Quali competenze per l’Industria 4.0?

Nelle fabbriche del futuro i lavoratori dovranno avere le competenze 4.0 per poter utilizzare le strumentazioni, sempre più supportate dall’intelligenza artificiale e dalle nuove tecnologie.

A fine 2006 LG, in collaborazione con Prada, presenta il Prada Phone, primo smartphone con schermo touchscreen capacitivo ovvero sensibile al tocco delle dita. Sempre nel 2006 viene fondata Amazon Web Services per fornire servizi in cloud on demand. Pochi mesi dopo, nel 2007, Apple presenta e mette in vendita il primo IPhone multi-touch con funzione pinch to zoom, conferendo un notevole impulso al commercio e diffusione degli smartphone. Cosa c’entra tutto questo con l’Industria 4.0? A sentire l’ing. Roberto Villa del MADE Competence Center, intervenuto nel webinar dal titolo “Le professioni nella Fabbrica del futuro”, «in quel periodo vi fu una convergenza di fenomeni che hanno cambiato in modo significativo il contesto non soltanto tecnologico ma anche quello economico» e la comparsa e diffusione degli smartphone, dei servizi in cloud così come la fondazione di Facebook fanno parte, secondo Villa, di questi fenomeni. Cosa hanno significato queste innovazioni dal punto di vista di quella che sarebbe diventata la rivoluzione 4.0? Queste hanno rappresentato la nascita dei Big Data perché «avere queste tecnologie a disposizione di milioni di persone genera una quantità immensa di dati destrutturati su cui l’intelligenza artificiale può fare le sue analisi e le sue induzioni, cosa che prima non era possibile sebbene l’intelligenza artificiale come disciplina esistesse già dagli anni ’50». Fu soltanto all’inizio degli anni 2000, dunque, con la disponibilità di dati destrutturati – cioè non interpretabili dal punto di vista semantico dai computer tradizionali – che l’intelligenza artificiale ebbe la possibilità di rifiorire e di mostrare quali potenzialità avesse nella analisi dei dati.

Si noti che tutti i fenomeni descritti sopra sono nati al di fuori delle fabbriche. Al contrario di tutte le rivoluzioni ed evoluzioni industriali precedenti, la rivoluzione basata sui Big Data è nata fuori dalla fabbrica per poi entrarvi con tutte le sue possibilità. Nell’ambito della industria manifatturiera, la possibilità di analisi dei Big Data e di una loro elaborazione si è accompagnata all’evoluzione dei sensori, dell’Internet of Things, del 5G, dando origine all’Industria 4.0. Oltre ai Big Data e alla loro analisi, in azienda hanno cominciato a essere applicate in modo significativo le soluzioni di realtà aumentata, di realtà virtuale e la robotica, tutte tecnologie che poi si ritrovano all’interno del paradigma di Industria 4.0.

L’evoluzione a cui è andata incontro l’industria vede la fabbrica cambiare il proprio modello di business e improntare le scelte sulle possibilità offerte dai Big Data per raggiungere maggiore efficienza e sostenibilità.

Industria 4.0: diverse chiavi di lettura

Lo sviluppo dell’Industria 4.0, dell’automazione spinta, dell’introduzione della robotica trova diverse chiavi di lettura nella società: un approccio utopico e un approccio distopico. La realtà è che non ha né ragione né torto né l’uno né l’altro approccio perché gli sviluppi che si avranno dipenderanno da come l’evoluzione 4.0 verrà affrontata nei singoli casi.

Villa prende spunto da uno studio di McKinsey, in cui si afferma che solo meno del 5% – quindi una piccolissima percentuale – dei lavori attuali possono essere completamente automatizzati ed essere svolti esclusivamente dalle macchine mentre la stragrande maggioranza di essi sarà sempre fatta dall’uomo o dall’interazione uomo-macchina. Si tratta di un’affermazione importante perché lascia intuire sia quelli che saranno i lavori del futuro – una combinazione e una collaborazione tra essere umano e tecnologia – sia la formazione che sarà necessaria per affrontarli. Il collaboratore e la collaboratrice che lavoreranno nelle fabbriche del futuro dovranno avere le competenze per poter utilizzare le strumentazioni che saranno sempre più supportate dall’intelligenza artificiale e da tutte quelle che saranno le nuove tecnologie.

Non sarà la tecnologia che andrà a sostituire le persone ma saranno le persone che conoscono la tecnologia che andranno a sostituire quelle che non la sanno usare. «La sfida oggi è prepararsi ad avere quelle competenze, per poter cogliere le opportunità che l’Industria 4.0 e i lavori del futuro offrono».

 

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Source: Stampi
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