Gli stampisti chiedono di ripartire

Con una lettera aperta al Governo, il presidente di Ucisap (Unione dei costruttori italiani di stampi ed attrezzature di precisione), Alessandro Scalici, chiede al Governo di valutare la riapertura ai codici ATECO 25.62.00, 25.73.20 e 33.11.01 dei quali fanno parte gran parte delle aziende che costruiscono stampi.

Riceviamo e riportiamo la lettera integralmente, sottolineando la strategicità dl settore da sempre rappresentato dalla rivista Stampi – progettazione e costruzione del Gruppo Editoriale Tecniche Nuove che è anche organo ufficiale dell’associazione.

Al Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte Al Signor Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri Al Signor Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli

Egregio Signor Presidente, Egregi Ministri,
Scrivo a tutti voi a nome e per conto dell’associazione Ucisap, Unione dei costruttori italiani di stampi ed attrezzature di precisione, in qualità di presidente dell’associazione.
Questa lettera vuol porre alla vostra attenzione il dato di fatto per il quale fino a prima della pandemia, i membri della sopra citata categoria Italiana ricoprivano un ruolo di player primario (soprattutto nell’ export) per l’ economia Italiana ed Europea proprio in questo settore, ed assieme ai colleghi della Germania trainavamo un mercato complesso commercialmente difficile e sempre con altissimi standard qualitativi.
Parto da alcune fondamentali premesse:

  • Ucisap rappresenta le aziende del comparto metalmeccanico che costruiscono stampi. Gli stampi sono alla base del processo produttivo delle materie plastiche, della pressofusione dei metalli e della formatura della lamiera. I nostri associati sono pertanto attori primari di un settore strategico per l’economia nazionale e per l’export e sono intrinsecamente vincolati alle filiere produttive essenziali (immaginiamo una siringa: essa non può essere prodotta senza uno stampo funzionante).
  • Si tratta di aziende generalmente medio-piccole (mediamente 15-20 dipendenti) ad altissimo tasso di tecnologia e di competenze, con standard qualitativi di rilevanza mondiale, che esportano circa il 55% della produzione.
  • Le dimensioni medie delle ns aziende e l’elevato uso di tecnologia già intrinseco nella nostra attività, permette un controllo della situazione sanitaria e un contenimento del rischio biologico del tutto adeguato agli standard richiesti dal protocollo del 14 Marzo 2020.In merito alle decisioni del Governo legate all’emergenza Covid-19, desidero perciò sottoporre alla vostra attenzione la difficilissima situazione che le aziende a noi associate stanno attraversando ed alcune ambiguità di gestione legate alla scelta dei codici ATECO.
    Innanzitutto, considerate che in tutta Europa non c’è alcun decreto che costringa le aziende che competono con le nostre alla chiusura; i clienti esteri pretendono la consegna delle commesse che però non siamo in grado di evadere per causa di forza maggiore, nel rispetto delle direttive. Questa situazione genera uno scenario di concorrenza sleale, ad esempio, da parte dei colleghi in Germania, che pur trovandosi in emergenza Covid-19, continuano a lavorare evadendo ordini e incassandone di nuovi. Descrivo infine con un esempio un’ambiguità legata ai codici ATECO: la maggior parte degli stampisti cade nei codici 25.73.20 e 33.11.01, entrambi chiusi per decreto. Una minoranza, invece, pur svolgendo lo stesso lavoro, ricade nel codice 28.96.00, che risulta invece aperto per decreto. Questa situazione genera due problemi: asimmetria della risposta alle manutenzioni necessarie alla filiera essenziale e concorrenza sleale tra aziende Italiane che operano nello stesso settore.Pur capendo l’emergenza, vi chiediamo pertanto di prendere in esame la presente e di valutare perciò la riapertura ai codici ATECO 25.62.00, 25.73.20 e 33.11.01.In fede, il Presidente di UCISAP, Alessandro Scalici

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Source: Stampi
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