Archives Marzo 2017

Nell’area “Produzione additiva 4.0” a MecSpe la progettazione e la stampa dei roller del futuro

Nell’area “Produzione additiva 4.0” a MecSpe la progettazione e la stampa dei roller del futuro

MecSpe, la fiera internazionale di riferimento per l’industria manifatturiera che si è tenuta dal 23 al 25 marzo a Parma e che ha registrato un’affluenza di 45.817 visitatori qualificati, è stata l’occasione per vedere dal vivo il meglio dell’innovazione al servizio del mondo industriale e professionale. Tra le aree dimostrative sparse per gli undici saloni tematici dell’evento (la cui prossima edizione sarà sempre a Parma tra il 22 e il 24 marzo 2018)  – concepite in modo da offrire ai visitatori una panoramica completa su materiali, macchine e tecnologie innovative – alla manifattura additiva e alla progettazione pensata appositamente per valorizzare la stampa 3D è stata dedicata anche l’area Produzione additiva 4.0: dal progetto all’oggetto: creare e produrre combinando tecnologie e materiali differenti. Le attività dell’area sono state articolate attorno a vari punti focali. Da una parte un roller progettato da Autodesk appositamente per questa iniziativa adottando innovativi criteri di “generative design” per renderlo più leggero a parità di resistenza. Dall’altra, perché la teoria non rimanga tale, una stampante Stratasys F370 con tecnologia FDM (vista per la prima volta in italia operativa in occasione di MecSpe) che ne ha stampato diverse versioni in diretta durante i tre giorni della manifestazione. Gli organizzatori avevano promesso tecnologie differenti all’opera nell’area, ed ecco il terzo punto focale: un’altra stampante Stratasys, questa volta con tecnologia PolyJet (il modello Objet 30 Prime), alla quale era stato affidato il compito di stampare in diretta un gadget da regalare ai visitatori: un gettone (con relativo portagettone) da poter usare come “monetina” per il carrello della spesa, prodotto in 31 unità per ogni sessione di stampa. L’ultimo tassello dell’area, in ordine di citazione ma non certo per importanza, è stato affidato al mondo della ricerca e dell’università. In particolare I ricercatori della sede di Torino dell’Istituto Italiano di Tecnologia, Center for Sustainable Future Technologies (CSFT@PoliTo) e quelli del Politecnico di Torino (Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione, DIGEP, e Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia, DISAT) hanno mostrato gli studi sviluppati nei loro laboratori nell’ambito dell’additive manufacturing (AM) polimerico e metallico.

Il roller secondo Autodesk

Il roller è stato progettato da Autodesk in modo da sottolineare l’importanza delle tecniche di progettazione studiate appositamente per la manifattura additiva ed è stato stampato in 3D impiegando materiali al vertice della gamma dei polimeri disponibili per la stampa FDM professionale. Autodesk segue con particolare attenzione l’evoluzione delle tecnologie additive, con l’obiettivo ben chiaro di diventare un riferimento per chiunque voglia immaginare, progettare e realizzare le proprie idee. Secondo l’azienda specializzata nei software di progettazione, il periodo che stiamo attraversando rappresenta la frontiera di una nuova era industriale, al pari di quelle che l’hanno preceduta. Un’era in cui i prodotti, la domanda e la produzione stanno radicalmente cambiando. Tecnologie come la manifattura additiva, la realtà aumentata e virtuale, l’Internet delle cose e la robotica cambieranno il modo di lavorare di ingegneri e progettisti. Luoghi e cose sono sempre più connessi, intelligenti e dinamici rispetto al passato. «Questa area dimostrativa – afferma Matteo Crocetti, Technical Sales Specialist di Autodesk – ha rappresentato l’opportunità di mostrare le novità tecnologiche attraverso la presentazione e l’utilizzo della piattaforma di sviluppo prodotto Autodesk Fusion 360 nell’ambito della progettazione di componenti per la produzione additiva. In collaborazione con gli altri partner abbiamo sviluppato il roller attraverso la modellazione 3D parametrica, utilizzando funzionalità di ottimizzazione del peso e della forma». Con Fusion 360, Autodesk intende cambiare il modo di progettare. Con l’ausilio di un unico strumento che unisce la progettazione industriale, meccanica e di stile con la capacità di condivisione delle informazioni a tutto il team di sviluppo, i progetti, in qualsiasi momento e da qualsiasi piattaforma (Mac, PC), hanno a disposizione un’ambiente completo per lo sviluppo prodotto. Nella postazione dedicata alla progettazione additiva, i modelli progettati per l’area erano visibili anche su un grande monitor e specialisti di Autodesk hanno risposto alle domande dei visitatori sulle modalità di progettazione in additivo e sulle peculiarità dei prodotti in stampa.

  • Assieme con solido del volume di ingombro della struttura portante del roller.
  • Il solido di partenza della struttura portante del roller.
  • Ambiente simulazione, applicazione dei vincoli e delle forze.
  • La struttura proposta dal generative rispetto al solido di partenza.
  • La struttura proposta dal generative design inclusa nell’assieme.
  • Modellazione di stile (simmetrica) tramite T-Spline.
  • Modellazione di stile (simmetrica) tramite T-Spline.
  • Il modello solido ottimizzato della struttura finito.
  • Assemblaggio con montaggio della componentistica standard.

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Ma come è nata l’idea del roller e come è stata sviluppata? «Osservando un paio di pattini – racconta Michele Bongiovanni, Senior Technical Sales Specialist di Autodesk – ho notato quanto fossero pesanti e da quanto materiale fossero composti. Ho pensato alla complessità nella realizzazione degli stampi per la loro produzione, da quanto materiale fossero composti e del relativo peso, e ho identificato anche un limite nell’uso dello scafo e della scarpa fissa. Da qui è nata l’idea di realizzare un modello di roller molto più leggero e che permettesse il multi-utilizzo della scarpa. Ho quindi scelto una calzatura con attacco da ciclista che presentava numerosi vantaggi tra cui doppio uso (anche su bici), attacco che garantisca sicurezza e rigidità, intercambiabilità molto semplice (sgancio rapido) e quindi disponibilità di più taglie o la possibilità di utilizzare scarpe personali. Ho capito da subito che Fusion 360 con opzione di generative design sarebbe stato lo strumento perfetto per realizzare il progetto, grazie anche agli strumenti di stampa 3D come richiesto dal progetto MecSpe. Tramite la modellazione solida ho definito la volumetria e gli attacchi della struttura portante rispetto all’insieme dei componenti standard come le ruote e l’attacco da ciclista, e ho creato la slitta scorrevole per il blocco tallone rispetto alla scansione della scarpa da ciclista. Sono poi passato all’ambiente di simulazione e ho stabilito vincoli strutturali (carichi, resistenze, forze applicate), il materiale del pezzo da realizzare e l’ottimizzazione desiderata del volume precedentemente modellato. In parallelo, ho svolto analisi con parametri diversi, sfruttando la possibilità di calcolo su cloud e, valutate le soluzioni proposte da Fusion 360, ho scelta quella più interessante come combinazione delle caratteristiche strutturali imposte e di forma risultante, notando che l’aspetto assomigliava parzialmente al telaio di moto “naked”. Ho quindi deciso di evidenziare ulteriormente questa caratteristica. Passando quindi in ambiente di modellazione ho sfruttato le potenzialità di modellazione di stile avanzate date dall’uso delle T-Spline presenti in Fusion 360, ho realizzato un modello solido basato sul modello di calcolo, migliorandone l’estetica. Una volta completato l’assieme, si è passati nell’ambiente di rendering per realizzare immagini fotorealistiche di presentazione del risultato e sono stati esportati i modelli per la stampa 3D».

La stampa del roller e dei gettoni

Se questa è l’importantissima fase di progettazione, la stampa in 3D è un altro dei tasselli fondamentali dell’area, nella quale le isole per la produzione additiva sono affidate a un altro partner che è tra i principali protagonisti mondiali dei sistemi di manifattura per addizione: Stratasys. «Siamo stati presenti – afferma Niccolò Giannelli, technical consultant Aerospace di Stratasys – con due sistemi produttivi: una Stratasys F370 con tecnologia FDM e una Stratasys Objet 30 Prime con tecnologia PolyJet, per mostrare ai visitatori i principi di funzionamento e i vantaggi che ciascuna di esse offre: entrambe mettono a disposizione dell’utente un’elevata versatilità e disponibilità di materiali, accuratezza, ripetibilità. I sistemi di produzione PolyJet combinano tutte queste qualità con elevato livello di dettaglio e realismo. Objet 30 Prime aveva il compito di produrre ininterrottamente il gadget da regalare ai visitatori, gettone e portagettone per il carrello della spesa, e dimostrare come questa stampante sia pensata per risolvere i problemi fra disegno concettuale e ingegnerizzazione e realizzazione di un progetto. Alla Stratasys F370 è stato invece affidato il compito di stampare il roller. La tecnologia FDM di questa macchina mette a disposizione materiali termoplastici reali caratterizzati da elevate prestazioni per prodotti resistenti e durevoli. Grazie alle sue caratteristiche uniche, permette di rivoluzionare non solo le fasi progettuali e di disegno del componente, stravolgendo i classici canoni dettati dalle tecnologie tradizionali, ma anche la fase stessa di produzione dei componenti. È infatti possibile vedere all’opera il software Stratasys di programmazione della produzione, che consente di decidere e modificare il posizionamento di ogni grammo di materiale a seconda delle esigenze di resistenza e leggerezza».

L’università e la ricerca

L’altro tassello forte dell’area è stato gestito da un binomio di partner di spessore istituzionale: il Politecnico di Torino e l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), che hanno portato in fiera le loro competenze in fatto di progettazione additiva e materiali (anche legati ad altre tecnologie rispetto a quelle presenti nell’area e a materiali metallici). Così spiega l’attività della collaborazione tra i due organismi Annalisa Chiappone, ricercatrice dell’IIT: «I ricercatori della sede di Torino dell’Istituto Italiano di Tecnologia (CSFT@PoliTo) e quelli del Politecnico di Torino (Dipartimenti DIGEP e DISAT) hanno mostrato nello stand dell’area dimostrativa gli studi sviluppati nei loro laboratori nell’ambito dell’additive manufacturing (AM) polimerico e metallico. Il gruppo di ricerca concentrato sul 3D printing polimerico, costituito da ricercatori del CSFT e del DISAT, è focalizzato sullo sviluppo di nuove formulazioni per la stampa DLP (Dynamic Light Processing). In fiera sono stati presentati alcuni campioni 3D prodotti in materiali innovati ottimizzati per poter garantire una buona stampabilità insieme a proprietà finali avanzate. I materiali che hanno destato più interesse sul pubblico sono stati i compositi contenenti grafene ossido, che presentano un miglioramento delle proprietà meccaniche, e quelli contenenti nanotubi di carbonio o nanoparticelle di argento, con proprietà elettriche migliorate rispetto alle resine di partenza. Per quanto riguarda l’AM metallico, all’interno del CSFT è presente una macchina EOSM270 Dual Mode, con la quale è possibile lavorare per microfusione laser selettiva (SLM) leghe leggere di alluminio e di titanio, ma anche acciai inox e superleghe base Ni. Alla fiera sono stati presentati diversi campioni in lega di alluminio (AlSi10Mg) e di titanio (Ti6V4) per diverse applicazioni, dall’aerospazio al settore alimentare, caratterizzati da forme complesse di peso leggero, parti di non assemblaggio e strutture bio-ispirate (bruciatori porosi, scambiatori di calore, strutture percolative e così via). Durante una conferenza tenutasi giovedì mattina la Prof. Eleonora Atzeni ha mostrato come all’interno del DIGEP e del DISAT sono state sviluppate forti competenze sull’ottimizzazione di parametri e messa a punto dei trattamenti termici per i processi Selective Laser Melting (SLM), Electron Beam Melting (EBM) e Hot Isostatic Pressing (HIP), sulla caratterizzazione dei materiali e dei componenti prodotti, sullo sviluppo di nuove generazioni di macchine e progettazione di prodotti per l’AM. La fiera ha permesso lo scambio di contatti con aziende interessate a sudi di fattibilità e con altri centri di ricerca, oltre all’incontro con un pubblico meno esperto ma molto incuriosito dalle novità dal mondo della ricerca».

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Source: Attualita
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MISE: pubblicata la circolare su super e iper ammortamento

MISE: pubblicata la circolare su super e iper ammortamento

La Legge di Bilancio 2017 ha previsto la proroga del super ammortamento e ha introdotto l’iper ammortamento, una maggiorazione del 150% del costo di acquisizione di determinati beni ai fini della deduzione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria. Ma per quali categorie di beni scattano questi incentivi? Quali tipologie di investimento premiano e a quali condizioni? Quali i termini temporali di riferimento, le scadenze e a favore di chi? Le risposte a questi (e ad altri) quesiti vengono fornite dalla circolare n. 4/E del 30 marzo 2017 redatta da Agenzia delle Entrate e Ministero dello Sviluppo Economico.
Nella circolare – disponibile per il download in calce all’articolo – vengono fornite indicazioni sull’ulteriore maggiorazione del 40% sul costo di acquisto di beni strumentali immateriali (tra cui, alcuni software, sistemi IT e attività di system integration), prevista sempre dalla Legge di Bilancio per i soggetti che beneficiano già dell’iper ammortamento.

SUPER E IPER AMMORTAMENTO A CONFRONTO SULLA BASE DEL RISPARMIO FISCALE. La diversa entità delle maggiorazioni relative al super e all’iper ammortamento produce un diverso risparmio d’imposta, come illustrato dalla tabella seguente, che evidenzia gli effetti fiscali di un investimento di 1 milione di euro effettuato da un soggetto Ires per l’acquisto di un bene che fruisce del super/iper ammortamento rispetto all’ipotesi di ammortamento ordinario:

1_a_b_ammortamento-circolare-entrate-mise

Nel caso dell’ammortamento ordinario, e sempre partendo da un investimento pari a 1 milione di euro, il risparmio d’imposta netto è di 240mila euro, che diventano 336mila con il super ammortamento e 600mila grazie all’iper ammortamento.

COS’È IL SUPER AMMORTAMENTO. Il super ammortamento è un’agevolazione che prevede l’incremento del 40% del costo fiscale di beni materiali originariamente acquistati dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016, oggi prorogata. Il maggior costo, riconosciuto solo per le imposte sui redditi e non ai fini Irap, può essere infatti portato extracontabilmente in deduzione del reddito attraverso l’effettuazione di variazioni in diminuzione in dichiarazione.

L’IPER AMMORTAMENTO, L’AGEVOLAZIONE CHE PREMIA L’INDUSTRIA IN CHIAVE 4.0. Per i soli imprenditori, con la Legge di Bilancio 2017 arriva l’iper ammortamento, una maxi maggiorazione che consente di incrementare del 150% il costo deducibile di tutti i beni strumentali acquistati per trasformare l’impresa in chiave tecnologica e digitale 4.0. Si tratta concretamente degli investimenti in macchine intelligenti, interconnesse, il cui elenco è fornito analiticamente nell’Allegato A dell’Appendice della Circolare, diviso in categorie. L’iper maggiorazione spetta solo nella misura in cui il bene rispetti le linee guida elaborate dal Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), fornite dalla circolare per ciascuna tipologia di macchina. In caso di dubbi sull’ammissibilità all’agevolazione di una specifica macchina è possibile richiedere un parere tecnico al Mise; se l’incertezza relativa all’agevolazione è, invece, di natura tributaria, si può presentare interpello ordinario all’Agenzia delle Entrate.

SPAZIO A SUPER E IPER AMMORTAMENTO PER IL 2017 E, A CERTE CONDIZIONI, FINO A GIUGNO 2018. La Legge di Bilancio 2017 ha esteso l’operatività e gli effetti del super ammortamento anche agli investimenti in beni materiali strumentali nuovi effettuati entro il 31 dicembre 2017, escludendo dalla proroga taluni mezzi di trasporto a motore. Il termine può essere allungato fino al 30 giugno 2018, ma solo a condizione che entro la data del 31 dicembre 2017 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento dei rispettivi acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione. Stessa tempistica anche per l’iper ammortamento, con una precisazione in più: per usufruire della maggiorazione del 150%, infatti, occorre anche rispettare il requisito dell’interconnessione: il bene, cioè, potrà essere “iper ammortizzato” se, oltre ad essere entrato in funzione, sarà interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Fino ad allora, potrà temporaneamente godere del beneficio del super ammortamento, se ricorrono i requisiti. Le quote di iper ammortamento del 150% di cui l’impresa non ha fruito inizialmente a causa del ritardo nell’interconnessione saranno comunque recuperabili nei periodi d’imposta successivi.

I BENI “SUPER AMMORTIZZABILI”. Rientrano nell’agevolazione tutti gli acquisti di beni materiali nuovi strumentali all’attività d’impresa o professionale. La Circolare di oggi illustra, anche tramite esempi, le modalità di calcolo del maggiore ammortamento deducibile e chiarisce alcuni casi particolari, ad esempio come trattare i beni acquisiti con contratto di leasing e quelli realizzati in economia. La maggiorazione del 40% riguarda anche i veicoli a motore acquistati a partire dal 1 gennaio 2017. In questo caso però, il super ammortamento opera solo per i veicoli per i quali è prevista una deducibilità integrale dei costi, ossia quelli adibiti ad uso pubblico (ad esempio i taxi) o quelli utilizzati esclusivamente come beni strumentali.

Oltre che alle Direzioni regionali e provinciali e agli uffici dell’Agenzia delle Entrate, la Circolare si rivolge sia alle imprese che intendono avviare programmi di investimento in chiave Industria 4.0 che ai soggetti – ingegneri, periti ed enti di certificazione – che saranno chiamati a fornire le perizie tecniche e gli attestati per gli investimenti di valore superiore ai 500 mila euro. Con il documento di prassi pubblicato oggi, le principali misure del Piano nazionale Industria 4.0 sono pienamente operative e tutti i passaggi implementativi sono conclusi, così da assicurare un orizzonte di certezze nella pianificazione degli investimenti e garantire la piena fruibilità degli strumenti messi a disposizione delle imprese.

Source: Meccanica e Automazione
MISE: pubblicata la circolare su super e iper ammortamento

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Modula: magazzino automatico verticale a cassetti per l’automazione della biblioteca

Modula: magazzino automatico verticale a cassetti per l’automazione della biblioteca

Il mondo dell’intra-logistica e dell’automazione industriale non riguardano solo il settore manifatturiero. Ci sono soluzioni all’avanguardia di stoccaggio verticale automatico che vengono scelte in ambienti come quello delle università per rendere ancora più veloce ed efficiente la gestione delle biblioteche con il loro archivio di testi che ogni ateneo deve gestire con particolare attenzione. Il vantaggio principale che ne deriva dall’ausilio di magazzini verticali automatici a cassetti, è dato dalla possibilità di liberare spazio prezioso per collocare le nuove acquisizioni e/o di conservare in luogo più idoneo materiale stoccato in luoghi inadatti all’uso di magazzino e difficilmente gestibili per i servizi.

La biblioteca di Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia, intitolata ad Enzo Ferrari, da diversi anni utilizza il magazzino automatico verticale a cassetti di Modula per gestire il grande patrimonio librario. L’edificio che ospita la biblioteca si sviluppa su tre piani. Quattro rampe di scale separano il primo dal secondo livello, dove sono posti il banco reception, la sala di lettura principale e dove vengono erogati i servizi. Questi spazi hanno ampliato la biblioteca precedente, in cui il materiale d’archivio, il materiale corrente, l’attività d’ufficio e la sala di lettura risiedevano in un unico ambiente, rivisitato più volte cercando di meglio definire le aree.

Una difficile gestione. Date le nuove condizioni strutturali, potendo disporre di ambienti distinti, una delle soluzioni sarebbe stata quella di posizionare il deposito e l’archivio al piano terra (inaccessibile agli utenti), ripartire il patrimonio bibliografico in due sezioni, attribuire ad una metà di esso la qualifica di “non indispensabile”, in quanto di uso meno frequente o datato, e stivarlo nel sotterraneo, recuperandolo all’occorrenza. Tuttavia collocare fuori portata il materiale di uso meno frequente, ma non proprio sporadico, avrebbe penalizzato un patrimonio bibliografico che si è costituito negli anni per scelte precise e che dà una connotazione definita alla biblioteca di Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
La soluzione sopra descritta avrebbe portato una serie di inconvenienti sia per gli operatori sia per i fruitori della biblioteca.

La prima oggettiva difficoltà è rappresentata dal fatto che molti servizi vengono svolti negli orari di apertura, causando una serie di svantaggi, che avrebbero penalizzato l’intera gestione della biblioteca. Si sarebbe potuto porre rimedio a questa criticità attraverso l’istituzione di una procedura di prenotazione con consegna differita, riportando però indietro di circa trent’anni il moderno servizio che gli studenti si aspettano da un moderno ateneo come quello della facoltà di ingegneria. La seconda criticità sarebbe stata rappresentata dal tempo necessario per l’operazione, che varia dai 5 ai 10 minuti, un tempo d’attesa troppo lungo per i fruitori della biblioteca specialmente nei periodi di maggior concentrazione.

Modula F250BE è alto tre piani, nella nostra configurazione ha 36 cassetti che contengono fino a 250 kg ciascuno. Abbiamo aggiunto recentemente altri 7 cassetti, per uno sviluppo totale di 215 ml. (su doppia fila)”, racconta Cinthia Pless, Direttore tecnico della Biblioteca di Ingegneria ‘Enzo Ferrari dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
“L’aspetto più interessante ed innovativo è dato dalla possibilità di poter richiamare ogni item per un elemento distintivo (n. inventario, titolo, posizione, …) indipendentemente dalla disposizione
riconoscibile per tipo (libri / riviste /cd /…) e dalla classificazione per argomento (es. Idraulica, Termodinamica, Controlli automatici, Strutture ecc), infine si possono accorpare le tipologie libri,
fascicoli, cd-rom, per formato, guadagnando spazio ulteriore. Rispetto agli archivi compattabili che scorrono su rotaie, la movimentazione con Modula è molto più agevole, perché il picking è supportato dal monitor, anziché dalla forza muscolare dell’operatore che di volta in volta deve aprire un corridoio tra gli scomparti, mentre il tempo del percorso è azzerato: tutta l’operazione richiede poco più di un minuto, senza abbandonare la postazione di servizio”, conclude Cinthia Pless.

Dalle parole della Dott.ssa Pless, direttore tecnico della biblioteca della Facoltà di Ingegneria Enzo Ferrari di Modena, si può facilmente dedurre che sono stati numerosi i benefici che l’organizzazione della biblioteca ha potuto trarre con l’impiego del magazzino verticale automatico Modula. In particolar modo i vantaggi che ne sono derivati da questa applicazione sono stati:
– un forte incremento dell’efficienza del servizio offerto agli utenti,
– un’operatività molto più snella ed agile, da parte del personale addetto alla biblioteca,
– una valorizzazione del patrimonio bibliografico dell’Università di Modena e Reggio Emilia,
– un risparmio di spazio a vantaggio dei posti di lettura offerti ai fruitori della biblioteca.

La tecnologia e l’innovazione messa in campo da Modula con i suoi magazzini verticali a cassetti, trova ampio utilizzo non solo in ambito industriale e manifatturiero, ma anche nel mondo
accademico in cui la velocità, la precisione, la flessibilità e l’accessibilità sono fattori determinanti per un servizio efficiente. Alla base di questo successo c’è la ricerca e il know-how di Modula,
azienda leader nel panorama mondiale dell’intra-logistica.

Source: Meccanica e Automazione
Modula: magazzino automatico verticale a cassetti per l’automazione della biblioteca

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MIT: ogni 1.000 lavoratori, sei “saltano” per i robot

MIT: ogni 1.000 lavoratori, sei “saltano” per i robot

I primi a perdere il posto di lavoro sono soprattutto i ‘colletti blu’, ovvero persone senza una formazione universitaria. Il mercato, dal canto suo, non sta creando nuove occupazioni per questi profili professionali che pagano il prezzo di questo cambiamento


L’automazione industriale si sta facendo largo in tutti i settori dell’industria manifatturiera, non senza effetti (anche) negativi sull’occupazione. Infatti,  stando a uno studio pubblicato dal National Bureau of Economic Research del Mit di Boston, negli Usa dal 1990 in poi la sempre più massiva robotizzazione ha fatto calare l’occupazione e i salari medi.

Meno lavoratori e busta paga più leggera. Nello studio – condotto da Daron Acemoglu e Pascual Restrepo – i dati reali sono stati utilizzati per stimare, attraverso algoritmi, l’impatto provocato nell’industria manifatturiera dall’introduzione di robot nei processi lavorativi. La conclusione non è delle più confortanti: per ogni robot introdotto ogni 1.000 lavoratori si perdono fino a sei posti di lavoro, con conseguente riduzione dei salari dello 0,75%.

Quando il “pezzo di carta” è indispensabile. In totale nel periodo considerato sono stati persi 670mila posti di lavoro, solo in parte rimpiazzati, e l’effetto, precisano gli autori dello studio, è stato calcolato escludendo possibili fattori confondenti, come il boom delle importazioni da Cina e Messico o la delocalizzazione delle aziende. “Siamo stati sorpresi di vedere che alla perdita di lavoro nel settore manifatturiero ha corrisposto in realtà un aumento molto piccolo in altri tipi di lavoro – affermano Acemoglu e Restrepo al New York Times -. Questo potrebbe avvenire in futuro, ma per il momento ci sono molte persone che non lavorano, soprattutto ‘colletti blu’ uomini senza una laurea. Se hai lavorato a Detroit per 10 anni non hai la capacità di impiegarti nel settore salute – aggiungono – e il mercato non sta creando da solo dei nuovi lavori per questi lavoratori che fanno le spese del cambiamento”.

L’opinione di Trump. L’analisi, sottolineano gli stessi autori, contrasta con le affermazioni del neopresidente Donald Trump e del segretario al Tesoro Steven Mnuchin, che a più riprese hanno puntato il dito sulla delocalizzazione come principale causa della disoccupazione.

Source: Meccanica e Automazione
MIT: ogni 1.000 lavoratori, sei “saltano” per i robot

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Il martello del Grand Capucin

Il martello del Grand Capucin

Uno splendore mozzafiato, a cui non è concesso a tutti di assistere: il Grand Capucin è fra le cime più difficili da scalare dell’intero arco alpino. Come un gigantesco obelisco di roccia, la montagna svetta per 400 metri sul ghiacciaio del Gigante ed è visibile soltanto dal ghiacciaio e dalle cime circostanti del Gruppo del Monte Bianco, che la circondano in ogni direzione. Una cornice così straordinaria ha ispirato il recordman mondiale di highline, lo svizzero Bernhard Witz, a creare la highline più impegnativa mai realizzata, a 3.610 metri di quota: «Il Trident du Tacul, uno di quei pinnacoli di roccia, mi ha davvero stregato, quando per la prima volta ne ho visto una foto. Emerge dal ghiacciaio come un gigantesco puntale di granito, all’ombra del Grand Capucin. E non lontano si trova un’altra cuspide, la Chandelle, alta poco meno di 200 metri. Collegare quelle due cime con una highline era il mio sogno da diversi anni». Così, assieme ad altri quattro highliner e alpinisti svizzeri, francesi e statunitensi, il campione ha trasformato il sogno in realtà, affrontando con coraggio tutte le sfide che il progetto comportava: il team ha infatti dovuto costantemente superare i propri limiti, non solo per percorrere gli 87 metri della highline, ma anche per realizzarla.

All’impresa ha partecipato anche un martello perforatore di Bosch

All’impresa ha partecipato anche il nuovo martello perforatore da 18 Volt GBH 18V-26 Professional sviluppato e prodotto da Bosch Professional Power Tools, che in combinazione con la punta per martelli SDS plus-7X Bosch è stato impiegato per ancorare la highline nel granito delle cuspidi. Come si tende una highline a 200 metri sopra un ghiacciaio? «Non è stato come me l’ero immaginato». L’ambiente di alta montagna dall’aria rarefatta, il tempo in costante mutamento e i carichi da portare fin sulle cime delle cuspidi hanno reso l’arrampicata un vero tormento per Bernhard Witz e il suo team. L’obiettivo era ambizioso: suddivisi in due squadre, gli highliner dovevano posare in totale 900 metri di cavo sulle due cuspidi e predisporvi gli ancoraggi per la highline, per poi passare sull’altro lato delle cuspidi e calare nuovamente i cavi di fissaggio, l’uno annodato all’altro. «Così avremmo potuto poi creare un collegamento fra le due cime e tendere la highline», ci spiega Bernhard Witz. Con un simile programma era chiaro che, per realizzare i fori, occorreva risparmiare le forze: «Ogni minuto in più impiegato a forare con il martello perforatore a batteria ci avrebbe tolto forza. Pertanto, avevamo bisogno di un utensile particolarmente potente, per realizzare gli ancoraggi nel granito il più rapidamente possibile: soltanto in questo modo abbiamo potuto risparmiare tempo ed energie». Con i suoi 2,6 Joule di potenza del colpo e con l’elevato rendimento del motore EC brushless, il GBH 18V-26 Professional è ben equipaggiato per affrontare condizioni di foratura estreme. Le sue caratteristiche di energia ed efficienza, insieme, offrono una potenza paragonabile a quella di un utensile a filo della categoria da 2 kg.

Una nuova struttura

Anche la nuova struttura del martello perforatore, con l’impugnatura in linea con l’asse di foratura, è particolarmente vantaggiosa per questo tipo d’impiego; la forma a L e l’efficiente ammortizzazione delle vibrazioni sono un ulteriore aiuto per risparmiare le forze. In applicazioni così gravose, risultano molto utili anche il sistema integrato «KickBack Control» Bosch, che previene contraccolpi accidentali, e l’«Electronic Precision Control» (EPC), che limita la potenza massima del martello perforatore al 70%, per consentire fin dall’inizio di operare in modalità con percussione. «Considerando il poco tempo a disposizione e la necessità di fissare in sicurezza i chiodi, per noi era importante iniziare le forature con precisione, senza slittamenti», così Bernhard racconta il vantaggio di questa funzione, e aggiunge: «Combinando il martello perforatore a batteria con la punta SDS plus-7X come accessorio, abbiamo potuto lavorare con grande efficienza». La punta per martelli Bosch, grazie agli spigoli di taglio piani, trasmette la massima potenza senza perdite di energia nelle zone periferiche, offrendo quindi una maggiore efficienza di foratura rispetto alle comuni punte per martelli a spigoli di taglio rastremati. La punta offre inoltre una testa di foratura a quattro taglienti in metallo duro integrale ed è particolarmente robusta. Per Bernhard Witz, l’equazione è semplice: «Quanto più a lungo dura l’accessorio, tanto minore è il dispendio di materiali e il carico da trasportare».

La meta è il percorso stesso

La faticosa ascesa al ghiacciaio, il trasporto di tutto il materiale, una gelida notte in bivacco e la complessa arrampicata che il team ha dovuto affrontare per giungere al Trident du Tacul hanno rallentato le operazioni, facendo saltare le tempistiche. Ma il giorno successivo, le cose sono andate meglio: «Sono stato felice di affrontare il percorso con highliner e alpinisti così esperti. Ognuno sapeva già cosa fare, senza necessità di spendere molte parole», conclude Bernhard Witz. Il lavoro è pertanto andato avanti speditamente: entro il pomeriggio la highline era tesa, per la felicità di tutta la squadra. Ma per quel giorno, Bernhard Witz non aveva più forze a sufficienza per percorrerla: «Perfino per noi, questa highline è enormemente esposta». Nella terza giornata, invece, niente e nessuno ha potuto impedire al team di affrontarla. Con la vista rivolta all’imponente bellezza dei ghiacciai, la tensione vissuta dagli highliner negli ultimi giorni si è finalmente sciolta. Bernhard Witz ne è stato felice: «È come se qualcuno avesse fermato il tempo. Non importava quale tratto di highline fossimo riusciti a coprire: la nostra meta è stato il percorso fino a qui!»

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Source: Attualita
Il martello del Grand Capucin

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Giunti miniaturizzati MK

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I giunti in miniatura MK di R+W offrono alte prestazioni e ingombro ridotto. La gamma MK comprende giunti specifici per ogni applicazione; R+W è infatti in grado di creare soluzioni ad hoc per particolari esigenze. La serie MK4, fra le più utilizzate, comprende diversi modelli, di dimensioni contenute (diam. esterno 15-40 mm) per valori di coppia nominale da 0,5 a 10 N m. Grazie a soffietti in acciaio inox e mozzi in alluminio, assicurano un’elevata resistenza alla corrosione. Adatti per velocità di rotazione fino a 20.000 giri al minuto (e oltre, con apposita bilanciatura), sono privi di gioco, torsionalmente rigidi, compensano ogni tipo di disallineamento (assiale, angolare e laterale) e presentano un ridotto momento d'inerzia. Facili da montare e smontare, non richiedono manutenzione.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito rw-italia.it.

Source: Meccanica e Automazione
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Istat, a gennaio segno negativo per la produzione industriale

Istat, a gennaio segno negativo per la produzione industriale

La produzione industriale registra il primo calo tendenziale dopo cinque aumenti consecutivi, segnando una diminuzione a gennaio 2017 del 2,3% rispetto a dicembre e dello 0,5% rispetto a gennaio 2016. A comunicarlo è l’Istat che spiega che su questo dato incide anche la forte differenza nei giorni lavorativi (due in più rispetto allo scorso anno): i dati grezzi mostrano infatti un aumento del 5,7% su base annua.

Positivo il comparto energia. A registrare variazioni negative sono tutti i comparti, tranne l’energia. L’indice destagionalizzato mensile indica infatti una crescita per l’energia del 3,1% e riduzioni per i beni strumentali (-5,3%), i beni intermedi (-3,4%) e i beni di consumo (-1,6%). In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a gennaio 2017, un aumento “marcato”, sottolinea l’Istat, nel comparto dell’energia (+14,4%), segnano invece diminuzioni i beni strumentali (-6,2%) e, in misura più lieve, i beni di consumo (-1,9%) e i beni intermedi (-1,4%).

Per quanto riguarda i settori di attività economica, a gennaio 2017 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (+17,1%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+12,7%) e della fabbricazione di prodotti chimici (+2,1%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei comparti delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (-9,5%), dell’industria del legno, della carta e stampa (-8,5%) e dell’attività estrattiva (-5,9%).

Source: Meccanica e Automazione
Istat, a gennaio segno negativo per la produzione industriale

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Automazione industriale “chiavi in mano” con KUKA e Swisslog

Automazione industriale “chiavi in mano” con KUKA e Swisslog

MecSpe ha visto, per la prima volta insieme, KUKA Roboter Italia e Swisslog presentare soluzioni robotiche e logistiche tra le più innovative disponibili ad oggi. Ai visitatori presenti in fiera sono state infatti mostrate soluzioni complete che spaziano dalle applicazioni per robot antropomorfi ai sistemi di logistica, fino alle soluzioni “chiavi in mano” per tutti i settori connessi all’automazione industriale.

Robot dai 6 ai 22 kg di portata, con raggi d’azione fino a 2010 mm. Punta di diamante allo stand KUKA è stato il robot antropomorfo Cybertech KR 10 R1420, affiancato dal robot collaborativo LBR iiwa, dotato di una nuovissima interfaccia graphic programming. Con Cybertech KR 10 R1420 i visitatori hanno scoperto un robot compatto, leggero, veloce, estremamente preciso e flessibile, capace di raggiungere punti di lavoro inaccessibili agli altri robot disponibili sul mercato, grazie al polso più compatto nel suo range di portate. La neonata famiglia Cybertech ha robot dai 6 ai 22 kg di portata, con raggi d’azione fino a 2010 mm, con la possibilità di essere alimentati sia a 380V che a 220V.

Uomo e robot lavorano fianco a fianco. LBR iiwa è un robot collaborativo pensato per le applicazioni “force sensitive” e per lavorare a fianco all’uomo. Grazie a una tecnologia software che, unitamente all’elettronica a bordo, garantisce operatività in sicurezza, all’ergonomia di un design pensato per le criticità legate al lavoro a fianco all’uomo e a una interfaccia utente semplificata e intuitiva, basata sul graphic programming, la gestione fisica e la programmazione del robot raggiungono una semplicità di utilizzo eccezionale.

LBR iiwa offre al cliente un prodotto progettato sui requisiti richiesti, dotato di controller pre-configurato, pannello di controllo, software e di tutti gli accessori. Un pacchetto ad alta performance e massimo grado di personalizzazione, costituito dall’assistente industriale, pensato per offrire il massimo grado di collaborazione uomo-robot; lo smartpad sviluppato per offrire un’operatività intuitiva, efficiente e ispirata alle più avanzate logiche di ergonomia; il Sunrise Cabinet disegnato per garantire performance di alto livello, con minimo ingombro e massima scalabilità. Il KUKA Sunrise. OS, infine, è un software di sistema pensato specificamente per LBR iiwa e altri prodotti leggeri, sviluppato per fornire al cliente funzioni innovative per la programmazione, pianificazione e configurazione di applicazioni di robotica avanzate.

Source: Meccanica e Automazione
Automazione industriale “chiavi in mano” con KUKA e Swisslog

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Trasmissione di potenza meccanica: il prossimo convegno EPTDA sarà a Roma

Trasmissione di potenza meccanica: il prossimo convegno EPTDA sarà a Roma

EMEA Power Transmission Distributors Association (EPTDA) annuncia Roma come la città ospitante in occasione della conferenza annuale che si terrà a settembre 2017. Fondata nel 1998, EPTDA, la maggiore organizzazione dell’area EMEA per i principali distributori e produttori di dispositivi di trasmissione di potenza meccanica e controllo del movimento (PT/MC), festeggia nel 2017 la 20° edizione della propria conferenza annuale.

Le basi della nascita dell’organizzazione

“Venti anni fa un piccolo gruppo di aziende leader del settore PT/MC, visionarie e ambiziose, pose le basi per la nascita di EPTDA. Oggi siamo la principale associazione del settore e uno dei marchi più affidabili in Europa, Medio Oriente e Africa, tra le aziende leader nella distribuzione e produzione di prodotti e servizi PT/MC. Ci sentiamo estremamente orgogliosi del percorso intrapreso sin qui e siamo ansiosi di festeggiare questo fantastico traguardo con i fondatori, i partner, i sostenitori e i membri di EPTDA. Non avremmo potuto scegliere destinazione migliore di Roma per celebrare questo momento storico” ha affermato Hans Hanegreefs, Vicepresidente esecutivo di EPTDA. Le Conferenze annuali EPTDA sono considerate una delle piattaforme più strategiche e credibili sul piano informativo ed esecutivo per i decision maker che vi si incontrano ogni anno. L’associazione raccoglie attualmente 252 società leader nel settore con sede in 34 Paesi del mondo, che rappresentano oltre 21,7 miliardi di euro in termini di volumi di vendita annuali e 280.000 dipendenti.

Roma, tappa fondamentale

“Roma 2017 e i festeggiamenti per la nostra 20a conferenza annuale rappresentano una tappa fondamentale per EPTDA, non solo per il periodo di attività della nostra associazione, ma anche per gli obiettivi che abbiamo raggiunto in questo breve arco di tempo e per ciò che miriamo a diventare in futuro” ha aggiunto Hans Hanegreefs. “La nostra conferenza annuale del 2017 sarà l’EVENTO di networking dell’anno, grazie ai nostri fedeli membri e volontari. Come sempre, coinvolgeremo un’ampia selezione di oratori. Siamo pronti a portare le nostre rinomate sessioni di incontro e scambio di idee tra produttori e distributori, denominate MD-IDEX (Manufacturer Distributors Idea Exchange), su un nuovo livello. Stiamo preparando un fantastico programma di intrattenimento ludico-sociale riservato ai nostri membri e ai loro ospiti, coniugi e accompagnatori. Tutto questo e molto altro si svolgerà nell’affascinante contesto di uno degli hotel di lusso più apprezzati del mondo, il Waldorf Astoria Rome Cavalieri” ha aggiunto Hans Hanegreefs.

I principali oratori

DAVID TAYLOR. Aiuta persone e aziende ad attuare cambiamenti permanenti, in tempi brevissimi. L’elenco dei suoi clienti comprende molti tra i leader e le maggiori aziende di successo del mondo. È autore di “The Naked Leader”, il libro dedicato al business che ha registrato le vendite più rapide su scala globale, e di tre altri libri che hanno seguito il primo proseguendo la stessa linea di pensiero: “The Naked Leader Experience”, “The Naked Coach” e “The Naked Millionaire”. A differenza di tanti cosiddetti “guru”, David ha sempre lavorato sul campo e vanta 25 anni di esperienza presso centinaia di aziende e migliaia di leader in tutto il mondo. I suoi clienti vanno dalle Nazioni Unite a The Young Presidents Organisation, dalle aziende Fortune 100 a imprenditori di successo e dal governo di Abu Dhabi a star ed enti di beneficenza. David fornirà al pubblico presente a Roma motivazioni convincenti sul perché i leader debbano considerare le proprie risorse umane come un investimento e non un costo e ci incoraggerà a mantenere la fiducia nel valore che già possediamo, stimolando la riflessione sulle nostre definizioni di successo… o fallimento.

NENAD PACEK. L’economista Nenad Pacek è uno dei maggiori esperti a livello mondiale di problematiche aziendali ed economiche che riguardano le grandi multinazionali alla ricerca di una crescita più rapida a livello globale. Nenad è autore di “The Future of Business in Emerging Markets: Growth Strategies for Growth Markets” (2012) e “The Global Economy” (2012), principale autore di “Emerging Markets: Lessons for Business Success” e “Outlook for Different Markets” (2003, 2007), oltre ad aver contribuito alla stesura di “The Future of Money” (2010). A Roma Nenad condividerà con noi una visione dettagliata dell’economia globale e delle sue implicazioni a livello di business.

TOM GALE. Tom Gale è editore di “Modern Distribution Management” e mdm.com, oltre a guidare la divisione dell’azienda specializzata in ricerche di mercato e analitica, MDM Analytics. Da oltre 30 anni fornisce servizi di marketing e analisi della concorrenza ai mercati industriali e ai canali di distribuzione. In qualità di direttore di MDM dal 1992, si è concentrato sulle strategie dei canali distributivi industriali, su tendenze e modelli dirompenti. Tom è stato editore responsabile e co-autore di “Distributor’s Guide to Analytics” pubblicata da MDM nel 2015, nonché coautore di “Stand Out from the Competition! Four Pathways to Differentiate Your Wholesale Distribution Company”, pubblicato dalla National Association of Wholesaler Distributors nel 2003. Tom guiderà le sessioni di Roma supportato dal “Young Business Potential”, ovvero i cosiddetti rappresentanti NexGen dell’industria di EPTDA, concentrandosi sulle modalità di gestione in tempi di grandi cambiamenti.

L’hotel della Conferenza

Ubicato sulle colline di Roma, con fantastici affacci panoramici, il Waldorf Astoria Rome Cavalieri supererà in ogni momento ogni vostra aspettativa. Cena stellata Michelin, lussuoso centro benessere e fantastiche strutture ricettive per incontri ed eventi rendono questo resort la scelta ideale nel cuore della città eterna. Al Waldorf Astoria Rome Cavalieri vivrete esperienze che diverranno ricordi indimenticabili; un lussuoso resort che sovrasta 15 acri di giardini mediterranei privati vi attende. Si tratta, con molta probabilità, della più bella destinazione tra quelle proposte sino a oggi da EPTDA. A partire dal 16 marzo 2017 tutti i rappresentanti delle aziende affiliate EPTDA, unitamente a professionisti selezionati del settore della trasmissione di potenza meccanica e controllo del movimento (PT/MC), potranno registrarsi a questo appuntamento di categoria di altissimo prestigio.Ulteriori dettagli sul programma della Conferenza annuale EPTDA 2017 di Roma sono disponibili all’indirizzo www.eptdaconvention.org. Per ulteriori informazioni sulle Conferenze degli anni precedenti visitare la pagina http://www.eptdaconvention.org/PAST-CONVENTIONS.

L’associazione

EPTDA è l’associazione leader per il canale della distribuzione industriale in Europa e stabilisce i più elevati standard commerciali, ambientali, sociali ed etici. Attualmente, EPTDA associa 252 società leader nel settore con sede in 34 Paesi del mondo, che rappresentano 21,7 miliardi di euro in termini di volumi di vendita annuali e 280.000 dipendenti. La mission dell’associazione è rafforzare il ruolo dei suoi membri all’interno del canale della distribuzione industriale, consentendo loro di essere competitivi e ottenere successo e profitti, il tutto offrendo ai clienti un servizio conforme ai più elevati standard. EPTDA sostiene con grande orgoglio i propri valori: essere una comunità di primo piano per i membri qualificati attraverso un dialogo aperto e il rispetto reciproco, un approccio caratterizzato da integrità, onestà e correttezza e la garanzia di un percorso continuo di crescita e formazione.

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Source: Attualita
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#ItaliaMeccatronica: 16.000 aziende coinvolte nel nuovo progetto di Assolombarda

#ItaliaMeccatronica: 16.000 aziende coinvolte nel nuovo progetto di Assolombarda

Organizzazione, maggior sicurezza, nuove opportunità, Industria 4.0. In un’unica parola: Meccatronica, evoluzione di quella che ancora oggi è conosciuta come Metalmeccanica. Un comparto che riguarda non solo il processo produttivo, ma anche il prodotto dove meccanica, elettronica e informatica convergono aprendo opportunità fino a ieri inimmaginabili. Ne è ben conscio il Gruppo Meccatronici di Assolombarda che a Milano, pochi giorni fa, ha presentato il progetto #ItaliaMeccatronica con lo scopo si spiegare e sostenere questa evoluzione.

Produzione in crescita nel 2016. Nel corso della presentazione Diego Andreis, Presidente del Gruppo Meccatronici di Assolombarda, Vicepresidente Federmeccanica e Presidente CEEMET, ha innanzitutto illustrato il peso economico ed il valore strategico che il comparto metalmeccanico riveste per l’economia italiana e lombarda. Come emerge dai dati Federmeccanica il settore, che nel 2016 ha registrato una crescita della produzione del +2,4%, occupa in Italia circa 1.600.000 addetti risultando secondo in Europa dopo la sola Germania.

L’industria metalmeccanica italiana produce ricchezza, misurata come valore aggiunto, per circa 100 miliardi di euro e genera circa l’82% della produzione italiana definita ad alta e medio/alta tecnologia. Allo stesso tempo, circa l’80% della produzione metalmeccanica, classificata sulla base delle spese sostenute in ricerca e sviluppo, è definita ad alta e medio/alta tecnologia. Il settore, infine, esporta beni per 200 miliardi di euro.

Lombardia fiore all’occhiello. “Un apporto decisivo a questi risultati si deve alla Lombardia – che è la regione italiana col numero più elevato di aziende del comparto (44 mila unità locali), seguita da Veneto (20 mila unità locali) ed Emilia Romagna (19 mila unità locali) – ed in particolare al territorio di Milano, Lodi, Monza e Brianza, dove opera il 37% delle unità locali metalmeccaniche lombarde e il 10% di quelle italiane. Le 16.000 unità locali del comparto metalmeccanico dell’area di Milano, Lodi, Monza e Brianza impiegano 151.000 addetti, pari a circa il 9% del totale dei lavoratori dell’area, e nel 2016 hanno esportato beni per 24 miliardi di euro. E proprio dalla Lombardia, e più precisamente dal Gruppo Meccatronici di Assolombarda è partito il progetto #ItaliaMeccatronica, coinvolgendo oltre 1.600 imprese e oltre 85.600 dipendenti”.

“Il nostro comparto – ha spiegato Diego Andreis – riveste in Italia un ruolo fondamentale non solo dal punto di vista quantitativo ma anche, e soprattutto, per la funzione strategica che assolve per la crescita del Paese e il mantenimento dei livelli di competitività dell’intero comparto industriale. Purtroppo però l’immagine del settore è ancorata a vecchi stereotipi e alle connotazioni negative con cui è percepito il comparto metalmeccanico. Questa immagine non rispecchia il valore, l’importanza del settore e l’evoluzione compiuta dalle imprese. Abbiamo quindi avviato un piano per valorizzare la Meccatronica, vogliamo far emergere le competenze distintive delle imprese che vi operano e le molte opportunità che offriamo ai giovani. #ItaliaMeccatronica è proprio questo, un riposizionamento del comparto attraverso l’uomo, l’impresa, l’ingegno e l’universo, i 4 motori, pilastri fondanti della Meccatronica”.

Uomo e Impresa Meccatronica. Il primo motore è rappresentato dall’Uomo Meccatronico perché la grande evoluzione delle imprese è sicuramente merito delle competenze e del talento degli uomini e delle donne che vi operano. Il secondo motore è rappresentato dall’Impresa Meccatronica, perché il cambiamento per la prima volta non ha riguardato soltanto i processi produttivi, ma anche il modo stesso di fare impresa. Il terzo motore è l’Ingegno Meccatronico, ovvero il prodotto del lavoro delle aziende e dei tecnici che vi lavorano. L’ultimo dei motori, l’Universo Meccatronico, è tutto quell’ecosistema di relazioni, connessioni e valori che lega le imprese al territorio, ai cittadini, alle istituzioni, alle associazioni. Un universo di relazioni e asset intangibili che sarà mappato da Assolombarda e raccolto in un Rapporto di Comunità della Meccatronica di Assolombarda, la cui presentazione è prevista per la prima metà del 2018.

Per valorizzare la Meccatronica bisogna quindi puntare sulle sue eccellenze, sul piano locale, nazionale ed internazionale, rilanciandone profilo ed attrattività, in particolare nei confronti dei giovani, del cui talento le aziende hanno assoluto bisogno e ai quali il comparto può offre importanti opportunità d’impiego e di crescita.

Grazie alla innovativa collaborazione tra Assolombarda e la Fondazione Pubblicità Progresso, che ha valutato il tema come totalmente in linea con le proprie finalità, è stato realizzato uno spot che evidenzia il cambio di paradigma del settore metalmeccanico. Lo spot racconta il passaggio dalla metalmeccanica alla meccatronica: con questa campagna si intende valorizzare il comparto, mostrando le opportunità che può offrire un settore che è un’eccellenza per il nostro Paese.

Per coinvolgere gli stakeholder e raccontare il progetto #ItaliaMeccatronica, Assolombarda ha già sviluppato un’immagine riconoscibile con un logo (riportato in calce) e realizzato da RobilantAssociati – nel quale coesistono l’ingranaggio, e quindi la tradizione e la componente di intelligenza digitale, che sostanzia la portata innovativa del settore. Sono stati creati spazi virtuali, web e social, dove favorire quell’ecosistema di relazioni, connessioni e competenze e sostanziare i 4 motori del Progetto di riposizionamento della Meccatronica.

Source: Meccanica e Automazione
#ItaliaMeccatronica: 16.000 aziende coinvolte nel nuovo progetto di Assolombarda

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