Archives: 13 Maggio 2021

La meritocrazia, questa sconosciuta. O forse no?

La meritocrazia, questa sconosciuta. O forse no?

Quattro chiacchiere con Chiara Martinelli, associate partner di Acquaforte Srl, su competenza e merito.

Era la fine degli anni ’50 quando il sociologo inglese Michael Young coniò un nuovo termine: meritocrazia. E apparve nel saggio “The Rise of Meritocracy“, originariamente con una connotazione negativa che però, nel tempo, è andata via via modificandosi, tanto che oggi perlopiù delinea un buon sistema sociale: un sistema meritocratico dovrebbe essere più giusto e più produttivo di altri, perché basato su dati oggettivi, ponendo fine a discriminazioni fondate su criteri soggettivi, e quindi arbitrari, come per esempio il sesso e la razza. La teoria vorrebbe quindi che le “persone giuste”, cioè più competenti, fossero al posto giusto e questo si è dimostrato tanto più importante e necessario nella recente storia dell’umanità, sconvolta a tutti i livelli, dal sociale all’economico, dagli effetti della pandemia.

A livello mondiale, anche se con connotazioni diverse da nazione a nazione, la pandemia ha messo in evidenza più che mai la necessità di avere ruoli rivestiti dalle “persone giuste” e di poterne valutare i risultati: significa dare alla meritocrazia il ruolo che giustamente le spetta. E questo ruolo non dovrà essere circoscritto al momento attuale perché il mondo sta cambiando, un po’ per effetto di una evoluzione endemica, un po’ sulla spinta dei recenti sconvolgimenti: cambierà il modo di vivere, cambierà il mondo manifatturiero e cambieranno i servizi. Le nuove esigenze richiederanno l’introduzione di innovazioni, innovazioni che non si creano da sole, ma richiedono persone in grado di generarle e farle crescere, con tenacia e con passione.

Meritocrazia e impresa

Nel mondo dell’impresa meritocrazia significa misurare e riconoscere i risultati ottenuti. E per farlo, sembra ovvio, ma non sempre è così, è necessario anzitutto assegnare a tutti obiettivi in linea con la strategia aziendale, che siano chiari, realistici e misurabili. “E’ necessaria una riflessione non banale sugli obiettivi quantitativi – spiega Chiara Martinelli, associate partner di Acquaforte Srl -. Un esempio che chiarisce molto bene il concetto, riguarda la vendita: se assegno obiettivi individuali troppo ambiziosi, il rischio è che i commerciali ‘cannibalizzino’ i clienti dei colleghi, oppure che ‘vendano a qualunque costo’, bruciando i margini o compromettendo la relazione col cliente. Questo significa che il target individuale deve essere armonizzato con quello di team e collegato anche ad obiettivi di tipo non immediatamente monetari, come la soddisfazione del cliente”.

Parlare di meritocrazia non significa parlare solo di risultati quantificabili economicamente, oppure di indicatori di performance, come per esempio la produttività, anche se la prestazione è figlia di cosa una persona sa e sa fare, oltre che, ovviamente di come lo fa, vale a dire le competenze tecniche possedute e i comportamenti. Infatti, come sottolinea Martinelli, “la valutazione di una prestazione a tutto tondo comprende anche la valutazione delle competenze necessarie a ricoprire con successo un determinato ruolo. Anche i target di competenza, come gli obiettivi quantitativi, vanno messi in chiaro e valutati periodicamente. Quello che in gergo viene chiamato ‘colloquio di valutazione’ dovrebbe essere un momento importantissimo per la crescita perché permette di dare un feedback non soggettivo, concordando eventuali azioni di supporto, arrivando a fondare in modo oggettivo lo sviluppo professionale e di carriera. Comunque il condizionale è d’obbligo: un colloquio mal condotto, mal preparato, anziché un momento di crescita aziendale, oltre che personale, può ridursi a una sterile sottolineatura di ciò che poteva essere fatto meglio”.

La valutazione del merito

E’ difficile che ci sia crescita se non c’è una valutazione del merito. Se crescita c’è, allora è facilmente frutto della buona volontà, dell’intraprendenza del singolo, ma non è certamente una crescita strutturata, ed è destinata a morire quando la buona volontà viene meno.

Nelle grandi realtà la responsabilità della valutazione del merito spetta all’alta direzione, tipicamente supportata dalla direzione del personale. Ma il tessuto produttivo italiano è composto da una miriade di imprese piccole, medie, ma anche piccolissime, le cosiddette micro imprese, dove non è detto che la funzione HR esista. Proprio la dimensione dell’azienda fa sì che la valutazione sistematica di prestazioni e competenze rappresenti un carico di lavoro che sembra incompatibile con i ritmi frenetici a cui lavorano le Pmi.

In una realtà da media a piccolissima, dove l’imprenditore conosce personalmente tutti, il concetto di meritocrazia basato su un sistema di gestione delle prestazioni, sembra inutile, oltre che oneroso. Così non si valuta (ma attenzione: implicitamente, tutti valutiamo, sempre!, ndr) oppure ci si basa su elementi fortemente soggettivi o parziali, o ancora non si danno indicazioni su cosa è stato fatto bene / male, perché, o su come si potrebbe fare meglio. Le persone non crescono, e l’azienda neppure… e sappiamo bene cosa vuol dire restare al palo in un mercato che evolve alla velocità della luce. Professionalmente mi occupo di consulenza e formazione attiva nelle trasformazioni Lean 4.0, nello sviluppo di organizzazioni e persone, nella realizzazione di sistemi di gestione e miglioramento Qualità, Salute, Sicurezza e Ambiente, e, alla luce di tanti anni di esperienza, posso affermare, anche a rischio di sembrare polemica, che una valutazione opaca e implicita è il contrario della meritocrazia”.

Se manca la valutazione

Come faccio a riconoscere giustamente, uso la parola ‘giusto’ di proposito, il merito e il demerito se non so bene in che cosa consistano, perché non sono stati fissati dei parametri oggettivi? E come posso pretendere che i miei collaboratori si assumano la responsabilità delle proprie azioni, in positivo e in negativo, senza questa bussola? E non va dimenticato come la mancanza di valutazioni rigorose sia particolarmente rischiosa quando l’azienda cresce o quando ci si trova davanti ad un cambio generazionale”, prosegue Martinelli.

Fortunatamente oggi molte attività, anche di piccole dimensioni, hanno recepito il messaggio e cominciano a costruire sistemi di gestione delle prestazioni: pochi indicatori chiave, con obiettivi precisi e coerenti, un numero (anche limitato) di competenze chiave ben definito, sistemi di misura trasparenti e valutazioni periodiche che sostengono il dialogo fra i ruoli, sono sempre più diffusi e il termine “meritocrazia” è accolto con favore a più livelli.

Meritocrazia e Pmi

Dunque la meritocrazia, nel senso più rigoroso del termine non è più ignorata dalle Pmi, che, al contrario, stanno guardandone con favore un inserimento strutturato. Raccogliendo le osservazioni della Dott.ssa Martinelli, basate su una pluriennale esperienza consulenziale in aziende sia manifatturiere che di servizi da grandi a micro, sembra ormai chiara l’importanza di diffondere la cultura della trasparenza e della valutazione, e questa è la parte più difficile, ma fondamentale. La valutazione deve essere proposta e recepita come uno strumento gestionale, un’occasione di apprendimento, e non come una punizione dell’errore. “Mi sento di essere fiduciosa: gli imprenditori, i manager con cui siamo quotidianamente in contatto, sembrano sempre più orientati ad una meritocrazia realmente basata su valutazioni oggettive. Certo non si tratta mai di passi semplici ma credo che sia il primo passo quello più complicato, un passo che, sotto certi aspetti, è rivoluzionario perché porta ad un cambiamento culturale”.

di Daniela Tommasi

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Source: Stampi
La meritocrazia, questa sconosciuta. O forse no?

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Telmotor e Cebi collaborano per le macchine “raddrizza e taglia tubi”

Telmotor e Cebi collaborano per le macchine “raddrizza e taglia tubi”

CEBI - Telemotor . Raddrizza e Taglia Tubi

Collaborazione 4.0 tra Telmotor e Cebi per aumentare la produttività di un sistema RTT (Raddrizza e Taglia Tubi). Il drive S120 Siemens e il PLC s7-1500 sono i due sistemi in grado di migliorarne in profondità il rendimento.

Si chiama RTT, è una macchina raddrizza e taglia tubi. Cebi e Telmotor – PMI ad alto contenuto innovativo forti di una collaborazione che va indietro nel tempo – ne hanno aumentato rapidità, precisione e flessibilità, rendendola più efficiente. Cebi, la società brianzola fondata nel 1992 a Cesano Maderno, si occupa della produzione, dello sviluppo e della manutenzione di macchine speciali. Telmotor è nata a Bergamo nel 1973, oggi conta dieci sedi, è costituita da due business unit (Industry Automation, Energy Solutions & Light Consulting) e tra i tratti distintivi ha anche una grande capacità di affiancare il cliente in tutte le fasi, da quella progettuale fino alla post vendita.

CEBI - Telemotor . Raddrizza e Taglia Tubi

Collaborazione congiunta su software e hardware

Questo è quanto accaduto anche in questa occasione. I tecnici di Cebi e Telmotor hanno lavorato fianco a fianco sia sul piano software che sull’hardware, individuando nel drive S120 Siemens e nel PLC s7-1500 i due sistemi in grado di migliorare in profondità il rendimento della macchina RTT raddrizza e taglia tubi.

CEBI - Telemotor . Raddrizza e Taglia Tubi

Particolare attenzione è stata posta anche al cablaggio del bordo macchina, reso più intelligente tramite la tecnologia I/O link Balluff, un potente interfaccia in grado di migliorare ulteriormente la qualità del processo. «Cebi ha mostrato grande disponibilità al cambiamento e noi abbiamo fatto il massimo sforzo per garantire una consulenza di massimo livello – spiega Fabio Cressoni di Telmotor -. È stata questa stretta collaborazione a far sì che si ottenesse un risultato importante. La nostra consulenza inizia dalla ricerca dei prodotti migliori per far funzionare meglio la macchina e continua anche nella fase di messa in servizio e di postvendita».

«Noi possiamo offrire ai nostri clienti una gamma completa di macchine ed attrezzature con la sicurezza di garantire un alto livello di tecnologia ed una grande affidabilità – afferma Paolo Asnaghi di Cebi Hi Tech -: prodotti personalizzati, studiati in funzione delle particolari richieste dei clienti».

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Source: Attualita
Telmotor e Cebi collaborano per le macchine “raddrizza e taglia tubi”

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Fotomicrosensore riflettente per stampanti 3D e sistemi industriali

Fotomicrosensore riflettente per stampanti 3D e sistemi industriali

Fotomicrosensore riflettente

Omron ha lanciato un nuovo fotomicrosensore riflettente (PMS, photomicrosensor) EE-SY1201 eccezionalmente compatto, caratterizzato da una distanza di rilevamento di 3-4mm. Il nuovo PMS colma una lacuna del mercato, offrendo un dispositivo SMD progettato per applicazioni quali stampanti 3D, mini-stampanti, serrature elettroniche e apparecchiature per l’automazione industriale.

Gabriele Fulco, Product Marketing Manager Sensori di OMRON, ha dichiarato: “Con la crescente attenzione alle dimensioni del sistema, si sta manifestando una chiara tendenza di mercato che alimenta il passaggio dai PMS dotati di terminali alle soluzioni SMD: a ciò si aggiunge una reale esigenza di dispositivi miniaturizzati con una distanza di rilevamento a medio raggio di 3-4mm. Grazie alla lente incorporata, il nostro nuovo EE-SY1201 assicura una distanza di rilevamento relativamente elevata considerando le dimensioni compatte”.

Il nuovo fotomicrosensore riflettente Omron EE-SY1201 ha un ingombro di soli 3mmx4mmx2mm ma offre una distanza di rilevamento di 3mm. Le applicazioni tipiche includono il rilevamento carta nelle mini-stampanti, la rotazione del perno o del cilindro nelle serrature elettroniche, il rilevamento del supporto nelle macchine da taglio e la rotazione del filamento nelle stampanti 3D. Altre destinazioni d’uso includono apparecchiature per l’automazione industriale.

Per le applicazioni che richiedono una distanza di rilevamento ridotta a soli 0,5mm Omron offre l’unità EE-SY1200.

Omron

Azienda specializzata nei relè elettromeccanici per circuiti stampati ed è fornitore primario di componenti quali microinterruttori, relè MOSFET, DIP switch, fotomicrosensori e connettori. La società vanta anche un importante portfolio di tecnologie innovative che comprendono sensori in tecnologia MEMS per il monitoraggio di pressione, flusso e termico, moduli di riconoscimento facciale e gestuale, sensori di vibrazione e di tilt.

 

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Source: Attualita
Fotomicrosensore riflettente per stampanti 3D e sistemi industriali

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