicina e, per contro, il disastro di Chernobyl o la bomba nucleare. E allora? Forse vale la pena ragionare sulle connessioni fra questi termini: per esempio, l’opposto del successo non è il fallimento, come verrebbe logico pensare, ma la rinuncia!

Tra fallimento e successo

La collaborazione del giovane Walt Disney era stata respinta da un giornale americano: era stato ritenuto “mancante di immaginazione”. Una bella sconfitta, ma se il giovane Walt si fosse scoraggiato… Beh, forse il mondo sarebbe un luogo un po’ più triste.

La cronaca porta spesso alla ribalta gioie e dolori di Elon Musk: grandi successi, ma raggiunti con la caparbietà, la ricerca, gli inevitabili fallimenti e la volontà di imparare dagli errori.

Tante sono le storie di successi che nascono dal fallimento, che non è mai piacevole, né tantomeno auspicabile e non è l’obbiettivo di nessuno, ma inevitabilmente accade, in particolare quando si sta sperimentando qualcosa di nuovo, che vuole essere innovativo. A questo punto, la vera chiave è la reazione a questo fallimento, che porta ad una sensazione di perdita, con un collasso dei riferimenti considerati “sicuri”. Da un punto di vista umano può entrare in crisi la visione di sé stessi, la capacità di credere nelle proprie risorse con un degrado dell’autostima e il desiderio che “le cose si aggiustino”. La questione è che le cose non si aggiustano mai da sole.

Ma, alla fine, il fallimento è poi così terribile? Le conseguenze talvolta lo sono, specie se sono coinvolte vite umane, ma sta di fatto che “lottare” contro il fallimento porta a ben poco: ormai quello che è accaduto non si può cambiare, e una eventuale lotta è un inutile spreco di energia. Allora vale la pena convogliare l’energia, senza sprecarla, indirizzandola diversamente, perché la sconfitta è parte integrante di un processo di crescita e, per quanto spiacevole, può essere il preludio al prossimo successo.

It’s impossible to fail if you learn from your mistakes. Don’t give up”, è stato ripetuto in più e più occasioni da Steve Jobs.

L’errore è il vero problema?

Il vero problema non è l’errore, ma la capacità e la velocità con cui, sia il singolo che l’azienda, apprende la “lezione” che arriva dal fallimento. Parlando di innovazione, il risultato difficilmente sarà immediato, ma occorreranno test e sperimentazioni: qualcuno andrà bene, altri un po’ meno, altri ancora andranno malissimo. Non è importante (né possibile) che tutto vada bene al primo colpo, ma è fondamentale capire, il più velocemente possibile, che una intuizione, una idea, non potrà funzionare, o non sta funzionando, in modo da convogliare diversamente energie e risorse.

Leggere l’errore solo in chiave negativa è anche un fatto culturale, storicamente più legato alla cultura latina, e italiana in particolare, che, per esempio, a quella anglosassone.

Parlando con un trainer che, pur essendo sudamericano, si era formato in scuole anglosassoni, e collaborava con primari gruppi industriali in diverse parti del mondo, commentava il diverso modo, a scuola, di approcciare l’errore, evidentemente con una influenza anche sui comportamenti futuri. L’esempio portato era banale: quanto fa 10-1. La domanda viene ripetuta 10 volte e, per 8 volte la risposta è giusta, per 2 sbagliata. Chi sta valutando, che reazione avrà? Forse estremizzando, ma le reazioni possono fondamentalmente essere 2: bravo, hai risposto bene 8 volte! Oppure come hai fatto a sbagliare 2 volte? Nel primo caso stimoli, nell’altro caso demotivi. Mi spiace dire, e l’ho più volte toccato con mano, che la scuola italiana troppo spesso privilegia la seconda risposta. Questo significa che la cultura del successo come “rinascita” partendo dall’errore, deve fare ancora un po’ di strada…

Trial & error

Il fallimento per incompetenza non è accettabile, esattamente come è inaccettabile un fallimento fine a sé stesso, che non insegni. L’apprendimento deve accompagnare gli errori, il fallire: quando questo non accade, allora è un vero dramma, perché è questo il vero errore, quello che nessuna impresa deve, o dovrebbe, permettersi. Non tutti i fallimenti sono uguali e non tutti dovrebbero essere “glorificati”. La letteratura parla di good failure e di bad failure.

Se il fallimento porta un feedback che permette di indirizzare le prossime decisioni, allora è un buon fallimento: anche se il risultato desiderato non è stato raggiunto, è possibile determinare come lavorare meglio per raggiungerlo. Il fallimento, in questo caso, è diventato utile. Se il fallimento è il risultato di decisioni incaute, o di una mancanza di tentativi, allora è considerato un cattivo fallimento e si verifica spesso quando non si sa cosa si sta cercando di ottenere, o quando non è stata fatta una pianificazione adeguata. Il caso estremo è quando il fallimento porta ad altri fallimenti e allora occorre un approccio estremamente critico e rivedere tutto il processo.

Oggi sulla scena è comparso un nuovo approccio nell’ottica di innovare per migliorare la competitività in un mercato che spinge insistentemente verso la ricerca di nuovi prodotti e soluzioni: il trial & error. Bezos, il fondatore e ceo di Amazon, sostiene che la vera innovazione (e non il semplice miglioramento di qualcosa già esistente) è possibile solo attraverso la sperimentazione, necessariamente accompagnata da errori e fallimenti: la sperimentazione permette di raggiungere una conoscenza tale da poter capire i limiti dell’idea iniziale, se potrà o meno funzionare, e anche se le ipotesi su cui si basa, abbiano o meno un senso. Nella lettera agli azionisti del 2016, Bezos sosteneva come conoscere il fallimento significasse prepararsi al successo perché «il fallimento e l’innovazione sono gemelli inseparabili. Per innovare bisogna sperimentare, e se si sa in anticipo che le cose andranno bene non è una vera sperimentazione… Risultati eccezionali provengono spesso da scommesse contro il senso comune, anche se il senso comune di solito è nel giusto».

di Daniela Tommasi

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Source: Stampi
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Pininfarina disegna per Hercules Electric Vehicles

Pininfarina disegna per Hercules Electric Vehicles

Hercules Electric Vehicle

Hercules Electric Vehicles ha annunciato di aver firmato un accordo strategico con Pininfarina per il design del suo prossimo pick-up elettrico Alpha e di altri prodotti attualmente in fase di sviluppo.

Secondo i termini dell’accordo, Pininfarina disegnerà per la casa automobilistica di Detroit il pickup Hercules Alpha e altri prodotti che saranno annunciati prossimamente. Le due società prevedono di iniziare subito la collaborazione. I termini finanziari dell’accordo non sono stati resi noti.

Il pickup di lusso Alpha

Il robusto pickup di lusso Alpha, che sarà disponibile alla fine del 2022, offrirà configurazioni di propulsori che producono più di 1.000 CV attraverso un sistema composto da quattro motori con funzione “torque vectoring”. Il controllo di coppia fornito dal sistema di motori indipendenti offre una straordinaria stabilità ed elevate prestazioni.

Pininfarina, ben nota per i suoi progetti in diversi settori, tra cui automotive, industrial & experience design, architettura, nautica e mobilità a tutto tondo, fornirà anche soluzioni di design per i punti vendita di Hercules.

Pininfarina è il meglio per Alpha

“Pininfarina è il più importante designer al mondo di automobili ad alte prestazioni e di lusso con oltre 90 anni di esperienza nel design di veicoli per marchi come Ferrari, Maserati e Alfa Romeo”, ha affermato James Breyer, fondatore e AD di Hercules EV. “Volevamo avere il meglio per fare del nostro Alpha un prodotto davvero unico e differenziato.”

La partnership di design con Pininfarina va oltre la semplice creazione di bellissimi progetti automobilistici.

“Siamo entusiasti di lavorare con Hercules al design di un nuovo veicolo elettrico”, ha dichiarato Giuseppe Bonollo, SVP Sales&Marketing di Pininfarina. “Pininfarina è sempre stata in prima linea nella mobilità elettrica. Portiamo in questa nuova iniziativa con un partner nordamericano la nostra capacità di sviluppare un nuovo linguaggio di design tenendo presente sia l’identità del marchio del nostro cliente che l’impegno condiviso per la sostenibilità ambientale”.

 

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Source: Attualita
Pininfarina disegna per Hercules Electric Vehicles

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