Archives: 31 Marzo 2020

Tecnofiniture, chi ben comincia…

Tecnofiniture, chi ben comincia…

… è a metà dell’opera, recita un noto proverbio, che ben si adatta a introdurre l’azienda incontrata a un tiro di schioppo da Torino. È grazie al suo scrupoloso lavoro, infatti, ovvero la pulitura di pezzi in alluminio e acciaio inox, eseguita sia con le mani dell’uomo che del robot, che gli stessi possono poi diventare, con i successivi trattamenti superficiali, prodotti d’eccellenza.

Anche se chiunque si occupi di rivestimenti superficiali sa benissimo che sia la fase più importante e delicata in ogni processo, galvanico e non, chissà perché la pulitura non ha ancora ottenuto i riconoscimenti che si merita, sia sul piano professionale che economico, quasi fosse una lavorazione semplice e alla portata di tutti. La risposta è che forse nel mercato sono davvero poche, se non uniche, realtà come la Tecnofiniture S.r.l. di San Mauro Torinese (TO) la quale, impiegando personale altamente specializzato, macchinari all’avanguardia e prodotti accuratamente selezionati, affronta con rigore scientifico ogni lavorazione, in base, sia al tipo di materiale di cui i pezzi che le arrivano sono fatti, sia al successivo trattamento a cui quegli stessi pezzi verranno sottoposti. Già perché, come spiega il responsabile commerciale, Roberto Marconi, un conto è smerigliare, satinare o lucidare componenti di alluminio che poi verranno anodizzati e un altro è eseguire quelle medesime operazioni su pezzi di acciaio inox destinati alla cromatura. Ed è con queste attenzioni che la ditta piemontese sta conquistando sempre più considerazione in settori industriali di grande pregio, contribuendo nel contempo a dare alla propria attività un’immagine più consona al suo reale valore.

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In pole position l’automotive

«In effetti, anche se non tutti lo sanno, c’è una bella differenza fra pulire un pezzo per la cromatura e un altro per l’ossidazione anodica, che sono i trattamenti superficiali poi eseguiti da nostri qualificati partner – ribadisce Marconi, cinquantadue anni, di cui trentanove passati ad occuparsi di pulitura di metalli –, se il primo, infatti, è un trattamento coprente, il secondo, invece, attuato solo sull’alluminio, scopre. Nei due casi ci vuole una cura particolare, però con diverse accortezze. Diciamo che con l’alluminio, materiale più delicato rispetto all’acciaio inox, bisogna essere molto morbidi nel contatto con le spazzole per evitare di aggredirlo, ovvero di scaldarlo e deformarlo. In entrambe le situazioni il nostro intervento può incontrare ostacoli, talvolta insormontabili, laddove sulla superficie del pezzo vi siano micro crateri provocati dalle lavorazioni meccaniche, stampaggio, imbutitura, stiro curvatura estrusione, a cui lo stesso è stato precedentemente sottoposto. Quando ciò capita, e purtroppo non è un fatto infrequente, analizziamo il difetto insieme al responsabile del trattamento chimico successivo per valutare se il particolare in questione può essere comunque inserito nel flusso oppure scartato. Effettuare in tali frangenti una rigorosa selezione è importantissimo per evitare il rischio che un pezzo non perfettamente in tolleranza blocchi una linea di montaggio con i pesanti addebiti che ne seguono».

Addebiti che possono essere molto onerosi perché i settori serviti dalla Tecnofiniture con i suoi trattamenti di smerigliatura, satinatura e lucidatura sono di una certa rilevanza nel mondo industriale, nei quali è diventata un punto di riferimento per marchi prestigiosi. «Oggi per noi il primario comparto di sbocco è quello dell’automotive che assorbe il 60% dell’attività produttiva – informa il nostro interlocutore – e in tale ambito trattiamo particolari di primo montaggio che poi giungeranno a case automobilistiche del calibro di Ferrari, Maserati, Rolls Royce, Mercedes, Alfa Romeo, Peugeot, Audi. Nell’elenco dei comparti serviti vi sono poi il motorcycle, l’arredamento, il navale, il ferroviario, la domotica…».

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Uomo e robot, sinergia vincente

«Il nostro principale punto di forza, che è poi quello che ha decretato il successo della Tecnofiniture in campo nazionale e non solo – afferma il responsabile commerciale – è la capacità di garantire una produzione molto vicina allo scarto zero, per l’esattezza attorno al 2-3%, limite accettato nella produzione dei particolari automotive in quanto per le case automobilistiche il risultato finale deve essere scarto pari a zero. Un risultato così eclatante è il frutto di ingenti investimenti (circa 5 milioni di euro solo nell’ultimo quinquennio) che hanno riguardato ogni aspetto del nostro mestiere, dall’acquisto di macchine manuali e impianti robotizzati di ultima generazione, alla scelta accurata dei nastri per smerigliare, dalla grana 36 alla 1.000, delle spazzole, sia in cotone che in sisal, prodotto vegetale ricavato dall’Agave, una pianta grassa, e delle paste abrasive, senza escludere, naturalmente, una continua formazione del personale mirata, non solo ad addestralo al meglio ma pure, a motivarlo e a gratificarlo, anche sotto l’aspetto retributivo. Un errore che poi ci siamo guardati bene dal commettere, a differenza di altre aziende del settore, è quello di non avvalerci solo dell’apporto del robot, ma di lasciare il dovuto spazio anche alla manualità». Questa alternanza uomo e robot abbiamo avuto modo di appurarla nella lunga camminata all’interno dei 4.000 m2 dello stabilimento dove articoli per auto, come contorno vetri, barre tetto, terminali di scarico e molteplici altri particolari per i settori summenzionati, quasi sempre, passano, dapprima nelle mani dell’operatore, che, essendo dotato di grande competenza, identifica e interviene velocemente su difetti e punti critici, e poi in quelle del robot, il quale può così esprimersi al massimo delle sue potenzialità usando le 4-5 spazzole di cui è fornito. «Il parco macchine è di tutto rispetto – interviene Marconi. Esso è costituito da 11 isole robotizzate a braccio antropomorfo, da 40 postazioni manuali con spazzole e nastri di ogni genere e da 6 pulitrici di profili piani a controllo di geometria».

Buone nuove per il futuro, anzi di più

Quando chiediamo a Marconi di parlarci del prossimo futuro la sua espressione, fin qui compiaciuta, diventa raggiante: «In virtù dell’acquisizione di un’importante commessa da un grosso cliente tedesco del settore motorbyke, relativa alla pulitura di circa 30 componenti di una nuova moto Bmw che verrà a breve lanciata sul mercato, le nostre maestranze, nell’arco di un paio d’anni, passeranno dalle attuali 50 unità a quasi 80, mentre la crescita del fatturato è stimata in circa il 60%. È già stato pianificato l’inserimento di nuovi impianti per far fronte a questa che si annuncia come un’imponente mole di lavoro, ovvero altre 4 isole robotizzate, mentre i magazzini sono già pronti. Al momento stiamo presentando le campionature finali, dopo di che partiremo con questa emozionante avventura. Sempre riguardo al domani il nostro impegno continuerà ad esser teso a nobilitare il mestiere di pulitore cercando di togliergli di dosso l’ingenerosa nomea di “brutta bestia” che lo ha ingenerosamente contraddistinto per troppo tempo, anche per via del fatto che è un lavoro su cui non si può condurre una ricerca o decidere a tavolino con degli ingegneri. In particolare l’obiettivo che ci poniamo è fare in modo che i nostri trattamenti raggiungano uno standard d’eccellenza e che tale risultato si possa ripetere all’infinito senza nessuna variazione negativa in termini qualitativi».

L’ultimo tema affrontato è la sostenibilità ambientale ed è sempre Marconi a parlarcene, esternando un certo disappunto in merito: «Le normative ambientali, diventate sempre più severe negli ultimi anni, hanno reso davvero difficile ed oneroso smaltire l’ingente mole di rifiuti che produciamo, costituita da polveri generate dallo sfregamento delle paste abrasive nonché dai residui di nastri e spazzole».

Isola di pulitura robotizzata.

Tecnofiniture: esperienza e alta tecnologia nei processi di pulizia

Impianto di lavaggio ad ultrasuoni.

Tecnofiniture nasce nel 2010 a San Mauro Torinese (TO) per opera della famiglia Ferr-Marconi, dopo che la stessa ha maturato parecchi lustri di esperienza nel settore apprendendo e sviluppando tutti i segreti dei processi di pulitura dei metalli. Nel proseguire la medesima attività l’azienda, investendo in moderne tecnologie automatiche e robotizzate, specie nella spazzolatura, si orienta però verso un mercato d’élite, costituito principalmente da prestigiose case automobilistiche (Ferrari, Maserati, Rolls Royce, Mercedes, Alfa Romeo, Peugeot, Audi). Ad oggi essa è l’unica realtà Italiana che ha un lavoro con numeri significativi nei componenti di primo montaggio per le sopra citate cause automobilistiche. A completare il prezioso servizio della ditta torinese vi sono poi partner specializzati nella cromatura e nell’’ossidazione anodica. Le migliaia di pezzi trattati ogni giorno, con dimensioni variabili da pochi centimetri ad oltre 2 metri, sostanzialmente, in pari quantitativi, sono di due materiali: alluminio e acciaio inox. In possesso della certificazione di qualità ISO 9001 e di quella ambientale ISO 14001, Tecnofiniture serve una trentina di clienti (quasi tutti grandi fornitori dei comparti suddetti), impiega 50 dipendenti e fattura circa 4 milioni di euro.

Un’attività che abbraccia l’etica

Spazzolatura robotizzata.

Le attese della società civile e delle comunità locali si sono evolute considerevolmente negli ultimi anni. Sono divenute sempre più sensibili al comportamento etico delle imprese e hanno imparato a riconoscere, dietro il prodotto, il processo produttivo che lo ha generato. In considerazione di ciò, Tecnofiniture si è attivata per intraprendere uno stile gestionale socialmente responsabile, orientato al coinvolgimento di tutti i soggetti con cui entra in contatto e al controllo della filiera. È stato così redatto un codice etico che si articola in tre punti, di seguito espressi in estrema sintesi:
1) I valori fondamentali. Essenza della nostra azienda, essi sono: integrità, imparzialità e indipendenza, riservatezza, responsabilità sociale e ambientale, rispetto di tutte le persone e concorrenza leale.
2) Il comportamento verso i lavoratori. Garantire ai minori di 18 anni una formazione qualificata. Garantire un ambiente di lavoro sicuro e non malsano. Non vietare, ostacolare o penalizzare l’attività sindacale. Selezionare i lavoratori in base a competenze e capacità, trattarli allo stesso modo e offrirgli pari possibilità e condizioni. Manifestare rispetto per i lavoratori nelle azioni, nelle parole e nei comportamenti. Assicurare ai lavoratori lo stipendio per una vita dignitosa.
3) I principi chiave. Applicare rigorosamente il codice etico. Ispirare la propria condotta ai principi di trasparenza, onestà ed equità. Osservare le leggi e la regolamentazione dei paesi in cui si opera. Lottare contro la corruzione.

di Mario Palmisano

www.semprepresenti.it

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Source: Stampi
Tecnofiniture, chi ben comincia…

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Intervista a Marco Artoli, Product Manager di LAPP

Intervista a Marco Artoli, Product Manager di LAPP

L’Industrial Communication è, oggi più che mai, strategica per vincere le sfide della trasformazione digitale. Con l’avvento dell’IIoT, infatti, la connettività industriale svolge un ruolo di cruciale importanza in termini di ottimizzazione dei processi, operata attraverso una migliore connessione dei dispositivi fisici, smart e software. In tal senso, i sistemi di cablaggio e di collegamento devono garantire, anche in applicazioni speciali o in condizioni ambientali critiche, un’elevata affidabilità nella trasmissione di una sempre maggiore quantità di dati e nel minor tempo possibile.

Marco_Artoli_LAPPPer questo motivo, negli ultimi anni, ai tradizionali sistemi Fieldbus, si è affiancata la tecnologia Ethernet, che sta divenendo sempre più dominante nella realizzazione di reti a regola d’arte. Ne parliamo con Marco Artoli, Product Manager di LAPP – leader nello sviluppo e produzione di soluzioni integrate nella tecnologia di cablaggio e collegamento.

 

Marco Artoli, come stanno evolvendo le attuali reti industriali?

I trend di mercato dimostrano come la transizione verso Ethernet sia sempre più rapida: già nel 2018 il numero di nodi installati superava quello dei Fieldbus. Il passaggio è guidato dalla necessità di convergenza tra i dispositivi e i mondi IT e OT. Nata, infatti, per lo scambio di dati tra i computer negli uffici, Ethernet consente velocità di trasferimento molto più elevate rispetto ai Fieldbus, fino a 10 GB/s. I principali player del settore industriale hanno “adattato” la tecnologia Ethernet di base per soddisfare i requisiti industriali e garantire le prestazioni necessarie. Ciò ha portato all’esistenza di diversi protocolli Ethernet-based, in grado di assicurare una trasmissione real time.”

 

Quali parametri occorre prendere in considerazione quando si progetta una rete Industrial Ethernet? Quali sono i vantaggi?

I principali parametri da considerare per progettare correttamente una rete Industrial Ethernet, affinché sia adeguata alle necessità di funzionamento delle linee produttive, come il determinismo, sono due: il carico e la profondità. Occorre cioè conoscere la quantità di dati che ogni dispositivo genera e il tempo di ciclo in base al numero dei dispositivi collegati, al fine di migliorare il throughput complessivo della rete. I punti di forza di Ethernet in ambito industriale sono molteplici. In primis, assicura la massima libertà di scelta della topologia di rete più adeguata facilitando l’interconnessione delle singole macchine. In secondo luogo, ogni dispositivo connesso alla rete può comunicare quando ne ha bisogno, superando il concetto di architettura master-slave tipica dei sistemi Fieldbus, ad esempio attraverso il modello publish–subscribe e, infine, Ethernet offre la possibilità di creare reti pressoché illimitate, con milioni di nodi.”

Quali sono i principali componenti del livello fisico di una rete ethernet? Come vengono selezionati?

“Il livello fisico di ethernet consiste nella definizione di un sistema di cablaggio a regola d’arte e quindi è di cruciale importanza operare una corretta selezione dei connettori e dei cavi. Rispetto ai primi, la scelta dovrebbe fondarsi su diversi parametri, tra i quali possiamo citare l’applicazione, le condizioni ambientali in cui sarà installato il sistema e la tipologia di conduttore in abbinamento. Per quanto concerne i cavi, invece, occorre tenere conto della tecnologia di comunicazione alla quale saranno abbinati e valutare il comparto e l’ambiente industriale di utilizzo, come ad esempio le temperature a cui saranno sottoposti, la resistenza richiesta agli agenti chimici, ecc. I cavi per Ethernet Industriale si dividono principalmente in cavi in rame e cavi in fibra ottica. I primi rappresentano l’alternativa più accessibile in termini di offerta di mercato, tuttavia sono sensibili ai disturbi elettromagnetici. Diviene, dunque, fondamentale utilizzare cavi in rame a coppie twistate e con una doppia schermatura, al fine di ottenere il massimo livello possibile di protezione dei dati trasmessi. Quelli in fibra, invece, possono raggiungere distanze significativamente più lunghe, fino a decine di km, e non risentono dei campi elettromagnetici esterni. Tuttavia, sono più costosi, in particolare per via dell’aggiunta di convertitori ottico-elettrici.”

 

Quali i progetti di LAPP per il futuro dell’Industrial Communication?

Guardando al futuro, LAPP ha dato il via ad un programma di formazione, a livello mondiale, dedicato all’Industrial Communication, al fine di operare sul mercato in qualità di esperti affidabili. Il progetto prevede due percorsi: uno attivo per i dipendenti, partner e clienti e un secondo, più specifico, creato ad hoc per figure interne ovvero i LAPPExpert, “ambasciatori LAPP” in ambito Industrial Communication. LAPP vede, infatti, nell’expertise del suo Team una leva competitiva importante. E’ per questo che, in Italia, alcuni collaboratori selezionati hanno preso parte anche al Corso di Formazione CPNE presso il Genoa Fieldbus Competence Centre. A conclusione dei moduli, i referenti LAPP hanno conseguito il titolo di Certified PROFINET Engineer. Un riconoscimento a livello internazionale che attesta le elevate competenze dell’Azienda nella progettazione e realizzazione di reti PROFINET® e che contribuisce a posizionare LAPP come un partner tecnologico in grado di offrire non solo prodotti, ma anche servizi ad alto valore aggiunto.”

Source: Meccanica e Automazione
Intervista a Marco Artoli, Product Manager di LAPP

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Anima – L’industria meccanica chiude, ma il governo ci aiuti a riaprire in sicurezza

Anima – L’industria meccanica chiude, ma il governo ci aiuti a riaprire in sicurezza

«Condividiamo la preoccupazione dei sindacati», dice Marco Nocivelli, presidente di Anima Confindustria, «ma contestualmente alla chiusura delle attività produttive, chiediamo al governo di iniziare a metterci in condizioni di recuperare i dispositivi necessari per poter riaprire al più presto e far lavorare in sicurezza i nostri collaboratori». Nocivelli commenta così la modifica alla lista dei codici ATECO comunicata ieri per decreto del ministero dello Sviluppo economico. Molta parte dell’industria meccanica italiana in tre giorni si vede costretta a chiudere i battenti e con lei centinaia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione. «Sappiamo che questa sospensione, però, deve avere un termine previsionale. Se la sicurezza è legata alla disponibilità dei dispositivi, come mascherine, guanti, occhiali e camici, abbiamo bisogno di un aiuto. Gli ordini dei Dpi da noi effettuati sono stati bloccati alle dogane con il risultato che nella maggior parte dei casi non risulta possibile reperirli in quantità sufficiente e in tempi adeguati».

Nocivelli guarda alla data del 6 aprile come un ultimatum perché «se si ferma l’industria meccanica, si ferma il Paese. Dobbiamo garantire una continuità. Sia al mercato domestico, dato che i nostri macchinari sono alla base di ogni filiera produttiva italiana. Sia al mondo perché non possiamo nemmeno perdere il nostro secondo polmone, quello dell’export. Proponiamo, allora, la possibilità di riaprire i magazzini a inizio aprile per evadere gli ordini esteri, di poter lavorare a turni e orari ridotti. Siamo anche convinti che sia necessario identificare un modello simile a quello israeliano o individuare il modello in base alle fasce d’età, che sta circolando in questi giorni. Non fermateci perché non si fermi il Paese. Siamo consapevoli che noi come tutta l’Italia stiamo andando incontro a un nuovo equilibrio: come industriali conosciamo la necessità di un piano strategico utile a far fronte a una situazione nuova e di forte crisi. Siamo disponibili a collaborare con le istituzioni e alle autorità. Allo stesso tempo, chiediamo al governo di aiutarci a rassicurare i sindacati e i lavoratori continuando così a costruire il bene comune per i singoli, le famiglie e l’intera Italia. Ci vuole massimo sforzo, perché la vita delle persone passa dalla salute e dalla dignità del posto di lavoro».

Source: Meccanica e Automazione
Anima – L’industria meccanica chiude, ma il governo ci aiuti a riaprire in sicurezza

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