Geartec entra a far parte del gruppo Atag

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Geartec entra a far parte del gruppo Atag

Atag e Geartec hanno siglato un accordo secondo il quale Atag ha conferito una quota di capitale che le ha consentito di ottenere una quota di partecipazione alla società pari al 40% con l’opzione di raggiungere il 50% nell’arco di tre anni con un investimento complessivo che va oltre un milione di euro.

Una visione condivisa

Il piano di collaborazione è finalizzato a valorizzare la complementarietà e la visione strategica condivisa delle due aziende, incrociando le rispettive peculiarità produttive, la rete di vendita, le capacità e le competenze tecniche, accanto all’integrazione della gamma prodotti delle due realtà, con indubbi ampliamenti di opportunità e vantaggi per le rispettive clientele. Le due aziende condividono un ambito di business comune e questo piano di collaborazione apre a inedite sinergie che consentiranno di servire in modo allargato e più completo il proprio parterre di clienti. “Grazie a tale accordo – ha affermato Federico Spagnolo, Presidente del Consiglio di Amministrazione Atag – possiamo rispondere ad esigenze nuove e diverse della nostra clientela con applicazioni e prodotti finiti ad elevato valore aggiunto realizzate in materiali plastici da lavorazione meccanica, fruendo del know-how e dell’esperienza Geartec nella lavorazione dei tecnopolimeri. Per tutti questi motivi, siamo molto ottimisti e prevediamo buone opportunità di sviluppo, con una crescita di almeno il 10%, nei prossimi 3 anni”. “Per Geartec – ha aggiunto Giancarlo Piatti, Direttore Generale Geartec – l’ingresso nel gruppo Atag consente di aumentare la nostra presenza grazie alla capillarità della rete di vendita Atag sul territorio e apre inoltre a un importante completamento di gamma, che deriva dalla specializzazione di Atag nel mondo degli elastomeri, garantendo l’accesso a una gamma prodotti unica per varietà e qualità nell’ambito delle forniture industriali”.

Il potenziamento del reparto di fresatura per le microlavorazioni

Partendo da una visione comune e proiettata verso un futuro di crescita che si basa sulla qualità e la ricerca di applicazioni speciali ad elevato valore aggiunto, le due aziende – che manterranno i propri brand separati – condividono da subito anche dei programmi di investimenti comuni. Infatti Geartec sta lavorando al potenziamento del reparto di fresatura per le microlavorazioni entro il 2018. Una posizione confermata anche da Spagnolo quando afferma che “la nostra strategia di crescita prevede sviluppi tramite linee dirette e tramite operazioni di fusioni e accordi in Italia e all’estero.”

Obiettivo: mercati esteri

La collaborazione fra Atag e Geartec  porterà inoltre a delle nuove economie di scala sia a livello di costi che di sinergie commerciali e industriali tese a favorire lo sviluppo del mercato estero specialmente nel Nord Europa e, in particolare, in paesi come la Svizzera, la Germania e la Francia.

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Source: Attualita
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FANUC annuncia la distribuzione diretta del centro di lavoro ROBODRILL

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FANUC annuncia la distribuzione diretta del centro di lavoro ROBODRILL

Con l’obiettivo di proporsi come referente unico e fornire un servizio di installazione e assistenza ancora più efficiente a favore dei Clienti, FANUC Italia ha assunto la distribuzione esclusiva del suo centro di lavoro CNC a 4 e 5 assi ROBODRILL.

In un mercato tuttora denso di opportunità di crescita, e in linea con la filosofia “ONE FANUC” che posiziona l’azienda giapponese come interlocutore unico per l’automazione dei processi ed il Service, FANUC Italia annuncia che dal 9 luglio 2018 la distribuzione commerciale di ROBODRILL verrà effettuata in modo diretto dall’azienda che potrà essere supportata in futuro anche da una selezionata rete di dealer regionali.

 

A seguito della riunificazione delle tre divisioni CNC, Robot e Robomachine avvenuta nel 2014, FANUC si è affidata all’esperienza e alla competenza di OVERMACH, riferimento da oltre 30 anni nella vendita di macchine utensili CNC nuove e usate sul territorio nazionale, per consentire una penetrazione ancora più capillare e assicurare una risposta tempestiva alla domanda per il suo centro di lavoro verticale. La partnership con OVERMACH ha così permesso a ROBODRILL di imporsi come una delle soluzioni di riferimento nel suo comparto. Oggi FANUC Italia riprende la distribuzione esclusiva di ROBODRILL, proseguendo il percorso di successo tracciato negli scorsi anni da OVERMACH.

Con un parco installato di oltre 200.000 unità in tutto il mondo, supportato da un’assistenza globale tempestiva ed efficiente, FANUC ROBODRILL è la punta di diamante delle macchine per lavorazioni meccaniche dell’azienda giapponese, perfetta per soddisfare gli stringenti requisiti di versatilità del mercato italiano delle lavorazioni CNC a 5 assi.

Grazie a questa operazione commerciale, i Clienti di FANUC ROBODRILL potranno fare affidamento sulla consueta affidabilità, prestazioni superiori e assistenza puntuale rivolgendosi ad un referente unico per tutta la parte di automazione, opzioni software, componenti oltre al centro di lavoro vero e proprio.

 

Source: Meccanica e Automazione
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Studer lancia favorit sul mercato

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Studer lancia favorit sul mercato

STUDER amplia il suo portafoglio di prodotti e lancia una nuova macchina, la favorit. Ha una distanza punte di 1600 mm.

Se pensate che una macchina STUDER di grandi dimensioni superi il vostro budget, vi consigliamo la favorit. L’avanguardia in termini di rapporto prezzo-prestazioni è universalmente applicabile e, grazie alla sua distanza punte di 1600 mm, è adatta anche per pezzi lunghi.

Questa macchina per rettifica in tondo universale CNC è progettata per la rettifica in produzione singola e in serie e può essere automatizzata. Con diverse opzioni come il controllo di misura, il sistema di bilanciamento, il rilevamento del ciclo e il posizionamento longitudinale, può essere successivamente adattata ad altri compiti di rettifica.

La favorit è una macchina poco costosa. Come tutte le rettificatrici cilindriche STUDER, il collaudato banco macchina in Granitan® massiccio garantisce la massima precisione, prestazioni e sicurezza. La carenatura chiusa offre una visuale ottimale del processo di rettifica. La testa di rettifica, posizionabile automaticamente ogni 3°, può alloggiare un mandrino di rettifica esterno e un mandrino di rettifica interno entrambi a cinghia.

Grazie al software di rettifica STUDER orientato alla pratica, con il suo collaudato pittogramma Studer, anche gli utenti meno esperti possono programmare i cicli di rettifica e diamantatura in modo rapido e pratico. Inoltre, il software StuderGRIND opzionale è disponibile per la programmazione efficiente di applicazioni speciali, come la profilatura della mola per forme di pezzi complesse. Sviluppo, produzione, montaggio e collaudo dei prodotti STUDER sono orientati al processo e sono conformi alle severe direttive VDA 6.4 e ISO 9001.

Una ulteriore novità vi aspetta alla prossima edizione della AMB a Stoccarda dal 18 al 22 settembre 2018. Partecipate personalmente alla inaugurazione il 18 settembre alle ore 12.00, Padiglione 5, Stand 5C12.

Source: Meccanica e Automazione
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A lezione di automazione industriale con Mitsubishi Electric

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A lezione di automazione industriale con Mitsubishi Electric

Si è da poco chiusa la seconda edizione dell’iniziativa “Porte Aperte alla Scuola” di Mitsubishi Electric, che ha coinvolto cinque istituti tecnici superiori delle Province di Milano e Monza Brianza – per un totale di oltre 200 studenti e 30 insegnanti. Questo importante risultato ha consentito alla multinazionale giapponese di avvicinare il mondo della formazione tecnica superiore al mondo dell’impresa, focalizzandosi sui temi della robotica e del PLC (controllo logico programmabile), nell’ambito delle applicazioni industriali. La Divisione Factory Automation di Mitsubishi Electric ha inoltre donato quest’anno kit scolastici con PLC per i laboratori in sede scolastica dell’IIS Einstein di Vimercate e dell’IIS Giorgi di Milano. Forte dei risultati della prima edizione, e grazie al carattere fondante che la formazione riveste nelle strategie di Mitsubishi Electric, l’azienda ha rinnovato l’iniziativa “Porte Aperte alla Scuola”, coinvolgendo per l’anno scolastico 2017/2018 nuovi istituti e inserendo corsi specificatamente dedicati al corpo docente. Le collaborazioni hanno previsto percorsi formativi in azienda e presso le sedi scolastiche e visite alla Demo & Training Room Factory Automation presso la sede dell’azienda di Agrate Brianza per una formazione teorica e pratica sui temi dell’automazione industriale.

Un percorso formativo biennale post diploma

Per il terzo anno consecutivo, è proseguita inoltre la forte partnership con la Fondazione “Istituto Tecnico Superiore Lombardo per le Nuove Tecnologie Meccaniche e Meccatroniche” (ITS), un percorso formativo biennale post diploma di alta specializzazione in Meccatronica e Automazione, con attività di docenza continuativa in ambito Robotica e Controlli Numerici presso le sedi di Bergamo e di Sesto San Giovanni e stage curriculari per alcuni studenti. La formazione è da sempre un elemento fondamentale in cui l’intero gruppo Mitsubishi Electric crede fermamente, il modo migliore per acquisire conoscenze pratico-teoriche e sviluppare quelle professionalità che consentiranno ai futuri tecnici di affermarsi con successo in ambito lavorativo. Le attività dell’iniziativa “Porte Aperte alla Scuola” riprenderanno all’inizio dell’anno scolastico 2018/2019, con l’intento di sostenere le nuove generazioni con un supporto altamente qualificato durante il loro processo di preparazione al mondo del lavoro. Per ulteriori informazioni, andate qui.

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Source: Attualita
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ANIMA – crescita a due cifre per gli investimenti 4.0

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ANIMA – crescita a due cifre per gli investimenti 4.0

Il manifatturiero crede in indutria 4.0 e lo fa investendo + 10,2%.

Ma quali sono i settori maggiormente coinvolti?

Tra le voci più rilevanti troviamo sicuramente le tecnologie alimentari +7,2%; valvole e rubinetteria investiranno più del 2017 (+14%) così come la caldareria (+12,2% rispetto al 2017). In misura ridotta, anche le pompe scommettono sulla ripresa del mercato (+10,5% di investimenti nel 2018) e, alla stessa velocità, il comparto del sollevamento e della movimentazione (+10,5% di investimenti nel 2018).

Alberto Caprari, presidente di Anima Confindustria Meccanica

“Il Piano Impresa 4.0 ha accelerato gli investimenti che, in buona parte, alcuni nostri settori avevano dovuto congelare a causa del mercato domestico stagnante e delle incertezze geopolitiche. Nei primi mesi del 2017 non era così diffusa la consapevolezza di cosa fosse il  potenziale di questa 4.0. Nel corso dei mesi, gli obiettivi e le strategie imprenditoriali si sono chiariti e c’è stata una rinascita degli investimenti tecnologici e un rinvigorirsi degli ordinativi. Abbiamo potuto recuperare una parte del divario competitivo che si era creato con le altre realtà europee e mondiali, acquisendo più forza e soprattutto fiducia. Rimane il problema dell’Euro forte e un sistema Italia inefficiente. Fra tutte le misure promosse, il Piano Impresa 4.0 ha giocato quindi un ruolo fondamentale. È stato innanzitutto un segnale positivo da parte delle Istituzioni per supportarci concretamente,  in una sfida tecnologica che diversamente ci saremmo trovati a dover affrontare ancora da soli. Il Piano voluto dal governo, sta guidando inoltre le aziende italiane nel passaggio cruciale dalla vendita del prodotto al servizio, legato alla tecnologia digitale. Gli incentivi premiano chi investe ed in particolare, chi vuole migliorare qualitativamente, per crescere nei mercati globalizzati. Il Piano 4.0 ha saputo  infondere nuova linfa, prospettive e vera tecnologia, certamente forieri di una prossima migliore occupazione”

Paolo Gianoglio, direttore generale Icim. “Sono stati molti i settori della meccanica di Anima coinvolti nel Piano Impresa 4.0. C’è chi ha compreso dall’inizio l’importanza della formazione, rivolta a chi progetta, a chi produce e fino alla rete vendita. La maturità di un comparto è spesso stata sollecitata dalle richieste dei clienti, come nel caso della finitura con le esigenze dell’automotive. Anche chi è rimasto escluso dall’incentivazione 4.0, come il caso della refrigerazione, ha proseguito lungo la strada dell’innovazione per rimanere al passo con il mercato. Questo ha comportato anche per la voce delle tecnologie alimentari una crescita notevole. La movimentazione, al contrario, ha goduto delle agevolazioni per i magazzini automatizzati. All’interno del comparto alcun tecnologie però hanno ancora bisogno di una specializzazione per rispondere al requisito dell’interconnessione richiesta dal mercato. Infatti, non tutti i carrelli, a oggi, possono godere dell’iperammortamento. Le valvole e la rubinetteria hanno accolto il 4.0 come possibilità di ammodernamento del parco macchine e come opportunità di innovazione di prodotto. Gli investimenti aziendali sono stati cospicui e distintivi”. Questa è la panoramica tracciata da Icim, ente di certificazione le cui attività di verifica e attestazione di macchine interconnesse consentono alle imprese manifatturiere di innovare i propri processi produttivi in ottica Industria 4.0.

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. “Le imprese hanno introdotto molte innovazioni digitali, ma abbiamo ancora un grande divario tra un 20% di imprese eccellenti e un 60% potenzialmente pronte a fare il salto di qualità ma ancora in una fase di transizione. Su queste occorre lavorare. L’impresa cambia se gli imprenditori cambiano, accettando di aprire il capitale, di assumere competenze innovative, di rischiare. A noi questa sfida. Alla politica quella di individuare i meccanismi di accelerazione di questi cambiamenti, per consolidare quanto Impresa 4.0 prevede puntando su un concetto largo di industria: della manifattura, del turismo, delle costruzioni, dei servizi, della cultura, per aziende ad alto valore aggiunto, ad alta produttività e ad alta intensità di investimenti”.

industria 4.0

Source: Meccanica e Automazione
ANIMA – crescita a due cifre per gli investimenti 4.0

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ANIMA, la meccanica italiana va all’estero

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ANIMA, la meccanica italiana va all’estero

Crescono gli scambi con gli Stati Uniti, la Russia rinasce e cerca gli italiani, Cina e Arabia a doppia cifra


 La meccanica esporta più della metà di quello che produce, precisamente il 60,8%. Questo è il dato a consuntivo 2017, anno in cui le esportazioni sono cresciute del +4,5%. Nel corso dell’anno è previsto un ulteriore aumento del valore pari a +2,9%. I dati sono elaborati dall’Ufficio Studi Anima.

 “In questo nuovo e originale contesto di competizione commerciale tra Stati Uniti e Cina, con una Russia che si vuole riaffermare fortemente e l’Europa compressa tra forze contrastanti, situata al centro di una posizione geo-economica cruciale, la visione delle aziende italiane della meccanica potrebbe divenire sempre più complicata”, afferma Alberto Caprari, presidente Anima Confindustria. “Tutte quante sono, infatti, destinazioni di grande rilevanza per le nostre tecnologie, con crescite importanti”. Ricordandoci anche le sanzioni USA/UE verso la Russia e le difficoltà a operare nel circuito finanziario internazionale negli scambi commerciali con l’Iran, appare oggi più ristretto e limitato il nostro perimetro d’azione così come risulta assai più complessa una buona pianificazione dello sviluppo internazionale nel medio periodo. Credo, quindi, che in questo contesto di barometro politico variabile, le aziende italiane debbano riflettere, con grande distacco e razionalità, su quali possano essere i mercati effettivamente aperti e ben ricettivi per i propri prodotti”.

Un mercato perplesso dalla Brexit

Rallentano per la prima volta gli scambi commerciali con il Regno Unito. Nel 2017 l’export della meccanica italiana registra un calo (-2,6%) che, anche se lieve, è indice di un cambiamento. Il valore export era in costante crescita dal 2011. La Brexit con la conseguente necessità di rinegoziare tutti i trattati inizia a destabilizzare il mercato. Rimangono da discutere la reciprocità degli standard produttivi, le normazioni tecniche specifiche, la tracciabilità e gli investimenti. Per ora il Regno Unito è ancora la quarta meta dell’export italiano.

Usa prima destinazione per la meccanica

L’export verso gli Stati Uniti non si smentisce (+6,7%). Gli Usa sono il primo mercato di destinazione della meccanica italiana con una crescita costante dal 2011. Sono in calo le grandi commesse legate al settore petrolchimico. Lo scenario cambia completamente per le tecnologie dirette allo sviluppo industriale manifatturiero. Euler Hermes prevede l’impatto di una eventuale guerra commerciale sull’andamento della meccanica nazionale: “Le politiche protezionistiche annunciate dall’amministrazione statunitense e quelle che potrebbero essere introdotte da altri paesi in risposta a queste, sono destinate ad avere un impatto significativo su tutte le principali economie mondiali”, dice Massimo Reale, Direttore Commerciale Euler Hermes Italia. “La stima di Euler Hermes per i principali 20 paesi esportatori evidenzia un potenziale impatto per il solo settore della Meccanica pari a 10 Miliardi di USD mentre, se i toni della contesa dovessero inasprirsi, addirittura questa cifra potrebbe salire a 20 Miliardi di USD in caso di una vera e propria guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina. Se guardiamo all’Italia, queste misure potrebbero determinare un calo dell’export per il settore calcolato fino a 340 Milioni di USD, mentre nel caso peggiore l’impatto può superare il valore di 1,2 Miliardi di USD”.

Il drago cinese sta correndo

L’export verso la Cina guadagna nuove quote: se nel 2012 era di 680 milioni di euro, il 2017 si è chiuso con un valore delle esportazioni pari a 1 miliardo di euro. Il drago cinese sta correndo (+19,6% nel 2017). È la sesta destinazione per l’export delle aziende della meccanica. Numeri importanti per le innovazioni italiane, soprattutto per quelle legate alla riduzione delle emissioni di Co2, alla gestione delle infrastrutture idriche e delle acque reflue, così come dei rifiuti. Crescono in particolare gli impianti termici (da 85 milioni di euro del 2016 a 160 milioni di euro nel 2017). La crescita decisa dell’export verso la Cina riflette la capacità economica del Paese. Laddove è possibile sviluppa un’industria propria, che erode quote di mercato alle nostre eccellenze, ma continua a ricercare tecnologia di alto profilo. Gli investimenti in tecnologie italiane sono tutt’altro che timidi.

Russia in risalita

La Russia ha domandato in modo crescente le tecnologie italiane dal 2011 fino al 2014, anno in cui l’export italiano verso questo mercato segna un valore pari a 1,1 miliardi di euro. Nel 2015 la cifra scende a 858 milioni di euro con un nuovo tonfo nel 2016 (717 milioni di euro). Nel 2017 si risale a 895 milioni di euro con un +24,8%. È il settimo mercato di destinazione per la meccanica Anima. Il Piano di sostituzione all’import realizzato dalla Federazione Russa sta finanziando la reindustrializzazione del Paese. Il calo del greggio, la svalutazione del rublo, le sanzioni USA e UE, la grande crisi del 2009 hanno favorito anche le aziende italiane grazie alle Zone Economiche Speciali che rendono possibile il presidio diretto del mercato.

“Non bisogna dimenticare ad esempio tutti i dinamici paesi dell’Asean (Singapore, Vietnam, Malesia, Indonesia, Filippine, Cambogia, Brunei, Myanmar, Thailandia, Laos) che possono certamente rappresentare un’area di sbocco molto promettente”, afferma Alberto Caprari, presidente Anima Confindustria. “È poi doveroso menzionare l’intero continente africano che per l’Italia può certamente offrire enormi opportunità. Tutte le tecnologie ad esempio legate all’acqua, agricoltura, allevamenti, trasformazione alimentare, conservazione ma anche per le infrastrutture ed efficienza energetica, sono altamente richieste. L’Africa può rappresentare pertanto il fulcro di una rinnovata strategia di medio e lungo periodo, decisamente interessante e alla nostra portata. Questa macro area, composta da nazioni molto diversificate, al momento pare quasi affrancata da tematiche come sanzioni, nuovi dazi o embargo. Rimane il problema della gestione dei flussi finanziari. Tutto questo al netto del fatto che circa il 50% dell’export della meccanica italiana si dirige ancora tradizionalmente verso le maggiori economie europee.  Quindi, nel focalizzare e aggiornare le nostre azioni di sviluppo commerciale, dovremo verificare meglio anche le possibilità che grandi paesi dell’Unione, come Germania, Francia, Spagna e Inghilterra (Brexit permettendo) offrono alle nostre eccellenze manifatturiere. Anche in Italia infine, vi sono note società specializzate in package tecnologici integrati che esportano molto, liete di avere a bordo ottimi componenti Made in Italy. Basta saper scegliere bene ed essere incisivi, spostando un poco il timone poiché gli spazi per crescere nel mondo ci sono”.

Si riprende anche l’Arabia Saudita

L’Arabia Saudita ha subito una battuta d’arresto nel 2015. Le esportazioni italiane sono calate nel 2016 fino a riprendersi bene nel 2017 (+19,6%). Registrano una grande crescita le valvole (+21,3%) così come la caldareria, le pompe e le turbine a gas. È l’ottava meta dell’export della meccanica. Il petrolio sale e, come era immaginabile, l’economia saudita è la prima a beneficiarne. “Segnaliamo le difficoltà attese anche per l’Arabia Saudita dove la presenza delle aziende straniere, ricordiamo, è solo possibile in presenza di un partner locale. Il paese senza dubbio ha iniziato una profonda opera di modernizzazione e di apertura alle economie occidentali, ma segnaliamo tuttora un rischio legato al sistema giurisdizionale che rende estremamente complessa l’attività di recupero del credito (e dunque la celerità delle transazioni commerciali). Le procedure giudiziarie si confermano  lente e molto costose, e non si può avere certezza delle legge applicabile, tantomeno le procedure concorsuali non sono così avanzate come nel mondo occidentale. Un  monito fondamentale per il nostro export nei mesi a seguire”, chiude Massimo Reale, Direttore Commerciale Euler Hermes Italia.

Balzo dell’export in Polonia

Anche l’export verso la Polonia fa una balzo in avanti nel 2017 (+23,7%) fino a toccare i 737 milioni di euro. Ancora bene pompe e macchinari per il sollevamento così come gli impianti termici. Male le valvole che registrano un calo a doppia cifra (-21%). Il Paese occupa la decima posizione export della meccanica italiana “Anima”. La Polonia, beneficiaria di tanti fondi europei, è stata in grado di sfruttare al meglio questi aiuti per consolidare e sostenere il proprio sviluppo industriale. Al di là di pochi casi isolati, molto probabilmente fisiologici, tutti i settori b2b trovano soddisfazione e fatturato.

Gli europei e chi vorrebbe esserlo

Germania, Francia e Spagna hanno richiesto sempre più tecnologia italiana nel corso del 2017. I tedeschi hanno importato più italianità  (+5,4% rispetto al 2016), così come la Francia (+6,3% nel 2017) mantenendo il secondo e il terzo posto nella classifica dei dieci Paesi export per la meccanica italiana. La Spagna, in quinta posizione, chiude il 2017 con un +7,5% confermandosi una delle mete più rilevanti delle esportazioni italiane.

La Turchia, invece, rimedia un nono posto con un calo del -4,1%.

Source: Meccanica e Automazione
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Proteggere i sistemi fotovoltaici: un interessante case study

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Proteggere i sistemi fotovoltaici: un interessante case study

Dopo un’attenta analisi delle soluzioni a disposizione sul mercato, a partire dal 2015, in corrispondenza della costruzione dei primi grandi impianti, Fimer (azienda attiva in tutto il mondo nella tecnologia inverter per le installazioni fotovoltaiche) ha deciso di affidarsi a Vertiv, in precedenza Emerson Network Power, per proteggere i sistemi fotovoltaici con le tecnologie performanti fornite dagli UPS Liebert GXT4. Fimer, fondata nel 1942 inizialmente per la produzione di macchine saldatrici, ha successivamente esteso il suo business anche ai sistemi di conversione per centrali fotovoltaiche, alla climatizzazione e alle stazioni di ricarica per mobilità elettrica. La sua consolidata specializzazione nella progettazione, produzione e vendita di inverter modulari a elevatissima efficienza per impianti fotovoltaici di grandi dimensioni consente oggi all’azienda di detenere la principale quota di mercato in Centro e Sud America. Fimer ha sede a Vimercate (MB), è composta da un team di oltre 140 persone ed è presente a livello globale con uffici in Cile, Brasile, Messico, Algeria e  Fimer ha la responsabilità di costruire impianti fotovoltaici affidabili, sicuri e performanti, per assicurare funzionalità e produttività costanti. L’azienda ha deciso quindi di fare affidamento sulle tecnologie Vertiv per garantire la sicurezza dell’alimentazione elettrica in differenti progetti realizzati in Centro e Sud America, in Giordania e in India.

Il case study

L’obiettivo era quello di garantire e proteggere l’alimentazione elettrica, per consentire continuità di servizio a impianti fotovoltaici di grandi dimensioni. Questi i risultati:

  • Garanzia di protezione dell’alimentazione elettrica per le applicazioni mission critical e supporto completo nelle varie sedi internazionali
  • Le caratterstiche del sistema assicurano una installazione intelligente e affidabile in container, in funzione delle necessità meccaniche ed elettriche richieste
  • Ingombro ridotto per il sistema UPS come indicato nel progetto iniziale

Il contesto

Oggi le più grandi installazioni fotovoltaiche al mondo sfruttano la tecnologia inverter di conversione ad alta efficienza di Fimer. Gli impianti fotovoltaici realizzati su committenza sono connessi direttamente alle reti nazionali dei rispettivi paesi, per la distribuzione dell’energia a privati, aziende ed enti pubblici. L’azienda è attiva in tutto il mondo e ha realizzato importanti installazioni, raggiungendo, ad esempio, potenze da 820 MW e 200 MW in Messico, da 560 MW in Brasile e da 180 MW in Perù, tutte come singolo parco fotovoltaico. Era fondamentale quindi, in ogni progetto, tenere in massima considerazione l’aspetto della continuità dell’alimentazione elettrica, per garantire il corretto funzionamento degli impianti ed evitare dannose interruzioni di servizio. Dopo un’attenta analisi delle soluzioni a disposizione sul mercato, a partire dal 2015, in corrispondenza della costruzione dei primi grandi impianti, Fimer ha deciso di affidarsi a Vertiv, in precedenza Emerson Network Power, per proteggere i sistemi fotovoltaici con le tecnologie performanti fornite dagli UPS Liebert GXT4.

Le soluzioni

Filippo Carzaniga, Managing Director di Fimer.

Gli UPS scelti da Fimer sono i Liebert GXT4 da 6000 VA, che sono stati personalizzati con interruttore esterno che consente la programmabilità della riserva di energia. Gli UPS sono inoltre  dotati di   armadi esterni  customizzati  al cui interno sono alloggiate batterie ermetiche al piombo long life, per fornire alimentazione elettrica di alta qualità alle apparecchiature IT, con una gestione intelligente e tempi di trasferimento alla batteria praticamente nulli. I Liebert GXT4 proteggono i sistemi da qualsiasi eventuale problema di alimentazione causato da interruzioni, abbassamenti o fluttuazioni di tensione, sovratensioni o interferenze. Questi UPS offrono prestazioni di elevato livello, in un design compatto, e garantiscono un elevato fattore di potenza, eccezionale affidabilità e capacità di assicurare la continuità dell’alimentazione di apparecchiature critiche. Infatti, in caso di mancanza di rete per un periodo prolungato, gli UPS Liebert GXT4 continuano a funzionare il tempo necessario per uno spegnimento conforme dei sistemi IT, proteggendo così i dati e prevenendone la perdita. La loro manutenzione è semplice e rapida grazie alla possibilità di sostituzione delle batterie a caldo. Inoltre, in aggiunta alle caratteristiche di alta affidabilità e protezione intelligente dei sistemi assicurati dagli UPS Liebert, Fimer ha valutato con grande attenzione anche il livello di supporto messo a disposizione dall’assistenza tecnica multilingue di Vertiv. “Avevamo la necessità di dotare gli impianti – ha detto Filippo Carzaniga, Managing Director di Fimer- di dispositivi robusti e performanti, in ambienti industriali o climaticamente molto severi, all’interno di stazioni di conversione di energia e control room,” sottolinea Filippo Carzaniga, Managing Director di Fimer. “Gli UPS Vertiv si sono dimostrati all’altezza, garantendo versatilità, compatezza e funzionalità importanti, quale ad esempio la possibilità di avere contatti di stato e protocolli per l’interfacciamento con i nostri sistemi SCADA, in modo tale da avere sempre il totale controllo dei sistemi installati.” Gli impianti Fimer dotati delle soluzioni Vertiv si trovano in Cile, Brasile, Messico, Perù, Giordania e India. Ogni installazione è stata supportata da team italiani di Vertiv inviati in loco, che hanno collaborato con tecnici specializzati locali durante tutte le fasi di progettazione e implementazione delle soluzioni.

Collaborazione in corso

La collaborazione tra Vertiv e Fimer è tuttora in corso e prevede  il prezioso contributo anche per l’implementazione di ulteriori impianti fotovoltaici, così come la fornitura di sistemi a supporto delle tecnologie di  storage, settore in forte sviluppo nel quale Fimer sta ampliando le proprie attività. 2 – “Siamo molto soddisfatti – ha concluso Filippo Carzaniga – del rapporto creatosi in questi anni con Vertiv. Tecnologie performanti e attenzione dedicata al cliente sono da sempre elementi fondamentali per noi. Siamo certi che l’azienda continuerà a supportarci al meglio nel seguire lo sviluppo dei prodotti già installati e nella fornitura di nuove soluzioni nei progetti attuali e futuri.”

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Source: Attualita
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Assemblea UCIMU: 2017 e 2018 positivi per l’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione

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Assemblea UCIMU: 2017 e 2018 positivi per l’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione

È decisamente positivo il bilancio 2017 dell’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione che ha fatturato oltre 9 miliardi di euro e registrato incremento per tutti i principali indicatori economici.

Quarta tra i produttori, l’Italia si è confermata terza tra gli esportatori e ha inoltre consolidato il quinto posto nella classifica di consumo, a testimonianza della vivacità della domanda locale che ha beneficiato dei provvedimenti per la competitività.

Le previsioni 2018 confermano che il trend positivo proseguirà per tutto l’anno. Cresceranno produzione e export ma, esattamente come nel 2017, saranno consumo, consegne sul mercato interno e importazioni a registrare gli incrementi più decisi, tutti a doppia cifra, sostenuti dalle misure di super e iperammortamento previsti dal piano Impresa 4.0.

Questo, in sintesi, il quadro illustrato dal presidente Massimo Carboniero, questa mattina, in occasione dell’annuale assemblea dei soci UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, cui è intervenuto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.

I CONSUNTIVI 2017 

Nel 2017, la produzione, cresciuta del 9,6%, si è attestata a 6.085 milioni di euro. Il risultato è stato determinato sia dal positivo andamento delle consegne dei costruttori sul mercato interno, salite, del 17,4%, a 2.700 milioni, sia dall’export che, tornato di segno positivo, si è attestato a 3.385 milioni di euro, il 4,1% in più rispetto all’anno precedente.

Nel 2017, principali mercati di sbocco dell’offerta italiana sono risultati: Germania (343 milioni -9,1%), Cina (342 milioni, +8,2%), Stati Uniti (318 milioni, -9,8%), Francia (213 milioni -5,1%), Polonia (162 milioni, +17,8%), Spagna (134 milioni, +15,3%), Messico (122 milioni, +22,6%), Russia (89 milioni, +16,8%).

Decisamente positivo il risultato del consumo che ha registrato, per il terzo anno consecutivo, un incremento a doppia cifra, attestandosi a 4.464 milioni di euro, il 15,7% in più rispetto al 2016.

LE PREVISIONI 2018 

Il positivo andamento dell’industria italiana di settore troverà conferma anche nel 2018, come emerge dai dati di previsione elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU. In particolare, la produzione salirà, del 9,3%, a 6.650 milioni di euro. Il consumo si attesterà a 5.070 milioni di euro, il 13,6% in più rispetto al 2017, trainando sia le consegne dei costruttori sul mercato domestico, attese in crescita del 15,2% a 3.110 milioni, sia le importazioni (1.960 milioni, +11,1%).

Anche l’export proseguirà con la crescita: con un incremento del 4,6% raggiungerà il valore di 3.540 milioni di euro. L’andamento registrato dalle vendite di macchine utensili oltreconfine nei primi tre mesi dell’anno conferma il trend positivo (allegato export). Il rapporto export su produzione, ridimensionatosi dal 2014 per effetto della ripresa della domanda italiana, scenderà ancora, attestandosi a quota 53,2%.

POSITIVI GLI ORDINI DEL SECONDO TRIMESTRE 2018 

Nel secondo trimestre del 2018, l’indice degli ordini di macchine utensili è cresciuto del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente per un valore assoluto di 140 (base 2010=100). Dopo l’arretramento registrato nel primo trimestre, l’indice interno è tornato di segno positivo, a +0,5% (valore assoluto 181,4), dimostrando così che lo stop di inizio anno era dovuto all’incertezza della conferma dei provvedimenti di super e iperammortamento. Positivo anche l’estero che segna una crescita del 3,6% per un valore assoluto di 128,5.

Massimo Carboniero, presidente UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE ha affermato: “chiuso un 2017 davvero positivo, il 2018 si presenta con un andamento altrettanto favorevole. Come emerge dalle previsioni e dall’ultima rilevazione dell’indice degli ordini, sia il mercato estero che quello interno stanno dando risultati soddisfacenti alle imprese italiane del settore”.

“Con particolare riferimento al mercato domestico – ha continuato Carboniero – l’ultimo indice, tornato di segno positivo dopo l’arretramento del primo trimestre, conferma la dinamicità della domanda espressa dagli utilizzatori italiani. Come avevamo ipotizzato, il calo era stato dettato principalmente dalla decisione dei clienti di anticipare gli acquisti alla fine del 2017 quando era certa l’operatività dei provvedimenti di super e iperammortamento. Dopo lo stop iniziale, gli utilizzatori italiani non si sono fatti attendere e, confermate le misure anche per tutto il 2018, hanno ripreso ad investire. È evidente che non potremo più attenderci gli incrementi registrati nel 2017 ma la crescita, seppur moderata, indica che il mercato sale ancora stabilizzandosi su livelli record”.

“Quest’ultima rilevazione è la prova della validità degli strumenti per la competitività e anche della necessità di investire in nuove tecnologie da parte dell’industria manifatturiera italiana. Nessuno investe in sistemi di produzione di ultima generazione se non ne ha esigenza e l’indagine FONDAZIONE UCIMU-Eumetra, presentata a fine giugno, ci dice che solo la metà delle imprese metalmeccaniche italiane ha fatto investimenti in nuovi macchinari nel 2017”.

“Il punto è che non tutte le aziende sono consapevoli di dover innovare i propri impianti produttivi. La piccola e media impresa ha necessità di tempo per valutare e attivare gli investimenti e ciò vale ancor di più con Industria 4.0 che porta con sé vere e proprie rivoluzioni organizzative, più difficili da immaginare e implementare”.

COMMENTI E PROPOSTE POLITICA INDUSTRIALE

Misure per la competitività

“Alle autorità del nuovo governo chiediamo di prolungare l’effettività delle misure di super e iperammortamento, magari rivedendo i coefficienti ma lasciando il tempo alle imprese di maturare le decisioni d’acquisto. Nel lungo periodo poi, il superammortamento dovrebbe divenire strutturale per accompagnare le imprese italiane – di tutte le dimensioni, ma prevalentemente le micro, che sono quelle meno strutturate in termini di 4.0 – in un processo di aggiornamento costante e cadenzato nel tempo. Se ciò non fosse possibile chiediamo che sia almeno introdotto il sistema degli ammortamenti liberi anche perché i coefficienti sono fermi al 1988 e certamente non rispecchiano più il ritmo di aggiornamento richiesto oggi dal mercato”.

Formazione

“Occorre poi accompagnare questo processo di inserimento di nuova tecnologia con un uguale impegno sulla vera risorsa delle imprese: l’uomo. Per questo chiediamo che il provvedimento dedicato alla formazione, così come definito nel programma Impresa 4.0, sia perfezionato. A nostro avviso, il credito di imposta al 40%, attualmente applicato al solo costo del lavoro del personale coinvolto nella formazione, dovrebbe essere esteso anche al costo dei corsi e dei formatori impiegati, che è poi la spesa più gravosa per le PMI. Dobbiamo incentivare le imprese ad aggiornare il proprio personale. Sul fronte dei giovani deve continuare il lavoro sugli ITS, istituti di alta formazione tecnica post diploma la cui distribuzione sul territorio deve divenire sempre più capillare”.

Lavoro

“In materia di lavoro – ha affermato Carboniero – ci paiono anacronistici i contenuti del Decreto Dignità. Abbiamo bisogno di un contesto che faciliti il più possibile l’accesso dei giovani al mondo del lavoro e permetta alle aziende di investire in nuove risorse con la giusta tranquillità. Per spingere le imprese ad assumere e a farlo a tempo indeterminato occorre intervenire sulla riduzione del cuneo fiscale e con la piena detassazione e decontribuzione per i primi anni di assunzione non certo con l’eliminazione di contratti a termine e la revisione della materia dei contenziosi che creerà nuova e aggiuntiva burocrazia per le imprese”.

Delocalizzazione versus Internazionalizzazione

“Abbiamo bisogno di un mercato libero e aperto, più di prima, di un’Unione Europea forte per un’Italia forte. Chiediamo a chi ci governa, di ragionare sulla vera natura dell’industria italiana che ha bisogno di alleanze strategiche tra paesi e di sponde per sostenere lo sviluppo non solo delle imprese ma dell’intera società”.

“In questo senso, il ragionamento sulle delocalizzazioni inserito nel Decreto Dignità, che speriamo venga corretto in sede parlamentare, appare come un pericoloso deterrente per quanti intendano sviluppare il proprio business. Le imprese italiane hanno necessità di crescere e svilupparsi per presidiare i mercati stranieri. Solo così possono restare competitive. Il decreto non distingue con la dovuta precisione delocalizzazione e internazionalizzazione”.

“Un conto è la chiusura in toto dell’attività produttiva in Italia con conseguente perdita di occupazione, per trasferimento in un paese ove le condizioni e i costi siano più vantaggiosi. Un conto, invece, è il trasferimento di una parte della produzione o addirittura l’apertura di filiali produttive di imprese italiane in altri paesi, senza toccare l’occupazione in Italia. Queste ultime operazioni devono essere incentivate, non penalizzate”.

“In secondo luogo, l’innalzamento delle regole e dei vincoli – ha concluso Carboniero – non farà altro che allontanare quanti, attori esteri, già operano nel nostro paese o hanno intenzione di farlo. Ciò significa meno opportunità di creazione di nuovi posti di lavoro e meno opportunità di business per le imprese italiane fornitrici dei player esteri stabiliti con proprio impianti produttivi”.

Source: Meccanica e Automazione
Assemblea UCIMU: 2017 e 2018 positivi per l’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione

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Atlas Copco: compressore con tecnologia innovativa per risparmiare energia

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Atlas Copco: compressore con tecnologia innovativa per risparmiare energia

Il nuovo compressore oil free Atlas Copco riduce il consumo energetico fino al 35% grazie alla configurazione a motore doppio con un algoritmo di controllo intelligente che permette a entrambi gli elementi di funzionare a velocità differenti, è infatti dotato di due motori a magneti permanenti ad alta efficienza e incorpora la più sofisticata tecnologia VSD (Variable Speed Drive, azionamento a velocità variabile). Lo stabilimento Birra Peroni di Padova, che utilizza compressori d’aria oil free Atlas Copco da circa trent’anni, sta testando in anteprima mondiale il nuovo compressore. Birra Peroni produce birra italiana dal 1846 con tre stabilimenti produttivi: a Roma, a Bari e a Padova per un totale di cinque milioni di ettolitri di birra all’anno, oltre un milione dei quali viene esportato.

Grande uso di aria compressa per la birra

Gli ingredienti fondamentali per produrre birra sono acqua e orzo, ma nel processo produttivo si fa anche un grande uso di aria compressa, necessaria in tutte le fasi, dalla preparazione della birra fino al suo imbottigliamento. L’aria compressa è infatti il vettore energetico usato per alimentare gli attuatori delle valvole, per spingere trebbie, polveri e farine esauste, per azionare i martinetti riempitrici, per azionare i pistoni in area imbottigliamento, per eliminare la CO2 dalle cisterne prima dell’imbottigliamento, per scuotere i filtri a maniche eliminando le polveri. La presenza di vapori di olio residui in queste fasi rischia di contaminare il prodotto finito e le bottiglie, compromettendo la qualità della bevanda che entra in commercio. Per garantire birra di qualità, quindi, è fondamentale utilizzare aria pulita, cioè aria priva di vapori di olio che si possono trovare negli alimenti e nelle bevande come residui dei processi produttivi. Anche utilizzare compressori a basso consumo energetico è importante: in ambito industriale circa l’11% dei consumi elettrici è ascrivibile all’aria compressa, con un’incidenza del consumo di energia che può arrivare a rappresentare più del 30% dell’energia elettrica consumata da un’impresa.

La prima macchina

“Collaboriamo con Atlas Copco dalla fine degli anni ’80, quando è stata inserita la prima macchina nei nostri stabilimenti”, afferma Carlo Artusi, Plant Technical Manager di Birra Peroni, “È stato l’inizio di una partnership di lungo periodo: da allora sono state inseriti altri tre compressori, tuttora operativi: uno nel 1994, uno nel 2011 e l’ultimo quest’anno. L’ultima macchina installata, il nuovo compressore ZR 160 VSD+, funziona oggi da 6.000 ore dimostrando sul campo la sua elevata affidabilità. La struttura e la tenuta della camera di compressione assicurano la separazione fisica tra l’olio e i circuiti dell’aria, garantendo un’aria oil free certificata Classe 0, fondamentale per garantire la non contaminazione della birra durante il processo produttivo.” “Per Atlas Copco l’aria compressa è una scienza, e la tecnologia di questo nuovo compressore lo dimostra: regolando la portata d’aria in uscita in base alle effettive necessità, il compressore ZR 90-160 VSD+ riduce significativamente il consumo di energia, i costi e l’impatto ambientale”, afferma Jeroen Hoen, responsabile di prodotto per i compressori oil-free. “I motori a magneti permanenti interni raffreddati ad acqua con grado di protezione IP66, progettati per la massima efficienza e affidabilità, contengono cuscinetti lubrificati a olio per una lunga durata senza necessità di manutenzione. Inoltre, tutte le parti interessate alla manutenzione sono raggruppate insieme per garantire la massima facilità di accesso e tempi di manutenzione minimi”.

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Source: Attualita
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Più spazio grazie alla soluzione di trasporto verticale Interroll

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Più spazio grazie alla soluzione di trasporto verticale Interroll

Interroll ha ampliato la sua ben nota Piattaforma Modulare di Trasporto (MCP) con un nuovo modulo. È ora disponibile uno Spiral Lift perfettamente adattato alla MCP, con il quale è possibile spostare verticalmente una grande varietà di oggetti in modo efficiente e sicuro.

Flessibilità e risparmio di spazio sono vantaggi essenziali per il flusso di materiali: in produzione, nei magazzini e in distribuzione bisogna movimentare una quantità di materiali ed oggetti di pesi, dimensioni e imballi molto diversi.

Per garantire un rendimento ottimale, è quindi essenziale essere pronti alle più varie esigenze di flusso di materiali. Nei casi in cui le merci debbano essere regolarmente spostate verso l’alto o il basso, sarebbe importante inserire un trasportatore che funzioni in verticale.

Interroll ha integrato un modulo di movimentazione di questo tipo nella sua ben nota Modular Conveyor Platform (MCP).

Per i nostri clienti, integratori di sistemi e produttori di impianti, l’ampliamento della nostra gamma significa una notevole semplificazione nelle fasi di progettazione e realizzazione di soluzioni di flusso di materiale complesse” afferma Florian Kley, Global Product Manager di Interroll. “Grazie al nostro nuovo Spiral Lift completiamo la nostra gamma di moduli e consentiamo ai clienti di realizzare una linea di trasporto a funzionamento anche verticale con un solo fornitore. 

Progettazione e realizzazione facile

I punti di trasferimento delle merci tra Spiral Lift e altri moduli di trasporto vengono adattati già in fabbrica. Questa soluzione in generale evita costi di costruzione aggiuntivi e ostacoli al flusso di trasporto e garantisce efficienza e sicurezza.

Il nuovo Spiral Lift di Interroll può essere installato ovunque siano previsti o siano già in funzione piattaforme modulari di trasporto MCP. Il nuovo trasportatore a spirale può anche essere utilizzato come soluzione stand-alone. È adatto al trasporto di qualunque oggetto che si movimenta con la piattaforma modulare di trasporto MCP, quindi cartoni, scatole e sacchetti dalle forme e dimensioni più diverse. Una caratteristica dello Spiral Lift è la sua limitata superficie di ingombro che garantisce un utilizzo ottimale dello spazio, anche nei progetti di retrofit. 

Funzionamento silenzioso e risparmio energetico

Nella costruzione del trasportatore verticale, sviluppato all’interno del Interroll Research Center (IRC) di Hückelhoven-Baal e testato in base a requisiti di prestazioni in continuo particolarmente severi, sono stati considerati con grande attenzione non solo la massima efficienza e affidabilità ma anche la sicurezza di esercizio.

Per il trasporto della merce vengono utilizzati segmenti di slitte che vengono azionati con precisione tramite una catena. Cuscinetti stagni con supporti in gomma garantiscono un funzionamento particolarmente silenzioso e a risparmio energetico.

Focus sulla sicurezza sul lavoro

Poiché i segmenti di slitte si sovrappongono anche nelle curve, non esiste alcuna fessura in cui oggetti più piccoli possano infilarsi e causare lesioni all’operatore. La parte inferiore degli Spiral Lift è completamente chiusa. Non ci sono quindi punti di intervento pericolosi e vengono soddisfatti standard di sicurezza sul lavoro molto elevati. Oltre a vantare questa protezione passiva dagli incidenti, Spiral Lift si contraddistingue anche per emissioni acustiche particolarmente limitate.

Il dislivello tra punti di inserimento ed estrazione, il cui posizionamento può essere progettato in sezioni a 45 gradi, è di un massimo di 4 metri, quando viene utilizzato un comando. A seconda delle prestazioni richieste, Spiral Lift può essere azionato a scelta da un motoriduttore o un mototamburo, con la possibilità di raggiungere velocità di trasporto da 0,1 a 0,5 metri al secondo.

Il nuovo Spiral Lift di Interroll viene inizialmente proposto con larghezza di trasporto di 500 millimetri e carico massimo di 30 chili al metro, ma saranno presto disponibili anche altre dimensioni ed esecuzioni.

Source: Meccanica e Automazione
Più spazio grazie alla soluzione di trasporto verticale Interroll

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