La manifattura, orgoglio nazionale

Oggi anche nelle piccole imprese di subfornitura meccanica si fa ricerca e innovazione e ci si affaccia in modo sempre più convinto alla robotica e a tutto ciò che è Industria 4.0.

A testa alta

Non è raro che le imprese manifatturiere, soprattutto quelle della subfornitura meccanica, siano viste, se non con sospetto, almeno con circospezione: fabbriche sporche, legate a tecnologie obsolete. È il retaggio di un’immagine di queste industrie che si fatica a superare. Invece, ormai da tempo in queste officine si fa innovazione, si lavora in modo stimolante; sono diventate realtà simbolo del made in Italy non meno dell’agrolimentare e della moda.

Luoghi dove si produce benessere, soprattutto nel nord del paese, come dimostrano i numeri: il 16,4% del valore aggiunto dell’industria arriva proprio dal manifatturiero.

Una ricchezza che offre uno dei suoi spettacoli migliori alla fiera MECSPE di fine marzo a Parma, anche se, in questa occasione, sono stati soprattutto gli addetti ai lavori a goderne.

E, in ogni caso, i padiglioni di Parma sono solo (si fa per dire) la punta dell’iceberg di questo mondo.

Un mondo, quello della subfornitura, che sarebbe bene aprisse le sue porte anche al resto dell’opinione pubblica, per raccontare il nuovo modo di lavorare e costruire la qualità italiana. Non mancano esempi positivi in questo senso: l’iniziativa milanese “Manifatture aperte”, ad esempio, o l’”Open Factory” del Nord Est di fine 2018. Ancora, le “Fabbriche Aperte” in Piemonte, o il racconto, in forma teatrale, fatto a Modena delle vecchie attività meccaniche locali.

Sarebbe un duplice segnale. Alle istituzioni, ad esempio, per cercare di fermare l’emorragia di imprese manifatturiere, in particolare quelle di piccola dimensione: il 2018 si è portato via circa 4.000 società di questo comparto. Ma anche all’opinione pubblica, per farle conoscere un mondo più innovativo e pulito di ciò che comunemente si crede. Con un doppio obiettivo: innanzitutto, ribadire il proprio ruolo economico, sociale e, perché no, culturale. Poi, per ritagliarsi un ruolo nei confronti dei giovani (e dei loro genitori), che spesso ritengono il lavoro in questo settore come un’occupazione di serie B. Oggi, invece, anche nelle piccole imprese di subfornitura meccanica si fa ricerca e innovazione, si investe in nuove tecnologie, ci si affaccia in modo sempre più convinto alla robotica e a tutto ciò che è Industria 4.0. E non mancano segmenti in questa propensione alla tecnologia si sposa ancora all’intuizione e alla sapienza degli antichi mestieri. Anche questa è una caratteristica tutta italiana, un patrimonio nascosto in tante piccole industrie manifatturiere che spesso e volentieri sono punti di riferimento per grandi committenti stranieri, oltre che nazionali. Un tesoro da scoprire e rivalutare, magari con il contributo determinante delle associazioni di categoria, che potrebbero avere un ruolo di rilievo per raccontare le fantastiche storie di queste eccellenze, che meritano di essere conosciute e tramandate.

di Ermes Ferrari, responsabile Ufficio Studi e Ricerche CNA Modena

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Source: Stampi
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