Technology Hub porta in scena le sfide del medicale

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Technology Hub porta in scena le sfide del medicale

Braccialetti sonori a supporto di persone con disabilità visive, che aiutano i pazienti ed in particolare i bambini, ad interagire con gli spazi della vita quotidiana; guanti robotici per la riabilitazione motoria della mano, sempre più leggeri e facilmente indossabili, in grado di sfruttare i segnali bioelettrici letti direttamente dai muscoli dell’utilizzatore, per comprenderne le intenzioni e indirizzarne i movimenti; sensori intelligenti che, combinati con strumenti di biotecnologia e biologia molecolare, consentono di realizzare analisi cliniche a basso costo, semplici e rapide, basate su variazioni cromatiche visibili a occhio nudo, fino all’utilizzo della realtà virtuale a domicilio per migliorare la qualità di vita dei malati di tumore.

Le ultime frontiere della tecnologia per l’ambito del medicale
Technology Hub (MiCo-fieramilanocity, 20-22 aprile 2017) – l’evento professionale delle tecnologie innovative promosso da Senaf  – esplorerà le novità per il settore, portando in mostra una panoramica di progetti innovativi che spazieranno dal 3D Printing ai dispositivi wearable, dalla robotica collaborativa e di servizio, alla realtà virtuale e alle strumentazioni robotiche, computerizzate e di simulazione per la chirurgia.

Tra le numerose iniziative in programma, nella PIAZZA DELLE TECNOLOGIE MEDICALI INNOVATIVE, realizzata in collaborazione con Exposanità, la fiera internazionale al servizio della sanità e dell’assistenza, l’IIT – Istituto Italiano di Tecnologia di Genova presenterà ABBI “Audio Bracelet for Blind Interaction”, un progetto finanziato dalla Commissione Europea nel contesto del Settimo Programma Quadro (7PQ), che ha portato alla realizzazione di uno dei primi sistemi al mondo per la riabilitazione sensomotoria dei bambini non vedenti. Il dispositivo, comodamente indossabile, sfrutta la capacità del cervello di integrare le informazioni provenienti dai sensi,  utilizzando un feedback sonoro legato al movimento del corpo, per consentire di “esplorare” l’ambiente circostante nella maniera più naturale possibile e costruire “mappe acustiche” dei territori di frequentazione quotidiana, aiutando la persona con disabilità visive a orientarsi nello spazio.

“Il punto di partenza sono stati i bambini e i loro terapisti – commenta Monica Gori, coordinatrice del gruppo di ricerca U-Vip dell’IIT, riferendosi al progetto che ha già iniziato la prima fase di certificazione CE per diventare dispositivo sanitario ed essere commercializzato – Per arrivare a dispositivi efficaci e disponibili a tutti è necessario stabilire un dialogo produttivo tra ingegneri e neuroscienziati, in modo da progettare strumenti che rispondano alle effettive necessità delle persone con problemi di visione. Con ABBI stiamo seguendo questa strada, imparando dagli errori commessi in passato.” – conclude la ricercatrice.

Migliorare la qualità di vita

Migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici e ridurre l’impatto negativo che l’isolamento socio-sensoriale può avere su di loro, è l’obiettivo invece di The Look of Life, il progetto di realtà virtuale ideato da Fondazione ANT e dall’associazione culturale Menomale in collaborazione con il Centro di Ricerca HIT – Human Inspired Tecnology Reasearch Centre dell’Università di Padova, che in fiera sarà presentato il 20 aprile nel convegno “La terapia dello stupore – La realtà virtuale a domicilio per migliorare la qualità di vita dei malati di tumore”. Una rivoluzione nell’utilizzo dei sistemi multimediali virtuali, sostenuta da Fondazione Vodafone e Fondazione Cattolica con la collaborazione di Samsung che ha fornito i dispositivi, per aiutare i pazienti a gestire ansie, dolore, momenti di sconforto o di panico, depressione, stress attraverso la fruizione a domicilio di video e contenuti interattivi immersivi a 360°, provocando un conseguente miglioramento delle condizioni di vita personali e relazionali. L’assistenza ai pazienti è inoltre possibile attraverso sistemi di valutazione biomeccanica che consentono il monitoraggio durante attività di vita quotidiana e sedute di riabilitazione. Ne è un esempio KIMHOSYS, presentato da ITIA-CNR (Istituto di Tecnologie Industriali e Automazione, Consiglio Nazionale delle Ricerche), che si basa su una tecnologia che utilizza un software per il tracciamento del movimento del paziente, valutando il suo posizionamento all’interno dell’ambiente e la qualità del moto, in termini cinematici e dinamici. Le informazioni tracciate possono essere salvate e rese disponibili per analisi off-line dettagliate delle attività del paziente.

Test diagnostici

Passi da gigante nell’evoluzione della tecnologia medicale anche per i test diagnostici. In questo contesto si inserisce Nanochrome, progetto di start-up nato dai ricercatori IIT, che attraverso l’integrazione di nanotecnologie e biotecnologie, sta sviluppando sensori intelligenti a basso costo, la cui peculiarità è di permettere un’immediata diagnosi sul campo che non richieda l’utilizzo di strumentazione e sia basata su variazioni cromatiche visibili a occhio nudo. I possibili campi di applicazione per questa diagnostica di nuova generazione vanno dal controllo ambientale (patogeni, inquinanti e contaminanti) all’analisi clinica (tumori, malattie genetiche e infettive) e includono, per elencare i principali, sensori per il controllo diretto della qualità del cibo, dispositivi per la rilevazione di metalli tossici e altri contaminanti nell’acqua potabile e test colorimetrici rapidi per la medicina personalizzata.

Nanotecnologie

Infine, dai prodigi della nanotecnologia, alla dimostrazione di come la robotica possa sempre più f ornire un contributo fondamentale per la riabilitazione motoria. In fiera, i visitatori potranno vedere e provare “dal vivo” diverse soluzioni nel panorama delle protesi e degli arti robotici, come la SoftHand, sviluppata dal Centro di Ricerca “E.Piaggio” dell’Università di Pisa e dall’IIT, e oggi al centro del progetto europeo SoftPro, in grado di eseguire prese energiche per oggetti pesanti, oppure prese lievi per quelli più delicati, e ReHand, l’unico esoscheletro al mondo veramente portatile, disegnato e fabbricato al Center for Sustainable Futures dell’IIT a Torino. Il guanto robotico, pensato per essere indossato in pochi istanti, permette l’assistenza al movimento delle dita sfruttando segnali bioelettrici letti direttamente dai muscoli dell’utilizzatore attraverso la tecnica dell’elettromiografia (EMG) di superficie. Grazie all’EMG, gli ingegneri sono stati in grado di sviluppare un algoritmo capace di comprendere le intenzioni del paziente – come aprire o chiudere la mano – e quindi di inviare autonomamente un segnale al motore dell’esoscheletro.

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Source: Attualita
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