M&A giugno 2019

EDITORIALE

Che fa il nesci eccellenza?

di Paolo Beducci

Leggendo della vicenda FCA-Renault e del dibattito che si è ovviamente mosso attorno a questa, mi è venuta in mente la poesia Sant’Ambrogio di Giuseppe Giusti. Dove ad essere affaccendata in tutt’altre faccende è la politica italiana. Attenzione non è una colpa solo degli ultimi arrivati. Loro si sono limitati a ribadire con zelante impegno una strada lunga ormai decenni, rendendola “grave ma non seria”, come diceva Ennio Flaiano.

La politica infatti – proprio in ossequio alla propria inutile insipienza e autoreferenzialità – ha deciso di non batter ciglia. Nonostante FCA in Italia abbia solo diverse decine di migliaia di dipendenti. Sulla questione, che non è affatto secondaria per la sopravvivenza dell’industria italiana (poi vedremo perché) sono emersi i veri spessori in campo. Da una parte Renault e FCA che da gruppi industriali hanno reso pubblico un dialogo (che chissà da quanto tempo era in essere).

Da parte sua la politica francese forte del 15% delle azioni della Regié ( è il principale azionista) ha deciso di entrare a gamba tesa e in spregio a tutti discorsi europeisti che vengono dal presidente Macron ha fatto in modo che il sogno naufragasse ancor prima di essere varato. Un esempio di grandeur de noi altri, anzi “de nous autres”.

Ma di cosa stiamo parlando? Quale la posta in gioco? Il comparto automotive in Italia vale (dati Sace Simest del maggio 2019) 93 miliardi di euro che tradotto in percentuale significa quasi l11% dell’industria manifatturiera nazionale e il 5,6% del PIL italiano. Se vediamo la cosa in termini occupazionali significa 250 mila addetti.

Perché tanto interventismo francese e tanta ignavia italiana? La risposta è fin troppo facile: inadeguatezza e incapacità di vedere appena più in là della propria punta del naso. Per gli Italiani, non per i Francesi….

Dobbiamo essere però sinceri: non è una novità nel panorama politico disastrato del nostro Paese. Già negli anni ’70 decidemmo di non far parte del consorzio Airbus. Oggi   il gruppo franco-tedesco è il principale produttore di aerei al mondo. E noi siamo fuori. Ma l’elenco è tanto lungo da essere noioso e deprimente.

La questione FCA – Renault non è altro che l’ennesima conferma della nostra inadeguatezza politica a capire cosa accade nel mondo, alla nostra sostanziale incapacità sistemica a reagire alle sfide tecnologiche che regolarmente affollano l’orizzonte di un Paese.  Da qui al 2023 ci sono sul piatto della bilancia 250 e passa miliardi pubblici per lo sviluppo delle tecnologie del motore elettrico. L’Itala dov’è? E se parliamo delle batterie, elemento determinante per il futuro dell’industria dell’auto e non solo? Mentre Francia e Germania si sono mosse insieme (ma guarda un po’ come nel caso di Airbus!) mettendo 5 miliardi di euro per lo sviluppo di nuove tecnologie in materia nel tentativo di contrastare la Cina che, forte anche delle “terre preziose” rischia di divenire padrone mondiale del settore, l’Italia dov’è? Il governo che dovrebbe essere il motore di queste scelte strategiche, dove sta? Come diceva il Giusti “in tutt’altre faccende affaccendato per questa roba è morto e sotterrato!”

 

Source: Meccanica e Automazione
M&A giugno 2019

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