Mercato: il quadro sull’industria dell’acciaio

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Mercato: il quadro sull’industria dell’acciaio

Da sinistra Carlo Mapelli, professore ordinario Politecnico di Milano; Marco Bentivogli; segretario generale Fim-Cisl; Antonio Marcegaglia, presidente Gruppo Marcegaglia; Alberto Bregante, amministratore delegato SMS INNSE; Luca De Biase, Il Sole 24 Ore.

Un’intervista ai principali protagonisti della filiera siderurgica italiana e straniera sul mercato dell’acciaio, dell’innovazione e della rivoluzione digitale. È l’analisi condotta da Siderweb – La community dell’ACCIAIO, la cui pubblicazione – “Stati Generali dell’ACCIAIO” – è stata presentata in occasione della settima edizione di Made in Steel.

Di “Geografia e Mercato in un mondo che cambia”, gruppo di lavoro coordinato da Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi di Siderweb, si è parlato durante il convegno inaugurale della manifestazione; di “Innovazione rivoluzione digitale acceleratore di futuro”, guidato da Lucio Dall’Angelo, direttore generale di Siderweb, nel primo pomeriggio, durante il secondo appuntamento convegnistico. Una giornata nella quale sono state sintetizzate visione e tesi alle quali sono giunti i partecipanti agli incontri dei due tavoli di lavoro che Siderweb ha organizzato da giugno 2016 ad oggi: Geografia e Mercato dell’Acciaio; Innovazione e Rivoluzione Digital.

Tavolo Geografia e mercato dell’Acciaio
LE TESI – Il settore dell’acciaio mondiale sta vivendo una fase nella quale, in prospettiva, è attesa una perdita di centralità della Cina, per due motivi: in primo luogo per un cambiamento dell’economia del Paese asiatico, che sta abbracciando un modello di crescita a minor consumo di acciaio; in secondo luogo per lo sviluppo di nuove potenze siderurgiche, come India e Iran. Sullo sfondo si stagliano due ombre: l’eccesso di capacità produttiva e l’innalzamento di barriere protezionistiche.

I partecipanti al tavolo della Geografia e Mercato dell’acciaio, come riassunto anche nelle tesi contenute nella pubblicazione Stati Generali dell’ACCIAIO, si sono concentrati su 3 istanze:
– Una regolamentazione del mercato interno dell’Ue volta a sviluppare l’industria e armonizzare le norme nazionali al fine di garantire la corretta competizione. Inoltre, è richiesto un intervento all’Unione al fine di garantire un commercio internazionale «fair»;
– Promuovere il consumo di acciaio sul mercato interno, che attualmente assorbe circa il 95% della produzione europea ed aiutare le imprese nei processi di internazionalizzazione;
– Ottimizzare le dimensioni aziendali, innovare e specializzare la propria produzione e riformare la filiera garantendo un’equa distribuzione del valore.

A Made in Steel se ne è discusso durante il convegno inaugurale. Creare un mercato libero, ma allo stesso tempo giusto perché fare impresa torni ad essere redditizio. Secondo Mario Caldonazzo, rappresentante di Eurofer, «non stiamo parlando di protezionismo né lo invochiamo, ma di difesa del nostro libero mercato da distorsioni provocate da Paesi terzi che utilizzano pratiche di dumping, da aziende che operano con sussidi statali». Il tutto attraverso un sistema di dazi che crei un level play field. «Se dall’investigation europea sui 5 Paesi per l’import di coils a caldo emergessero pratiche di dumping e la Commissione europea non applicasse misure provvisorie in virtù dei propri interessi, sarebbe incomprensibile. Una volta acclarato il danno, le misure ci devono essere» secondo Caldonazzo.

Non si deve parlare di campo di battaglia, ma di «competizione» per Jens Lauber, presidente di Eurometal, confidente che «l’Unione Europea troverà le opportunità per giocare un nuovo ruolo per il futuro. Ogni regione, Italia, Spagna o Germania, ha forze diverse; combinate tra loro, fanno l’Europa, rendendola più forte nella competizione globale». Se questa è il valore della filiera europea, avere una catena che crea valore, l’orizzonte a cui deve guardare è ormai quello mondiale. Anche l’Italia non può esimersi da una valutazione del portafoglio mercati diversa rispetto al passato. «La Cina e l’Asia rappresentano straordinarie opportunità, dove l’Italia ha un mercato gigantesco. I cinesi hanno un disperato bisogno di acciaio italiano a certe caratteristiche e di innovazione italiana» ha sottolineato Giuliano Noci, professore ordinario del Politecnico di Milano. Ma perché a livello mondiale, Asia e Cina comprese, si arrivi a rispettare regole condivise servirebbe, secondo Sandro Gozi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega agli Affari Europei, «un lavoro culturale prima che politico, per rendere sostenibile prima che conveniente la nostra sfida sul mercato globale. In vista del G20 in Germania a luglio abbiamo proposto ai cinesi di cominciare a lavorare su regole condivise. Se si usano solo protezione e reazioni si perde una partita che invece va vinta».

Tavolo Innovazione e Rivoluazione Digital
LE TESI – L’innovazione sarà uno dei principali driver dell’industria siderurgica nei prossimi anni. Le nuove tecnologie e la digitalizzazione, utilizzate in proprio o in partnership, non sono in sé ilcambiamento che permetterà di restare competitivi, ma devono servire a presidiare la trasformazione di prodotti e servizi. Un presidio che andrà mantenuto in una collaborazione verticale lungo la filiera, per avviare nelle imprese un processo di innovazione continua e di lungo periodo. Su questo si sono trovati d’accordo i circa 50 partecipanti ai lavori del Tavolo Innovazione e Rivoluzione Digital, le cui riflessioni sono state sintetizzate nella pubblicazione presentata oggi in 4 tesi:
– Nuovi materiali per nuovi beni e prodotti potranno essere sviluppati solo se si rafforzerà il rapporto tra filiera siderurgica, università e centri di ricerca, in uno scambio diretto tra utilizzatore e produttore.
– Nuovi processi e nuovi impianti andranno sviluppati costruendo competenze non ancora diffuse, anche con una contaminazione tra settori, compreso quello accademico e della ricerca. Potrebbe risultare determinante il Piano Nazionale Industria 4.0.
– Nuove organizzazioni e nuove figure che permettano una «open innovation» si potranno creare solo se saranno disponibili risorse economiche, credito ed incentivi fiscali, nonché il supporto del sistema formativo e della consulenza strategica.
– Un nuovo approccio, basato su «sharing economy» e nuova narrazione, potrà arrivare con l’inserimento nelle aziende di figure che portino una visione non convenzionale, capaci di attivare cambiamenti anche radicali, del quale si avverte diffusa necessità. Perché ciò accada vanno utilizzate le nuove tecniche digitali.

A Made in Steel se ne è parlato nel corso del pomeriggio. «Prima di adottare un nuovo software o di affidarsi a consulenze per razionalizzare comparti della propria impresa, va messa enfasi sui valori e sulle linee guida che devono essere alla base delle scelte strategiche». Parola di Antonio Marcegaglia, presidente e Ceo dell’omonimo gruppo, secondo il quale su innovazione e cambiamenti digitali lungo la filiera dell’acciaio è in atto «un processo culturale di cambiamento». Il gruppo, negli ultimi 12-18 mesi, ha lavorato su due progetti: ottimizzazione della supply chain e controllo della redditività dei processi. Una grande trasformazione si è registrata anche nel rapporto tra produttori di impianti ed utilizzatori: «Prima – ha detto Alberto Bregante, amministratore delegato di SMS INNSE – fornivamo al cliente un servizio on demand, oggi siamo partner. È in corso un cambiamento di mentalità con l’industria 4.0, basata sulla condivisione tra fornitore e operatore». Che si sia solamente alla vigilia dell’era 4.0 è convinto Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl, secondo il quale non è stata la tecnologia, ma «la carenza di tecnologia ad aver distrutto l’occupazione. Il settore degli elettrodomestici è stato distrutto in Italia dalla mancanza di investimenti tecnologici. In questo Paese c’è una narrazione da smontare sull’immagine dell’industria siderurgica, sul lavoro e sulla tecnologia, che può migliorare la sostenibilità ambientale e la competitività degli impianti». Si sta diffondendo la raccolta di big data, che servono a migliorare l’efficienza interna delle imprese, ma «con difficoltà portano elementi di competitività, perché lavorano sullo storico senza creare qualcosa di nuovo». Secondo Carlo Mapelli, Professore Ordinario del Politecnico di Milano, «per rimanere competitivi, i software vanno personalizzati e prodotti internamente. Se Ilva ha prodotto 6 milioni di tonnellate lo scorso anno è perché abbiamo cambiato i software per la produzione, per adattarli al nuovo contesto».

Gli Stati Generali dell’ACCIAIO sono un progetto di Siderweb, presentato a Made in Steel realizzato con il supporto di Banco BPM. «Vogliamo investire nell’impresa manifatturiera – ha dichiarato oggi nella propria introduzione al convegno Luca Manzoni, responsabile corporate di banco BPM -, per la quale l’acciaio è settore portante, che necessita di partnership e di avere banche forti vicine. “Stronger Together” è un suggerimento che anche noi diamo alle imprese dell’acciaio per lavorare insieme come filiera per creare sinergie, non solo di costo».

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Source: Stampi
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