Archives Gennaio 2020

L’Europa premia la cybersecurity italiana

L’Europa premia la cybersecurity italiana

Come è stato riportato anche dal sito Internet ufficiale dell’agenzia di stampa Ansa, agli ultimi Campionati europei di Sicurezza informatica svoltisi a Bucarest, la nazionale italiana hacker ha conquistato il secondo posto, dopo un serrato testa a testa con il team bulgaro che si è aggiudicato la medaglia d’oro. Promossa dalla Commissione europea e dall’Agenzia europea per la sicurezza delle reti dell’informazione (Enisa), la European Cyber Security Challenge ha coinvolto venti squadre provenienti da tutto il vecchio continente che hanno dovuto dare prova delle rispettive capacità «difensive e offensive nel regno dei sistemi informatici». L’edizione di quest’anno ha visto in Italia più di 3.300 iscrizioni da parte di allievi, di università e scuole superiori, mentre l’obiettivo per il prossimo anno prevede il coinvolgimento di almeno 4.000 allievi. Il podio ottenuto si inserisce all’interno del contesto della strategia nazionale sulla sicurezza informatica che vuole promuovere le competenze cibernetiche come patrimonio per il sistema Paese; e incoraggiare i giovani a perseguire una carriera nella sicurezza informatica. Tutto è nato con l’istituzione del progetto CyberChallenge.IT, fortemente sostenuto dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) e che ha come obiettivo ultimo la ricerca di giovani talenti nel mondo della sicurezza informatica. L’iniziativa ha coinvolto il Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica (Cini) nella formazione delle più giovani e preparate eccellenze italiane del settore sull’acquisizione di competenze specifiche in numerosi ambiti. Fra questi la crittografia, la sicurezza web, l’analisi forense di computer e dispositivi mobili e la sicurezza dell’hardware in generale. Paolo Prinetto, direttore del Laboratorio nazionale di cybersecurity del Cini stesso, ha tenuto a sottolineare come per la selezione azzurra di Cyberdefender i Campionati europei rappresentino prima di tutto un’occasione di mettere alla prova le capacità di ogni individuo, scoprendo il lavoro di squadra e le speciali competenze di ciascun membro. In virtù della sempre più spinta consapevolezza dell’importanza della cybersecurity a beneficio di aziende, istituzioni e comunità, questa competizione non è che la punta dell’iceberg di un percorso formativo d’eccellenza e continuativo, unico in Europa, per migliorare la capacità difensiva della Penisola. Tra gli obiettivi della competizione internazionale c’è anche quello di voler «porre la cybersecurity al servizio dell’umanità, per sostenere la pace, preservare la democrazia, la dignità e la libertà di pensiero», così come è stato scritto chiaramente nei documenti di fondazione. Inoltre, il Campionato europeo si propone anche come una circostanza quanto mai favorevole per l’organizzazione di eventi tematici, esposizioni e conferenze, d’interesse per aziende attive nel comparto della cybersecurity e non solo.

(Alessandra Battaglioli)

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Source: Stampi
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Il vuoto: un protagonista di presa e movimentazione

Il vuoto: un protagonista di presa e movimentazione

In età contemporanea, lo sviluppo delle scienze fisiche portò alla definizione rigorosa delle leggi dei gas e alla necessità di apparecchiature per la produzione e la misura del vuoto, con la conseguente forte spinta alla ricerca e alla realizzazione tecnica.

L’evoluzione del concetto di vuoto, dai classici ai moderni, ha radici antiche e rappresenta un filo conduttore continuo del pensiero degli scienziati filosofi.

Fin dal quinto secolo a.C. il concetto di vuoto fu concepito da Leucippo e Democrito come spazio entro cui il moto di atomi, enti indivisibili eterni e immutabili, aveva luogo. Atomi e vuoto rappresentano per Democrito realtà primarie.

La dinamica aristotelica vedeva il motore del moto non nel corpo, ma nel mezzo: un proietto è spinto dal fluido in cui è immerso pronto ad occupare spazio lasciato dal proietto in moto. Nel vuoto la resistenza sarebbe nulla e la velocità del corpo tenderebbe all’infinito; questo porta alla ubiquità di un corpo nel vuoto, da cui la convinzione aristotelica dell’impossibilità del vuoto.

In epoca ellenistica, per gli alessandrini, non era possibile avere il vuoto in grandi volumi, ma solo un vuoto interposto tra una particella e l’altra, i latini lo chiamarono poi “vacuum intermixtum”, con questo riuscivano a spiegare le proprietà di compressibilità ed elasticità dell’aria. Giovanni Filopono, presso la Scuola Ammonio di Ermia in Alessandria, con il concetto di forza cinetica incorporea impressa al proietto al lancio, precorre il concetto di variazione della quantità di moto. Il pensiero medioevale concepisce il moto di corpi come dovuto all’azione di una “forza cinetica incorporea” impressa al proietto al momento del lancio, forza che può evocare un richiamo alla variazione della quantità di moto.

Gli studiosi della cultura araba contribuirono allo sviluppo della teoria dell’“impetus”. Avicenna si rifece a Giovanni Filopono, con la novità che nel vuoto la forza impressa al proietto all’inizio del moto non si esaurirebbe mai e il moto proseguirebbe all’infinito, affermazione vigorosamente contrastata da Averroè indicando la caducità del moto di corpi immersi in fluidi.

In età moderna Descartes (XVII sec.) sostiene l’inesistenza del vuoto. Negli stessi anni il fisico Torricelli con il collega Viviani, anch’egli discepolo di Galileo, dimostrarono che il vuoto può esistere in natura e che l’aria ha una massa. Torricelli descrisse l’esperienza del suo barometro ponendo fine alle millenarie discussioni filosofiche sull’horror vacui. Torricelli riuscì a misurare, indirettamente, con elevata precisione il valore della pressione atmosferica con un geniale quanto semplice esperimento: egli riempì con un liquido, nel caso in oggetto egli usò del mercurio di massa volumica nota, un tubo dotato di fondo e lo capovolse dopo averne immerso la bocca in un recipiente che conteneva lo stesso tipo di liquido.

Figura 1 – Il principio del barometro di Torricelli e fotografia di manometro differenziale ad “U” basato sul principio del barometro di Torricelli (DIMEAS – Politecnico di Torino).

Imponendo l’equilibrio della colonna AB, rappresentata in Figura 2, si ricava il valore della pressione atmosferica p che impone la propria azione sull’area A alla base della colonna, equilibrando l’azione del peso calcolabile come prodotto di massa per accelerazione di gravità. Indicando con r la massa volumica del liquido e con H la quota della colonna si ha che la pressione assume l’espressione p=. Misurando l’altezza H della colonna si ha il valore della pressione atmosferica. Nel caso dell’esperienza di Torricelli, schematizzata in Figura 1, il liquido è mercurio, con una massa volumica di 13579 kg/m³ e la colonna di liquido risultava di 760 mm. La pressione atmosferica risulta, quindi, pari a 101239N/m².

Figura 2 – Rappresentazione fantasiosa della esperienza degli emisferi di Magdeburgo e delle azioni coinvolte (Ratisbona 1650).

Intorno alla metà del diciassettesimo secolo, fu Blaise Pascal, matematico, fisico, filosofo e teologo nato a Clermont Ferrand, a definire le basi per la legge altimetrica di variazione della pressione con la quota. Nello stesso arco temporale, Otto von Guericke inventò la sua pompa a vuoto e stupì le genti con la sua esperienza degli emisferi di Magdeburgo, schematicamente rappresentata in Figura 2. Durante questa esperienza, realizzata nella città di Ratisbona alla presenza del Reichstag e dell’imperatore Ferdinando III, vennero impiegati trenta cavalli, divisi in due gruppi di quindici, che, nonostante i loro sforzi, non riuscirono a dividere due emisferi entro i quali era stato fatto il vuoto, finché non fu riaperta la valvola e consentito nuovamente all’aria ambiente di occupare il volume all’interno degli emisferi.

Per dare una interpretazione ingegneristica all’esperienza di Ratisbona, ci si può riferire alla Figura 2. Il salto di pressione a cavallo della superficie di una sfera agisce su una superficie che è la superficie della sfera stessa, come in Figura 2a. Si consideri la sfera divisa in due semisfere. L’azione della pressione è localmente ortogonale alla superficie di ciascuna semisfera che, essendo una semisfera, porta ad avere una risultante lungo la direzione perpendicolare al piano diametrale della semisfera stessa. Quando due semisfere sono accostate con una tenuta stagna sulla circonferenza di contatto e formano la sfera completa, esse saranno soggette ad una forza risultante delle pressioni autoequilibrata. La forza di trazione FT tende a separare le due semisfere, come schematizzato in Figura 2a. La forza di trazione FT, per riuscire a separare le due semisfere, risulta essere almeno pari al prodotto del salto di pressione agente sulla superficie della sezione maestra della sfera.

Ciascuna schiera di cavalli, agendo come in Figura 2c, avrebbe dovuto esercitare, per separare le semisfere che avevano diametro di ottanta centimetri, una forza di circa cinque tonnellate, risultante del salto di pressione sulla superficie maestra dei cerchi sezione maestra della sfera. Più recentemente, il vuoto è stato ripensato in chiave quantistica dai primi decenni del Novecento, che coinvolge sia gli aspetti ondulatori sia quelli corpuscolari della materia.

Misura e generazione del vuoto

Verso la metà dell’Ottocento l’introduzione di nuovi tipi di pompe permisero di ottenere gradi di vuoto più spinti e di studiare i fenomeni di ionizzazione dei gas in condizioni di estrema rarefazione. Negli stessi anni fu enunciata la teoria cinetica dei gas. Nei primi anni del XX secolo vennero sviluppati vacuometri che consentirono di misurare pressioni fino a 10-1 N/m². Un primo vacuometro a ionizzazione arrivò a misurare fino a 10-6 N/m². Dopo la metà del XX secolo nuovi vacuometri a ionizzazione furono in grado di misurare vuoti estremi, anche spinti a 10-12 N/m². In Figura 3 si vede una serie di manometri e un vuotometro di uso industriale montati su pannello per prove di valutazione di componenti e sistemi anche funzionanti con il vuoto. Questi strumenti sono utilizzati presso il Laboratorio di Meccanica del Dipartimento di Ingegneria Meccanica ed Aerospaziale del Politecnico di Torino. Il principio di funzionamento di questi strumenti di applicazione industriale è basato sul principio di funzionamento della molla Bourdon. Questo principio è illustrato nello schema di Figura 4, in alto, e mostrando il meccanismo interno nella fotografia di figura 4, in basso. La molla Bourdon è ricavata da tubi profilati in lega speciale di rame, chiusi alle estremità; per questo la molla Bourdon è detta anche tubo Bourdon. Una delle due estremità della molla Bourdon è vincolata solidalmente al corpo dello strumento, l’altra, invece, è lasciata libera ed è collegata, con una trasmissione, solitamente rappresentata da una bielletta e da un accoppiamento di ruote dentate, all’indice del vuotometro-manometro. La molla è un tubo al cui interno si fa arrivare il fluido di cui si vuole evidenziare la pressione o depressione. Al crescere della differenza di pressione tra interno della molla Bourdon ed ambiente esterno, la molla stessa tende a deformarsi (effetto Bourdon). L’entità del movimento dell’estremità libera della molla Bourdon è direttamente legata alla misura della depressione-pressione del fluido all’interno della molla Bourdon. Per una migliore lettura, questo movimento viene amplificato attraverso una trasmissione. La generazione del vuoto si realizza con strumenti ed impianti che sono scelti in funzione del grado di vuoto da raggiungere. Il termine “vuoto” è riferito alla situazione che si determina in un ambiente dove la pressione gassosa è minore di quella atmosferica. A seconda che la pressione sia poco o molto inferiore a quella atmosferica, i fenomeni che occorrono possono essere molto diversi, come diversi possono essere i mezzi per ottenere e misurare questa condizione di ambiente dove la pressione gassosa è minore di quella atmosferica.

Figura 3 – Fotografia di manometri e vuotometro industriale montati su pannello per prove in laboratorio (DIMEAS – Politecnico di Torino).

Un vuoto parziale viene espresso in unità di pressione, questa grandezza ha una unità di misura che nel sistema internazionale (SI) è Newton su ogni metro quadrato. In un sistema di unità di misura non ISO (International Standard Organisation), il livello di pressione è anche misurato in torr (1torr=133,32 N/m²), in onore del fisico italiano Torricelli o, ancora, con i millimetri di colonna di mercurio (mmHg), usando la scala barometrica o, ancora, in rapporto alla pressione atmosferica di riferimento.

Figura 4 – Manometro o vuotometro a tubo di Bourdon: schema di funzionamento e fotografia del meccanismo interno (DIMEAS – Politecnico di Torino).

Convenzionalmente si definiscono diversi gradi di vuoto, ciascuno utilizzato in differenti applicazioni, come schematicamente si riporta in figura 5. Per ottenere, mantenere e misurare ciascuno di essi, in generale, sono necessarie differenti sistemi di pompaggio e diversi materiali per la costruzione di camere da vuoto.

Figura 5 – Gradi di vuoto ed applicazioni tipiche relative ai diversi campi di intervallo di valori di vuoto.

 

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Da Eichenberger un nuovo sistema per la regolazione dei sedili degli aerei

Da Eichenberger un nuovo sistema per la regolazione dei sedili degli aerei

I sedili degli aeroplani devono avere un aspetto accogliente. E, possibilmente, essere anche confortevoli e molto facili da utilizzare. Per consentire voli più economici e quindi anche più ecologici, il progetto ha la necessità di focalizzarsi non solo sulla comodità e sulla funzionalità di seduta, ma anche su peso, riduzione dello spazio, vita di servizio e qualità. Fino ad ora, le regolazioni dello schienale, della seduta e dei poggiapiedi nei sedili degli aerei sono sempre state gestite da tre meccanismi separati. Grazie a un nuovo sistema di regolazione, queste sono tutte controllate da un singolo punto centrale, utilizzando tre piccole viti a sfere Eichenberger tipo Carry di elevata precisione e robustezza.

Sfida accettata

Per ridurre i costi del cherosene, le compagnie aeree sono ogni giorno alla ricerca di soluzioni costruttive leggere per gli interni degli aeromobili. Parallelamente, il progresso tecnologico, ha portato un aumento della complessità dei sistemi, rendendo quindi necessari movimenti silenziosi negli spazi più piccoli. Ciò incide direttamente sui requisiti in termini di ambiente geometrico, dimensioni e coefficienti di carico dinamico e statico dei componenti di azionamento.

Ai sensi del capitolato di fornitura era necessario progettare tre viti a ricircolo di sfere robuste e ad alta precisione. L’esterno dei dadi ha dovuto essere adattato alle esigenze specifiche. Una sfida particolare in tale contesto è stata posta dai 10 fori ad altissima precisione (ø 1,52 mm) sulla faccia frontale delle viti a ricircolo di sfere, indispensabili per la trasmissione della forza del motore. Il metallo “vive“. Quanto possa essere “vivo” l’acciaio lo si constata in maniera evidente durante la tempra. Attraverso il processo di tempra, il metallo cambia in modo diverso a seconda della carica e perde precisione dimensionale. Non è possibile calcolare e prevedere tali variazioni. Per quanto concerne la precisione dei 10 fori nei corpi dei dadi, era pertanto indispensabile disporre di un “tocco” speciale.

Dopo cicli successivi di misura e tempra, gli sviluppatori Eichenberger (www.gewinde.ch) sono riusciti a regolare i fori secondo le dimensioni richieste. In seguito alla tempra sotto vuoto, le dimensioni delle forature ad alta precisione hanno risposto alle specifiche con una tolleranza di ± 0,015 mm. I dadi sono stati temprati secondo 59-63 HRC. Grazie all’eccellente rapporto di collaborazione con lo stabilimento di trattamento termico, è possibile produrre prototipi in modo rapido e flessibile.

I calcoli di durata vengono eseguiti immediatamente ed è possibile intervenire e reagire direttamente nel processo di produzione. Inizialmente il sito di produzione in Svizzera, ipoteticamente costoso, ha sollevato un certo scetticismo da parte del cliente. Tuttavia, la consulenza professionale, la rapida realizzazione dei prototipi e l’interessante rapporto prezzo/prestazioni sono stati convincenti. In Eichenberger il cliente è sempre al centro dell’attenzione: nell’ascolto attivo e nel porre domande, nel consigliare, nel progettare, nel collaudare, nell’ottimizzare e nel produrre. Soltanto attraverso lo scambio mirato di informazioni e di idee è possibile comprendere appieno le esigenze e realizzarle integralmente. Di conseguenza Eichenberger, consapevole dei propri punti di forza, adatta prodotti e catena del valore ai cambiamenti internazionali in continua crescita. Lo specialista delle filettature opera seguendo il motto “agire in maniera lungimirante anziché reagire“, che costituisce una componente essenziale della sua cultura aziendale. Le sue viti a ricircolo di sfere su misura trovano impiego in qualsiasi settore, dalla tecnologia medica, dall’elettrotecnica e dal settore automobilistico, passando per l’automazione, fino all’aeronautica e al settore aerospaziale.

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