Archives: 12 Maggio 2021

Quali competenze per l’Industria 4.0?

Quali competenze per l’Industria 4.0?

Nelle fabbriche del futuro i lavoratori dovranno avere le competenze 4.0 per poter utilizzare le strumentazioni, sempre più supportate dall’intelligenza artificiale e dalle nuove tecnologie.

A fine 2006 LG, in collaborazione con Prada, presenta il Prada Phone, primo smartphone con schermo touchscreen capacitivo ovvero sensibile al tocco delle dita. Sempre nel 2006 viene fondata Amazon Web Services per fornire servizi in cloud on demand. Pochi mesi dopo, nel 2007, Apple presenta e mette in vendita il primo IPhone multi-touch con funzione pinch to zoom, conferendo un notevole impulso al commercio e diffusione degli smartphone. Cosa c’entra tutto questo con l’Industria 4.0? A sentire l’ing. Roberto Villa del MADE Competence Center, intervenuto nel webinar dal titolo “Le professioni nella Fabbrica del futuro”, «in quel periodo vi fu una convergenza di fenomeni che hanno cambiato in modo significativo il contesto non soltanto tecnologico ma anche quello economico» e la comparsa e diffusione degli smartphone, dei servizi in cloud così come la fondazione di Facebook fanno parte, secondo Villa, di questi fenomeni. Cosa hanno significato queste innovazioni dal punto di vista di quella che sarebbe diventata la rivoluzione 4.0? Queste hanno rappresentato la nascita dei Big Data perché «avere queste tecnologie a disposizione di milioni di persone genera una quantità immensa di dati destrutturati su cui l’intelligenza artificiale può fare le sue analisi e le sue induzioni, cosa che prima non era possibile sebbene l’intelligenza artificiale come disciplina esistesse già dagli anni ’50». Fu soltanto all’inizio degli anni 2000, dunque, con la disponibilità di dati destrutturati – cioè non interpretabili dal punto di vista semantico dai computer tradizionali – che l’intelligenza artificiale ebbe la possibilità di rifiorire e di mostrare quali potenzialità avesse nella analisi dei dati.

Si noti che tutti i fenomeni descritti sopra sono nati al di fuori delle fabbriche. Al contrario di tutte le rivoluzioni ed evoluzioni industriali precedenti, la rivoluzione basata sui Big Data è nata fuori dalla fabbrica per poi entrarvi con tutte le sue possibilità. Nell’ambito della industria manifatturiera, la possibilità di analisi dei Big Data e di una loro elaborazione si è accompagnata all’evoluzione dei sensori, dell’Internet of Things, del 5G, dando origine all’Industria 4.0. Oltre ai Big Data e alla loro analisi, in azienda hanno cominciato a essere applicate in modo significativo le soluzioni di realtà aumentata, di realtà virtuale e la robotica, tutte tecnologie che poi si ritrovano all’interno del paradigma di Industria 4.0.

L’evoluzione a cui è andata incontro l’industria vede la fabbrica cambiare il proprio modello di business e improntare le scelte sulle possibilità offerte dai Big Data per raggiungere maggiore efficienza e sostenibilità.

Industria 4.0: diverse chiavi di lettura

Lo sviluppo dell’Industria 4.0, dell’automazione spinta, dell’introduzione della robotica trova diverse chiavi di lettura nella società: un approccio utopico e un approccio distopico. La realtà è che non ha né ragione né torto né l’uno né l’altro approccio perché gli sviluppi che si avranno dipenderanno da come l’evoluzione 4.0 verrà affrontata nei singoli casi.

Villa prende spunto da uno studio di McKinsey, in cui si afferma che solo meno del 5% – quindi una piccolissima percentuale – dei lavori attuali possono essere completamente automatizzati ed essere svolti esclusivamente dalle macchine mentre la stragrande maggioranza di essi sarà sempre fatta dall’uomo o dall’interazione uomo-macchina. Si tratta di un’affermazione importante perché lascia intuire sia quelli che saranno i lavori del futuro – una combinazione e una collaborazione tra essere umano e tecnologia – sia la formazione che sarà necessaria per affrontarli. Il collaboratore e la collaboratrice che lavoreranno nelle fabbriche del futuro dovranno avere le competenze per poter utilizzare le strumentazioni che saranno sempre più supportate dall’intelligenza artificiale e da tutte quelle che saranno le nuove tecnologie.

Non sarà la tecnologia che andrà a sostituire le persone ma saranno le persone che conoscono la tecnologia che andranno a sostituire quelle che non la sanno usare. «La sfida oggi è prepararsi ad avere quelle competenze, per poter cogliere le opportunità che l’Industria 4.0 e i lavori del futuro offrono».

 

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Source: Stampi
Quali competenze per l’Industria 4.0?

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Le richieste dell’industria alimentare

Le richieste dell’industria alimentare

All’interno del ciclo produttivo vengono utilizzati macchine e impianti e che fanno uso di tecnologie differenti, spesso riconducibili alla pneumatica e alla meccatronica.

L’industria alimentare rappresenta un settore molto vasto, che copre differenti fasi produttive, spesso automatizzate, che vanno dal reperimento della materia prima fino alla diffusione sul mercato, passando attraverso tutto l’iter di trasformazione. I componenti pneumatici e meccatronici utilizzati in quest’ambito devono presentare, oltre ad elevati standard qualitativi e di affidabilità, anche particolari caratteristiche legate all’utilizzo specifico. Ci riferiamo ad esempio al fatto che, quando vengono a contatto con gli alimenti, i componenti non devono inquinarli o alterarne il sapore. Per tale ragione è necessario utilizzare prodotti idonei e certificati per lo specifico utilizzo in ambito alimentare. Bisogna anche tenere conto che spesso le macchine e gli impianti per la produzione alimentare vengono lavati o disinfettati con prodotti chimici particolarmente aggressivi, ragione per la quale i componenti vanno realizzati in materiali resistenti agli agenti chimici o, quantomeno, protetti dall’aggressione chimica. Ma nell’industria alimentare vengono utilizzati anche prodotti che non devono venire a contatto con alimenti e che non devono subire lavaggi o aggressioni chimiche. Tali componenti, disposti in aree diverse dai precedenti oppure semplicemente protetti da un quadro o da un pannello, devono spesso presentare caratteristiche quali flessibilità, riconfigurabilità e velocità.

L’automazione nell’alimentare e la scelta dei materiali

L’automazione è diventato un punto irrinunciabile con caratteristiche proprie per ogni settore industriale. In particolare nel settore alimentare, un aspetto estremamente qualificante è quello dei materiali usati, in quanto i componenti industriali sono continuamente a contatto con i prodotti o fanno parte delle attrezzature destinate alla loro lavorazione. Le leghe metalliche sono materiali molto adatti, con particolare riferimento agli acciai inossidabili. I più diffusi sono l’AISI 303 e l’AISI 304, perché sono un buon compromesso tra resistenza alla corrosione e lavorabilità. Si passa poi all’AISI 316, più resistente alla corrosione ma di più difficile lavorabilità, e all’AISI 616L, ove L sta per “low carbon”, utile a impedire la precipitazione dei carburi di cromo e quindi la corrosione. Gli ottoni sono molto utilizzati perché uniscono alla resistenza alla corrosione grande duttilità, lavorabilità e quindi costi contenuti. Però deve essere affrontato il tema del rilascio delle componenti metalliche, tra tutte del piombo. Esistono in commercio svariate leghe a basso contenuto di piombo, come ad esempio il CW510L, che possono essere utilizzati direttamente oppure a seguito di specifici processi di ulteriore de piombatura, nel caso di esigenze ancor più restrittive, come nel caso del mercato USA. I trattamenti superficiali e le protezioni superficiali possono essere di grande aiuto per risolvere problemi di compatibilità alimentare e/o di resistenza alla corrosione. Parlando di componenti pneumatici dove è costante la presenza di elementi striscianti, è molto importante anche la scelta del materiale delle guarnizioni e spesso si fa ricorso a gomme approvate FDA o da altri enti riconosciuti. Tra le mescole più utilizzate in questo ambito vi sono l’FKM/FPM, l’EPDM e il PTFE. Vanno infine ricordati i lubrificanti, che sono un elemento quasi sempre presente nei componenti pneumatici o meccatronici: anche in questo caso vanno scelti tra quelli approvati, solitamente FDA.

 

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Heaxel, la robotica al servizio della riabilitazione

Heaxel, la robotica al servizio della riabilitazione

Heaxel

L’azienda romana Heaxel, che sviluppa tecnologie robotiche per supportare la neuroriabilitazione dell’arto superiore, si è affidata alle efficaci funzionalità dei sensori OnRobot.

Azienda italiana con sede a Roma, Heaxel progetta e sviluppa dispositivi medici innovativi per la riabilitazione mediata da robot. Nata nel 2018 dallo spin-off dell’Università Campus Bio-Medico di Roma ICan Robotics e il fondo Vertis Venture 3 Technology Transfer (VV3TT), la società conta oggi 20 dipendenti tra Roma e Milano e da luglio 2019 ha aperto una filiale a Singapore, spin-off della Nanyang Technological University (NTU). Missione dell’azienda è migliorare la qualità della vita dei pazienti, mettendo a disposizione nuovi dispositivi medici basati sulle più recenti evidenze cliniche, e supportare medici e terapisti nel fornire riabilitazione intensiva a pazienti neurologici.

Il sistema robotico icone

Primo prodotto di Heaxel è icone, un innovativo sistema robotico intelligente a supporto delle terapie di neuroriabilitazione, pensato per pazienti con danni neurologici. Si tratta di persone che hanno un apparato muscolo-scheletrico funzionante, ma non sono in grado di gestire correttamente uno o più arti a causa di una lesione subita dal cervello, come ad esempio, quelle provocate da un ictus. Il robot è dotato di un’impugnatura a cui viene collegato il paziente, mentre a video vengono illustrati i movimenti da svolgere, sotto forma di giochi interattivi (exergames).

Se il paziente è in grado di compiere il movimento in modo spontaneo, il robot non interviene. Nel caso in cui il movimento non venisse invece completato perché il paziente non è in grado di eseguirlo, il robot assisterà la persona nell’effettuarlo. Caratteristica principale del sistema icone è la sua capacità di adattarsi alle performance dei pazienti, generando campi di forza variabili.

“Nella riabilitazione robotica è fondamentale garantire un alto livello di sicurezza: ciò viene assicurato misurando con elevata accuratezza la forza, in intensità e direzione, che viene scambiata tra il robot ed il paziente a cui viene somministrata la terapia riabilitativa.” sottolinea Jacopo Tosi, Ingegnere Biomedico e R&D Manager di Heaxel. “Il sensore di OnRobot ha risposto al meglio alle nostre esigenze di misurazione, controllo e sicurezza dei processi.”

L’integrazione di HEX-E all’interno di icone

“Grazie alle caratteristiche geometriche e metrologiche del sensore, questo è stato inserito nel design meccanico e nel loop di controllo di icone. Il suo formato altamente ingegnerizzato e compatto si è adattato perfettamente alle nostre esigenze di progettazione e la semplicità di implementazione ci ha permesso di integrarlo in icone, consentendo inoltre agilità nella fase di produzione,” continua Portaccio.

icone è il primo strumento robotico al mondo in mano ai professionisti del settore riabilitativo certificato per funzionare anche fuori dall’ospedale, consentendo di implementare il paradigma del “Continuum of Care”, in cui la terapia riabilitativa intensiva può continuare a valle delle dimissioni dall’ospedale.

“In questo modo i pazienti possono ricevere la terapia riabilitativa di icone ovunque,” sottolinea Maria Teresa Francomano, Co-founder e Presidente di Heaxel. “Crediamo che sia importante poter rendere accessibile la terapia robotica a tutti, supportando i terapisti e i pazienti. Con icone, Heaxel semplifica la tecnologia grazie ad interfacce intelligenti e alla gamification, senza perdita di funzionalità, trasformando le sessioni terapeutiche in giochi: lo stesso sistema che fino ad oggi funzionava solo negli ospedali, oggi può operare ovunque.”

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Source: Attualita
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