Dall’officina al tribunale: occhio ai “fornitori non testati”

Dall’officina al tribunale: occhio ai “fornitori non testati”

Sviluppa e realizza sistemi per l’automazione industriale la LadeMac S.r.l., società che annovera tra i propri clienti molte importanti multinazionali americane, tedesche e giapponesi. Il suo titolare, Fulvio Cavello, racconta una “disavventura legale” capitata alla propria attività: «Noi costruiamo diverse tipologie di attrezzature. Tra queste, risultano molto apprezzati i nostri sistemi di carico e scarico di elementi tubolari destinati, per esempio, ad asservire le macchine di taglio laser». Alcuni mesi fa, tuttavia, un importante cliente tedesco della LadeMac, che aveva acquistato uno di questi caricatori, lamentò diversi problemi: i tubi venivano movimentati in maniera irregolare, con frequenti arresti e inceppamenti. «Il cliente – prosegue Cavellopretese l’immediata riparazione dell’attrezzatura e noi, ovviamente, ci attrezzammo per risolvere la situazione. Inviammo in Germania una squadra di tecnici, i quali scoprirono che il motivo del malfunzionamento era da collocare nei “rullini di scorrimento”, evidentemente non a misura». I tecnici sostituirono i rullini incriminati con altri perfetti e il cliente tedesco riprese a produrre in maniera regolare e con la massima soddisfazione. All’esito della vicenda la LadeMac decise di non pagare la fornitura dei rullini cui aveva chiesto di realizzarli, la Rolla&Tramolla S.r.l., storica costruttrice di rullini ed elementi rotanti a disegno. L’impasse durò diversi mesi, dopodiché la Rolla&Tramolla si rivolse ai propri legali mediante i quali ottenne dal Tribunale un “decreto ingiuntivo” di pagamento della fornitura per circa 10.000 euro nei confronti della LadeNac, la quale, chiaramente, si oppose, come spiega Cavello: «I nostri legali motivarono l’opposizione al decreto ingiuntivo evidenziando la non conformità della fornitura dei rullini rispetto alle richieste iniziali e le extra spese sostenute per ripristinare il macchinario acquistato dal cliente tedesco».

Alcune domande all’esperto

  1. Come si comportò il giudice? «Il giudice nominò un ingegnere esperto in materia, il cosiddetto CTU, consulente tecnico d’ufficio, affinché desse risposta ad alcuni “quesiti tecnici”. In particolare, chiese di verificare se i rullini in oggetto presentassero realmente vizi e difetti, cioè se fossero stati cioè mal costruiti dalla Rolla&Tramolla; e, in caso di riscontro positivo, di indicare se i difetti fossero tali da bloccare il macchinario acquistato dal cliente tedesco».
  2. Quali indagini eseguì il CTU? «Il consulente avviò le indagini tecniche, effettuò analisi e misure dei rullini in questione, confrontando i risultati con i disegni tecnici, cioè con le richieste iniziali della LadeMac».
  3. Quali furono gli esiti della consulenza? «Le misure effettuate in contraddittorio con i periti delle due parti certificarono che i rullini erano stati realizzati in maniera approssimativa, con errori superiori al consentito e con misure fuori tolleranza. Il CTU scoprì anche che tali rullini non erano stati torniti direttamente dalla Rolla&Tramolla, ma da una realtà terza per conto di quest’ultima, scelta all’ultimo minuto e in maniera affrettata. Ciò era avvenuto perché in quel periodo la stessa Rolla&Tramolla non era in grado di assolvere internamente tutte le commesse forse per troppo lavoro o comunque per l’impossibilità di utilizzare le proprie macchine utensili».

Così si concluse la vicenda

Una volta che il consulente ebbe depositato la sua relazione, il giudice accolse l’opposizione al decreto ingiuntivo della LadeMac, la quale pertanto non dovette pagare la fornitura ritenuta difettosa. La Rolla&Tramolla, inoltre, fu condannata a rifondere per intero le spese legali.

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Avvertenza per il lettore

Il presente articolo è stato redatto su nomi e circostanze di fantasia; ciononostante, fa riferimento a situazioni che possono concretamente verificarsi tra due officine manifatturiere: quando un fornitore di lavorazioni meccaniche viene scelto affrettatamente, senza i dovuti test o le necessarie analisi preventive, il rischio di incorrere in forniture grossolane è molto elevato.

Ing. Vittorio Pesce (CTU del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano)

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Fusione nucleare: sviluppi “Made in Italy”

Fusione nucleare: sviluppi “Made in Italy”

fusione nucleare enea

È stato completato in Giappone l’assemblaggio del sistema magnetico toroidale del reattore sperimentale a fusione JT-60SA, ovvero il ‘cuore’ dell’impianto, grazie alla fornitura di 20 bobine altamente tecnologiche, 10 delle quali realizzate in Italia . L’annuncio è stato da ENEA; in tale occasione è stato illustrato nel dettaglio il contributo tecnologico italiano a questa nuova generazione di macchine per la fusione nucleare, che accenderà il primo plasma nel 2020.

Completato l’assemblaggio con tecnologia made in Italy del cuore del reattore a fusione nucleare JT-60SA

Modulo toroidale durante le operazioni di assemblaggio.

Il reattore JT-60SA è stato realizzato nell’ambito dell’accordo di cooperazione scientifica Broader Approach tra Unione Europea e Giappone, che ha visto ricerca e industria italiane in prima linea nella realizzazione della componentistica hi-tech. Un risultato reso possibile dalla sinergia tra ENEA e Consorzio ICAS, di cui l’Agenzia è coordinatore, le aziende Walter Tosto, OCEM Energy Technology, Poseico e ASG Superconductors della famiglia Malacalza (nel cui stabilimento di Genova sono state assemblate le bobine) e il Ministero dello Sviluppo Economico, che ha finanziato l’intera fornitura attraverso la Ricerca di Sistema Elettrico Nazionale.

Bobine hi-tech per contenere plasma a 100 milioni di gradi centigradi

Inserimento dell’avvolgimento di bobina nella cassa di contenimento.

Le bobine superconduttive rappresentano un’opera di ingegneria dalle caratteristiche uniche, a partire dalle dimensioni: 16 tonnellate di peso per 8,5 metri di lunghezza e 4,5 m di larghezza. E proprio grazie a questi componenti italiani e a quelli realizzati in Francia dal CEA, l’impianto euro-nipponico potrà riprodurre la stessa reazione che alimenta da miliardi di anni il Sole e le stelle; il nuovo sistema magnetico, grazie alla superconduttività, sarà infatti in grado di contenere il plasma alla temperatura di 100 milioni di gradi centigradi per produrre energia inesauribile e sostenibile a livello ambientale.

Made in Italy non solo nelle bobine

Set completo dei componenti di una cassa di contenimento presso le officine Walter Tosto.

Oltre alla fornitura delle bobine italiane e di 20 casse di contenimento (utilizzate per tutte le 20 bobine, anche per quelle prodotte in Francia), l’ENEA insieme ai partner italiani si è occupata per Broader Approach della progettazione e della realizzazione di altri componenti di grande interesse tecnologico e industriale del tokamak, come il sistema di alimentazione; inoltre, ha partecipato alla progettazione e realizzazione della sorgente neutronica IFMIF (International Fusion Materials Irradiation Facility), che grazie a un intenso flusso di neutroni ad alta energia (fino a 14MeV) permetterà di testare i nuovi materiali per i reattori a fusione.
E proprio questa ‘ciambella’ hi-tech sarà il cuore dell’esperimento euro-nipponico per l’energia da fusione che preparerà la strada a ITER, il reattore sperimentale in costruzione in Francia che entrerà in funzione nel 2025 grazie alla collaborazione tra Unione europea, Stati Uniti, Russia, Giappone, Cina, India e Corea del Sud.

Per maggiori informazioni leggi anche: Magneti superconduttori per reattore a fusione nucleare

Eccellenza italiana

Attualmente l’Italia dà un contributo rilevante ai principali programmi di ricerca internazionale sulla fusione (ITER, DEMO e Broader Approach) ed è tra i partner principali delle agenzie europee (EUROfusion e Fusion for Energy). ENEA partecipa a queste iniziative avvalendosi delle competenze del Dipartimento Fusione e Tecnologie della Sicurezza Nucleare presso i Centri Ricerca di Frascati e Brasimone, poli di eccellenza mondiale con dotazioni strumentali di alto livello. Le tradizionali attività, dedicate soprattutto alla fisica dei plasmi, si sono via via evolute verso un complesso sistema di fisica, tecnologia e ingegneria che vede l’Agenzia protagonista e coordinatore del programma nazionale di ricerca sulla fusione. Contributi sostanziali sono stati forniti nei campi della superconduttività, dei componenti interfacciati al plasma, della neutronica, della sicurezza, del remote handling e della fisica del plasma. Gli scienziati ENEA, inoltre, sono stati tra i primi a realizzare impianti per lo studio dei plasmi a confinamento magnetico, macchine per la fusione come il Frascati Tokamak (FT) e il Frascati Tokamak Upgrade (FTU); finora le attività di ricerca sulla fusione hanno originato oltre 50 brevetti negli ultimi 20 anni con ricadute significative per lo sviluppo e la competitività delle industrie nazionali.

Sviluppi futuri

Presso il Centro Ricerche ENEA di Frascati, vicino Roma, sarà realizzato a breve il polo scientifico-tecnologico Divertor Tokamak Test (DTT), uno tra i progetti più avanzati al mondo nel campo della ricerca sulla fusione nucleare, che prevede l’impiego di 1.500 persone altamente specializzate e un ritorno stimato di 2 miliardi di euro a fronte di un investimento di circa 500 milioni.

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SIM Meccanica: il cuore dell’azienda va protetto dal cybercrime

SIM Meccanica: il cuore dell’azienda va protetto dal cybercrime

Così l’officina varesina di costruzione stampi e macchine speciali SIM Meccanica ha provveduto nel tempo a mettere al sicuro i suoi progetti e la sua proprietà intellettuale, consapevole di quanto valore risieda nei suoi reparti e di come l’interconnessione li renda ancor più esposti e vulnerabili.

L’esperienza di SIM Meccanica

Una realtà, quella di SIM Meccanica, specializzata nella realizzazione di stampi progressivi, a blocco e a transfer per la lavorazione a freddo della lamiera e di macchine speciali, che da sempre dedica un’attenzione importante alla sicurezza dei propri prodotti che gli conferiscono un’identità unica e competitività.

Come per molte delle piccole e medie imprese italiane, il suo focus risiede nella progettazione e realizzazione di un prodotto finale che deve essere unico nel proprio genere. E il fatto di possedere l’intero know how della progettazione a livello informatico aumenta la propensione nei confronti di una maggiore protezione a tutela della proprietà intellettuale.

Il tutto si accentua se entra in gioco anche il paradigma dell’Industry 4.0, dove la pervasività dell’ICT e l’innovazione hanno ripercussioni anche sui processi e sul personale e, soprattutto, estende il perimetro di rischio di attacchi alla sicurezza.

 

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Il nuovo corso “verde” dei trattamenti

Il nuovo corso “verde” dei trattamenti

Il mondo dei trattamenti superficiali vive una fase di rilancio dovuta alla ripresa del lavoro e degli investimenti. Tante sono le innovazioni, incentrate soprattutto su ecologia, efficienza e sicurezza.

Trattamenti superficiali oggi e domani

Quando si parla di trattamenti superficiali, si fa riferimento a un’amplissima ed eterogenea gamma di processi che in genere, in Italia, vengono realizzati da imprese terziste, di piccola e media dimensione, ma altamente specializzate e tecnologicamente innovative. Chiaramente, i trattamenti superficiali eseguiti oggi sul mercato manifatturiero possono essere di tipo differente: meccanico, galvanico, di deposizione di materiale… Tali processi variano in funzione dell’ambito di sbocco, del materiale da trattare e delle finalità estetico-funzionali del pezzo da realizzare.

Nell’impossibilità di sviluppare l’argomento in maniera esaustiva, abbiamo cercato di “sentire il polso” del settore raccogliendo pareri ed esperienze di quattro tecnici di altrettante realtà: Loris Rossi di Alufinish, Fabio Di Costa di Ecozinc, Renzo Scavini di Savim Europe, Stefano Ricci di Steel Color.

 

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Mocap presenta Grip-Pack, la nuova gamma di imballaggi per punte, frese e altri utensili da taglio

Mocap presenta Grip-Pack, la nuova gamma di imballaggi per punte, frese e altri utensili da taglio

Dopo la recente acquisizione della nota William Beckett Plastics, la Mocap mostra di volersi lanciare seriamente sul mercato degli imballaggi per utensili.

Lo fa innanzitutto aggiungendo alla sua offerta una linea completa di Grip-Pack: la propria gamma di imballaggi per punte, frese ed altri utensili da taglio di piccole dimensioni.

Disponibili sia nella versione con supporto alla base che nella versione centrata, offrono una gradevole presentazione estetica senza compromettere la sicurezza dell’utensile: questo viene infatti bloccato – alla base o in punta a seconda della versione – in modo da evitare ogni spostamento e quindi il danneggiamento dello stesso.

La Mocap tiene a stock una vasta gamma di dimensioni per soddisfare ogni esigenza: le basi si adattano ad utensili da 3 a 25 mm di diametro mentre le lunghezze variano da 53,60 a 165 mm.

Inoltre, la Mocap offre sempre una serie di operazioni secondarie per la personalizzazione del prodotto – come etichettatura e stampa serigrafica – e produce spugna tagliata su misura, per una tranquillità totale.

Non dimentichiamoci, inoltre, che la Mocap possiede anche la linea di tubi telescopici (a base quadrata, rettangolare e rotonda), che possono soddisfare tutte le esigenze di protezione del cliente.

Avendo l’azienda a disposizione e in stock un numero importante di misure – sempre in aggiornamento e miglioramento – è sempre disponibile a discutere la soluzione più adatta alle vostre richieste.

Se non doveste trovare una soluzione che vi possa calzare, Mocap può anche proporre cappucci in vinile come ulteriore protezione a tutela del valore del vostro utensile, perché conosce, dati i suoi anni di esperienza, quanto possa essere importante la copertura del proprio prodotto e la sua cura durante tutta la filiera: dal processo produttivo, allo stoccaggio fino al trasporto.

Questo ampliamento si aggiunge alla recente integrazione della gamma William Beckett alla gamma Cleartec – la linea di tubi tondi in plastica trasparente (PETG) di casa Mocap – ma non si limita qui.

La Mocap prevede nel medio periodo, un ampio miglioramento del parco macchine che porterà ad un amento per quanto la qualità dei prodotti e di capacità produttiva.

Queste saranno ineluttabile rampa di lancio per l’introduzione sul mercato di nuovi prodotti.

Per maggiori informazioni, approfittate della nostra presenza a Mecspe, saremo al padiglione 5, stand H07.

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Acciai DUPLEX e SUPERDUPLEX: come saldarli?

Acciai DUPLEX e SUPERDUPLEX: come saldarli?

saldare acciai duplex superduplex

La saldatura è un’arte, ma anche un processo rischioso, che richiede assoluta conoscenza tanto dei materiali quanto dei processi, per garantire la qualità, anche in applicazioni estreme. Alcuni materiali come gli acciai DUPLEX e SUPERDUPLEX presentano particolari problematiche che possono essere ovviate con alcuni suggerimenti. Vediamoli in breve.

Acciai DUPLEX e SUPERDUPLEX

La scienza dei materiali sta sviluppando materiali sempre più prestazionali, in grado di rispondere alle moderne esigenze del mercato, sia in termini di produttività che di affidabilità ed efficienza, nel rispetto della richiesta imperante di contenimento dei costi.
Un esempio interessante riguarda gli acciai inossidabili, caratterizzati da una elevata resistenza alla corrosione, una elevata resistenza meccanica e duttilità, con un elevato tenore di Cromo, indispensabile per la formazione dello strato protettivo che li caratterizza. Dagli anni ’80 ad oggi sono state studiate differenti tipologie di acciai inossidabili, in grado di abbinare ad un eccellente comportamento a corrosione caratteristiche meccaniche sempre migliori, arrivando a allo sviluppo degli acciai DUPLEX (DSS – Duplex Stainless Steel) e SUPERDUPLEX (SDSS – Super Duplex Stainless Steels) che presentano proprietà meccaniche migliorate rispetto agli acciai austenitici.

Acciai DUPLEX, caratteristiche e impieghi

Sono acciai inossidabili bifasici austeno-ferritici e sono noti come DUPLEX in quanto presentano una struttura a grani cristallini misti di austenite e di ferrite (indicativamente 50% austenite e 50% ferrite). Questi acciai sono caratterizzati da:

  • Buona resistenza meccanica sia a rottura che snervamento
  • Ottima una resistenza a corrosione decisamente superiore a quella degli acciai austenitici della serie 300
  • Ottima duttilità, ideale per piegatura ad U
  • Ottima saldabilità
  • Temperatura limite a 250°C, infragilimento a 475°C

Duplex sono utilizzati nell’industria petrolchimica esigente, in presenza di acidi e cloruri, nell’industria del petrolio e del gas e in ambienti marini molto corrosivi, dove sono richiesti materiali molto resistenti a diversi tipi di stress, forze e sollecitazioni.

Acciai SUPER DUPLEX, caratteristiche e impieghi

I SUPER DUPLEX sono acciai duplex ad alte prestazioni, con elevato tenore di cromo, nichel e molibdeno, in modo da migliorare la resistenza alla corrosione da vaiolatura, con aggiunte di azoto per alzare il carico di snervamento e di robustezza, senza pregiudicare la tenacità. I campi di applicazione sono gli stessi di quelli degli acciai DUPLEX, ma con un utilizzo in condizioni più critiche, con atmosfere o fluidi estremamente corrosivi, in particolare quando si devono produrre componenti specifici in ambienti petrolchimici, oil&gas e in ambienti marini con condizioni estreme.
Con il brand name SAF, la divisione Materials di Sandvik ha messo a punto una particolare categoria di acciai bifasici high performance, che soddisfanno appieno le normative di riferimento e le esigenze, anche più estreme del mercato.

Resistenza alla corrosione

L’importanza della resistenza a corrosione è nota, ma è bene ricordare la differenza fra i vari fenomeni corrosivi, che impattano anche sulla saldatura di tubi e/o piastre.

  • Corrosione generalizzata: è la perdita di materiale in un’ampia porzione. Può dipendere da attacchi con acidi o basi forti (soda caustica, acido formico, acido cloridrico, … ) e aumenta al crescere della temperatura.
  • Corrosione per vaiolatura (pitting corrosion): diffusa soprattutto quando il raffreddamento del materiale è fatto utilizzando l’acqua del mare. Si innesca partendo da difetto sul materiale, dove si crea un’ossidazione. Il pitting si verifica facilmente in presenza di acqua salata, che contiene NaCl. Il sale si dissolve insieme all’acqua; in prossimità del taglio continua lo spostamento di elettroni: il ferro si lega con cloro (del sale) e reagisce con l’acqua, formando HCl, principale responsabile della corrosione. Durante il processo si formano anche idrossidi di ferro. Questo tipo di attacco avviene anche in presenza di tutti gli elementi che sulla tavola periodica sono sotto al cloro (bromuri, …).
  • Corrosione degli spazi stretti: mandrinatura – tubo nella piastra tubiera. Inizia ad una temperatura più bassa del pitting.
  • Tenso-corrosione: può innescarsi partendo dal pitting e portare a degrado anche molto importante.
  • Erosione – corrosione: avviene con depositi solidi, per esempio a causa del flusso presente nel tubo dello scambiatore in presenza di forza da parte dell’acqua, oppure nel caso ci siano acidi che si vogliono neutralizzare utilizzando basi, come nel caso di cloruro di ammonio che crea deposito, con conseguente corrosione sotto al deposito stesso, oltre che erosione.

PREN: una strategia per valutare la resistenza al Pitting

L’apprezzamento dagli acciai duplex è molto legato anche al comportamento a pittig: per confrontarli con altri tipi di acciai viene utilizzato un indicatore numerico, il PREN (Pitting Resistance Equivalent Number). I moderni acciai inossidabili di tipo duplex sono suddivisi in range basati sulla loro resistenza a corrosione, cioè all’indice PREN, che dipende dalle percentuali ponderate degli elementi in lega secondo la formula:

PREN = %Cr + 3.3 ∗ (%Mo) + 16 ∗ (%N)

A questo indice si è oggi aggiunto il PREW, che tiene conto anche delle aggiunte di tungsteno.
Il PREN è importante in quanto:

  • è un indice dell’omogeneità e qualità dei tubi, con un’influenza diretta sulle prestazioni: valori inferiori a 30.5 indicano tubi instabili e disomogenei. I SAF garantiscono un minimo di 35: il PREN dei DUPLEX è intorno a 35, dei SUPER DUPLEX il valore minimo è 42, mentre gli HYPER DUPLEX hanno un PREN minimo di 49
  • il PREN garantisce la stabilità strutturale. Negli acciai DUPLEX, fra le varie fasi, la più importante è indubbiamente la fase σ, per la sua facilità di formazione combinata con i suoi negativi effetti su tenacità e resistenza alla corrosione e pertanto si cerca di evitarla. La presenza di molibdeno e tungsteno sposta le curve TTT e CCT verso sinistra, e questo significa che durante il raffreddamento si verifica la precipitazione, che aumenta con lo spostarsi a sinistra della curva. Se aumenta la fase σ, la resistenza all’impatto diminuisce ed il materiale diventa più fragile.

Saldare gli acciai DUPLEX

La saldatura è un processo che richiede attenzione, sia per chi la se esegue, visti i possibili rischi legati a ustioni, danni agli occhi o danni sia all’uomo che all’ambiente causati dai fumi, che per i risultati che devono garantire la sicurezza nelle successive condizioni di utilizzo.
Nella realizzazione di saldature per fusione è sempre possibile individuare due zone, la zona fusa e la zona termicamente alterata, in cui si sono verificati fenomeni metallurgici tali da modificare le caratteristiche dei materiali: questo comporta la necessità di tenere sotto stretto controllo le modifiche che si verificano, in particolare quando gli impieghi sono in condizioni severe.
Nella saldatura degli acciai DUPLEX è importante mantenere il limite elastico il più alto possibile, in modo da contenere il rischio rotture. Osservando la formula relativa al PREN, il tenore di azoto ha 16 come fattore moltiplicativo: l’azoto infatti aiuta la riformazione dell’austenite. Durante la saldatura, il bilancio tenderebbe a spostarsi verso una struttura prevalentemente ferritica, situazione inaccettabile da un punto di vista meccanico ma soprattutto per quanto riguarda la resistenza alla corrosione: la struttura ferritica presenta una resistenza alla corrosione generalizzata sensibilmente inferiore rispetto a quella austenitica.

Quali materiali d’apporto?

Materiali d’apporto ricchi di elementi austenitizzanti, come l’azoto, o l’uso di gas di protezione ricchi di azoto, permettono di la formazione di strutture miste adeguate.
Se l’azoto è fondamentale per la saldatura di acciai DUPLEX, è però fondamentale sapere quanto può esserne assorbito.
Una forte influenza è esercitata anche da temperatura e tempo di raffreddamento, tempo in genere piuttosto breve. La matrice austenitica, a grani piccoli, permette di avere proprietà meccaniche migliori. Le alte temperature amplificano i problemi perché i grani crescono più rapidamente, con una comparsa più veloce delle fasi intermedie, cosa indesiderata.
Il materiale d’apporto utilizzato nelle saldature dei DUPLEX deve avere un contenuto di austenite maggiore di quello del materiale base. Se non viene utilizzato materiale d’apporto, si ha un eccessivo riscaldo nel campo della ferrite; un riscaldo troppo veloce fa muovere eccessivamente l’azoto nella matrice ferritica, mentre con un riscaldo troppo lento l’azoto resta “intrappolato” nella matrice ferritica. La temperatura di raffreddamento deve essere controllata, in particolare la temperatura di interfase.

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Acciai DUPLEX e SUPERDUPLEX: come saldarli?

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Webinar: scambio termico sumulato con Comsol Multiphysics

Webinar: scambio termico sumulato con Comsol Multiphysics

Comsol Multiphysics

Mercoledì 5 dicembre alle 14.30 Comsol terrà un webinar gratuito dedicato allo studio dello scambio di calore con la simulazione multifisica (Multiphysics 5.4), in collaborazione con BE CAE & Test. L’analisi del trasporto di calore è fondamentale in moltissimi settori. Che lo scopo sia studiare gli effetti di stress termici su un sistema, individuare una temperatura ottimale d’esercizio o mantenerla entro un range definito di valori, la simulazione multifisica rappresenta uno strumento prezioso.

Gli strumenti di Multiphysics 

Durante il webinar saranno descritti gli strumenti offerti da Comsol Multiphysics per lo studio dello scambio termico. I tecnici Comsol mostreranno come studiare il trasferimento di calore e come includere nell’analisi altri fenomeni fisici, quali espansione termica, riscaldamento elettromagnetico, chimica e cambiamenti di fase. Scopriremo inoltre le novità incluse nella versione 5.4 del software per questo genere di analisi. È previsto un intervento di BE CAE & Test, che descriverà la propria esperienza di simulazione con Comsol per applicazioni di regolazione e controllo retroattivi in analisi termiche transitorie. Il webinar si concluderà con una live demo: i tecnici realizzeranno un modello in tempo reale e risponderanno alle domande in diretta. Qui per informazioni e per registrarsi.

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Quando i sensori ottimizzano anche le linee di pressatura

Quando i sensori ottimizzano anche le linee di pressatura

L’innovativa linea di pressatura di OMC Machinery, azienda specializzata nella costruzione di presse, si avvale dell’interfaccia di comunicazione IO-Link proposta da Telmotor, che permette l’integrazione dei sensori nel livello bus di campo. L’implementazione di questo sistema ha permesso di ottimizzare l’automazione della linea, aumentando così l’efficienza e contenendo i costi. Dal 1983, OMC Machinery si occupa della realizzazione di presse e sistemi di carico-scarico per l’industria di legno, gomma, poliuretano, solid surface e altri materiali innovativi. Grazie ai cinque reparti specializzati: Meccanico, Carpenteria e Saldatura, Elettro-Oleo-Pneumatico, Verniciatura e Finitura, l’azienda è in grado di produrre ogni particolare autonomamente. In questo modo la macchina e ogni suo componente è seguita per tutte le fasi costruttive, con la possibilità di personalizzazione secondo le specifiche esigenze del cliente.

Snellire, velocizzare e monitorare la linea di pressatura

OMC Machinery si è rivolta a Telmotor, con la quale negli anni ha stretto una collaborazione solida, per snellire, velocizzare e monitorare la propria linea di pressatura, composta da una via di dischi, un tappeto di carico e una pressa. Per questi motivi Telmotor ha proposto due master IO-Link con comunicazione profinet del produttore Balluff (versione da 16 e 4 porte) ai quali sono stati collegati 15 trasduttori di pressione IO-link (BSP B400-DV004-D05S1A-S4 Balluff), 4 trasduttori lineari magnetostrittivi IO-link (BTL6-U110-M0150-PF-S4 Balluff) e una barriera fotoelettrica di misura multiraggio IO-link (CML 720I-R20-2390.A/L-M12 Leuze Electronic). Questa soluzione ha permesso di ridurre i tempi e gli errori di cablaggio dei sensori, grazie al collegamento punto a punto tramite cavi standard M12 4pin, ma anche, attraverso la comunicazione digitale, di aumentare l’immunità delle interferenze elettriche. Inoltre, la configurazione della linea è stata resa più semplice e “pulita” eliminando numerosi cavi multipolari e le schede analogiche del controllore logico. Infine, è decisamente aumentato il livello delle attività di manutenzione grazie alle continue diagnosi su ogni specifico sensore, così come è stata resa più immediata la supervisione e il monitoraggio di tutti i componenti grazie ai led presenti sui master IO-link.

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Evoluzione della specie: come colpiscono i nuovi hacker secondo Sophos

Evoluzione della specie: come colpiscono i nuovi hacker secondo Sophos

Sophos, società specializzata nella sicurezza network ed endpoint, ha analizzato le tendenze della cyber security e sui pericoli per gli utenti riassumendoli nel suo Threat Report 2019 (fate clic su questo link per visualizzare o scaricare il rapporto). “In un panorama in cui le minacce informatiche sono in costante evoluzione, gli hacker meno abili sono stati costretti a cambiare lavoro, mentre gli altri hanno migliorato ulteriormente i loro attacchi. Alla fine ci ritroveremo con meno avversari, ma più intelligenti e abili. Questi nuovi criminali informatici sono di fatto un misto tra l’hacker che organizza attacchi mirati e quello che usufruisce dei classici malware. Sfruttano tecniche di attacco manuali, non per azioni di spionaggio o sabotaggio, ma per mantenere alti i loro profitti” Joe Levy, CTO Sophos, SophosLabs 2019 Threat Report.

I principali fenomeni

Il report, che è stato realizzato dai ricercatori dei SophosLabs esaminando le minacce degli ultimi 12 mesi, ha evidenziato alcuni principali fenomeni:

  • In crescita attacchi ransomware sempre più personalizzati, stile Copycat: Nel 2018, i criminali informatici hanno guadagnato milioni di dollari grazie ad attacchi di tipo ransomware personalizzati. Questi attacchi interattivi e premeditati sono diversi dagli attacchi di tipo “spray and pray”, ossia automaticamente distribuiti attraverso e-mail di massa e, di conseguenza, più dannosi. Gli hacker identificano e selezionano specifiche vittime, pensano lateralmente, aggirano manualmente i blocchi e cancellano i back-up in modo che il valore del riscatto richiesto sia più alto. Questo tipo di “attacco interattivo”, in cui gli hacker agiscono manualmente sul network, guadagnando sempre più accessi, sta diventando sempre più popolare. Gli esperti di Sophos credono che il successo ottenuto in termini economici da ransomware come SamSam, BitPaymer e Dharma non potrà che generare attacchi simili anche nel 2019.
  • I criminali informatici utilizzano i nostri strumenti contro di noi:

Il report di quest’anno rivela un cambiamento nell’esecuzione delle minacce, dato che sempre più aggressori ad ampio raggio hanno raffinato le loro tecniche utilizzando strumenti IT a cui è facile accedere, acquisendo privilegi di sistema e portando a termine la loro missione, sia che si tratti di rubare informazioni sensibili dal server o diffondere un ransomware.

      • Usare gli strumenti d’amministrazione come strumenti di hacking

Il tutto ha anche un retrogusto dolce amaro visto che gli hacker utilizzano direttamente gli strumenti di amministrazione di Windows, essenziali o integrati, compresi i file Powershell e gli eseguibili Windows Scripting, per implementare attacchi malware sugli utenti.

      • I cybercriminali giocano a domino…digitale

Collegando insieme una sequenza di diversi tipi di script che eseguono un attacco alla fine di una serie di eventi, gli hacker possono innescare una reazione a catena prima che i responsabili IT rilevino che una minaccia è operativa sulla rete, e una volta entrati è difficile impedire l’esecuzione del payload.

      • Gli hacker hanno adottato nuovi exploit su Office per attirare le vittime

Gli exploit di Office sono sempre stati uno strumento d’attacco, ma recentemente i cybercriminali hanno sostituito i vecchi exploit con dei nuovi.

      • EternalBlue diventa uno strumento fondamentale per gli attacchi di cryptojacking

Sono state rilasciate diverse patch per questa minaccia di Windows, ma l’exploit di EternalBlue è ancora uno dei preferiti dai criminali informatici; l’accoppiamento di EternalBlue con il software di cryptomining ha trasformato l’attività da un hobby ad una vera carriera criminale potenzialmente redditizia. La distribuzione laterale sulle reti aziendali ha permesso al cryptojacker di infettare rapidamente più macchine, aumentando i payout per l’hacker e pesanti costi per l’utente.

  • Malware su Mobile e IoT in costante aumento

Con l’aumento delle applicazioni Android illegali, nel 2018 si è assistito a una maggiore diffusione di malware trasmesso a smartphone, tablet e altri dispositivi IoT.  Mentre le case e le aziende adottano un numero sempre maggiore di dispositivi connessi ad Internet, i criminali hanno ideato nuovi modi per dirottare questi dispositivi così da usarli in enormi attacchi botnet. Nel 2018, VPNFilter ha dimostrato il potere distruttivo del malware che colpisce i sistemi embedded e i dispositivi di rete che non hanno una semplice interfaccia utente. Mirai Aidra, Wifatch e Gafgyt hanno messo in atto una serie di attacchi automatizzati che hanno usato i dispositivi di rete in botnet per effettuare attacchi di denial-of-service distribuiti, minare cryptomonete e infiltrarsi nella rete.

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Evoluzione della specie: come colpiscono i nuovi hacker secondo Sophos

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Autodesk University: l’opportunità di migliorare

Autodesk University: l’opportunità di migliorare

Si è aperta ufficialmente martedì 13 novembre l’edizione 2018 di Autodesk University, l’evento software che ogni anno raduna una comunità di migliaia di utenti e reseller Autodesk da tutto il mondo. Quest’anno ben 11.000 persone hanno varcato il confine del Nevada, fino a raggiungere Las Vegas, e partecipato a 2 giornate intense dedicate ai prodotti Autodesk e alle loro innovative applicazioni. Sul palco, quest’anno, dopo un inizio ancor più spettacolare, reso possibile da giochi di luce, musica e danza contemporanea, l’apertura di Andrew Anangnost, CEO di Autodesk e a seguire numerosi esempi di generative design applicato a svariati campi industriali, uno su tutti, il mercato delle Contructions, il BIM, su cui il colosso americano sta puntando enormemente per il presente e futuro. Secondo Andrew Anagnost quello delle Construction è il settore dove il generative design può espletare in toto le sue enormi potenzialità e in cui l’innovazione tecnologica può dare risultati entusiasmanti.

The opportunity of better

L’opportunità di migliorare, è questo il motto dell’edizione 2018 di Autodesk University. Andrew Anagnost punta l’attenzione su come possiamo migliorare ogni giorno il nostro modo di vivere, lavorare e produrre valore e innovazione. “Siamo circondati da una grande creatività e cose bellissime. – afferma il CEO Autedesk – Ciò che permette ogni giorno di creare prodotti nuovi sempre più innovativi è l’automazione. L’automazione – prosegue Anagnost – sta cambiando profondamente il nostro modo di lavorare, dandoci infinite nuove opportunità, opportunità che si traducono non solo in nuovi prodotti, ma in un nuovo modo di lavorare e in nuovi posti di lavoro, producendo un’enorme valore e ricchezza”. Perché perdere l’opportunità di migliorare il nostro ecosistema? Perché di questo si tratta. Non ci si deve limitare a migliorare quello che facciamo ma il mondo in cui viviamo; dobbiamo e possiamo migliorarlo all’insegna della sostenibilità e del progresso che facilità le nostre vite. Ripensare le città in questa chiave significa utilizzare l’innovazione per riprogettare le abitazioni, le infrastrutture, la logistica, in un’ottica di maggiore sostenibilità. Cambiamo noi, il nostro modo di lavorare, di progettare e produrre, cambia il modo di lavorare, le competenze in campo, le industrie e l’intero ecosistema. Ecco perchè, ribadisce Anagnost, l’automazione non va temuta, non sta portando via posti di lavoro, né lo farà mai; sta semplicemente trasformando il mondo del lavoro e le nostre competenze creando nuove opportunità e nuovi posti di lavoro. L’automazione ci dà l’opportunità di essere più creativi e stimolati e di migliorare il mondo in cui viviamo. “Noi abbiamo la possibilità di nutrire il mondo” e questo grazie alle nuove tecnologie e all’automazione. Il mondo può essere riimmaginato e reso migliore.

Cos’è Caterpillar?

Il secondo intervento della mattinata ha introdotto la nuova app “Caterpillar”. Si tratta di una app di progettazione per il settore delle Costruzioni che grazie a una dashboard permette di condividere schizzi e progetti visualizzandoli su diversi dispositivi contemporaneamente. Questo è un esempio di come la tecnologia migliori il nostro modo di lavorare e i frutti del nostro lavoro, permettendo una miglior collaborazione, lavoro in team, risparmio di tempo e costi di progettazione; grazie all’immediatezza dello strumento si prendono decisioni in tempo reale e condivise. Questa app facilità il lavoro di progettazione urbanistica, di città, mappe e infrastrutture. Le possibilità per chi progetta risultano così notevolmente incrementate; tutto è possibile e riimaginabile. Il futuro è arrivato velocemente.  L’automazione ha permesso questo. Una delle sfide più grandi di questa trasformazione è la gestione dell’enorme quantità di dati che vengono ormai prodotti e condivisi. Raccogliere i dati e gestirli, e muoverli, non è una banalità bensì una grande sfida ; una sfida a cui il cloud ha dato una risposta importante. Le opportunità sono nelle nostre mani: tutto è ormai customizzabile e flessibile. Grazie ad Autodesk Revit c’è più tempo per focalizzarsi sulla propria creatività. Più dati, più sapere, più competenze…. Progetti migliori, idee migliori, un mondo migliore… questo è lo scenario presente e futuro.

Il generative design

Il generative design, incluso in Autodesk Fusion 360, è la tecnologia che permette una progettazione innovativa in linea con le tendenze appena descritte. Sul palco, dopo il secondo intervento dedicato alla novità “Caterpillar”, si sono avvicendati significativi esempi di generative design. Il primo a salire sul palco, uno scienziato della JPL Company, che ha presentato un robot spaziale progettato con generative design. Il generative design utilizza le geometrie ispirate alle forme organiche e funzionali che si trovano in natura per suggerire al progettista un nuovo design da applicare ai suoi progetti; le soluzioni suggerite secondo questa ispirazione sono diverse, quindi il designer ha la possibilità di scegliere risparmiando tempo e calcoli, ma implementando altresì la propria capacità immaginativa e creativa. Il secondo esempio riguarda il settore delle costruzioni: un’azienda giapponese leader nel settore utilizza il generative design per riprogettare in un’ottica di maggior sostenibilità e fattibilità. L’intervento di Beth Comstock, sul finale di questa prima giornata degli AU 2018, non ha fatto altro che ribadire il ruolo dell’automazione nelle nostre vite e industrie, elogiando il potere del cambiamento. Cosa guida il cambiamento? La natura del cambiamento è cambiare. La vita corre veloce, il cambiamento sempre più rapido. In città si cammina più rapidamente, la vita scorre velocemente. Le cose sono ogni giorno più connesse. È aumentata la complessità grazie all’innovazione tecnologica. Non c’è più solo il mondo fisico, ma anche il mondo digitale, connessi e combinati insieme; pensiamo ai digital twin… ogni oggetto fisico ha ormai oggi un gemello digitale su cui è possibile progettare, apportare modifiche e simularne il comportamento. Gestire questa complessità è la vera emergenza di oggi e la sfida. Ci stiamo riorganizzando intorno a tutte le informazioni digitali che ricaviamo ogni giorno.

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Autodesk University: l’opportunità di migliorare

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