Archives: 30 Giugno 2020

I motoriduttori Rossi per il settore dello zucchero

I motoriduttori Rossi per il settore dello zucchero

Motoriduttori rossi

Flessibilità tecnica e attenzione al cliente: i motoriduttori Rossi scelti per un progetto di un’azienda colombiana leader nell’industria dello zucchero.

Rossi si conferma un Global Partner affidabile in grado di fornire soluzioni tecniche specifiche per l’industria dello zucchero. Ne è ulteriore conferma la partnership, basata su affidabilità di prodotto e integrazione di competenze differenti, tra Rossi e Ingepin, impresa di servizi di ingegneria e fornitura di attrezzature industriali, che ha visto nelle soluzioni dell’azienda italiana la risposta alle necessità tecniche di un progetto molto importante nell’America Latina. Non solo la flessibilità commerciale e tecnica volta a considerare opzioni differenti, ma anche la predisposizione a uno sviluppo congiunto del progetto e a una costante attenzione e presenza fisica presso il cliente: queste sono state le variabili principali che hanno permesso a Rossi di partecipare alla costruzione di questo progetto.

Un nuovo sistema di azionamento e trasmissione elettrico

La richiesta principale da parte di Ingepin a Rossi riguardava un nuovo sistema di azionamento e trasmissione elettrico ed indipendente funzionante in sincrono per alcune macchine dell’impianto produttivo di una primaria azienda colombiana che produce e commercializza zucchero in varie aree dell’America del Sud. Il sistema è dotato di una gamma di motoriduttori che comprende la nuova generazione Rossi di motoriduttori epicicloidali EP, in grado di garantire ottima produttività, efficienza energetica e grande capacità di customizzazione. Rossi è stata scelta come partner per questa importante commessa grazie alla riconosciuta competenza tecnologica nel settore sugar cane, che si sviluppa sin dalla fase di progettazione-customizzazione e assicura la grande flessibilità tecnica delle soluzioni e un importante rango di potenza installata. Questa collaborazione sottolinea inoltre la propensione di Rossi verso lo sviluppo di know-how differenziati e verso il consolidamento sempre maggiore di quelli che fanno parte del core business aziendale. Allo stesso modo, prodotti e servizi con elevati standard di qualità e innovativi processi produttivi industriali sono le cifre distintive che hanno contribuito a posizionare Ingepin e Rossi come leader nello sviluppo di progetti in settori come l’industria dello zucchero, energetica, cartiera e mineraria.

 

 

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Source: Attualita
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DPI fra diritto e dovere

DPI fra diritto e dovere

La protezione è un diritto, ma diventa anche un dovere, un segno di rispetto per chi ci circonda e per l’ambiente.

Cos’è un DPI? Fino a non molte settimane fa pochi sapevano di cosa si trattasse, ma oggi quasi tutti li associano alle mascherine e ai guanti. In effetti la pandemia ha portato alla ribalta, seppur in maniera shoccante, quanto sia importante la protezione individuale, sia come tutela per sé stessi che per la collettività.

Allora è chiaro: DPI è l’acronimo di dispositivo di protezione individuale. Se la protezione è importante in caso di malattie, lo è altrettanto sul lavoro, attuando le modalità dettate dalle normative oltre che quelle del buon senso: la protezione è la chiave per la sicurezza.

Purtroppo molto spesso i dispositivi di protezione individuale sono visti come un accessorio eccessivo, se non addirittura un intralcio, in particolare in officina o, in più in generale, in produzione, ma varrebbe la pena soffermarsi a pensare: quante volte hanno preservato l’incolumità dell’operatore?

Il lavoro in officina, ma non solo

Quando si parla di ambiente di produzione il pensiero va direttamente all’officina, sebbene oggi siano da associare anche tutti gli ambienti ad essa collegati, dal magazzino ai laboratori di verifica e controllo. Ognuno di questi ambienti ha specifiche caratteristiche, con specifiche esigenze anche in termini di protezione. Vale la pena ricordare che il diritto alla protezione individuale diventa anche un dovere, un dovere sociale, che può salvare l’ambiente, da quello ristretto relativo all’area della propria postazione di lavoro, a quello più ampio che riguarda la collettività. Per questo i dispositivi di protezione individuale non devono essere visti come un accessorio eccessivo, se non addirittura un intralcio. Tornando alla produzione, si tratta di un ambiente di lavoro potenzialmente ad alto rischio, a causa della presenza di macchine e strumenti che possono essere fonte di pericoli di varia natura, da quella fisica a quella chimica, per arrivare, in alcune realtà, a quella radioattiva: è evidente la necessità di attenersi a norme anche comportamentali, ricordando che tanto maggiori sono le fonti di rischio, tanto più elevata deve essere l’attenzione.

Restringendo il campo all’officina, la macchina utensile è lo “strumento” utilizzato in questa realtà, e si tratta di uno strumento che richiede l’osservanza di opportune cautele in modo da evitare l’esposizione degli addetti a rischi per la salute, tutelandone la sicurezza, e scongiurando così l’insorgere di malattie professionali o il verificarsi di infortuni. È evidente, e dato per scontato, che solo personale adeguatamente formato e qualificato debba essere autorizzato all’utilizzo di una macchina utensile. Infatti la tutela degli addetti è garantita sia dal costruttore della macchina, che è tenuto a fornirla con ogni dispositivo di protezione e sicurezza previsto dalle normative vigenti, sia dall’osservanza degli addetti delle istruzioni operative, oltre che dall’uso dei DPI, messi a disposizione dal datore di lavoro.

I DPI sono messi a disposizione degli addetti dal datore di lavoro in funzione del livello di rischio della mansione e, per questo motivo, sono suddivisi secondo tre categorie:

I Categoria: dispositivi a rischio minimo, con facoltà di scelta da parte dell’utilizzatore (ad esempio, l0 addetto alle pulizie d’officina: sceglie che guanto usare). Vengono autocertificati dal produttore;

– II Categoria: tutti quelli non rientranti nelle altre due categorie. Viene certificato il prototipo, autorizzato e notificato per il rilascio della certificazione CE con cui saranno mar- chiati dal produttore;

– III Categoria: dispositivi di progettazione complessa e destinati a proteggere gli utenti da rischi di morte o di lesioni gravi, noti anche come salvavita. In particolare riguarda i dispositivi di protezione delle vie respiratorie e quelli dalle aggressioni da agenti chimici. Il controllo del prototipo è fatto da un apposito organismo autorizzato e notificato, con una successiva verifica anche della produzione.

 

 

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Source: Stampi
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Fra competitività e ottimizzazione

Fra competitività e ottimizzazione

Competitività, gestione, ottimizzazione: gli aspetti correlati di un processo produttivo di successo.

La competizione. O, come si dice da un punto di vista economico-gestionale, la competitività. La competitività è la spinta propulsiva di ogni azienda manifatturiera e lavora su due fronti: lo sviluppo, la produzione e il celere lancio sul mercato di nuovi prodotti, e l’ottimizzazione di processi noti, che realizzano beni già in produzione. E ancora: alla competitività, mai sazia, visto l’innato spirito competitivo del genere umano, si accompagna la crescente complessità dei beni, la forte personalizzazione e il ciclo di vita del prodotto, che è sempre più breve. Tutto questo porta, fra l’altro, al dover gestire la forte contrazione del time to market, individuando nuovi approcci, nuove strategie: se è vero che il prezzo di vendita è dettato dal mercato, occorre rispondere con un attento controllo dei costi di produzione, nel rispetto della qualità e dei tempi di consegna (ahimè, sempre più stretti!).

Il cuore? La produzione. La produzione che deve essere sempre pronta e flessibile in modo da esaudire prontamen- te alle sollecitazioni del mercato. Ma cosa si intende per produzione? Nell’immaginario comune è assimilata all’officina, all’ambiente dove si lavorano, si costruiscono i manufatti. In realtà oggi il significato si evolve, si allarga, andando a coinvolgere tutto ciò che concorre alla realizzazione del manufatto, singolo componente o assemblato che sia. A un concetto allargato devono corrispondere collegamenti fra le parti coinvolte, in modo da garantire un lavoro sinergico, ottimizzato e di qualità, cioè efficace ed efficiente.

Meglio efficace? O meglio efficiente?

Un tempo l’industria manifatturiera era organizzata per compartimenti, relativamente chiusi e con collegamenti gerarchici ben definiti, e, in questa organizzazione, la produzione utilizzava quasi solo macchine manuali. La fame di cose nuove, ha portato, fra l’altro, all’evoluzione della tecnologia e alla diffusione, dapprima timidamente, poi con la forza di un tornado, dell’information technology e al progressivo inserimento dei computer in azienda, cui ha fatto seguito lo sviluppo di tool dedicati, che fossero in grado di coprire le necessità, isola per isola. Oggi occorre far coesistere in maniera ottimale tutte le visioni che si sono sviluppate nel tempo, dalla visione più aziendocentrica, a quella prodottocentrica, in maniera efficace ed efficiente.

E allora? Allora oggi è l’era dell’Industria 4.0, dove efficacia ed efficienza sono termini ormai sulla bocca di tutti, rappresentando la chiave per il successo. La questione è: perché si parla tanto di efficacia ed efficienza? Ma hanno la stessa valenza? Perché sono la chiave per l’ottimizzazione dei processi produttivi. E, no, non hanno la stessa valenza. Comunemente i due termini sono usati quasi come sinonimi anche se sono espressione di concetti ben distinti che si rimandano vicendevolmente. In effetti entrambi riguardano la capacità di gestire tempo e sforzi necessari per svolgere una data attività, ma da punti di vista e obiettivi diversi. In particolare l’efficienza considera cosa si riesce “a fare” in un tempo prefissato, mentre l’efficacia può essere letta come un ulteriore passo, cioè quanti risultati si ottengono alla fine. Quindi […] l’efficacia indica la capacità di raggiungere un obiettivo prefissato, mentre l’efficienza interfaccia l’abilità di farlo impiegando le risorse minime indispensabili. E’ quindi evidente il ruolo chiave di questi concetti quando si tratta di ottimizzare un processo produttivo, passando attraverso la pianificazione e il controllo di ogni attività che concorra alla produzione del bene.

 

 

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Source: Stampi
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