Robotica e intelligenza artificiale a misura di Pmi

Per il ruolo strutturalmente fondamentale che le Pmi svolgono nel tessuto produttivo nazionale, la loro automazione e digitalizzazione risulta imprescindibile per traghettare la produzione italiana verso il 4.0.

Il piano Industria 4.0 varato dal governo precedente per le Pmi italiane ha previsto l’inserimento regolare ma non invasivo di impianti robot dotati di intelligenza artificiale all’interno delle fabbriche, facendo di queste due tecnologie – robotica e intelligenza artificiale – e dei relativi software i grandi interpreti della trasformazione in chiave 4.0 della produzione. Si tratta però di tecnologie che, almeno a prima vista, richiedono un notevole impegno sia in termini economici che in termini di competenze, impegno che non sempre una Pmi è in grado di portare, non fosse altro che per la sua struttura. A maggior ragione, allora, l’apparire nel mondo della automazione dei cobot, o robot collaborativi, sa un po’ di piccola rivoluzione. Il cobot è l’ultimo nato nel mondo della robotica. Il nome deriva dalla fusione di due termini inglese – COllaborative roBOT – ed è chiave per capire lo spazio che questa nuova soluzione tecnologica è nata per occupare.

Cobot, dimmi cosa sei?

I cobot sono robot progettati per condividere uno spazio di lavoro con gli esseri umani, dove non è quest’ultimo che si adegua alla macchina, ma al contrario è la macchina che si adegua all’operatore umano. Questo implica la capacità di coniugare l’operatività tipica di un robot alla flessibilità che permette di interagire con l’essere umano e con tutte le variabili ad esso legate, pur garantendo un certo livello di sicurezza. Da qui risulta chiaro come dal punto di vista ingegneristico il cobot sia qualcosa di estremamente complesso, che deve essere più intelligente, più smart di un robot tradizionale per poter portare a termine task più complessi. Tutto questo si raggiunge con una implementazione maggiore di intelligenza artificiale. Più smart, dunque, ma anche più piccolo, più leggero, più semplice da gestire e meno costoso di un robot tradizionale: questo è un cobot. Complessi nella progettazione eppure semplici nell’utilizzo: questa è la profonda dicotomia che caratterizza i cobot ma che ne sancisce anche il successo, soprattutto laddove sarebbe preclusa la via verso la robotica tradizionale.

Spesso un cobot è “solo” un braccio meccanico, robotizzato, molto snodato e con numerosi sensori a bordo. Rispetto ai tradizionali robot, i cobot non richiedono spazi speciali e dedicati e sono in grado – grazie ad avanzate misure di sicurezza e alla sensoristica d’avanguardia – di mantenere una distanza di sicurezza tra sé e l’operatore fino a immobilizzarsi al minimo contatto. Velocità e distanze sono programmabili, assicurando una grande flessibilità della macchina.

 

 

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Source: Stampi
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