Archives Gennaio 2019

Fendt, oversizing strategico

Fendt, oversizing strategico

Adattare componenti già sviluppati a nuove macchine è una strategia industriale che tutti cercano di seguire. Come la tedesca Fendt con il cingolato MT943 Vario, ma con un oversizing che guarda alla durata.

Evoluzione delle trasmissioni a variazione continua per macchine agricole

Quando in campo agricolo, ma non solo, si parla di trasmissione a variazione continua, si pensa immediatamente al nome Vario, trasmissione sviluppata da Fendt nel lontano 1996 che fece la sua comparsa sul 926, il primo trattore ad alta potenza al mondo con questo tipo di soluzione. L’anno successivo, il 1997, viene presentata al mercato la serie Vario della gamma Favorit. Da allora in poi il costruttore tedesco ha perfezionato e ampliato la propria offerta di queste trasmissioni sulla base di un’esperienza che, nel settore, non ha eguali.

Nel 2016 sono state oltre 250.000 le trasmissioni Vario prodotte da Fendt e, nel 2017, c’è stato un ulteriore passo avanti. In quell’anno è infatti arrivato sul mercato il Fendt Vario 1000 con potenze superiori ai 367 kW (500 CV) e una trasmissione appositamente progettata per i livelli di coppia sviluppata dal nuovo trattore. Con una trasmissione, la VarioDrive TA400, che ha portato il concetto di variazione continua non solo al moto delle ruote ma anche alla differenza di rotazione fra assale posteriore e assale anteriore.

Nel corso del 2018 la decisione strategica di iniziare a vendere con il marchio Fendt anche i trattori cingolati “ereditati” dal brand Challenger ha portato per la prima volta queste macchine a montare la trasmissione a variazione continua.

Nella logica di ottimizzazione industriale e produttiva, Fendt ha chiaramente condiviso i propri componenti fra gamme diverse di trattori con un principio fondamentale: garantire la durata nel tempo. Ma non solo. Adattare un componente già in produzione alle esigenze di una macchina profondamente diversa.

 

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Il lavoro c’è, mancano le competenze!

Il lavoro c’è, mancano le competenze!

È stato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia a lanciare il grido di allarme più recente. Lo ha fatto nel contesto della manifestazione che la sigla dedica regolarmente all’incontro fra studenti e imprese, Orientagiovani. Nel ricordare la necessità di attuare un piano ambizioso di «inclusione» e avvicinamento delle nuove leve al mondo del lavoro, ha sottolineato la necessità di una strategia che agevoli il dialogo fra le aziende e le scuole. Secondo le stime di Confindustria – riprese anche da Il Sole 24 Ore – nel prossimo triennio dovrebbero rendersi disponibili circa 193 mila impieghi negli ambiti della meccanica, del tessile, dell’alimentare, dell’informatica, chimica e legno-arredi. Il turnover stimolato dalla sperimentazione del percorso Quota 100 dovrebbe essere fra i principali driver dell’offerta occupazionale. Ma la previsione è che addirittura un terzo delle figure richieste possa risultare «introvabile». Dei comparti citati quello meccanico è senz’altro il più affamato di competenze, braccia, cervelli, visto che i calcoli alludono a ben 68 mila posizioni aperte. A esse può però esser sommata in questo contesto una parte delle 18 mila professionalità ricercate dal chimico-farmaceutico e dalla lavorazione dei prodotti in plastica e in gomma. Se tutto questo non bastasse, a dare un’idea del fenomeno skill shortage nel Paese ha pensato la piattaforma Indeed, specializzata nell’incontro fra domanda e offerta di occupazione. Stando ai suoi dati, l’incontro è reso problematico dal fatto che le richieste in arrivo dall’impresa superano di gran lunga il numero delle risorse umane all’altezza che il mercato può garantire. Il riferimento è nella fattispecie alla scarsa reperibilità di neolaureati di area Stem (Science, Technology, Engineering, Mathematics) che negli ambienti di Industria 4.0 risultano fra le prede più ambite dai cacciatori di teste. Indipendentemente dalla specializzazione, anche per gli stampisti il tema della scarsa diffusione di professionalità adeguate o ragazzi disposti a farsi le ossa in attrezzeria acquisisce crescente urgenza. Ed è per questo che – talora con il diretto supporto di Ucisap, Unione Costruttori Italiani Stampi e Attrezzature di Precisione – si stanno moltiplicando le iniziative per la formazione di una forza lavoro preparata per gestire le sfide presenti del manifatturiero e gli scenari a venire. Fornitori di macchine utensili, software e tecnologia non sono estranei alla partita e anzi agiscono spesso nelle vesti di sponsor e partner dei progetti didattici, mettendo a disposizione degli istituti tecnici i loro prodotti. Nella piena consapevolezza che promuovere la conoscenza dello stampaggio e della progettazione è il modo migliore per alimentare il business e darvi continuità, generando un ecosistema virtuoso del quale tutti beneficiano.

Roberto Carminati

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Vuototecnica, la storia e il futuro delle tecnologie per il vuoto

Vuototecnica, la storia e il futuro delle tecnologie per il vuoto

Vuototecnica è una realtà con un know how unico, maturato in oltre 40 anni di attività fianco a fianco con i clienti.

Una lunga tradizione famigliare

Vuototecnica lavora da più di 40 anni nelle tecnologie per la gestione e l’utilizzo del vuoto. Molti sono i settori a cui dedica la sua competenza: automotive, grafica e stampa, logistica, packaging, industria del vetro, automazione, alimentare, energie rinnovabili, industria del legno, cantieri navali, settore edile e tutti quei campi in cui la creazione del vuoto o la presa attraverso ventose può rappresentare una soluzione efficace.

Basandosi sulla tradizione e la passione per la propria attività, trasmessa di padre in figlio, Vuototecnica ha fatto del miglioramento e dell’innovazione la propria vocazione, messe nero su bianco dal catalogo “Vacuum Solutions“, che contiene oltre 800 pagine di prodotti e soluzioni. E la ricerca continua ogni giorno: caricatori e scaricatori a ventose, degasificatori, movimentatori e traslatori a depressione, pompe per il vuoto e accessori necessari a ogni impianto che lavori con il vuoto. Una gamma completa al 100% permette al cliente di scegliere, nella varietà di componenti per il vuoto (tutti rigorosamente made in Italy), il prodotto che meglio si addice alle sue esigenze, che possono essere soddisfatte dalla casa lombarda anche tramite soluzioni personalizzate.

Vuototecnica punta sulla ricerca tecnologica e sulla progettazione ad hoc di ogni prodotto in base alle esigenze dei clienti. Ottimizzare e semplificare i processi produttivi in diversi campi applicativi è l’obiettivo per il futuro.

 

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